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martedì 23 gennaio 2018

TU VUÒ FA' (ancora) L'AMERICANO...

Ciao a tutti, come va?

É da circa dieci anni (!) che porto avanti questo blog, e alla fine devo ammettere che più passa il tempo e più mi rendo conto che è utile anche e soprattutto a me, perchè ogni post diventa un po' come il tassello di un puzzle che pian piano prende forma nella mia testa e mi aiuta a capire meglio la situazione nel suo insieme. Non so se è così anche per voi, però di una cosa sono certo: questo processo di analisi costante non lo portano avanti tutti, e sicuramente non lo fa buona parte di chi amministra il mondo del fumetto italiano, altrimenti a distanza di dieci anni non mi ritroverei ancora a parlare di situazioni di un certo tipo... E, molto francamente, inizio a pensare che queste situazioni continueranno a ripetersi fino a quando si raggiungerà davvero il punto di non ritorno...

Questa svolta, ad esempio, vorrei partire dalla pagina ufficiale delle news relative a Diabolik (la trovate QUI), dove - a proposito dei progetti relativi alla nuova serie "alternativa" in formato comic book - si legge:

"Per quanto riguarda la serie DK, invece, purtroppo le notizie non sono positive. La seconda stagione è andata meno bene di quanto sperato. Il progetto non è ancora terminato ed è già prevista una sorpresa per gli appassionati del personaggio "altro" da Diabolik. In futuro, però, il proseguimento della serie dipenderà dal fatto che si riesca a trovare almeno un editore estero interessato alla pubblicazione." 

Traduzione: si ultimeranno e pubblicheranno in qualche forma le storie di DK che al momento sono già in corso di realizzazione (anche perchè sono stati presi degli impegni con chi le deve e scrivere e le deve disegnare), ma visto che l'esperimento era finalizzato a risollevare le sorti del personaggio destando l'interesse degli editori stranieri (anche perchè la gestione dei diritti esteri è affidata alla Panini, che ha le mani in pasta un po' ovunque nel mondo), e quell'interesse non è arrivato, in considerazione del fatto che le vendite di DK in Italia non sono bastate a giustificare l'investimento è tutto sospeso. Fine dell'esperimento.

Sul come e sul perchè DK non promettesse granchè bene sono intervenuto diverse volte su questo blog, ma per riassumere un po' il mio pensiero questa volta vi faccio leggere la mia recensione della seconda miniserie, che è stata pubblicata su Fumo di China in tempi non sospetti (ovviamente per leggerla vi basta ingrandire l'immagine)...

Probabilmente dalle parti dell'Astorina, dove sanno bene che la perdita di lettori del Diabolik classico è costante e progressiva, erano davvero convinti di fare "il colpaccio" rinnovando il formato per rilanciare il personaggio a partire dal mercato estero. Segno evidente che chi gestisce il personaggio NON legge i fumetti che vengono pubblicati all'estero, o che comunque non si è aggiornato ed è rimasto fermo agli anni Settanta o giù di lì. E dico questo perchè, anche se è sempre molto difficile rendere l'idea di un fumetto descrivendolo a parole, posso garantirvi che in DK non c'era davvero niente di competitivo a livello internazionale... Anche perchè era molto evidente il fatto che non voleva discostarsi dal modello originale più di tanto, che magari sarà pure stato trasgressivo negli anni Sessanta, ma che da allora fontamentalmente non è mai stato aggiornato davvero. E la serie regolare è stata sempre così vincolata a quel modello che probabilmente per l'Astorina cambiare qualcosina qua e là, inserire qualche variazione sul tema e trasformare un ratto di fogna nell'animale domestico preferito dal protagonista è stato ritenuto davvero qualcosa di innovativo, trasgressivo e intrigante... Anche per il mercato internazionale dei comic book, evidentemente...

Ovviamente nessuno ha pensato di collocare il personaggio in un contesto narrativamente più contemporaneo e dinamico nel senso moderno del termine, men che meno tenendo in considerazione il mercato di oggi o perlomeno i serial televisivi che ormai dettano legge. Tant'è che per il progetto DK, molto banalmente, anche parlare di omosessualità è stato ritenuto troppo trasgressivo, e infatti in nessuna delle due miniserie è stato toccato l'argomento. E a questo punto sarei davvero curioso di capire su cosa speravano di puntare per intrigare potenziali editori stranieri, che si muovono in mercati vivacissimi dove viene proposto di tutto e di più lasciando agli autori in vena di trasgressioni la più totale libertà creativa, o quasi...

