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lunedì 7 dicembre 2015

FANTASIA E REALTÀ

Ciao a tutti, come va?
Volevo impiegare il post di oggi per rispondere a un messaggio che mi è arrivato su facebook, e che mi ha piacevolmente colpito.

Rosario mi ha scritto:

"Salve, ho letto i tuoi ultimi articoli sul trattamento dell'omosessualità nelle testate Bonelli, nel tuo blog. Li ho trovati molto interessanti e in gran parte li condivido. Volevo chiederti un'opinione riguardo a come si sta evolvendo la questione nel fumetto Dragonero, dato che a me sta lasciando piuttosto perplesso. Io sono un grande appassionato del fumetto e co-amministratore della wiki dedicata, adoro Dragonero e il suo mondo, ma come lettore gay sto cominciando a sentirmi preso in giro. in una vecchia intervista (http://www.fumettologica.it/2015/06/fumetto-omosessualita-intervista-luca-enoch/) Luca Enoch aveva confermato che nella serie sarebbe comparso un personaggio gay e che, addirittura, sarebbe stato un personaggio principale. La notizia mi aveva molto entusiasmato, infatti io credevo che tale personaggio si sarebbe rivelato essere Khail, il vecchio compagno d'arme di Ian, come suggerito da piccoli dettagli della trama (la strana gelosia di Khail contro Xara su Ian, le richieste a Ian di rimanere nella capitale...), ma alla fine non si è saputo più nulla. Poi, nell'ultimo romanzo Mondadori su Dragonero, il Risveglio del Potente, sono rimasto scioccato. In un capitolo viene velatamente suggerito che la sorella di Ian, Myrva, sia lesbica, e che in gioventù abbia fatto a gara con Ian per conquistare le stesse ragazze (?). In più nella storia c'è un personaggio, Arshel, che in realtà è una donna camuffata da un incantesimo. Ogni tanto l'incantesimo cede e Arshel assume tratti femminei, che attirano l'attenzione di Ian. Nel corso della trama Ian si insospettisce sempre di più e Arzhel, che è una donna con l'aspetto di un uomo, si butta in atti ammiccanti e ambigui corteggiamenti con Ian. La faccenda dura per più di metà libro nel corso del quale Gmor e Myrva deridono Ian per il fatto che sembrano piacergli i maschi e Ian si difende dicendo che sembra una donna. Io francamente sono scioccato. Un possibile orientamento bisessuale di Ian mi avrebbe entusiasmato, invece nella trama del libro, e in realtà anche nel fumetto, sembra che tutta la questione della sessualità dei personaggi sia trattata in maniera goffa, ridicola e, come nel secondo romanzo, al limite dell'idiota. Forse esagero, io non sono tipo da fissarsi con il politically correct, eppure mi aspettavo una maturità maggiore su questi temi da parte degli autori, soprattutto quando in altre opere fantasy, come ad esempio i giochi della serie Dragon Age, l'omosessualità ha solo reso più credibile l'ambientazione, a mio parere. Tu che ne pensi? Sono interessato alla tua opinione.

Rosario"

Allora: la prima cosa che ho notato è che, nel giro di qualche anno siamo passati dall'avere dei lettori gay che si facevano andare bene qualsiasi cosa a dei lettori gay che esprimono pubblicamente il loro disappunto. Ed è positivo. Anche perchè, se una persona vuole criticare - civilmente - il trattamento riservato alle tematiche LGBT in un fumetto, non dovrebbe avere nulla di cui vergognarsi. Soprattutto se il suo scopo è  di far notare che certe carenze compromettono il valore di un fumetto a cui comunque tiene molto. Quindi, nonostante le apparenze, direi stiamo facendo progressi.

La seconda cosa che ho notato è che ho letto esattamente il genere di commento che, prima o poi, mi aspettavo di leggere da un lettore di DRAGONERO. E questo, se non altro, dimostra che quando metto in evidenza certe problematiche non sto vaneggiando. E anche questo è decisamente positivo, se non altro per la mia autostima.

