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lunedì 8 gennaio 2018

SUPEREROI CON SUPERPROBLEMI (A MONTE)...

Ciao a tutti, come va?

Gabriele Salvatores lo aveva annunciato già da un po', e a quanto pare è una persona che mantiene le promesse. Infatti nelle sale è appena arrivato il sequel de IL RAGAZZO INVISIBILE, ovvero IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE. In realtà sarebbe dovuto uscire sotto le feste di Natale, ma probabilmente visti i risultati del primo capitolo, uscito nelle sale a cavallo del Natale 2014, il distributore deve avere pensato che fosse meglio puntare al periodo che va dalla Befana in poi. Incrociando le dita e tutto quello che poteva incrociare, probabilmente...

Nel senso che, dati alla mano, il primo capitolo - che pure era stato promosso in tutti i modi possibili e immaginabili, e annunciato come il ritorno dei "cinefumetti" italiani (SIGH!) - aveva incassato cinque milioni di euro su un costo di produzione che si aggirava intorno agli otto, ai quali - presumo - bisognerebbe aggiungere i costi di distribuzione e promozione. Tecnicamente si è trattato di un flop clamoroso, perlomeno in Italia. E probabilmente nel mercato dell'home video e nel resto del mondo non dev'essere andato molto meglio (anche perchè tutta questa distribuzione internazionale non l'ha avuta, alla fine), anche se forse - e dico forse - potrebbe essere andato un po' meno  peggio a livello di diritti televisivi (e di altro tipo).

In ogni caso non è certo diventato un blockbuster e gli unici due riconoscimenti internazionali che ha ottenuto sono stati quello di miglior film per ragazzi al Minsk International Film Festival Listapad (un Festival bielorusso, che di solito promuove i titoli prodotti dalle ex repubbliche socialiste) e l'European Film Academy Young Audience Award 2015, di cui la produzione va molto fiera. Ovviamente nessuno si è premurato di ricordare che gli altri due film in lizza per il premio (assegnato da una giuria europea di giovanissimi spettatori) erano You're ugly too, un film irlandese che parla di un'orfanella in affido e My skinny sister, un film svedese che racconta la storia di una ragazzina bulimica. Roba allegra, insomma. Così come nessuno si è premurato di ricordare che il regista del primo film, Mark Noonan, è nato nel 1982 e che la regista del secondo, Sanna Lenken, è nata nel 1978... E che per entrambi si trattava del primo film per il cinema. Quindi tanti complimenti per il premio, ma considerando che Gabriele Salvatores è nato nel 1950, che fa film dal 1983 e che ha vinto pure un Oscar... Ognuno tragga le sue conclusioni.

Inoltre, altro piccolo dettaglio, IL RAGAZZO INVISIBILE nasceva come progetto crossmediale, visto che in contemporanea al film venivano proposti il romanzo ufficiale e una miniserie integrativa realizzata dalla Panini. Però anche in questo caso le cose non devono essere andate proprio benissimo, dato dal 2014 a oggi il lato crossmediale non è più stato portato avanti, e solo ora - a cavallo del secondo film - si parla di un nuovo romanzo e di una nuova miniserie a fumetti... Quindi più che di un progetto crossmediale si dovrebbe parlare di una strategia promozionale a cavallo della distribuzione dei due film. E la cosa è particolarmente interessante perchè - effettivamente - una serie a fumetti ufficiale che coprisse gli eventi intercorsi fra il primo e il secondo film avrebbe avuto un suo perchè... Però, a quanto pare, dopo i risultati de IL RAGAZZO INVISIBILE hanno tirato tutti i remi in barca, in attesa di un eventuale rilancio attraverso il secondo film...

