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venerdì 12 gennaio 2018

INTANTO IN GIAPPONE...

Ciao a tutti, come va?

Siccome è da un po' che non parlo di Giappone oggi volevo dedicare un post al vento che soffia dall'Oriente in questo inizio 2018... E che a quanto pare è un vento che porta segnali di cambiamento...

Partiamo dal fatto che, in generale, anche in Estremo Oriente (seppur a vari livelli e facendo le dovute distinzioni) si sta iniziando a rimettere in discussione il modo di considerare l'omosessualità, anche per via di una globalizzazione galoppante che - per fortuna - è capitanata da nazioni e culture che hanno sdoganato l'argomento e che hanno dimostrato coi fatti di non volerlo relegare ai margini della coscienza collettiva. Oltretutto il fatto che in Australia siano da poco arrivati i matrimoni omosessuali, dopo un lungo dibattito, sicuramente ha contribuito a sensibilizzare ulteriormente tutta l'area limitrofa. E d'altra parte il Giappone resta l'unico paese del G7 a non avere una forma di riconoscimento nazionale per le coppie omosessuali, e la situazione sicuramente inizia ad avere un certo peso sull'opinone pubblica...

Ovviamente, siccome in questi casi la società civile arriva sempre prima, e anche alla luce del fatto che in Giappone il rapporto con la sessualità non è tarato dal senso di colpa cristiano, sembra proprio che qualcosa si stia sbloccando anche a livello di intrattenimento pop, e una volta tanto non si tratta dei BOYS LOVE per ragazze e di tutti i loro prodotti derivati. Infatti a marzo il canale NHK proporrà una miniserie live in tre parti tratta dal fumetto di Gengoroh Tagame IL MARITO DI MIO FRATELLO (pubblicata anche in Italia da Panini).

Non è la prima volta che in Giappone viene realizzata una miniserie ispirata a manga con protagonisti omosessuali, ma è sicuramente la prima volta che ne viene realizzata una che pone l'accento su temi come i matrimoni, l'affido dei bambini e la dimensione "famigliare" delle persone gay. Il tutto con un piglio realistico e senza i fronzoli da manga per ragazze, per intenderci. Potrebbe sembrare una cosa banale, ma tanto banale non è. Ad ogni modo ruolo di Yaichi sarà interpretato da Ryuta Sato e ad interpretare Mike (il vedovo del fratello gemello di Yaichi) sarà Baruto Kaito, ex lottatore di sumo e attualmente praticante di arti marziali miste di origine estone (li vedete qui sotto).

Maharu Nemoto interpreterà la piccola Kana (nipote di Yaichi), mentre Yuri Nakamura sarà Natsuki, la madre di Kana. Gengoroh Tagame, che è stato invitato sul set, si è detto molto soddisfatto di come i lavori stanno procedendo, anche se per ovvi motivi non ha potuto fare foto. Qualche anno fa una cosa del genere, obbiettivamente, sarebbe stata perlomeno improbabile anche in Giappone.

Tuttavia a confermare il fatto che, forse, in Giappone si sta risvegliando l'interesse per un'interpretazione più moderna delle tematiche omosessuali, c'è anche il fatto che è stata annunciata la prima serie animata dedicata al manga Banana Fish di Akimi Yoshida, che è stato realizzato fra il 1985 e il 1994 (nei primi anni del 2000 ha avuto anche un'edizione italiana, sempre per la Panini). Come e perchè venga ripescato a distanza di ventitrè anni dalla sua conclusione può avere a che fare col fatto che questo poliziesco è ambientato negli Stati Uniti e che uno dei protagonisti è un giovane omosessuale dichiarato dal taglio molto moderno (che guardacaso è anche il soggetto dei teaser che si sono visti finora)?

Tra l'altro questa serie, che si vedrà sul canale Fujy TV, verrà gestita da uno staff di tutto rispetto: Hiroko Utsumi (Free!) dirigerà la serie per lo Studio MAPPA, mentre Hiroshi Seko (Ajin, Mob Psycho 100, Inuyashiki Last Hero) si occuperà di stendere la sceneggiatura e Akemi Hayashi (Fruits Basket, Peacemaker, Doukyusei - Compagni di classe -) del character design. In teoria la serie animata viene presentata come una celebrazione dei quarant'anni di carriera della mangaka che ha ideato la storia originale, ma penso che sia evidente che se la serie animata di Banana Fish arriva solo ora (peraltro necessitando di un lavoro supplementare di aggiornamento) il quarantennale di Akimi Yoshida è più che altro una coincidenza. Più probabilmente in Giappone si sta sviluppando un diverso tipo di interesse - più inclusivo - nei confronti dell'omosessualità... Non più intesa come una tematica di interesse prettamente feminnile, ad esempio.

