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martedì 18 aprile 2017

DOV'É LA VERA FORZA?

Ciao a tutti, come va?

Il post di oggi sarà un po' diverso dai miei soliti post, e in particolare dai soliti post in cui finisco per parlare della casa editrice Bonelli... Infatti inizierà con una notizia che non ha niente a che fare coi fumetti, ma che ha molto a che fare con la famiglia Bonelli...Visto che quest'ultima ha donato 500.000 per avviare un centro per la cura e le prevenzione delle malattie nefrologiche infantili, intitolato a Sergio Bonelli, presso il Policlinico di Milano (maggiori dettagli li trovate QUI).

E questo, evidentemente, dimostra che quando i fumetti contribuiscono a generare un capitale possono anche essere utilizzati per dei nobili fini. Certo, in questo caso il capitale è maturato nel corso di decenni, ma il senso non cambia. La vera sfida, però, è fare in modo che il suddetto capitale continui a crescere per fare in modo che possa servire ancora per iniziative di questo tipo.

Quindi diciamo pure che portare avanti una casa editrice come è stata portata avanti la Bonelli, che dagli anni Quaranta a pochi anni fa è stata fondamentalmente una ditta a conduzione famigliare, ha avuto anche dei risvolti positivi nel lungo periodo e forse ha fatto in modo che si potesse conservare un certo tipo di approccio molto "umano" su vari fronti, portando forse alla donazione di cui sopra...

E penso che non fosse solo un'umanità di facciata...

L'unica volta in cui mi sono ritrovato faccia a faccia con Sergio Bonelli è stato ad una mostra di fumetti che si teneva nella mia città (credo fosse più o meno il 1993). Ad un certo punto mi sono ritrovato in un passaggio molto stretto (la mostra era allestita nella cripta di una chiesa sconsacrata) e ci siamo trovati uno di fronte all'altro... Però ero sovrappensiero e non avevo neanche realizzato che era Sergio Bonelli quello che doveva passare. A quel punto mi stavo facendo da parte per far passare questo signore tutto elegante e lui mi ha quasi fulminato con lo sguardo dicendo qualcosa tipo: "Ci mancherebbe! Passa prima tu! E grazie a voi che esistiamo! Siete voi la nostra forza!"... O qualcosa del genere. E mi sembrava davvero convinto. Così l'ho fatto contento e sono passato prima io, mentre questo signore in giacca e cravatta (credo avesse un gessato blu scuro) stava di lato, quasi scostandosi in maniera reverenziale al mio passaggio...


Quando ci ripenso mi fa ancora un certo effetto, e ricordo che mi aveva fatto l'impressione di una persona molto per bene. Poi, ovviamente, aveva una certa formazione e su tante cose aveva finito per fossilizzarsi e/o per improntare la sua casa editrice all'insegna della prudenza e di un certo tradizionalismo di maniera che ha portato la situazione al punto in cui è... Però mi viene da pensare che si impegnasse davvero e che i lettori, per lui, venivano davvero prima di tutto.

O perlomeno l'idea di lettore con cui aveva più famigliarità.

Ecco... Direi che mi aveva rimandato l'impressione di un editore che faceva il suo mestiere con tanto spirito di servizio, e la gente - probabilmente - aveva finito per percepirlo anche dal fatto che si premurava sempre di chiedere scusa ogni volta che aumentava i prezzi delle sue testate.

Altri tempi.

Adesso, forse, la situazione è un po' sbilanciata al contrario, e mi viene da pensarlo a seguito di un episodio che mi è capitato in questi giorni. Un mio contatto su facebook, che ci tiene a rimanere anonimo, ci teneva a segnalarmi alcune parentesi omosessuali in un paio di recentissimi albi Bonelli (a proposito: voi segnalatemeli sempre, mi raccomando!). Oggi, però, più che sulle sequenze in quanto tali, volevo concentrarmi sul segnalatore anonimo... Perchè mi ha fatto riflettere su alcune cose.

Andiamo con ordine.

Il caro anonimo mi ha segnalato un personaggio molto frou frou che compare in DAMPYR 204 di marzo... Di quelli che perdono il controllo quando vedono un guardaroba con i boa di struzzo e le scarpe col tacco...

E successivamente mi ha segnalato il primo numero dell'ultima miniserie dedicata all'universo di ORFANI (in uscita questo mese), e cioè SAM, in cui si scopre che il Governatore Garland (personaggio abbietto e ambizioso) è gay e sembra voler usare il sesso come un mezzo per raggiungere i suoi scopi... Soprattutto quando c'è di mezzo il clone perverso di Ringo (il protagonista storico di ORFANI)... E infatti, poichè si parla di due personaggi gay negativi, ci scappa anche una scena che - evidentemente - arriva dopo un focoso amplesso... E tra l'altro penso che sia la prima volta che una scena del genere arriva in un albo Bonelli...


Come potete intuire il segnalatore anonimo mi ha mandato delle foto scattate con lo smartphone... E lo ha fatto perchè anche se aveva uno scanner non voleva rovinare i suoi fumetti: infatti si è definito un collezionista di fumetti Bonelli e mi ha pregato di non essere troppo spietato quando avrei discusso delle sue segnalazioni...

In effetti avrei potuto recuperare l'albo in questione per fare delle scansioni migliori, ma credo che il valore simbolico di questi scatti fatti con lo smartphone sia interessante... Visto che dimostra che non solo ci sono ancora dei gay che collezionano fumetti Bonelli, ma che non osano nemmeno infilarli nello scanner per non rischiare di rovinarli...

Anche se, diciamolo pure, non è che i suddetti fumetti abbiamo lo stesso approccio premuroso quando affrontano il tema omosessualità.

Intendiamoci: come ho detto in passato non c'è niente di sconvolgente nel fatto che una casa editrice utilizzi personaggi omosessuali simpaticamente frou frou o tendenzialmente malvagi mentre hanno una vita sessuale... Il problema è la pressochè totale assenza di personaggi simpaticamente gay senza essere frou frou e l'associazione fra la rappresentazione della sessualità gay (o, più in generale, la rappresentazione esplicità dell'omosessualità) e qualcosa di negativo (personaggio o situazione che sia).

Senza contare che la libertà di rappresentare un certo tipo di personaggio o di situazione, pur con tutti i suoi vincoli e i suoi stereotipi negativi, continua ad essere concessa soprattutto a titoli che sono in caduta libera e che non hanno niente da perdere (o quasi).

Eppure i lettori gay/gay friendly che ancora seguono questa casa editrice esistono, e forse meriterebbero anche una rappresentanza di altro tipo. Anche perchè quelli disposti a rassegnarsi sono sempre meno e quelli potenziali che vengono tenuti alla larga da scelte di un certo tipo sono sempre di più.