Purtroppo, e lo dico senza voler fare polemica, direi che questo flop è un po' il risultato del tipico clima in cui si muovono i fumetti popolari italiani "storici": gestiti a monte da case editrici autoreferenziali e da una "dirigenza" che - nel migliore dei casi - da due o tre decenni ha smesso di mettere il naso fuori dalla redazione per cui lavora (simbolicamente parlando), perdendo un po' il contatto con la realtà. Nel caso di DK, poi, credo che anche il fatto che il progetto - a monte - fosse gestito da Mario Gomboli abbia influito in qualche modo. Anche perchè è nato nel 1947 e dal 1998 praticamente si occupa solo di dirigere la casa editrice di Diabolik. Senza contare che, se si guarda il suo curriculum (che pure è ampio e prestigioso), si scopre che - Diabolik a parte - si è sempre mosso nell'ambito del fumetto per ragazzi (cliccate QUI). E forse non è un caso se ha pensato di affidare le sceneggiature a Tito Faraci (classe 1965), autore sicuramente bravissimo, ma che si è mosso sempre nell'ambito dei fumetti Disney e Bonelli... Con tutto ciò che ne consegue.

Quindi a che pro coinvolgerlo nel rilancio di DK? Forse Mario Gomboli sperava di trasformare Diabolik in un fumetto "per ragazzi" di taglio internazionale? Dando per scontato che "i ragazzi" leggano ancora Disney o Bonelli, quando invece sono proprio la categoria che più di tutte sta smettendo di seguire queste produzioni? Chissà...

Ad ogni modo, nella pagina delle news di Diabolik, si legge che il personaggio (nella versione tradizionale, e non nella versione DK) da un po' ha iniziato ad avere anche un'edizione croata... E la Croazia è una delle nazioni che pubblica più fumetti popolari realizzati in Italia (Bonelli in testa). Ognuno tragga le conclusioni che crede.

Sia come sia il caso di DK non è isolato...

Dalle parti della casa editrice Bonelli la serie Morgan Lost, che - tanto per cambiare - era stata lanciata come una delle più innovative degli ultimi anni, non vendeva tanto bene e si è pensato di convertirla in formato comic book. Penso che fosse abbastanza evidente che il progetto Morgan Lost nascesse già con la segreta speranza di lanciare una sorta di giustiziere dark all'americana, di quelli tipici delle case editrici indipendenti che si muovono in contesti ucronici e distopici, altrimenti non si sarebbero spiegate tante citazioni e tanti richiami ad un certo immaginario pop anni Novanta (da Il Corvo ai film di Tim Burton). Quindi nasceva già con dei presupposti superati, ma pazienza... Forse il suo scopo era proprio quello di agguantare i nostalgici dei comic book anni Novanta, e il passaggio al formato comic book vero e proprio rappresenta un modo (una speranza?) per attirarli in maniera un po' più diretta...

Il problema è che questa serie, oltre a risultare comunque "vecchia" nei tempi e nei modi, anche quando premeva il piede sull'acceleratore delle trovate eccentriche e trasgressive lo faceva in maniera superata (e anche un po' gratuita). E lo si capiva fin dai primi numeri, di cui parlai a suo tempo, dove si dava una rappresentazione dell'omosessualità a dir poco imbarazzante... E totalmente funzionale alle aspettative di un certo tipo di pubblico (CLICCATE QUI). La cosa davvero imbarazzante, però, è che nonostante il presunto "rinnovamento" avvenuto con il passaggio al formato comic book, la musica non è cambiata, e si continua a proporre certi argomenti nella solita maniera superata...

Considerando la cosa come un buon biglietto da visita, evidentemente.

Infatti sulla pagina Facebook ufficiale di Morgan Lost, in questi giorni, si è cercato di ingolosire il pubblico con qualche estratto dell'ultimo numero in edicola... E fra questi estratti - guarda un po' - abbiamo una tavola con le classiche bamboline da porno etero sorprese a letto ad amoreggiare, con delle belle inquadrature a favore di seno nudo e cosce al vento...

Premesso che ognuno è libero di gestire i propri fumetti come meglio crede, penso che sia abbastanza interessante notare come viene considerato il tema... Ovvero come un mezzo per ingolosire i lettori morti di fame (perchè quello sono, nei tempi di pornhub, xhamster e tutto il resto a seguire) con immagini di fanciulle disinibite intente a compiere effusioni lesbiche a gambe aperte. Magari dando per scontato che il suddetto approccio possa anche passare per un segno di apertura, trasgressione e modernità. Esattamente come succede nei comic book indipendenti americani quando parlano di omosessualità, giusto?

Ovviamente sono ironico.

Comunque penso che a questo punto sia più facile capire perchè Morgan Lost continua a perdere lettori, e perchè di sicuro non ne sta attirando molti fra le nuove generazioni... Sul fatto che poi possa solleticare l'interesse di qualche editore straniero (nonostante le scelte cromatiche "innovative") preferisco non pronunciarmi... Più che altro perchè, conoscendo un minimo il mercato attuale dei comic book, penso di poter dire che Morgan Lost è fuori tempo massimo perlomeno dalla fine degli anni Ottanta (senza contare che il suo approccio a temi come l'omosessualità potrebbe risultare persino offensivo, se non altro per gli standard attuali del fumetto USA).