Detto ciò su DRAGONERO, in passato, mi sono espresso in diverse occasioni, anche perchè l'ho seguito per un po' anche io, nella speranza che il contesto fantasy - appunto - potesse favorire dei risvolti LGBT più moderni ed espliciti. E invece, alla fine, ne ho parlato solo per mettere in evidenza i suoi limiti, soprattutto paragonandolo ai videogiochi come Dragon Age (CLICCATE QUI), ai fumetti fantasy francesi pubblicati in Italia (CLICCATE QUI) e alle fiction televisive come Il Trono di Spade (CLICCATE QUI)...

Eppure gli aggiornamenti forniti dal perplesso Rosario mi offrono nuovi spunti di riflessione interessanti, soprattutto alla luce di alcune recenti dichiarazioni - abbastanza entusiastiche - che gli autori di DRAGONERO hanno rilasciato in una recente intervista a L'UNITÀ (cliccate QUI), proprio in occasione del lancio del secondo romanzo, "Il risveglio del Potente", scritto da Luca Enoch.

Un'intervista che peraltro puzza molto di service commerciale, dato che molti dati forniti sono parziali e/o inesatti. Ad esempio si dice che DRAGONERO viene pubblicato "in molti paesi tra cui gli USA", quando in realtà la Dark Horse - negli USA - tradusse solo il romanzo grafico introduttivo nel 2009, e quell'esperienza fino ad oggi non ha avuto alcun seguito...

E i "molti paesi" a cui accenna l'articolo sono la Francia (dove l'editore Clair de Lune ha fatto uscire quattro raccolte di DRAGONERO nell'autunno del 2014 e NESSUN nuovo titolo nel 2015), la Turchia e la Macedonia...

Nell'intervista si dice anche che la serie vende 50.000 copie, quando in realtà solo il primo numero ne vendette 49.000, che diventarono 29.000 nel giro di tre mesi! Gli ultimi dati ufficiali parlano di 28.000 copie al mese, ma risalgono al giugno del 2014, quindi è probabile che ci sia stata un'ulteriore flessione (in linea con l'andamento generale del fumetto popolare italiano).

Questo giusto per mettere i puntini sulle "i".

L'intervista, comunque, conferma che per DRAGONERO sono in progetto una serie animata in collaborazione con Raifiction (come quella di ORFANI?), un terzo romanzo (visto che i primi due, per la Mondadori, hanno venduto bene) e - soprattutto - una serie parallela di nome DRAGONERO JOUNG, che racconta le vicende dei personaggi della serie quando avevano tredici anni. Senza contare il supplemento annuale a colori e il nuovo DRAGONERO MAGAZINE (anch'esso annuale).

Sarò brutale: considerando che DRAGONERO vende più o meno 1/6 di quello che vende TEX, il fatto che la Bonelli lo metta al centro di tanti progetti mi sembra più che altro un tentativo di ottimizzare il potenziale commerciale del pubblico appassionato di fantasy, piuttosto che un investimento effettivo sul personaggio in quanto tale, che continua ad avere un grande potenziale narrativo che resta inutilizzato... Anche se gli autori, e in particolare Luca Enoch, sembrano sinceramente convinti del contrario.

In questa intervista a L'UNITÀ, tra l'altro, Luca Enoch è molto entusiasta della grande libertà narrativa che concede il genere fantasy, e infatti ha rimarcato che:

«Sì, il genere fantasy è narrativamente più libero di altri generi classici, come che so può essere il western. Si può immaginare una società in cui la condizione omosessuale non è condannata né biasimata. Nel Trono di Spade di George Martin, ad esempio, ci sono personaggi apertamente omosessuali, ben tratteggiati, con una spiccata personalità. Nel romanzo, in un capitolo ho introdotto anche una società matriarcale di guerriere che utilizzano i maschi solo a fini riproduttivi. È chiaro che in una società che si è sviluppata in questo modo, i legami affettivi delle guerriere sono unicamente tra donne» 

Visto che il romanzo di DRAGONERO, di cui Luca Enoch elogia il potenziale progressista, è lo stesso che ha scioccato Rosario per la sua rappresentazione "al limite dell'idiota" delle tematiche omosessuali, è evidente che - gusti a parte - c'è qualcosa che non torna. Anche perchè se è vero che col fantasy "si può immaginare una società in cui la condizione omosessuale non è condannata né biasimata" è anche vero che DRAGONERO, nei fatti, non ha offerto nulla che in questo senso esulasse dagli standard bonelliani... A parte, forse, l'omissione dei soliti sterotipi negativi, come quello dell'omosessuale sadico e incline all'omicidio seriale: cosa che comunque, in un contesto fantasy dove le uccisioni cruente sono nella norma, sarebbe passato quasi inosservato...