Tra l'altro il segnalatore anonimo si è lasciato un po' andare e mi ha confidato che il suo sogno segreto sarebbe quello di vedere Dylan Dog in una storia, magari in un COLOR FEST, dove si ritrova a letto con un uomo... Possibilmente una storia disegnata da Jacopo Camagni...

Non so quale delle due cose sia più improbabile, per la verità, ma il punto è che - dal punto di vista prettamente tecnico - questo desiderio non sarebbe nemmeno così impossibile da realizzare... Se ci fosse la volontà di realizzarlo, ovviamente... O magari se chi di dovere prendesse coscienza del fatto che sono i lettori che danno senso alle case editrici, e che rappresentano la loro vera forza (come sentii dire da Sergio Bonelli)...

Anche i lettori gay o quelli che, semplicemente, si sono stufati di vedere i gay rappresentati in maniera stereotipata, anacronistica e/o a prova di pregiudizio omofobo.

Alla prossima.

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sabato 15 aprile 2017

CONFERENZE PASQUALI...

Ciao a tutti, come va?

Proprio mentre scrivo al California College of the Arts di San Francisco si sta tenendo la seconda edizione del Queers and Comics: una due giorni di conferenze molto intensa, incentrata - come potete intuire - sul tema dei fumetti a tematica LGBT e di tutto il mondo che gli gira attorno...

Anche se, molto colpevolmente, in Italia le conferenze di questo tipo sono a dir poco rare direi che le cose di cui discutere non sono poche, anche perchè alla suddetta iniziativa partecipano oltre 150 relatori (fra esperti, artisti e operatori del settore) ridistribuiti in quarantatre (avete capito bene: QUARANTATRE) conferenze... Senza contare i due focus su Gengoroh Tagame e Mariko Tamaki (che ovviamente sono presenti). E, se non ci credete, la presentazione dettagliata degli ospiti la trovate CLICCANDO QUI, mentre il programma del Queers and Comics 2017 lo trovate CLICCANDO QUI... Per partecipare era necessario acquistare un biglietto dal prezzo non proprio economico, ma direi che quei 75 dollari per due giorni li valeva tutti...

L'unico problema, se di problema si può parlare, è che durante questo evento non ci sono mai meno di quattro conferenze in contemporanea, quindi è dolorosamente necessario operare delle scelte... E considerando che praticamente tutte le conferenze in programma risultano imperdibili posso solo immaginare come ci si sente a dover rinunciare a questa piuttosto che a quella... Anche perchè i temi coprono un po' tutto lo spettro del fumetto LGBT, dai contenuti alle strategie di promozione, passando per i risvolti tecnici e quello socio-pedagogici... Quindi, in poche parole, si tratta di una vera e propria abbuffata per tutti quelli che sono golosi di questi argomenti...

Il tutto organizzato in una struttura particolarmente adatta a questo tipo di iniziative, come può essere un College con le sue aule e i suoi spazi, che per l'occasione vengono messi a disposizione di una due giorni dedicata interamente ai fumetti LGBT... So che forse posso risultare un pochetto ripetitivo, e forse anche un po' di parte, ma credo che una cosa del genere sia a dir poco notevole... E dà la misura di quello che sono diventati (e di quello che rappresentano) i fumetti a tematica LGBT nel 2017... Perlomeno negli USA...

E così, dopo l'esaltazione che prende il sopravvento mentre segnalo questo tipo di iniziative, arriva l'inevitabile perplessità che accompagna il pensiero che nel nostro paese tutto questo (per ora) resta pura e semplice fantascienza... Tantopiù che se l'ambito accademico ancora non ha pensato di toccare questo argomento, men che meno con una manifestazione che dura qualche giorno (con l'eccezione, forse, del festival NipPop che si tiene all'Università di Bologna, ma che tocca certe tematiche mooooooolto alla lontana), nemmeno le manifestazioni fumettistiche che si tengono nel nostro paese riescono ad affrontare il discorso nel modo che merita (a differenza di quanto accade, tanto per cambiare, nelle manifestazioni fumettistiche statunitensi). E direi che, nel 2017, una situazione del genere pare un po' desolante.

E qualcosa mi dice che, anche se di questo problema ho già parlato in più occasioni, dovrò tornarci presto sopra... Soprattutto in considerazione della piega che sta prendendo il fumetto Made in Italy negli ultimi anni.

Vedremo un po'...

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Alla prossima.

giovedì 13 aprile 2017

MOSTRE CELEBRATIVE...

Ciao a tutti, come va?

Se avete in programma di passare dalle parti di Londra nei prossimi mesi potreste cogliere l'occasione per fare un saltro alla Tate Britain Gallery (CLICCATE QUI), che dal 5 aprile al 1 ottobre ha deciso di dedicare una mostra all'arte Queer britannica prodotta fra il 1861 e il 1967. Queer, in questo caso, è una definizione che si riferisce al significato più tradizionale del termine, e cioè a tutto quello che di insolito ed eccentrico poteva riferirsi in qualche modo al contesto omosessuale. D'altra parte anche il periodo scelto non è casuale: nel 1861 veniva abrogata la pena di morte per il reato di omosessualità e nel 1967, esattamente cinquant'anni fa, veniva depenalizzato l'atto omosessuale... E quale miglior modo di celebrare questo importante anniversario se non andando a riscoprire quegli artisti, per la verità abbastanza coraggiosi, che hanno scelto comunque di lanciare messaggi di un certo tipo in un periodo così delicato?

Tra l'altro si parla delle opere di artisti del calibro di John Singer Sargent, Dora Carrington, Duncan Grant e David Hockney, che - anche se dalle nostre parti sono quasi dei perfetti sconosciuti per tutt auna serie di motivi che un giorno mi piacerebbe approfondire - sono diventati delle vere e proprie icone culturali per la comunità gay britannica, soprattutto in un periodo storico in cui l'arte rappresentava una delle poche possibilità per esprimere liberamente se stessi e i propri desideri... Seppur fra le righe...

Senza contare che attorno a certi artisti, e alle loro mostre, si creavano dei veri e propri "circoli" che facevano da punto di ritrovo per tutti coloro che non avevano altro modo di conoscere e/o frequentare altri omosessuali senza paura di incappare in qualche ammenda o in qualche poliziotto in borghese che avrebbe potuto adescarli.

Se vi interessa il catalogo di questa bella mostra è già in vendita (CLICCATE QUI), mentre sul sito della Tate Gallery potete trovare una descrizione molto dettagliata di come sono articolate le otto sale che compongono il percorso (CLICCATE QUI).