Se non altro in questo caso, a differenza di DK, non è mai stata dichiarata alcuna volontà di usare Morgan Lost per partire alla conquista del mercato straniero (anche se al riguardo qualche sospetto c'è)... In realtà ultimamente si è parlato molto di come in Bonelli avrebbero aspirazioni di questo tipo, anche a livello multimediale e internazionale. Tuttavia presumo che lo sconfortante risultato del film Monolith (un progetto crossmediale nato proprio in Bonelli, e che dalla Bonelli è stato sostenuto economicamente anche a livello di produzione cinematografica) abbia determinato una discreta battuta d'arresto... Anche perchè nel frattempo le vendite dei fumetti continuano a scendere e sicuramente le priorità sono altre.

Resta il fatto che è molto affascinante constatare una volta di più che, anche se il tempo passa, molti editori italiani preferiscano ancora non scendere dal piedistallo, e tentino di diventare competitivi a livello internazionale alle proprie condizioni, e scegliendo loro le regole... Magari dando per scontato, con un po' (giusto un po') di presunzione, che il loro successo presso il grande pubblico di trenta o quaranta anni faccia ancora testo, o che magari sia sensato riproporre gli stessi modelli e le stesse strategie all'infinito, cambiando giusto la confezione e qualche dettaglio qua e là... Concedendosi giusto qualche moderatissimo passo avanti, con una lentezza disarmante, per non rischiare di compromettere la propria immagine...

Finendo poi per chiedersi come sia possibile che il mercato estero sia così impermeabile e ostico nei confronti delle loro interessantissime proposte, mentre in Italia i lettori sono sempre meno... Eppure nel frattempo, giusto per fare un esempio, la graphic novel GENERATIONS di Flavia Biondi negli USA continua a guadagnare punti, con valanghe di recensioni positive da parte di pubblico e critica... Qui di seguito vi faccio vedere il trailer con cui la casa editrice Lion Forge lo ha promosso...
GENERATIONS graphic novel trailer from Neurobellum on Vimeo.
Da notare che la casa editrice presenta questo volume come la storia di un "millennial gay, squattrinato e senza certezze per il futuro". Magari se anche un certo fumetto popolare italiano ripartisse da basi come queste la musica potrebbe cambiare? Chissà...

Certo è che Flavia Biondi è nata nel 1988 e qualcosa mi dice che presso i grandi editori italiani che vogliono rinnovarsi, e conquistare il pubblico giovane, di sceneggiatori nati dal 1988 in poi ce ne siano molto pochi, e di certo non gli viene lasciata carta bianca...

Per dirla con un eufemismo.

Alla prossima.

3 commenti:

Pinullo ha detto...

Mi chiedo se queste case editrici cambieranno mai registro o se tramonteranno e spariranno, lasciando spazio a editori più moderni e aperti o se passeranno semplicemente la staffetta a persone con la stessa mentalità. Mettendo da parte la Bonelli, ci sono diversi editori e autori in Italia che fanno un buon lavoro, ma che purtroppo sono poco pubblicizzati e conosciuti. Se si riuscisse a diffonderli di più, potrebbero annacquare la soluzione troppo densa che caratterizza il fumetto italiano più conosciuto. Io stesso sono venuto a conoscenza di "Generazioni" per caso, facendo un giro tra le nuove proposte presentate dalla Feltrinelli.

Wally Rainbow ha detto...

In effetti penso che se i fumetti che si vendono in libreria fanno numeri sempre più interessanti non sia un caso, visto che le proposte sono più variegate e le librerie sono mediamente più accessibili e diffuse delle fumetterie. E i libri a fumetti sono disponibili in libreria per più tempo di quanto un periodico resta in edicola. Ovviamente, siccome le case editrici più blasonate si distinguono per il loro acume pensano che le librerie adesso siano diventate semplicemente di moda e provano a colonizzarle come hanno fatto con le edicole, portando al macello di questi anni. Peccato per loro che i librai non ragionino come gli edicolanti :-) I prossimi anni saranno interessanti :-)

Riccardo Leone ha detto...

Due cose mi chiedo. Davvero nel 2018 dovremmo ancora vedere gli effetti "ombra resa col nero" (esiste un nome tecnico?) applicata in maniera così arbitraria e che toglie all'immagine profondità? E non sto parlando di competenza tecnica. Quella c'è, parlo di fatica sprecata. Lo scopo dell'arte è comunicare, il realismo è solo uno degli strumenti che si possono adoperare. Lo stesso Generations che hai segnalato è molto più stilizzato, e in certi punti pare volutamente uno schizzo senza le chine, eppure riesce ad essere molto più comunicativo.
Secondo, cosa ci trovano di così spaventoso nel toccare temi più controversi? La polemica? Che i lettori storici smettano di acquistarli perché si sentono traditi? Una filippica di Paolo del Debbio su Rete 4? Se c'è una cosa che la morte di Gwen Stacey ha insegnato, a livello di quarta parete, è che la polemica porta nuovi acquisti. La gente per insultarti deve comunque menzionarti.