A riprova di questo teoria penso sia il caso di citare perlomeno l'ultima serie dedicata al Devilman di Go Nagai, quella coprodotta da Netflix, e cioè DEVILMAN CRYBABY... Che si è posta il non facile obbiettivo di aggiornare il mito di Davilman per le nuove generazioni, quando era già stato sviscerato (è il caso di dirlo) in tutti i modi possibili e immaginabili nei decenni scorsi. Quest'ultimo progetto, evidentemente, cerca di prendere gli elementi più incisivi dalle varie incarnazioni di Devilman (c'è spazio persino per le autocitazioni, visto che nella serie si vede che in TV danno ancora il cartone animato di Devilman degli anni Settanta). Che ci fossero sottotesti omosessuali fra i due protagonisti principali lo si intuiva fin dalla prima versione del manga nel 1972, ma secondo me l'elemento interessante di questa serie è la presenza dell'omosessualità come un elemento perfettamente integrato nel contesto narrativo... A partire dal sabba orgiastico in cui il protagonista si fonde col demone Amon, e in cui sono presenti diverse coppie gay e lesbiche che amoreggiano spudoratamente sullo sfondo, nell'indifferenza generale.

Inoltre c'è almeno un comprimario dichiaratamente gay, che viene mostrato quando piange per la perdita del suo compagno e quando amoreggia con quelli nuovi, con tanto di rapporti anali presentati in soggettiva...





Inoltre c'è anche modo di accennare al fatto che esiste una pornografia gay che conta - anche economicamente - quanto quella etero... Tant'è che si intuisce che i fotografi che cercano modelli per video e foto di un certo tipo non si fanno alcun problema al riguardo...

Ci terrei a ribadire il concetto che si tratta di una serie cult di Go Nagai (quello di Mazinga e Goldrake, per intenderci), e che si tratta della prima serie di Devilman nata da una cordata internazionale (tant'è che in anteprima mondiale viene presentata su Netflix, con tanto di versione italiana rilasciata in contemporanea). E vorrei ribadire anche che NON si tratta di una serie gay, o di BOYS LOVE per ragazze, ma di un horror caratterizzato da un'escalation di squartamenti e situazioni raccapriccianti di ogni tipo, e in cui - ovviamente - la sessualità etero ha il peso maggiore. Però, forse anche perchè c'era di mezzo Netflix, questa volta si è potuto parlare liberamente ANCHE di omosessualità. E si è scelto di farlo presentandola per quello che è, e integrandola nella trama come un qualsiasi altro tema di fondo...

Senza nemmeno utilizzare i tipici accenti stereotipati e/o eccessivi e/o umoristici e/o grotteschi che hanno accompagnato spessissimo  l'omosessualità maschile nelle produzioni giapponesi che non si rivolgono nello specifico alle amanti dei BOYS LOVE, anche recentemente (qui sotto vedete un personaggio della saga di One-Punch Man, giusto per rendere l'idea)...

E probabilmente anche questo ha contribuito a dare alla serie un taglio molto internazionale, contemporaneo e giovane, cosa che EVIDENTEMENTE era studiata dall'inizio, tantopiù che in questa serie internet e i social sono davvero molto presenti... E c'è persino modo di inserire un cameo dell'attuale inquilino della Casa Bianca...

Comunque, tornando al succo del discorso, la sensazione è che anche in Giappone sia in corso un cambio di rotta, che si inizia ad evidenziare anche nelle produzioni televisive legate all'immaginario pop e ai manga. E se questo cambiamento inizia ad essere evidente persino nell'ultima versione di Devilman forse è lecito aspettersi altre sorprese nel prossimo futuro.

Staremo a vedere.

Alla prossima.

2 commenti:

Riccardo Leone ha detto...

Trovo molto affascinante il fatto che un mangaka famoso per disegnare scene di abuso o in qualche modo disturbanti (un uomo che si innamora del figlio spurio del suo compagno defunto) si sia dedicato alla descrizione di una relazione equilibrata e volontaria a scopo di sensibilizzazione. Mi chiedo quanto del suo materiale fossero fantasie che genuinamente nutriva o che sia stato prodotto per necessità lavorative.

Wally Rainbow ha detto...

Lui ha sempre sostenuto di avere questo tipo di fantasie, anche se alla fine ne ha realizzate solo una minima parte. In effetti non penso ci sia scritto da nessuna parte che chi ha un certo approccio alla sessualità non possa avere anche una sfera affettiva e una certa sensibilità verso temi di altro tipo. :-)