Comunque, se passerete a Londra dal 24 luglio al 12 agosto, potrete combattere la calura estiva visitando anche un'altra mostra che verrà allestita poco lontano, e più precisamente alla Menier Gallery (CLICCATE QUI). Questa galleria d'arte celebrerà la depenalizzazione del 1967 con una mostra fotografica dedicata alla cosiddetta Physique Era (1945-1970)... E cioè a quel particolare periodo in cui alcuni magazine di fitness e di culturismo erano diventati il punto di riferimento principale per quanti cercavano materiale omoerotico sotto mentite spoglie...

E anche questa direi che è una mostra da vedere, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente la situazione del Regno Unito non è esattamente idilliaca dal punto di vista della censura. Infatti, anche se solo dal 2002 che in questa nazione la pornografia esplicita è diventata legale, potrebbe essere approvata a breve una nuova Legge che vieta la pornografia con contenuti "inusuali" (con il conseguente blocco di milioni di siti internet). Ovviamente, considerando che in tema di sesso è davvero molto difficile stabilire cosa è inusuale e cosa no, questo potrebbe rappresentare un primo pericoloso passo indietro... E, forse, mostre come quelle che celebrano il cambio di rotta del 1967 potrebbero offrire qualche spunto di riflessione in più anche ai politici inglesi...

Si spera...

Certo è che, anche se in Italia l'omosessualità non è mai stata ufficialmente un reato, è abbastanza curioso notare come dalle nostre parti mostre di questo tipo non se ne facciano praticamente mai... L'ultima (che è stata anche la prima) credo risalga al 2007, e trovò posto a Firenze dopo che venne letteralmente vietata a Milano...

Ci sarebbe molto su cui riflettere.

Alla prossima.

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martedì 11 aprile 2017

TOPI MODERNI...

Ciao a tutti, come va?

Di tanto in tanto, lo devo ammettere, riesco ancora a stupirmi di come la situazione dei fumetti italiani sia diventata così anomala. Talmente anomala da far sembrare "normali" degli episodi che in effetti, in un contesto diverso, aprirebbero comunque le porte a discussioni e riflessioni di un certo peso.

Ad esempio: l'ultimo numero di Topolino ha dedicato la copertina all'ennesima versione paperizzata di un calciatore, nella fattispecie a Gianluigi "Gigio" Donnarumma, giovane portiere (è nato nel 1999) del Milan e della nazionale italiana.

Ovviamente, di per sé,  non c'è niente di male nel celebrare (di nuovo) un calciatore in copertina, tuttavia penso sia abbastanza evidente che quando un settimanale di fumetti Disney finisce per essere segnalato più per le sue copertine con calciatori paperizzati che per i suoi contenuti, allora qualcosa non funziona più tanto bene. Tantopiù che questa volta Topolino è arrivato persino a guadagnarsi una gallery (peraltro parziale) delle sue copertine sui calciatori sul sito di Sky Sport (CLICCATE QUI), e non penso che sia un segnale necessariamente positivo, soprattutto se Topolino punta ancora a conquistare un pubblico generalista.

Certo si può ipotizzare che, rientrando nella galassia della Panini, il settimanale Topolino sia tenuto a fare periodicamente dei service calcistici... Cosi come è ipotizzabile che - essendo il calcio lo sport più popolare in Italia - si cerchi di raggranellare qualche nuovo lettore paperizzando di tanto in tanto qualche calciatore in copertina e/o cercando persino di costruirci sopra delle storie... Che in alcuni casi diventano talmente tante da poter essere raccolte in volumi monotematici...

E anche questo, a ben guardare, non è poi così normale... Anche se ormai sta diventando sempre più frequente.

I dati di vendita di Topolino, da qualche anno, sono blindati (del come e del perchè potrebbe essere stata presa questa decisione ne ho parlato in varie occasioni, ad esempio QUI), quindi non è davvero possibile sapere se le cose stanno andando meglio e se ci sono stati segni di ripresa nel lungo periodo. Gli ultimi dati parlavano di una media venti abbonamenti in meno ogni giorno e di un rialzo temporaneo delle vendite solo in presenza di qualche gadget allegato.

Presumo, però, che le cose non stiano andando particolarmente bene, perchè - vista la situazione - se ci fosse stata una ripresa effettiva i comunicati stampa relativi non sarebbero mancati.

In compenso posso dirvi per certo che la controparte francese di Topolino, e cioè Le Jurnal de Mickey è in ripresa. E posso dirlo perchè fornisce ancora i suoi dati di vendita all'ACPM (Alliance pour les Chiffres de la Presse et des Médias). Così, andando alla sua pagina dedicata, si scopre che dal 2015 al 2016 la testata ha iniziato una timida ripresa dopo anni di continuo ribasso. Infatti le vendite sono aumentate (complessivamente del 1,49% , e del 2,17% in Francia). Tutti i dati li trovate QUI.

Forse questa ripresa può sembrarvi poco rilevante, ma - come ho detto in passato - dovete considerare che in Francia le alternative per i giovani lettori di fumetti non mancano. Oltretutto Le Journal de Mickey ha un target ben preciso, e cioè la fascia d'età compresa fra i 7 e i 14 anni, che ha sicuramente a disposizione tantissimi altri modi per passare il suo tempo libero. E infatti, per la cronaca, se Le Journal de Mickey nel 2016 ha segnato una ripresa generale non si può dire altrettanto di Spirou (che, anche se in Francia ha guadagnato un 1,32% ha registrato un -0,12% complessivo nell'area francofona).

Quindi, a questo punto, potrebbe essere interessante analizzare quelli che potrebbero essere i motivi che hanno determinato la ripresa de Le Journal de Mickey in questo periodo non proprio facile, in particolare evidenziando quelle strategie che Topolino NON applica in Italia.

Partiamo, quindi, dal numero attualmente in edicola: la prima cosa che ho notato è che anche Le Journal de Mickey - in copertina - annuncia un servizio sui campioni... Però in questo caso si tratta di campioni di videogiochi (un argomento che trova spesso spazio nel settimanale)... Quando è stata l'ultima volta che Topolino ha messo in copertina la parola videogame?

Inoltre, come da tradizione, nelle pagine di Le Journal de Mickey trovano spazio anche fumetti non disneyani, e addirittura segnalazioni di fumetti per ragazzi che - tecnicamente - potrebbero fare concorrenza al settimanale, ma che in realtà vengono considerati alla stregua di film, serie televisive e altri prodotti di intrattenimento... E che possono fornire un valore aggiunto ai suoi contenuti e alle sue rubriche.