Inoltre Luca Enoch precisa anche che:

«Come nella fantascienza si può parlare criticamente del mondo di oggi, magari inventandosi futuri costruiti sulle perverse politiche attuali, così nel fantasy si può parlare di totalitarismo, monopolio delle lobby, razzismo, politiche guerrafondaie mascherate da interventi umanitari, come in uno specchio deformante sulla realtà odierna»

Tutto vero. Peccato che però DRAGONERO, da questo punto di vista, stia mantenendo un tono fondamentalmente prudente e distaccato, e a tratti superficiale, evitando di approfondire più di tanto certi argomenti ed evitando accuratamente di toccarne altri particolarmente caldi e attuali... O magari di mostrarli in maniera particolarmente coinvolgente e/o "disturbante". Tutto un caso? Per quel che vale la mia opinione non lo credo affatto, e non credo nemmeno che sia un caso che la percezione delle tematiche omosessuali sia così diversa fra l'autore Luca Enoch e il lettore di DRAGONERO che mi ha scritto, e al quale ora vado a rispondere.

Cosa ne penso, quindi, del fatto che la rappresentazione delle tematiche LGBT, in DRAGONERO, sia così deludente rispetto alla media dei prodotti fantasy di ultima generazione?

Penso che sia la conseguenza di diversi problemi "storici" ai quali si devono aggiungere alcuni problemi che stanno emergendo negli ultimi anni, e che prima o poi qualcuno dovrà degnarsi di affrontare... Prima che si aggravino in maniera irrecuperabile.

