SE COMPRI SU AMAZON.IT PASSANDO DA QUESTI LINKS RISPARMI E SOSTIENI QUESTO SITO!

Libri o fumetti in inglese? Qui niente spese di spedizione e dogana, solo sconti pazzi!

VUOI AGGIUDICARTI UN DISEGNO ORIGINALE DI WALLY RAINBOW?

PREMIO GLAD 2017

Vuoi seguire questo blog dalla tua e-mail? Inserisci il tuo indirizzo!

mercoledì 25 agosto 2010

MA GUARDA UN PO'...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Qualche giorno fa mi sono deciso a ordinare il primo numero di DOKKUN, la prima fanzine bara manga interamente realizzata in Francia e di cui vi avevo già parlato in un precedente post (CLICCATE QUI). Andando sul sito ufficiale ho letto che, nei quattro giorni del suo debutto (al JAPAN EXPO di Parigi), era già andato esaurito. Infatti quella che ho ordinato io è la seconda ristampa (e sul sito c'era scritto che già ne rimanevano poche decine di copie).
Insomma penso si possa dire che si è trattato di un piccolo successo. Questa scoperta, però, mi ha fatto sorgere una domanda: perchè in Francia sì e in Italia no? Andiamo con ordine: il rapporto della Francia e dell'Italia con manga e animazione giapponese è iniziato praticamente in contemporanea, quando - alla fine degli anni '70 - in queste due nazioni venne trasmessa una serie destinata a diventare un piccolo fenomeno di costume su entrambi i versanti delle Alpi, ovvero Goldrake.
Nei decenni successivi, fra alti e bassi, la passione dei due paesi verso questo genere di prodotto si radicò sempre di più, e anche l'invasione dei manga a partire dagli anni '90 procedette su binari pressochè paralleli. Poi, alla fine degli anni '90 iniziò a diffondersi anche una certa passione per il genere BOYS LOVE (i manga a tema gay, realizzati da donne per donne), che portò entrambi i paesi ad avere una nicchia di mercato particolarmente affezionata e fedele, ma che spinse anche diverse ragazze (soprattutto in Italia) a misurarsi con questo genere narrativo, attraverso opere originali e parodie omoerotiche di personaggi di successo.
Addirittura in Italia si venne a creare l'Y.S.A.L., un'associazione per la promozione dei BOYS LOVE, sempre presente alle maggiori fiere di fumetto italiane e tutt'ora attiva su diversi fronti, non ultimo quello dell'importazione di manga BOYS LOVE originali. Ora che però i BARA MANGA (i manga gay per gay) stanno iniziando a farsi conoscere anche in occidente, in Francia iniziano a comparire fanzine di successo come DOKKUN, mentre in Italia la situazione è ancora immobile. La sensazione è che dalle nostre parti non ci siano estimatori del genere BARA o aspiranti disegnatori dello stesso. È davvero possibile che da noi il genere sia ancora così poco conosciuto e apprezzato o c'è dell'altro?
Devo essere sincero: pensandoci sopra sono portato a credere che il genere BARA inizi ad essere abbastanza conosciuto anche in Italia, ma che non riesca a sortire l'effetto che hanno avuto i BOYS LOVE per diversi motivi. Il primo è che i BOYS LOVE, per quanto imbarazzanti nei contenuti, non sono mai risultati particolarmente compromettenti per le loro estimatrici e per le loro autrici, in quanto parlavano di argomenti che - per forza di cose - non insinuavano particolari dubbi sulla loro eterosessualità (anche se, paradossalemente, i BOYS LOVE sono molto apprezzati da tantissime ragazze lesbiche e bisessuali). In parole povere un'autrice di BOYS LOVE gode di una sorta di "immunità diplomatica" che un autore gay di BARA MANGA non ha. Inoltre i BOYS LOVE offrono sempre un immagine abbastanza "delicata" dell'omosessualità, anche quando sono particolarmente spinti (per non parlare dei loro protagonisti che mantengono sempre una certa androginia di fondo, anche quando vogliono essere particolarmente "maschili"). In molti casi gli stessi rapporti sessuali sono solo suggeriti visivamente (spesso senza nemmeno mostrare i genitali) anzichè mostrati, al punto da essere "compresi pienamente" solo da chi ha una certa dimestichezza con i codici grafici dei BOYS LOVE. E così anche essere lettore di BOYS LOVE diventa meno compromettente che essere lettore di BARA MANGA, anche perchè i BARA MANGA sono tutt'altra cosa...
Qui i maschi sono effettivamente "maschi" e l'omosessualità viene rappresentata senza filtri e mediazioni, con tanto di muscoli, barbe e genitali ben in vista. Un ammiratore (maschio) di questo genere di fumetti che volesse "manifestarsi" e fare gruppo, magari a una grande fiera di fumetti strapiena di gente, dovrebbe avere come minimo un buon rapporto con la propria omosessualità, e soprattutto non dovrebbe sentirsi a disagio a viverla in pubblico (due cose che in Italia non sono proprio la norma, in verità). Il discorso, poi, diventa particolarmente evidente nel caso degli autori, per i quali la realizzazione di un BARA equivale più o meno a un coming out. Sinceramente mi sembra impossibile che in Italia non ci siano già degli aspiranti autori di fumetti in stile bara manga, ma non faccio fatica a credere che NON abbiano il coraggio di "manifestarsi"...
Anche perchè, diciamocelo, non è che il clima culturale del nostro paese si sia evoluto granchè negli ultimi anni... E se ai ragazzi di DOKKUN l'idea di riunirsi, ed esporsi, per dare senso alla loro passione per i BARA deve essere sembrata una cosa tuttosommato sensata, non oso pensare ai dubbi e alle incertezze che si possono manifestare nei loro eventuali corrispettivi italiani, visto che tutti i giorni devono confrontarsi con una società arretrata da una parte, e con una comunità gay ancor più arretrata dall'altra. Inoltre, piccolo dettaglio, in Francia il fumetto è considerato un mezzo di comunicazione di un certo valore e prestigio, che nobilita a prescindere dai suoi contenuti, e sicuramente questo offre uno stimolo in più per chi vuole cimentarsi con un bara manga in Francia piuttosto che in Italia...
Detto ciò è anche vero che, essendo le maggiori fiere del fumetto italiano dei mini gay pride (e chiunque le abbia frequentate se ne sarà reso conto), potrebbe essere solo una questione di tempo, o magari di qualcuno che abbia il coraggio di fare il primo passo. Cosa che sicuramente dalle nostre parti è più complicata rispetto ad una nazione che sta per festeggiare dodici anni di PACS, ma in fondo sperare non costa nulla.
Voi cosa ne pensate?