La domanda é: il rilancio ci sarà? Il secondo capitolo sarà davvero meglio del primo e avrà i toni più adulti lungamente annunciati? A giudicare dal trailer (lo vedete qui sotto) e dalle prime recensioni, in realtà, sembra che si tratterà di un nuovo buco nell'acqua, e probabilmente le cose andranno anche peggio rispetto alla prima volta, dato che tutta la gente che è già rimasta delusa da questo progetto non è detto che gli conceda una seconda possibilità. Inoltre in questi tre anni è verosimile pensare che gli estimatori delle produzioni a tema supereroistico siano aumentati, anche solo per il moltiplicarsi dei serial televisivi a tema, e che abbiano raffinato i loro gusti di conseguenza... Con buona pace di una produzione che non si capisce bene con che criterio sia stata portata avanti, a partire dalla scelta degli attori... Che continuano a risultare molto poco credibili nel loro ruolo.
  L'attore protagonista, in particolare, con gli anni sta assumendo una fisicità sempre più androgina, e sarebbe molto più adatto a ruoli di tutt'altro genere, o comunque ad un personaggio caratterizzato in tutt'altra maniera... Anche perchè il suo sguardo perennemente serio e imbronciato - in cui si sforza di comunicare un perenne tormento interiore - finisce per renderlo involontariamente comico. Senza contare che le doti recitative del cast non sono in linea con una produzione di questo tipo, e probabilmente - per salvare il salvabile - non sarebbe stato male far doppiare il tutto. I registi italiani che scimmiottavano i film di genere americani fra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, inventando sottogeneri come il peplum, il poliziottesco e lo spaghetti western, se non altro, avevano l'umiltà di riconoscere che se i loro attori avevano la presenza fisica, ma scarseggiavano su altri fronti, un bel doppiaggio poteva aiutare... Gabriele Salvatores, ovviamente, non ha quell'umiltà, anche perchè viene dai film d'autore, e i risultati sono quelli che sono (anche perchè gli attori di questo film scarseggiano anche in fatto di presenza scenica).

Se fossi malevolo potrei dire che IL RAGAZZO INVISIBILE e il suo sequel, più che altro, sono operazioni commerciali che a monte nascono per monetizzare anche in Italia un filone che attualmente sta ottenendo grandi riscontri, senza però averne i mezzi e senza essere gestite da persone che sanno davvero come gestire l'argomento. Qualcosa di simile - nell'approccio - non tanto ai peplum, agli spaghetti western e ai poliziotteschi degli anni Settanta, quanto ai cosiddetti film "d'imitazione" realizzati in Italia negli anni Ottanta... E cioè, ad esempio, i film fantasy che vennero prodotti in abbondanza dopo il successo internazionale di Conan il Barbaro, o quelli post apocalittici arrivati dopo Mad Max, o ancora quelli a base di cyborg arrivati dopo Terminator...



Come? Dite che non avete idea dei film di cui parlo, anche se ne sono stati girati un centinaio? Ecco... Se non avete mai sentito parlare di questi film di serie C un motivo c'è. E credo che sia lo stesso motivo per cui - fatte le dovute proporzioni - fra una trentina d'anni nessuno si ricorderà più de IL RAGAZZO INVISIBILE... Con la differenza che i suddetti film avevano meno pretese e un cast che era fisicamente adeguato al genere di riferimento (tra l'altro doppiato in maniera dignitosa), con tanto di locandine in stile videogame anni Ottanta in grado di attirare il pubblico a cui puntavano, mentre IL RAGAZZO INVISIBILE è quello che è (comprensivo di locandine che non sono nè carne nè pesce).



Inoltre i suddetti filmoni a basso budget, che miravano soprattutto a fare soldi nel mercato home video internazionale, erano molto meno vincolati rispetto a IL RAGAZZO INVISIBILE, che oltre ad avere tutta la zavorra tipica delle produzioni italiane per ragazzi deve rendere conto dei suoi contenuti alla RAI che lo ha coprodotto assieme alla Indigo Film (che coi supereroi non c'entra assolutamente nulla, ma che dopo l'Oscar per La Grande Bellezza continua a sperare di fare "il colpaccio" con i supereroi "d'autore", evidentemente... A meno che non fosse tenuta a dare un seguito a IL RAGAZZO INVISIBILE per degli obblighi contrattuali presi in precedenza, e questo spiegherebbe molte cose).

La cosa ironica è che, volendo, l'unico modo in cui questo film avrebbe davvero potuto distinguersi e valorizzare la fisicità del protagonista sarebbe stato quello di trattare argomenti che un film italiano per ragazzi non sarà mai libero di trattare, visto che Ludovico Girardello (e cioè "il ragazzo invisibile") sarebbe stato molto adatto - ad esempio - ad interpretare il ruolo un ragazzo transgender, bigender, gender queer o magari agender... O perlomeno  per vestire i panni di un personaggio sessualmente atipico.

Cosa che ovviamente non avviene, visto che l'obbietivo di questi film è quello di rielaborare (male) tutta una serie di clichè dei film di supereroi che ormai hanno fatto il loro tempo, senza osare più di tanto. Anche perchè, evidentemente, non si tratta realmente di una produzione che parla dei giovani e del loro mondo, ma di come il regista interpreta i disagi dei giovani di oggi, e il loro concetto di "dark" (SIGH!)... Senza avere i mezzi e le competenze per farlo, soprattutto attraverso un genere che non fa parte del suo background culturale.