  • I media "popolari" italiani, e quindi anche i fumetti, hanno un approccio tradizionalmente omofobo-friendly nei riguardi di certi argomenti. Perchè danno per scontato che la maggior parte del pubblico sia omofoba e/o maschilista e/o condizionata dagli anatemi cattolici, perchè non vogliono giocarsi l'ampio bacino rappresentato dai lettori "anziani" (e quindi più prevenuti) e perchè si sentono perennemente a rischio di boicottaggio da parte delle lobby di potere del nostro paese. Quindi hanno sempre avuto dei tabù e dei paletti, che solo recentemente hanno iniziato a rivalutare, ma cercando sempre di non "provocare" troppo il pubblico omofobo... Col risultato di fare il più delle volte dei mezzi disastri (della serie "se iniziamo a parlare apertamente di omosessuali non parliamone mai troppo bene", oppure "consentiamo effusioni omosessuali solo fra lesbiche, così almeno i maschi omofobi si eccitano e ce lo perdonano"). E su questo argomento ho scritto talmente tanti post che potrei raccoglierli in un libro...
  • Chi gestisce, pianifica e realizza i fumetti popolari in Italia, mediamente, lo fa da tantissimo tempo, e spesso anche le nuove proposte vengono ideate e portate avanti da persone che "nuove" non sono. Quindi, non essendoci un ricambio generazionale adeguato, molti temi vengono trattati in maniera anacronistica. Faccio un esempio pratico e pertinente: Luca Enoch è convinto di avere un approccio moderno e aperto in fatto di temi LGBT, e in effetti ventiquattro anni fa, quando creò Sprayliz, si può dire che lo avesse. Il punto è che in ventiquattro anni sono cambiate tantissime cose, e la sensazione è che gli autori come lui non siano stati in grado di aggiornarsi per comprendere le aspettative dei lettori delle nuove generazioni. E d'altra parte l'approccio di Luca Enoch nei confronti dell'omosessualità è essenzialmente lo stesso che aveva messo a punto con Sprayliz, un personaggio pubblicato quando il lettore che mi ha scritto aveva tre anni... E ognuno può trarre le conclusioni del caso.
  • Chi ha progettato DRAGONERO, stando all'intervista che ho segnalato, dichiara che si è preparato solo leggendo alcuni classici del fantasy, o poco più. Non vengono citati fumetti, manga, videogames, serie TV, anime, giochi di ruolo o altro, men che meno di produzione recente. E questo sicuramente non ha contribuito alla creazione di un prodotto "moderno" e competitivo su tutta una serie di fronti, anche perchè buona parte dei romanzi citati sono stati scritti quando certi argomenti non erano stati sdoganati. Guardando la recente serie TV de Il Trono di Spade, per esempio, è evidente che le tematiche omosessuali (e persino omoerotiche, considerando il discreto numero di nudi frontali maschili) sono state enfatizzate e approfondite  per renderla più moderna e appetibile rispetto ai romanzi da cui è stata tratta (il primo risale a venti anni fa). Qualcosa vorrà pur dire.
  • Purtroppo la sensazione è che per ideare questa saga fantasy non si siano presi in considerazione i trend che hanno più riscontri nell'entertainment inteso in senso lato, e che stanno modificando gli standard di riferimento del pubblico. Dando per scontato, presumo, che gli appassionati di fantasy siano persone appassionate solo di fantasy, o addirittura solo di fantasy letterario nel senso più classico del termine. Ovviamente le cose non stanno così, e il fatto che nei soli primi tre mesi di pubblicazione la serie si sia giocata 20.000 lettori potenziali è abbastanza indicativo. 
  • La Bonelli, in particolare, è una casa editrice che ci tiene a mantenere una facciata "istituzionale" e tradizionalista. Per tanti motivi che in buona parte trovo insensati. Negli ultimi anni ho documentato vari casi di disegni "camuffati" e storie ritoccate poco prima di andare in stampa, e solo per tamponare le connotazioni ritenute troppo omoerotiche e/o gay friendly di certi personaggi e certe situazioni. Quindi non escluderei la possibilità che chi porta avanti DRAGONERO mantenga un basso profilo dal punto di vista LGBT (senza nemmeno inserire il genere di "trovate" che ha utilizzato nei romanzi, pubblicati da Mondadori) lo faccia anche per risparmiarsi discussioni in redazione e successivi rimaneggiamenti.
Quindi sarò sincero: con queste premesse non vedo grandi miglioramenti all'orizzonte. Nemmeno se alla fine venisse presentato il fantomatico "personaggio omosessuale" annunciato da Luca Enoch nell'intervista di cui ho parlato anche sul mio blog (CLICCATE QUI)... Sempre ammesso, beninteso, che il personaggio in questione non sia davvero la sorella del protagonista, a cui è stato fatto fare una specie di coming out nei romanzi Mondadori per mettere l'editore Bonelli di fronte al fatto compiuto, e alleggerire così il suo carico di responsabilità nei confronti del pubblico più tradizionalista...
Staremo a vedere... Anche perchè le storie delle serie Bonelli vengono preparate con circa due anni di anticipo rispetto alla loro pubblicazione, e dato che l'intervista a Luca Enoch risale a giugno 2015 vuol dire che possiamo concedere il beneficio del dubbio almeno fino al giugno del 2017.

Ad ogni modo, se proprio devo essere sincero fino in fondo, temo che il peggio lo vedremo se il progetto DRAGONERO JOUNG vedrà davvero la luce. Perchè, se già la versione adulta del personaggio si fa mille problemi riguardo a certi argomenti e certe situazioni, la sua versione tredicenne progettata per un pubblico "più giovane" si preannuncia già come un disastro. Soprattutto considerando quanto sono svegli e disinibiti gli adolescenti di oggi, e quanto sono esigenti in fatto di entertainment. Anche perchè, probabilmente, un prodotto fantasy per adolescenti gestito dalla Bonelli non avrà niente di più e niente di meno rispetto ai fumetti fantasy pubblicati negli ultimi anni sul settimanale cattolico IL GIORNALINO...