Questa settimana, ad esempio, si parla della serie Légendaìres di Patrick Sobral...

E, a proposito di fumetti non disneyani, un'altra cosa che non ho potuto fare a meno di notare è che tramite il sito ufficiale de Le Journal de Mickey (CICCATE QUI) gli abbonati, e solo gli abbonati, possono partecipare a una gran quantità di concorsi che mettono in palio anche e soprattutto fumetti per ragazzi non disneyani. E, sempre attraverso il sito, è possibile interagire direttamente con la rivista inviando foto, disegni e altro che potrebbero essere poi selezionati per la pubblicazione (sul sito o addirittura sul settimanale).

Tuttavia la vera grande differenza fra il sito de Le Journal de Mickey e quello di Topolino è che mentre quest'ultimo è totalmente autoreferenziale, quello di cui cui stiamo parlando è un vero e proprio magazine che segnala varie news (di musica, cinema, videogiochi e altro) che potrebbero interessare il suo pubblico di riferimento. Certo si parla anche di produzioni Disney, ma non si esclude tutto il resto. E, soprattutto, si cerca di coinvolgere i lettori con tutta una serie di attività e di proposte che li mettono al centro del settimanale, e non li considerano solo elementi passivi...

E così se la stampa generalista parla di Topolino per via delle sue copertine coi calciatori, in Francia parla de Le Journal de Mickey perchè ogni anno seleziona una giuria che deve votare il miglior romanzo e il miglior fumetto dell'anno: il  Grand Prix des lecteurs du Journal de Mickey.

E badate bene che la suddetta giuria non è messa assieme a caso, ma i membri che vengono scelti ogni anno devono farsi avanti di loro iniziativa per poi essere vagliati dalla redazione (CLICCATE QUI) e dal Presidente della giuria (che quest'anno sarà la scrittrice Marie-Aude Murail)... E infatti anche se il premio è in autunno la possibilità di sottoporre le candidature scadeva all'inizio di aprile.

Da notare che questo settimanale promuove anche i concorsi che non gestisce direttamente, ma che hanno comunque un certo valore culturale... Come il  Grand Prix Poésie RATP, dedicato ai poeti in erba fra i 12 e i 18 anni (CLICCATE QUI).

Intendiamoci: anche Le Journal de Mickey, come Topolino, cerca di dare spazio a cose un po' più frivole come le varie celebrità nazionali, però lo fa con un'approccio abbastanza diverso rispetto alla controparte italiana. Ad esempio: quest'anno ha selezionato 75 celebrità dell'area francofona e ha incaricato l'agenzia demoscopica IPSOS di portare avanti un'indagine fra il pubblico di età compresa fra i 7 e i 14 anni (e cioè il suo pubblico di riferimento dichiarato), con lo scopo di selezionare i 50 più conosciuti. In un secondo tempo, chiedendo di dare loro un voto da 1 a 10, ha realizzato una bella classifica delle celebrità più popolari fra i giovani francesi... E il risultato di questa particolare pagella, di cui ovviamente hanno parlato molto anche i media generalisti, potete vederlo anche voi qui sotto...
Al di là della bella idea di fare un sondaggio di questo tipo per farsi pubblicità e al tempo stesso per conoscere i gusti del pubblico potenziale della rivista, direi che è abbastanza interessante notare che al primo posto c'è un cantante, seguito da due calciatori, un umorista e un campione di arti marziali.

Ammetto che sono estremamente ignorante in fatto di celebrità francofone, ma non ho potuto fare a meno di notare che in questa particolare classifica la quota gay/gay friendly non è stata esclusa a priori, anzi...

A parte il cantante Mika, che si è comunque piazzato in una dignitosa trentesima posizione, ho riconosciuto in quarantesima posizione il suo collega Keen'v, che qualche anno fa divenne famoso per una canzone molto esplicità contro l'omofobia (anche in famiglia) che si intitolava "Commes le autres" e il giovane attore Rayne Bansetti al nono posto... Rayne Bansetti (foto sotto) è diventato famoso in Francia perchè dal 2015 interpreta la parte di un ragazzo gay di nome Dimitri nella fiction televisiva Clem.

Inoltre nella lista non mancano nemmeno i personaggi che sono diventati icone lesbiche, come la cantante Zazie (vero nome Isabelle Marie Anne de Truchis de Varennes)...

In realtà, facendo una ricerchina veloce su internet, fra i cinquanta nomi che compaiono in questa lista ce ne sono molti altri che in qualche modo hanno avuto a che fare col mondo gay... Fra dichiarazioni gay friendly, ruoli gay, debutti in locali gay e via dicendo... Per non parlare di quelli che in qualche modo non hanno mai voluto smentire le illazioni sul loro presunto orientamento omosessuale. Eppure non solo questi personaggi sono stati selezionati da Le Journal de Mickey per essere votati dal pubblico di 7/14 anni, ma in qualche caso si sono guadagnati anche delle posizioni abbastanza interessanti.

Cosa questo può voler dire lo lascio decidere a voi.

Personalmente sono abbastanza convinto che se Le Journal de Mickey ha iniziato a riguadagnare punti è anche perchè ha scelto di non ripiegarsi su se stesso, concentrandosi su di un pubblico di riferimento preciso da coinvolgere in maniera sempre più diretta.

Mediamente nel 2016 ha venduto 105.000 copie a settimana, e per una rivista che si rivolge ad un pubblico circoscritto come quello dei 7/14 anni direi che non è male. Probabilmente Topolino in Italia vende ancora qualcosa in più, ma non bisogna dimenticare che cerca di raggranellare lettori ovunque e in tutte le fasce d'età: dai fans dei Pooh ai tifosi di calcio, passando per il pubblico di Sanremo... Concordando preventivamente una serie di service a dir poco imbarazzanti, che forse non contribuiscono più di tanto a fargli guadagnare punti nella fascia di pubblico dei 7/14 anni.

E in effetti se, molto ipoteticamente, anche Topolino decidesse di fare una selezione di celebrità italiane da mettere in classifica e da far votare... Beh... Non so perchè, ma ho la sensazione che l'età media sarebbe molto più alta e/o che i calciatori sarebbero almeno il 50% dei selezionati... Senza contare che la rappresentanza gay/gay friendly sarebbe pressochè inesistente.

Certo è che, se anche Topolino commissionasse un sondaggio del genere ad una società esterna, sarebbe davvero molto interessante verificare se il pubblico potenziale italiano dei 7/14enni, quello vero, condivide il suo punto di vista oppure no... E qualcosa mi dice che le sorprese non sarebbero poche.