E penso che l'abisso che c'è fra IL RAGAZZO INVISIBILE e le produzioni supereroistiche di ultima generazione sia diventato ancora più evidente negli ultimi anni, sopratutto per quel che riguarda la varietà dei toni e dei temi trattati da parte dei serial americani. Che effettivamente, in alcuni casi, possono anche essere d'aiuto per i giovani in difficoltà.

Probabilmente sapete tutti che nei serial DC Comics prodotti da Greg Berlanti ha debuttato da poco The Ray, che non è il primo superere gay dichiarato di questo universo narrativo, ma che è il primo a muoversi in una realtà parallela dominata dai nazisti, e infatti viene presentato mentre è imprigionato in un campo di concentramento con tanto di triangolo rosa...

Probabilmente saprete anche che nel primo ciclo di episodi in cui compare (il crossover Crisi su Terra X) c'è stato anche modo di fargli trovare l'amore e di sottolineare la cosa con una serie di baci appassionati. E il messaggio è stato rafforzato dal fatto che l'attore che interpreta The Ray (Russel Towey) e quello che interpreta il suo nuovo amore Citizen Cold (Wentwort Miller) sono omosessuali dichiarati.

Se poi siete fans delle serie di Gerg Berlanti sarete a conoscenza anche della miniserie animata che fa da prequel e che spiega come ha fatto The Ray ad ottenere i suoi poteri, e che di fatto è la prima serie animata trasmessa in TV avente come protagonista un supereroe dichiaratamente gay...

Quello che forse non sapete è che, al di là del sostegno che tutto questo può dare ai ragazzini gay in difficoltà quando cercano modelli e segnali di apertura nei loro confronti, la produzione di The Ray ha pensato bene di collaborare con l'associazione Trevor Project, che dal 1998 porta avanti diverse attività per prevenire il rischio di suicidio nei giovani LGBT... E così The Ray è anche diventato il primo supereroe  che fa da testimonial per un'associazione di questo tipo.
Quindi diciamo che  The Ray, oltre ad essere proposto come un supereroe nel senso moderno del termine vuole anche essere la prova che i supereroi possono ancora avere un valore simbolico e lanciare dei messaggi importanti, soprattutto per i giovani e i giovanissimi. Ovviamente partendo dal presupposto che siano gestiti da chi sa cos'è un supereroe e cosa può rappresentare, soprattutto nel 2018, al di là dei gusti personali.

Morale della favola: è altamente probabile che il secondo capitolo de IL RAGAZZO INVISIBILE rappresenterà l'ennesima occasione sprecata, con l'aggravante di essere un secondo tentativo che poteva fare tesoro degli errori del primo. Per non parlare del fatto che può contare su un lancio che copre oltre trecento sale e sull'appoggio della RAI (che, ad esempio, ha mandato in onda il primo capitolo poco prima che venisse distribuito il secondo)... Nel primo fine settimana ha incassato 915.000 euro, mentre il primo capitolo arrivò a 660.000 euro scarsi, però è anche vero che se la dovette vedere con il debutto dell'ultimo capitolo de Lo Hobbit e con quello di Big Hero Six, mentre il nuovo film ha una concorrenza meno diretta... E probabilmente può contare non tanto su chi ha visto il primo film e vuole vedere come va avanti la storia, quanto su chi NON l'ha mai visto e negli ultimi tre anni si è appassionato al mondo dei supereroi...

Staremo un po' a vedere cosa accadrà... E qualcosa mi dice che dovrò tornare a parlarne.
Se non altro, almeno questa volta, i siti di fumetti italiani sono più circospetti e non si sono lasciati andare a facili entusiasmi, e questo e positivo.

Alla prossima.

2 commenti:

Riccardo Leone ha detto...

Di dove sarebbe andato a parare questo progetto mi era già stato chiaro dai tempi del primo film, nei quali, in una delle sue decine di marchette spalmate su tutte le reti, Salvadores ha detto "volevo fare un film che potesse piacere anche ai bambini."
Certo, perché il traino di questi film non sono affatto adolescenti e giovani adulti che diffondono meme e fanart ovunque. Cosa pensavano di farci? La linea di giocattoli e articoli per la scuola? "Indossa la mascherina del ragazzo invisibile per non farti vedere!"

Wally Rainbow ha detto...

Secondo me è stato ideato e gestito da degli sprovveduti, in effetti :-)