E se IL GIORNALINO, ormai, ha dei riscontri (sempre più risicati) solo nel circuito delle parrocchie - nonostante l'inserimento di fumetti con ambientazioni "di tendenza" - un motivo ci sarà... Senza contare che, guardacaso, uno dei personaggi fantasy de IL GIORNALINO, Gray Logan, è stato ideato proprio da Stefano Vietti (foto sotto) e ha rappresentato la sua unica esperienza nel fantasy a fumetti prima dell'ideazione di DRAGONERO con Luca Enoch...
E la serie Gray Logan di Stefano Vietti, al pari delle sue serie di fantascienza per IL GIORNALINO, è passata pressochè inosservata presso il grande pubblico generalista (quello che NON frequenta le parrocchie e gli oratori, per intenderci), anche se è durata dal 2004 al 2012. Vuol dire qualcosa? Non sta a me dirlo...
In compenso il pubblico generalista degli adolescenti e dei preadolescenti ha potuto confrontarsi con lo stile di Stefano Vietti quando ha contribuito al fumetto di fantascienza KYLION della Disney Italia (sotto il marchio BUENA VISTA COMICS)... Un fumetto che, proprio per via dei suoi protagonisti insipidi (in cui gli adolescenti reali del 2004 NON si potevano proprio identificare) e delle sue trame poco accattivanti, non andò oltre al tredicesimo numero...

Certo potrei sbagliarmi, ma con questi presupposti qualcosa mi dice che con DRAGONERO JOUNG la storia si ripeterà...

Anche perchè, e qui concludo, il fantasy - come genere - ha fondamentalmente quattro punti di forza:
  1. L'ambientazione fantastica, che gioca su archetipi, mitologie, epoche storiche più o meno idealizzate e risorse come la magia, di cui si sente la mancanza nella vita reale. E più viene ricostruita nei dettagli, e in maniera verosimile, e meglio è.
  2. La capacità di affrontare, sotto mentite spoglie, una serie di problematiche sociali e culturali in cui il pubblico si ritrova, magari consentendo delle reazioni, o delle soluzioni, impossibili nel mondo reale.
  3. La facoltà di presentare un contesto in cui non ci sono i vincoli socio/culturali/religiosi del mondo reale, e dove anche cose come il senso del pudore, il comune sentire e le stesse leggi possono avere un valore completamente diverso, che permette ai personaggi (e ai lettori che si identificano in loro) di ritrovarsi in situazioni molto diverse (e meno castranti) rispetto a quelle del mondo che conosciamo. Vivendo tutto in maniera più intensa e dando sfogo ad una serie di emozioni che la società ci impone di tenere a bada.
  4. L'effetto catartico sulle frustrazioni del lettore medio, che viene proiettato in un mondo dove i nemici si possono eliminare a colpi di spada, la natura è incontaminata, l'incantesimo giusto risolve ogni cosa e via dicendo... Il tutto in un mondo in cui le autorità si possono sfidare, i valori possono essere messi i discussione e il sistema può essere scardinato fino al punto di arrivare a scontrarsi fisicamente con esseri potentissimi e pressochè divini... E così il lettore può identificarsi in protagonisti che hanno modo di riscattarsi come lui, forse, non potrà mai fare.
E, di tutti questi punti di forza, mi è parso che in DRAGONERO sia stato sviluppato in maniera compiuta solo il primo. Anche perchè confrontarsi compiutamente con gli altri tre sarebbe in conflitto con lo stile dei fumetti popolari italiani, e in particolare con quello degli albi targati Bonelli... E infatti, ambientazione e intreccio a parte, DRAGONERO ha più elementi in comune con una tipica serie Bonelli  che con un fantasy di ultima generazione.