D'altra parte se gli editori italiani non fanno questo tipo di sondaggio (o se, dopo averlo fatto, preferiscono non renderlo pubblico) un motivo ci sarà...  Così come ci sarà un motivo se preferiscono non rendere pubblici i loro dati di vendita, a differenza degli editori francesi.

À la prochaine...

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sabato 8 aprile 2017

VISIONI DI INSIEME

Ciao a tutti, come va?

Di recente l'associazione GLAAD (da non confondere con il premio GLAD che promuovo su questo blog ogni anno), ha condotto un sondaggio tramite il sito The Harris Poll per il suo annuale report Accelerating Acceptance, che cerca di offrire una visione di insieme su come si rapporta la popolazione statunitense rispetto alla questione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. I risultati di questo sondaggio, a cui hanno partecipato 2037 persone adulte fra il 2 e il 4 novembre, li trovate tutti CLICCANDO QUI. Anche se questo sondaggio è stato condotto da un'associazione LGBT è interessante notare come, a grandi linee, confermi il trend segnalato da altre indagini conoscitive di questo tipo (come quella che ho segnalato QUI), e cioè che più passa il tempo e più  diventano numerosi i rappresentanti delle nuove generazioni consapevoli di non essere esclusiveamente eterosessuali/cisgender, nonchè le persone eterosessuali/cisgender che hanno un atteggiamento inclusivo nei loro confronti.

Questo report Accelerating Acceptance 2017, nello specifico, mostrerebbe che nella fascia 18-34 anni le persone che si identificano come LGBT arrivano al 20% e che, sempre nella stessa fascia d'età, il 65% conosce persone omosessuali e il 63% si definisce vicino alla causa LGBT. Non male, direi, anche perchè - secondo la GLAAD - l'atteggiamento tendenzialmente ostile della nuova amministrazione USA non sta facendo altro che rinvigorire il processo in corso.

In ogni caso dati come questi possono rendere più comprensible la situazione che si sta delineando in quest'ultimo periodo, offrendo una spiegazione logica per diverse notizie che ultimamente hanno stupito anche i più ottimisti.

Ad esempio: sono stati finalmente resi noti i dati relativi agli introiti raccolti con l'antologia LOVE IS LOVE, destinati a sostenere le vittime della strage di Orlando... Che tra l'altro è arrivata alla quinta ristampa. Ebbene: attualmente la somma ha raggiunto quota 165.000 $, che attraverso l'associazione Equality Florida, verranno ridistribuiti per sostenere i sopravvissuti della strage del Pulse e i congiunti delle 49 vittime...

Comunque, se da una parte il successo arride ad iniziative di questo tipo, che magari coinvolgono personaggi e case editritici di un certo rilievo, bisogna dire che la diversa percezione delle tematiche LGBT da parte del pubblico - in particolare quello giovane - sta portando ad una serie di successi alquanto inaspettati anche nell'ambito delle produzioni dal basso.

Tashia L. Franklin (per gli amici Tee) è una fumettista che ha deciso di autoprodurre un fumetto un po' particolare, BINGO LOVE, che racconta la nascita dell'amore fra due ragazze lesbiche di colore appassionate di bingo. La storia d'amore parte nel lontano 1963, e il fumetto ne segue le visissitudini fino ai giorni nostri, parlando anche di temi come razzismo e invecchiamento. 

Come spesso accade in questi casi Tee Franklin ha tentato la carta del crowdfunding, e ha lanciato questo progetto su kickstarter qualche giorno fa (CLICCATE QUI).

Ebbene: l'obbiettivo dei 20.000 $ è stato raggiunto in 5 giorni, e attualmente la somma raggiunta ha superato i 40.000 $, nonostante il soggetto di questo fumetto sia molto particolare, e sicuramente non propriamente commerciale. La cosa ironica, se vogliamo, è che siccome Tee Franklin (foto sotto) non sapeva se sarebbe riuscita a raccogliere abbastanza fondi oppure no, nel frattempo si era proposta anche per il premio Queer Press Grant, che consiste in una somma di denaro che l'associazione PRISM COMICS offre ogni anno ai migliori autori in cerca di fondi per le loro autoproduzioni... E lo ha vinto!

Quindi è proprio il caso di dire che ha fatto bingo, e che magari adesso può davvero inziare a pensare di fondare la sua casa editrice personale, a cui ha già dato il nome di Inclusive Press... Certo è che, se il suo sogno andrà in porto, le idee non le mancheranno, visto che l'anno scorso aveva promosso un'antologia a fumetti per combattere lo stigma delle malattie mentali e che ha lanciato l'iniziativa #BlackComicsMonth (CLICCATE QUI).

Ad ogni modo penso che sia abbastanza evidente come, al di là delle apparenze, nulla accade per caso e il mondo del fumetto - quello vero - resta estremamente interconnesso col mondo reale e con il pubblico che lo compone... Un pubblico che sembra sempre più disposto a prestare attenzione a certi argomenti, anche perchè - dati alla mano - lo coinvolgono in maniera sempre più diretta...

Quindi, a questo punto, sarà molto interessante seguire i prossimi sviluppi di tutta questa situazione, perlomeno in quelle nazioni in cui non vengono ostacolati da fattori esterni che - a conti fatti - non hanno niente a che vedere col rapporto fra il mondo del fumetto e le nuove generazioni.

Alla prossima.

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giovedì 6 aprile 2017

DICHIARAZIONI E RITRATTAZIONI...

Ciao a tutti, come va?

Uno degli argomenti più "caldi" della settimana, se non altro dal punto di vista della scena fumettistica, sono state le dichiarazioni rilasciate da Axel Alonso e David Gabriel, rispettivamente Direttore Editoriale e Responsabile Vendite/Vice Presidente della Marvel (intesa come casa editrice). Le suddette dichiarazioni, sono state fatte durante il Marvel Retailer Summit della scorsa settimana: un incontro fra i responsabili della Marvel e quattordici rappresentanti dei rivenditori e dei distributori di fumetti nell'area USA/Canada, che si è tenuto negli uffici della casa editrice, a New York.

Pare che in questa occasione le gaffes, da parte dei responsabili della Marvel, non siano mancate su vari fronti... Tuttavia che la dichiarazione che più di tutte ha sollevato un vespaio di polemiche è stata quella con cui hanno affermato, molto in sintesi, che se le vendite complessive della Marvel ora non vanno tanto bene è perchè le nuove serie che mettono al centro personaggi appartenenti a qualche minoranza (religiosa, sessuale, etnica) o anche solo di genere femminile non vengono realmente apprezzate dal pubblico... Anche perchè non vanno più di moda (!). Lasciando intendere che prossimamente la Marvel avrebbe intenzione di correggere il tiro...

