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venerdì 31 gennaio 2014

AD UN OCEANO DI DISTANZA...

Ciao a tutti, come va?
Prima di tornare ai miei classici post in cui vi aggiorno sulle cose di cui, generalmente, gli altri BLOG non parlano, volevo riallacciarmi alla mostra inaugurata lunedì scorso e che si conclude proprio oggi. L'iniziativa è stata bella e chi ha partecipato ha contribuito con dei lavori all'altezza delle aspettative, tuttavia... Quali sono le aspettative di una mostra artistica a tematica gay, nell'Italia di oggi? Cercherò di spiegarmi meglio: nel pressochè nullo panorama delle iniziative italiane che valorizzano l'arte a tematica gay, la prima cosa davvero notevole e di portata - se vogliamo - nazionale organizzata in un gay center, è stata una mostra sulle vittime dei campi di concentramento. Che è una cosa lodevole, ma... Siamo sicuri che sia un buon segno?
Cercherò di spiegarmi ancora meglio: in Italia non abbiamo musei o gallerie d'arte specializzate in arte gay e/o omoerotica. Il primo e unico caso di mostra dedicata a questo tema risale al 2007, e nonostante fosse una mostra davvero soft, ebbe anche dei problemi di collocazione... Visto che l'allora Sindaco di Milano IMPOSE di non allestirla nella sua città. Per questo Vittorio Sgarbi, che la stava seguendo assieme a Eugenio "Coniglio" Viola (li vedete qui sotto alla presentazione ufficiale della mostra, quando ancora pensavano di farla a Milano), si dimise dal ruolo di assessore alla cultura. Se chi di dovere non avesse trovato una sistemazione fortunosa a Firenze adesso non sarei nemmeno qui a parlarvene...
D'altra parte le associazioni gay, in Italia, non hanno mai dato un grande peso all'arte e per tanti motivi non hanno mai pensato che fosse il caso di dedicarsi in maniera continuata alla cosa, anche solo per compensare una situazione abbastanza anomala in una nazione che con l'arte dovrebbe avere un rapporto privilegiato.
Sulle cause di questa situazione si potrebbero scrivere dei libri, ma il punto è: se c'è stato posto per una mostra di illustrazioni sulle vittime dei campi di sterminio, che in un certo senso conferma lo status di gay vittima-innocua-bisognosa-di-considerazione, che risulta gradito agli etero (che si sentono tranquillizzati) e ai gay (che vogliono affermarsi facendo leva sul senso di colpa) ci può essere spazio anche per altro, nei (pochi) gay center italiani? E, soprattutto, avrebbe tanto risalto sui media? Dico questo perchè, giusto per fare un esempio, lo scorso marzo al Gay Center di New York è stata allestita una bella mosta dedicata all'illustratore omoerotico REX...
Ora: nel caso non lo sapeste si tratta di un nome storico nel suo genere, di quelli che hanno fatto della pornografia gay un atto di rivendicazione politica e culturale a partire dagli anni '70. Potete farvi un'idea della mostra dando un'occhiata alle foto seguenti...




Oltretutto il Gay Center di New York, che pure aveva trovato degli sponsor, faceva pagare un biglietto e  i proventi sono serviti a finanziare ulteriori iniziative. Che differenza c'è fra la mostra al Cassero e quella di New York, al di là del contesto e della ricorrenza? Fondamentalmente la differenza stava nel modo in cui il messaggio era veicolato. Nel senso che REX mette al centro l'affermazione dell'identità gay attraverso una prorompente ed emancipata sessualità, mentre la mostra al Cassero si proponeva di legittimare la condizione omosessuale raccontando la vita di persone che hanno scontato pesantemente il loro modo di essere. Due approcci molto diversi, ed entrambi legittimi. Il punto, però, è che ho la netta sensazione che un artista come REX, in Italia, non troverebbe collocazione nemmeno in un gay center, perchè da noi regna la cultura del compromesso e c'è la tendenza a mostrare sempre una patina di sessuofobia di facciata per allinearsi con la mentalità dominante, perlomeno nei contesti gay ufficiali e/o con maggiore visibilità...
Alcuni dei disegni esposti al Cassero (e che ho condiviso con voi su questo BLOG) erano perlomeno sensuali, ma il contesto della Giornata della Memoria ha depotenziato quasi del tutto questo loro aspetto... E ammetto che l'idea di avere la possibilità di vedere esposti disegni di questo tipo solo grazie al "depotenziamento" legato al discorso della Giornata della Memoria... Mi lascia un retrogusto amarognolo.
L'argomento è sicuramente molto complesso, ma la sensazione generale è che nel nostro paese il discorso (e il circuito) dell'arte a tema gay sia tutto da ripensare e ricostruire, anche se ormai siamo arrivati al 2014.
Staremo a vedere se in futuro qualcosa (o qualcuno) smuoverà davvero le cose...
Personalmente non vedo molti presupposti per una risoluzione della cosa in tempi brevi, ma spero di sbagliarmi.
Alla prossima.


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