Tant'è che il protagonista, Ian, dovrebbe avere trentaquattro anni, ma si comporta e si esprime come se fosse prossimo alla sessantina... O come ci si aspetterebbe che si comportasse un trentacinquenne estremamente "serio" e  posato, in una parola spento, anche solo perchè si pone come un individuo rassegnato a non volere dalla vita nulla di più di quello che gli offre la sua occupazione di scout imperiale... Una sorta di impiegato statale senza macchia e senza paura, insomma, che - nonostante i grandi poteri che gli ha donato il sangue del drago che ha ucciso - non valuta nemmeno di striscio la possibilità di ribellarsi sul serio, di mettere in discussione l'autorità e cercare il suo nuovo posto nel mondo, magari per cambiare le regole e renderlo migliore... In una parola non sente la necessità di riscattarsi sul serio. Cosa che probabilmente farebbe un qualsiasi eroe fantasy nella stessa situazione, ma NON un eroe bonelliano, che tradizionalmente deve essere il portavoce dell'etica e dei valori (castranti) dei bei tempi andati...

Quando R.E. Howard (foto sotto) ideò Conan il Barbaro, nel 1932, colse l'occasione per rivalersi sulle frustrazioni, le insoddisfazioni, le repressioni e le inibizioni (anche sessuali)  della sua vita nella provincia americana degli anni '30... E l'insofferenza che provava nei confronti del mondo reale e delle sue regole doveva essere davvero tanta, perchè morì suicida a soli trent'anni...

Questo non vuol dire che gli ideatori di personaggi fantasy di successo debbano essere per forza persone insoddisfatte e frustrate, tuttavia penso che il caso di Conan sia una buona dimostrazione di come il fantasy sia una forma narrativa che nasce e ha successo nella misura in cui riesce a creare dei mondi in cui i lettori possono riscattarsi dai vincoli e dalla mediocrità della vita di tutti i giorni... Identificandosi in personaggi che, in un modo o nell'altro, diventano i veicoli di questo riscatto.

E in questo senso DRAGONERO è un po' la negazione dell'essenza più profonda del genere fantasy, anche perchè un eroe bonelliano - per definizione - non può e non deve porsi realmente in conflitto con "il sistema", con le sue aspettative, le sue regole e i suoi valori più tradizionali: tutte cose di cui la casa editrice che lo pubblica è una portavoce storica. Il fatto che questa serie non affronti le tematiche omosessuali, se non tramite accenni banali e "al limite dell'idiota", è una diretta conseguenza di tutto questo insieme di cose.

Questo, almeno, è quello che penso io.

Ovviamente se a breve i fatti dovessero smentirmi in maniera clamorosa ne sarei felice :-)

2 commenti:

Auramazda ha detto...

Ciao, sono d'accordo con il tuo articolo, tuttavia vorrei spezzare una lancia a favore della serie Leo e Aliseo che al contrario di quella di Gray Logan, piuttosto insipida che nelle sue evoluzioni fece dei voli pindarici assurdi e sconclusionati tanto che sembrava che mancassero interi episodi da un arco narrativo all'altro.
Su Leo e Aliseo devo dire che invece fecero un buon lavoro e centrarono perfettamente il target in quanto la storia era incentrata su un ragazzo, Leo, che al contrario di Gray Logan non invecchiava improvvisamente di 5 anni da un numero all'altro ma aveva sempre la stessa età, che era costretto ad affrontare varie difficoltà, da congiure, cavalieri neri, "streghe" e altro con l'aiuto del suo maestro Aliseo ma era sempre lui che risolveva la situazione, per un bambino/ragazzo quello era molto bello perché potevi pensare di salvare il mondo.

Wally Rainbow ha detto...

Finalmente qualcuno che fa coming out e ammette di avere letto IL GIORNALINO :-) Comunque, a scanso di equivoci, non volevo dire che i fumetti fantasy de IL GIORNALINO erano tutti brutti. Li ho presi come metro di paragone perchè, comparendo su un settimanale cattolico per bambini, era implicito che dovessero avere una serie di vincoli, comprensivi di una certa retorica da oratorio e catto-friendly. Ed era giusto così, vista la linea della testata. Il rischio che paventavo era che quello stile fosse adottato anche per DRAGONERO JOUNG, che oltre a rivolgersi a una fascia d'età leggermente più alta, sicuramente si punterebbe a coinvolgere una platea molto più ampia e differenziata di quella de IL GIORNALINO. Ad ogni modo se e quando il progetto andrà in porto ci sarà modo di analizzarlo.