Questo intervento è stato riportato dal sito ICv2 (CLICCATE QUI), e ovviamente non poteva passare inosservato...

Anche perchè, alla luce di alcuni dati oggettivi, sembrava un po' campato in aria... Nel senso che controllando i dati di vendita delle serie Marvel che mettono al centro personaggi che non sono necessariamente maschi/bianchi/cristiani/eterosessuali i risultati sono tutt'altro che disprezzabili. Anzi: alcuni dei più grandi successi degli ultimi anni (grossomodo dopo l'evento SECRET WARS del 2015, che ha scompigliato un po' tutte le carte in tavola) hanno coinvolto proprio dei personaggi che in qualche modo rappresentavano delle minoranze, come ha fatto notare - fra gli altri - il sito CBR (CLICCATE QUI)...

E la cosa più interessante è che i suddetti titoli hanno successo presso fasce di pubblico (le donne e le minoranze) e circuiti di vendita (come le fiere scolastiche) che generalmente snobbavano i fumetti Marvel tradizionali...E le lettere che compaiono nella rubrica della posta di varie serie Marvel lo attestano senz'ombra di dubbio.

Il sito CBR fa anche notare come negli ultimi due anni, a prescindere dai temi trattati, la Marvel ha lanciato una media di sei nuove testate al mese, ognuna delle quali finiva per scombinare qualcosa che era stato costruito precedentemente... Una strategia, questa, che SICURAMENTE non ha contribuito a fidealizzare il pubblico.

Ad ogni modo, come potete immaginare, anche alcuni autori che si sono sentiti coinvolti in prima persona hanno voluto dire la loro,e fra i tanti è spiccato il bell'intervento della sceneggiatrice G. Willow Wilson (foto sotto), la creatrice della nuova Miss Marvel musulmana (uno dei più inaspettati successi degli ultimi anni, soprattutto presso il pubblico giovane), che nel suo blog ha espresso il suo pensiero sul concetto di "diversità" e sul suo potenziale (CLICCATE QUI), e lo trovate anche riassunto in Italiano (CLICCATE QUI)... Un intervento che, personalmente, non posso fare altro che condividere.

Così, nel giro di pochi giorni, i responsabili della Marvel hanno ritrattato tutto, sostenendo che - fondamentalmente - è stato tutto un malinteso e che non hanno alcuna intenzione di rivedere la loro politica inclusiva, in particolare nei riguardi dei loro personaggi "diversi" di maggior successo (CLICCATE QUI)... Anche se, francamente, mi sembra un po' strano definire "malinteso" un aneddoto in cui di afferma che il nuovo Hulk coreano è un problema perchè fa venire gli incubi ai bambini coreani (perchè questo è stato detto al famoso Marvel Retailer Summit di cui sopra).

Quindi tutta questa storia, apparentemente, si è rivelata una bolla di sapone... O forse no?

In realtà non penso che i responsabili della Marvel possano fare dichiarazioni così pesanti senza averci pensato bene prima, e senza che dietro ci sia davvero l'intenzione di rivedere un certo tipo di approccio. Il che, però, avrebbe poco senso considerando che i dati di vendita relativi a personaggi di un certo tipo sono stati una gradevole sorpresa per tutti. Soprattutto considerando che sicuramente anche loro ne erano a conoscenza quando hanno affermato ciò che hanno affermato...

Perchè, quindi, ventilare l'ipotesi di rivedere tutto?

Forse sbaglierò, ma se tanto mi dà tanto, ho il forte sospetto che quelle dichiarazioni servissero per preparare il pubblico ad un ipotetico cambio di rotta che era stato sollecitato non tanto dal pubblico, ma dai piani alti...

Infatti, anche se si tende sempre a dimenticarlo, il grande capo della Marvel, attualmente, è un signore di nome Isaac Perlmutter, che - guardacaso - qualche tempo fa era uscito dall'ombra perchè aveva scelto di donare un milione di euro per sostenere Donald Trump (CLICCATE QUI per saperne di più)...

E, adesso che Donald Trump è stato eletto Presidente degli USA, se il grande capo della Marvel fosse un sostenitore delle sue politiche in fatto di minoranze non mi stupirebbe affatto se iniziasse anche a sollecitare in maniera più o meno pacata una svolta più tradizionalista per i fumetti della sua casa editrice... Magari chiedendo ai suoi portavoce di iniziare a preparare/sondare il terreno durante il Marvel Retailer Summit...

E qui mi fermo, perchè non ho davvero idea delle implicazioni che tutto questo potrebbe avere.

Sicuramente - anche ammesso che la mia ipotesi sia fondata - le reazioni immediate alle dichiarazioni che sono state fatte, e la successiva ritrattazione, fanno ben sperare per il futuro... Con o senza Donald Trump di mezzo...

Alla prossima.

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martedì 4 aprile 2017

TRENTA CENTESIMI...

Ciao a tutti, come va?

Quando i prezzi dei fumetti vengono ritoccati al rialzo non è mai una buona notizia. Non è una buona notizia per i portafogli dei lettori, ma neanche dovrebbe esserlo per il settore in generale, perchè vuol dire che il prezzo precedente non bastava più a coprire le spese della casa editrice, e che la suddetta casa editrice non riesce ad aumentare le vendite per tamponare gli eventuali rincari delle materie prime, della distribuzione e via discorrendo. Sempre che i suddetti rincari ci siano e che l'aumento del prezzo non serva a coprire unicamente le perdite dovute al calo dei lettori, ovviamente.


Dico questo perchè dalle parti della Bonelli hanno annunciato che a partire da giugno il prezzo di buona parte delle sue pubblicazioni aumenterà di trenta centesimi, ma nel caso delle pubblicazioni a colori il rincaro sarà di quaranta centesimi. Obbiettivamente - di per sé - trenta o quaranta centesimi non sono poi così tanti, ma  molti affezionati lettori hanno espresso il loro disappunto in maniera abbastanza sentita (come accade ogni volta che questa casa editrice aumenta i prezzi, per la verità), e forse varrebbe la pena indagarne i motivi, anche perchè non è detto che sia solo una questione di taccagneria.

Prima di tutto credo sia il caso di analizzare alcuni dati oggettivi: dal 2002 al 2012 le serie Bonelli sono passate da 2,07 € a 2,90 €, con un rialzo di 83 ventesimi, mentre dal 2007 al 2017 sono passati da 2,50 € a 3,50 €, aumentando quindi di un euro netto. Non sono un economista, ma penso sia evidente che dal 2002 a oggi l'aumento dei prezzi non ha seguito un andamento costante, ma piuttosto ha iniziato a impennarsi. Questo, probabilmente, i lettori di lunga data lo hanno notato, e sicuramente non gli è andato molto a genio...