3 commenti:

loran ha detto...

Come al solito hai centrato il punto della situazione, anche considerando che noi italiani siamo poco intraprendenti ed avventurosi, il fatto di fare un lavoro che poi si è quasi certi che non troverà spazio sia nelle fiere che dagli editori italiani, non ne agevola certo lo sviluppo.

Anonimo ha detto...

Interessante stà cosa...Venderemo cara la pelle...SI PUO' FARE!!! Tu hai un asso nella manica...(me)..eheh

Da Mr P.

Anonimo ha detto...

Ho un dubbio grande come una casa.
La società italiana bene o male è una società occidentale a tutti gli effetti. Nonostante tutto gli italiani non si discostano molto dai loro corrispettivi francesi o spagnoli, anche riguardo all'omosessualità. Questo nonostante la forte presenza della chiesa ed una politica rimasta ferma, come concezione sociale, a quarant'anni fa.
Anche nei paesi con una legislazione più avanzata della nostra accadono episodi di omofobia come ad esempio in Spagna ma anche in Olanda, questa per lo meno è la mia percezione.
Secondo me quindi, non è tanto una questione di società, come continui a dire, ma piuttosto è un problema di chi ha incarichi decisionali all'interno della società stessa. Più di una volta ti sei scagliato contro gli editori dei fumetti nostrani, ma gli editori non sono la società, piuttosto agiscono credendo che la società sia fatta così e cosà e, un po' per tranquillo vivere, un po' per chiusura mentale, evitano di affrontare certe tematiche come l'omosessualità.
E' anche vero che i gay nostrani non sono emancipati come i "colleghi" europei, ti faccio un esempio che ho vissuto in prima persona. Quest'anno in ferie mi sono girato un po' la Francia alloggiando nei B&B che là si chiamano chambre d'hot, ce nè una quantità davvero impressionante e si può evitare di prenotare. Ebbene in uno di questi B&B la proprietaria ha chiesto a me ed al mio ragazzo se eravamo insieme. Dato che il mio lui è una persona piuttosto schiva si è imbarazzato non sapendo che dire mentre io ho risposto senza problemi che eravamo fidanzati, al che la signora di rimando ci ha detto che la prossima volta ci vuole vedere con l'anello al dito (vabbè!). Questo per evidenziare la differenza di atteggiamento fra me e lui e credo che molti italiani si sarebbero comportati come la mia amata metà.
Mi è capitato per altro di girare anche un po' l'Italia e mai ho avuto problemi, magari gli albergatori nostrani non sono così espliciti come la signora francese ma mai ho notato disapprovazione o discriminazioni di sorta.
E' quindi un problema di società o di chi compie scelte all'interno della società?