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martedì 4 aprile 2017

TRENTA CENTESIMI...

Ciao a tutti, come va?

Quando i prezzi dei fumetti vengono ritoccati al rialzo non è mai una buona notizia. Non è una buona notizia per i portafogli dei lettori, ma neanche dovrebbe esserlo per il settore in generale, perchè vuol dire che il prezzo precedente non bastava più a coprire le spese della casa editrice, e che la suddetta casa editrice non riesce ad aumentare le vendite per tamponare gli eventuali rincari delle materie prime, della distribuzione e via discorrendo. Sempre che i suddetti rincari ci siano e che l'aumento del prezzo non serva a coprire unicamente le perdite dovute al calo dei lettori, ovviamente.


Dico questo perchè dalle parti della Bonelli hanno annunciato che a partire da giugno il prezzo di buona parte delle sue pubblicazioni aumenterà di trenta centesimi, ma nel caso delle pubblicazioni a colori il rincaro sarà di quaranta centesimi. Obbiettivamente - di per sé - trenta o quaranta centesimi non sono poi così tanti, ma  molti affezionati lettori hanno espresso il loro disappunto in maniera abbastanza sentita (come accade ogni volta che questa casa editrice aumenta i prezzi, per la verità), e forse varrebbe la pena indagarne i motivi, anche perchè non è detto che sia solo una questione di taccagneria.

Prima di tutto credo sia il caso di analizzare alcuni dati oggettivi: dal 2002 al 2012 le serie Bonelli sono passate da 2,07 € a 2,90 €, con un rialzo di 83 ventesimi, mentre dal 2007 al 2017 sono passati da 2,50 € a 3,50 €, aumentando quindi di un euro netto. Non sono un economista, ma penso sia evidente che dal 2002 a oggi l'aumento dei prezzi non ha seguito un andamento costante, ma piuttosto ha iniziato a impennarsi. Questo, probabilmente, i lettori di lunga data lo hanno notato, e sicuramente non gli è andato molto a genio...

E non tanto per l'aumento in quanto tale, quanto per il fatto che il suddetto aumento non ha coinciso con un aumento della qualità media del prodotto, che in qualche caso - dicono i beninformati - è persino calata, portando molta gente ad interrompere la sua collezione e molti lettori potenziali a non iniziarne una, innescando quel circolo vizioso che probabilmente è il primo motivo per cui i prezzi di questa casa editrice necessitano di ritocchi sempre più importanti.

Anche perchè, piccolo dettaglio che viene spesso sottovalutato, bisogna considerare che spesso chi segue una serie (o più di una) da molti anni (soprattutto se è una serie che tende sempre a mantenersi uguale a se stessa) finisce per farlo più per inerzia e spirito di collezionismo, che non per un reale coinvolgimento... E magari, senza rendersene conto, inizia a considerarlo più come un sacrificio che fa per spirito di fedeltà piuttosto che come un'esigenza personale, e in questi casi i rincari sono percepiti in maniera particolarmente odiosa...

Certo è che gli aumenti di prezzo sono un ottimo incentivo per spingere tutte queste persone a lasciar perdere e a svendere tutto per fare posto in libreria.

Tuttavia è anche vero che, quando si innesca questo tipo di polemica, si alzano gli scudi di chi ricorda che il rapporto quantità di pagine/prezzo di un albo Bonelli è ancora estremamente concorrenziale a livello globale, soprattutto considerando che sono fumetti (italiani) prodotti interamente dall'editore e non fumetti (stranieri) pubblicati su licenza... E che, d'altra parte, se non ci fosse la Bonelli il fumetto popolare italiano sarebbe già morto e sepolto.

Tutto vero, ma a ben gardare più che una giustificazione sembra un'ammissione di colpa.

Nel senso che se una serie americana o giapponese nelle edicole italiane non vende tanto, o magari perde lettori, può essere dovuto (in buona parte) al fatto che non è stata pensata per il pubblico italiano, che non considera la prospettiva italiana su certe questioni, l'attuale situazione italiana, la cultura italiana e, soprattutto, i gusti del pubblico potenziale italiano. Una casa editrice come la Bonelli, però, questa scusa non può usarla, perchè tecnicamente potrebbe realizzare dei prodotti su misura per il pubblico che vuole raggiungere.

Cosa che, peraltro, una volta riusciva a fare benissimo.

Quindi, forse, il nocciolo della questione è che i gusti e le esigenze del pubblico stanno cambiando rapidamente, e la casa editrice di cui stiamo parlando non riesce a starci più dietro... Anche perchè, e non è un mistero per nessuno, ha sempre puntato a coltivare lo zoccolo duro dei suoi lettori storici man mano che invecchiavano, e nel lungo periodo questa strategia si è rivelata fallimentare... Anche solo per il fatto che ha impedito - perlomeno negli ultimi vent'anni - un rinnovamento effettivo dei toni, degli spunti narrativi e dei temi trattati... E di conseguenza il ricambio generazionale.

Se a questo aggiungiamo il fatto che le nuove generazioni hanno sempre più alternative per occupare il loro tempo libero, e magari arrivano anche a passare notti insonni per recuperare in streaming le puntate dei serial TV che gli piacciono di più, direi che aumentare i prezzi senza che a monte ci sia una reale intenzione di cambiare le cose rischia davvero di accelerare quel processo di allontanamento del pubblico che è già in pieno corso. Anche perchè, come dicevo prima, le alternative economiche per il tempo libero ora sono molteplici...

E d'altra parte come si può adeguare una casa editrice di fumetti ai grandi cambiamenti socioculturali in corso, se a monte chi la amministra e/o si occupa della parte creativa ne è escluso e/o non è più in grado di rapportarsi con essi in maniera adeguata, anche solo per una questione anagrafica?

Facciamo un esempio molto banale: i serial TV di cui sopra, ora, grazie allo streaming, alle connessioni veloci e agli smartphone sono diventate fruibili (in buona parte d'Italia) esattamente quando un qualsiasi fumetto, e per molti millenials italiani sono diventati l'equivalente di quello che poteva essere una serie Bonelli per i giovani italiani delle generazioni precedenti. Poniamo ora che i suddetti serial stiano diventando, e probabilmente è davvero quello che sta succedendo, il metro di paragone con cui un giovane del 2017 giudica le altre forme di narrativa pop con cui può potenzialmente entrare in contatto e occupare il suo tempo libero...

Quante cose in comune può avere una serie Bonelli con un serial prodotto da Netflix o da CW?

Certo si possono condividere o meno i contenuti dei serial TV di ultima generazione, e si può - ad esempio - ridurre il discorso di una sempre maggiore rappresentatività del mondo LGBT (in tutte le forme e per tutte le età) ad una questione di politically correct... Però bisogna prenderne atto, e se questo è il registro narrativo su cui si sta sintonizzando il grande pubblico, soprattutto quello giovane, ha ancora senso affrontare certi argomenti in maniera del tutto marginale e spesso stereotipata? Ostinandosi ancora a prendere come riferimento i gusti e le aspettative di un pubblico che, dati alla mano, si sta lentamente estinguendo?

Inquietante interrogativo.

Inoltre se l'aumento di prezzo manterrà la curva attuale non è da escludere che fra dieci anni un albo Bonelli arriverà a costare anche due euro in più rispetto al prezzo attuale, e allora cosa succederà? E se nel frattempo ci saranno altre crisi economiche che limiteranno il potere di acquisto del pubblico? E se i pensionati, che ormai rappresentano una fetta molto importante del pubblico della casa editrice, fossero costretti a tagliare ulterioremente le loro spese?

Chissà...

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