E non tanto per l'aumento in quanto tale, quanto per il fatto che il suddetto aumento non ha coinciso con un aumento della qualità media del prodotto, che in qualche caso - dicono i beninformati - è persino calata, portando molta gente ad interrompere la sua collezione e molti lettori potenziali a non iniziarne una, innescando quel circolo vizioso che probabilmente è il primo motivo per cui i prezzi di questa casa editrice necessitano di ritocchi sempre più importanti.

Anche perchè, piccolo dettaglio che viene spesso sottovalutato, bisogna considerare che spesso chi segue una serie (o più di una) da molti anni (soprattutto se è una serie che tende sempre a mantenersi uguale a se stessa) finisce per farlo più per inerzia e spirito di collezionismo, che non per un reale coinvolgimento... E magari, senza rendersene conto, inizia a considerarlo più come un sacrificio che fa per spirito di fedeltà piuttosto che come un'esigenza personale, e in questi casi i rincari sono percepiti in maniera particolarmente odiosa...

Certo è che gli aumenti di prezzo sono un ottimo incentivo per spingere tutte queste persone a lasciar perdere e a svendere tutto per fare posto in libreria.

Tuttavia è anche vero che, quando si innesca questo tipo di polemica, si alzano gli scudi di chi ricorda che il rapporto quantità di pagine/prezzo di un albo Bonelli è ancora estremamente concorrenziale a livello globale, soprattutto considerando che sono fumetti (italiani) prodotti interamente dall'editore e non fumetti (stranieri) pubblicati su licenza... E che, d'altra parte, se non ci fosse la Bonelli il fumetto popolare italiano sarebbe già morto e sepolto.

Tutto vero, ma a ben gardare più che una giustificazione sembra un'ammissione di colpa.

Nel senso che se una serie americana o giapponese nelle edicole italiane non vende tanto, o magari perde lettori, può essere dovuto (in buona parte) al fatto che non è stata pensata per il pubblico italiano, che non considera la prospettiva italiana su certe questioni, l'attuale situazione italiana, la cultura italiana e, soprattutto, i gusti del pubblico potenziale italiano. Una casa editrice come la Bonelli, però, questa scusa non può usarla, perchè tecnicamente potrebbe realizzare dei prodotti su misura per il pubblico che vuole raggiungere.

Cosa che, peraltro, una volta riusciva a fare benissimo.

Quindi, forse, il nocciolo della questione è che i gusti e le esigenze del pubblico stanno cambiando rapidamente, e la casa editrice di cui stiamo parlando non riesce a starci più dietro... Anche perchè, e non è un mistero per nessuno, ha sempre puntato a coltivare lo zoccolo duro dei suoi lettori storici man mano che invecchiavano, e nel lungo periodo questa strategia si è rivelata fallimentare... Anche solo per il fatto che ha impedito - perlomeno negli ultimi vent'anni - un rinnovamento effettivo dei toni, degli spunti narrativi e dei temi trattati... E di conseguenza il ricambio generazionale.

Se a questo aggiungiamo il fatto che le nuove generazioni hanno sempre più alternative per occupare il loro tempo libero, e magari arrivano anche a passare notti insonni per recuperare in streaming le puntate dei serial TV che gli piacciono di più, direi che aumentare i prezzi senza che a monte ci sia una reale intenzione di cambiare le cose rischia davvero di accelerare quel processo di allontanamento del pubblico che è già in pieno corso. Anche perchè, come dicevo prima, le alternative economiche per il tempo libero ora sono molteplici...

E d'altra parte come si può adeguare una casa editrice di fumetti ai grandi cambiamenti socioculturali in corso, se a monte chi la amministra e/o si occupa della parte creativa ne è escluso e/o non è più in grado di rapportarsi con essi in maniera adeguata, anche solo per una questione anagrafica?

Facciamo un esempio molto banale: i serial TV di cui sopra, ora, grazie allo streaming, alle connessioni veloci e agli smartphone sono diventate fruibili (in buona parte d'Italia) esattamente quando un qualsiasi fumetto, e per molti millenials italiani sono diventati l'equivalente di quello che poteva essere una serie Bonelli per i giovani italiani delle generazioni precedenti. Poniamo ora che i suddetti serial stiano diventando, e probabilmente è davvero quello che sta succedendo, il metro di paragone con cui un giovane del 2017 giudica le altre forme di narrativa pop con cui può potenzialmente entrare in contatto e occupare il suo tempo libero...

Quante cose in comune può avere una serie Bonelli con un serial prodotto da Netflix o da CW?

Certo si possono condividere o meno i contenuti dei serial TV di ultima generazione, e si può - ad esempio - ridurre il discorso di una sempre maggiore rappresentatività del mondo LGBT (in tutte le forme e per tutte le età) ad una questione di politically correct... Però bisogna prenderne atto, e se questo è il registro narrativo su cui si sta sintonizzando il grande pubblico, soprattutto quello giovane, ha ancora senso affrontare certi argomenti in maniera del tutto marginale e spesso stereotipata? Ostinandosi ancora a prendere come riferimento i gusti e le aspettative di un pubblico che, dati alla mano, si sta lentamente estinguendo?

Inquietante interrogativo.

Inoltre se l'aumento di prezzo manterrà la curva attuale non è da escludere che fra dieci anni un albo Bonelli arriverà a costare anche due euro in più rispetto al prezzo attuale, e allora cosa succederà? E se nel frattempo ci saranno altre crisi economiche che limiteranno il potere di acquisto del pubblico? E se i pensionati, che ormai rappresentano una fetta molto importante del pubblico della casa editrice, fossero costretti a tagliare ulterioremente le loro spese?

Chissà...

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domenica 2 aprile 2017

NUOVA BANCAROTTA...

Ciao a tutti, come va?

In realtà, anche se mi piace molto l'idea che questo blog possa fornire notizie che tendenzialmente circolano poco, ci sono delle news che preferirei non dover riferire mai.

News tipo quella di oggi... E cioè che l'editore tedesco Gmuender ha dichiarato la seconda bancatotta nel giro di tre anni, e se non troverà presto dei nuovi investitori non si sa proprio come andrà a finire.

