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mercoledì 22 gennaio 2014

ROSA CENERE

Ciao a tutti, come va?
Sarebbe buona cosa che tutti ricordaste cosa si celebra il 27 gennaio di ogni anno, in caso contrario vi faccio presente che è la Giornata delle Memoria per le vittime dell'Olocausto, e cioè della deportazione nei campi di concentramento nazisti. Siccome nella suddetta deportazione furono coinvolti anche omosessuali a decine di migliaia, poichè l'omosessualità era condannata in Germania (e nei territori da essa occupati) dal paragrafo 175, da qualche anno nella stessa data si pensa di ricordare nello specifico anche le suddette vittime. Una volta tanto si è pensato di farlo con una mostra che verrà inaugurata il 27 gennaio al Cassero Gay Center di Bologna (alle ore 21.00), che ha coinvolto una ventina di artisti fra fumettisti e illustratori, coordinati da Jacopo Camagni, che hanno realizzato dei lavori ispirandosi alle storie di alcuni dei sopravvissuti omosessuali ai campi di concentramento.
Qui di seguito potete leggere il comunicato stampa:

Rosa cenere nasce dall’urgenza del gruppo di volontari del Cassero – LGBT Center, Peopall, di raccontare la memoria che, durante gli anni, ha rischiato di perdersi nelle pieghe di un silenzio imposto dalla vergogna nel mostrare le cicatrici che l’orrore nazi-fascista aveva impresso sui corpi dei deportati omosessuali. Raccontarla mediante l’arte ci è sembrato il modo migliore per fornire un punto d’accesso diverso e non banale, con l’intento di stimolare la riflessione e la curiosità. Istintivamente abbiamo cercato la collaborazione del Centro di Documentazione del Cassero, luogo fondamentale di alimentazione della memoria della “nostra” comunità, da cui abbiamo ricevuto sostegno ed entusiasmo. Lo stesso entusiasmo con il quale hanno accettato di collaborare i diciannove artisti, coordinati da Jacopo Camagni, che generosamente hanno messo a disposizione il loro tempo e i loro talenti.
L’obiettivo della mostra, fin dall’inizio, è stato quello di non distaccarsi dalla veridicità delle esperienze vissute dalle vittime, e le testimonianze, dirette e indirette, sono state il punto di partenza dell’intero progetto. Tra le undici storie vere illustrate alcune sono già note, come quelle di Heinz Heger e Pierre Seel che con le loro pubblicazioni hanno aperto la strada alle prime ricerche sugli omosessuali deportati, altre invece sono state recuperate negli archivi online, come quella di Henny Schermann, una delle poche donne deportate anche perché lesbica.
Graficamente il progetto ruota intorno al triangolo rosa, il marchio distintivo degli internati omosessuali, e abbiamo chiesto ai disegnatori di lavorare su questo simbolo per elaborare la loro personale lettura dell’omocausto, virando il tutto sui toni del bianco e del nero. La scelta degli artisti è caduta, da un lato, su nomi già affermati, e dall’altro su nomi che stanno iniziando a farsi conoscere, con l’intento di fornire visibilità alle diverse realtà creative della comunità LGBT. Ognuno di loro ha scelto una biografia e da essa ha preso spunto: Kurt von Ruffin ha ispirato i lavori di Marco B. Bucci e Damiano Clemente; Heinz Dörmer è stata la scelta di Jacopo Camagni e Michele Soma; Flavia Biondi (Nethanielle) e Davide Mantovani sono partiti dalla storia di Pierre Seel; Annette Eick è la protagonista del lavoro di coppia di Vinnie Palombino e Isabel Pilo; Massimo Basili e Sebastian DellAria sono partiti dalle testimonianze di Heinz Heger; a rielaborare la vicenda di Henny Schermann sono stati Giopota e Mabel Morri; Giulio Macaione ha ripreso la storia di Friedrich-Paul von Groszheim; Paul Gerhard Vogel è stato scelto da Francesco Legramandi (Franze); Wally Rainbow, Luca Vanzella e Roberto Ruager hanno costruito le loro tavole sulle vicende di Rudolf Brazda; Karl Gorath è stato raccontato da Mattia Surroz; infine Andrea Madalena ha illustrato Albrecht Becker.

Come forse avrete notato fra i vari contributi c'è anche il mio, e una volta che la mostra sarà ufficialmente inaugurata posterò tutti i lavori per dare modo anche a chi non può andare a Bologna di partecipare simbolicamente all'evento.
L'idea è carina, e per l'Italia anche abbastanza originale, soprattutto se si considera che il mondo dell'associazionismo gay e il mondo dell'arte gay dalle nostre parti non si incrociano praticamente mai.
Ovviamente la speranza è che non resti una goccia nel mare.
Alla prossima.

1 commento:

NINO ha detto...

Dai, caro, nel giro di due anni è già la seconda goccia... Il mare lo possiamo fare noi volendolo! Diventeremo tutti un fiume in piena! :) Comunque, vedrai, che porteremo la mostra in Giappone (ho già contatti!) e Ren stampa il catalogo della mostra. :) Ci si muove e si continua! :) Tutti insieme ce la facciamo!