I fatti, molto in sintesi, sono questi: questa casa editrice era diventata un caposaldo dell'editoria gay omoerotica (e non solo) dal 1981, e in particolare era famosa per la sua guida gay SPARTACUS, per i suoi libri fotografici e - nel mercato prettamente tedesco - anche per le riviste e la narrativa. Più o meno dal 2000 aveva iniziato a pubblicare in maniera continuativa anche fumetti e libri di illustrazioni e sembrava che tutto fosse destinato ad andare sempre meglio... Anche perchè nel frattempo aveva aperto diverse librerie specializzate in Germania, era arrivata a dare un lavoro fisso a ottanta persone e aveva un fatturato annuo che si aggirava intorno ai nove milioni di euro...

Poi, evidentemente, qualcosa non è più andata per il verso giusto, tant'è che il fondatore della casa editrice (che gli aveva dato il nome) aveva ceduto l'attività nel 2011, e dopo tre anni la nuova proprietà aveva ammesso di essere insolvente, con un comunicato che a suo tempo avevo riportato anche su questo BLOG (CLICCATE QUI per leggerlo).

Cosa è successo dal 2014 a oggi? Apparentemente la situazione sembrava essersi risollevata, e quando la Corte di Charlottenburg ha dichiarato la nuova bancarotta lo scorso 15 marzo la notizia ha colto un po' tutti impreparati. Poi, però, sono emersi alcuni dettagli poco confortanti.

Il mio post sulla prima bancarotta risaliva al giugno 2014, ma nel novembre dello stesso si era fatto avanti un nuovo investitore nella persona di Frank Zahn (foto sotto), un imprenditore che per i successivi tre anni avrebbe tamponato tutte le perdite della casa editrice attingendo al proprio capitale... In attesa di un ripresa che purtroppo non si era ancora verificata (tant'è che ultimamente erano aumentati i libri che erano pubblicati tramite crowdfunding)...

La situazione, però, è precipitata quando Frank Zahn è venuto inaspettatamente a mancare lo scorso 8 febbraio (aveva solo 49 anni), e poichè la casa editrice aveva finito per appoggiarsi quasi interamente sulle sue spalle potete immaginare anche voi quello che è successo... Anche perchè il capitale di Frank Zahn non era illimitato, e già dalla scorsa estate pare che avesse problemi a saldare puntualmente i conti... E così adesso, stando anche a quello che riferisce lo sceneggiatore Dale Lazarov su facebook, la casa editrice non è più nemmeno in grado di pagare gli anticipi agli autori per le nuove opere, e men che meno le percentuali sulle vendite dell'ultimo anno. Inoltre ha deciso di chiudere l'edizione cartacea del suo magazine Manner (che dovrebbe restare solo in versione digitale)...

Al momento, comunque, sembra intenzionata a non gettare la spugna e a cercare nuovi investitori. Il problema è che adesso, a differenza di quanto è avvenuto nel 2014, gli investitori sanno come sono andate le cose a Frank Zahn, e quindi non è affatto detto che se la sentano di farsi avanti senza qualche garanzia in più e senza un progetto editoriale finalizzato ad un concreto rientro delle spese.

E probabilmente il problema di questa casa editrice, negli ultimi anni, è stato proprio questo.

Nel senso che è cosa buona e giusta adeguarsi alle nuove tecnologie e alle nuove piattaforme digitali, ma se il piano editoriale degli ultimi anni, e l'approccio verso l'editoria gay in generale, era fondamentalmente rimasto uguale a quello di venti anni fa era inevitabile che si creassero degli scompensi.

Nel senso che qualche decennio fa la situazione economica globale (e questa casa editrice ha una distribuzione internazionale) era molto diversa, e le edizioni di lusso potevano avere un mercato più ampio... Così come avevano senso libri fotografici con soggetti omoerotici a prezzi mediamente molto alti, visto che - ad esempio - le connessioni a internet (che non erano poi così diffuse) non consentivano di scaricare rapidamente immagini dello stesso genere in alta qualità. Poteva anche avere senso una guida gay internazionale come SPARTACUS, che in effetti si vendeva come il pane anche se era abbastanza cara... Così come potevano avere senso la pubblicazione di fumetti in edizioni extra lusso anche se non si trattava sempre di cose propriamente imperdibili...

Il problema è che, col tempo (e con la diffusione della banda larga e delle app di incontri, di pari passo con la diminuizione generale del potere d'acquisto in buona parte del mondo), il pubblico è diventato molto più selettivo... E molto meno disposto a spendere soldi per delle pubblicazioni di lusso... Anche perchè, nello specifico caso dei fumetti, far pagare una ventina di euro un manga in versione extra large e su carta pregiatissima, quando mediamente un manga con lo stesso numero di pagine costa la metà (o addirittura si può leggere gratis su qualche sito abusivo), aveva poco senso... E forse tradiva una scarsa consapevolezza della situazione attuale da parte dei responsabili della casa editrice. Tant'è che anche quando venivano riproposte le edizioni "economiche" dei suoi libri fotografici si trattava comunque di passare da una sessantina di euro a una trentina, come nel caso del bel saggio Beards - An Unshaved History (fonte Amazon)... E anche se il prezzo veniva dimezzato restava comunque fuori dalla portata di chi, in periodo di crisi, doveva stare attento a come spendere i suoi soldi...

Tornando a parlare di fumetti, comunque, il formato e il prezzo del catalogo di questa casa editrice era obbiettivamente fuori mercato... Anche perchè, se è pur vero che anche in fumetteria arrivano edizioni cartonate che dissanguerebbero il portafogli di chiunque, è anche vero che che si tratta di materiale che - generalmente - era già stato venduto in altre forme, e che in precedenza si era creato un bacino di utenza abbastanza ampio da giustificare questo tipo di pubblicazione extra lusso.

Con i fumetti della Bruno Gmuender le cose non stavano esattamente così, anche perchè molti dei fumetti che proponeva erano del tutto inediti su carta (o quasi)... E nel lungo periodo la strategia di proporli da subito in edizioni di lusso non ha certo favorito (nella maggior parte dei casi, se non altro) la loro diffusione e/o il riavvicinamento del pubblico ai fumetti omoerotici in versione cartacea...

Anche se probabilmente le vendite del suo catalogo di fumetti, di recente, sono andate molto meglio rispetto ad altre... Se non altro per il fatto che mediamente costavano meno delle altre cose che metteva in commercio.

Cosa accadrà adesso?

Certo è che al momento la situazione resta alquanto nebulosa, e sarebbe davvero un peccato se una casa editrice come questa - che comunque  avrebbe ancora un grande potenziale - dovesse chiudere i battenti.

D'altra parte se si trovassero dei nuovi investitori, ma certe strategie rimanessero sempre uguali, si tornerebbe da punto accapo nel giro di qualche anno...

In ogni caso vi terrò aggiornati.

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