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lunedì 16 agosto 2010

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Come forse saprete, se leggete questo blog con assiduità, mi piace molto offrire degli spunti di riflessione un po' insoliti su quello che ruota attorno al mondo del fumetto (a tematica gay e non solo), dando prova di un leggero piacere masochista ogni volta che metto in piazza le carenze e le lacune della situazione italiana (che, spesso e volentieri, riflette delle problematiche di ben più ampia portata). Oggi è uno di quei giorni che si presta a una di queste riflessioni, dopo che mi sono ricapitate sott'occhio alcune copertine estive di Topolino del 1993...
Guardandole meglio noterete anche voi che spiccano dei dati di stampa decisamente notevoli, visto che - all'epoca - ne veniva distribuito più di un milione di copie alla settimana, e veniva venduto quasi tutto. Narra la leggenda che, al massimo, l'invenduto raggiungesse il 10% e che - in quei rari casi - nella redazione fosse una specie di tragedia... Oggi Topolino vende anche dieci volte di meno, ed è la norma. Perchè? Qualcuno potrebbe pensare che dagli anni '90 a oggi i passatempi di giovani e meno giovani sono cambiati, fra cellulari, internet, videogiochi e quant'altro... E in parte è sicuramente vero, ma gli addetti del settore danno una spiegazione diversa: il progressivo abbassamento della qualità dei fumetti. Se, fino agli anni '90, le storie di Topolino risultavano ben congeniate e adatte ad un pubblico assolutamente trasversale (tant'è che il settimanale aveva lettori di tutte le età), col tempo hanno ridotto il loro spessore, diventando sempre più banali, infantili e prive di mordente. Gli sceneggiatori storici della rivista hanno sempre attribuito le ragioni di questa situazione ai direttori che si sono succeduti proprio a partire dal 1994... Paolo Cavaglione, ad esempio, fu direttore dal 1994 al 1999 pur venendo da esperienze nelle direzione di riviste di tutt'altro genere come AMICA, e scelse di attirare pubblico puntando su storie scritte da personaggi famosi che nulla avevano a che fare col fumetto ( Enzo Biagi, Renzo Arbore, Luciano Benetton, Susanna Tamaro, Mario Monicelli, Lello Arena, solo per citarne alcuni). Di buono c'è che, andando per tentativi, ebbe la geniale intuizione di rilanciare il personaggio di Paperinik, anche se di fatto lo trasformò in un personaggio che di disneyano non aveva più nulla... E probabilmente fu proprio per questo che funzionò, attirando un pubblico completamente diverso da quello di Topolino (che intanto continuava a perdere lettori)...
Poi, per un paio d'anni, alla direzione di Topolino arrivò l'esperto di fumetti Gianni Bono, ma evidentemente qualcosa non funzionò visto che, dal 2000 al 2007, gli subentrò Claretta Muci, che diventò un vero e proprio spauracchio per gli sceneggiatori della testata. Provenendo anch'essa dal mondo delle riviste di moda, aveva deciso di applicare il suo metodo di lavoro anche alle testate della Disney e per questo creò addirittura un gruppo di sette redattori ed esperti di marketing, incaricati di valutare le sceneggiature e correggerle dove lo ritenevano opportuno prima di passarle ai disegnatori... Pur non avendo esperienza diretta nella sceneggiatura di fumetti, e menchemeno di fumetti disneyani. Questo provocò un fuggi fuggi generale di sceneggiatori amareggiati, visto che - negli anni d'oro - erano stati abituati ad essere pagati per le loro storie addirittura PRIMA che le scrivessero, visto che comunque il loro nome era garanzia di qualità. Siccome l'allontanamento dei lettori stava diventando preoccupante, dal 2007 la dirigenza della Disney Italia nominò direttrice la simpatica Valentina De Poli, che è tutt'ora in carica...
Il motivo di questa scelta era abbastanza comprensibile: dal 2001 al 2007 Valentina De Poli era stata la direttrice del mensile Disney delle W.I.T.C.H., che si è trasformato in uno dei più grandi successi del recente fumetto italiano (e non solo)... I problemi, però, non si sono certo risolti: infatti W.I.T.C.H., pur essendo un fumetto pubblicato e prodotto dalla Disney, NON è un fumetto disneyano. Questo vuol dire che chi è stato bravissimo a dirigere quella testata non necessariamente è in grado di risollevare le sorti di un settimanale come Topolino, che peraltro NON ha (o perlomeno NON DOVREBBE AVERE) un target di pubblico definito come W.I.T.C.H. (e i suoi numerosi cloni).
Morale della favola: Topolino vende sempre meno (anche se ancora tantissimo rispetto alla media degli altri fumetti italiani), ma è lontano anni luce dai suoi anni migliori, che sembrano sempre più lontani... Assieme ai lettori, grandi e piccoli, che nelle sue storie, non trovano più gli stimoli di una volta. A questo punto voi vi starete chiedendo cosa c'entra tutto questo bel discorso con un blog che si occupa prettamente di fumetti a tematica gay. In realtà tutto nasce dal fatto che, mentre osservavo le suddette copertine di Topolino ho saputo che un certo fenomeno editoriale americano ha appena avuto un'edizione italiana grazie alla Rizzoli... Mi riferisco ai volumi della serie di Scott Pilgrim...
Questo personaggio, che ha all'attivo sei volumetti (di cui tre tradotti in italiano) pubblicati a partire dal 2004, si è rivelato una vera e propria sorpresa nel panorama del fumetto indipendente (nel senso di "indipendente dai grandi editori") americano, arrivando a vendere centinaia e centinaia di migliaia di copie per ogni volume, e finendo per essere trasposto in un imminente film dal vivo a soli sei anni di distanza dalla sua prima uscita...
Cosa ha di tanto straordinario questo fumetto realizzatto interamente da Bryan Lee O'Malley? Di certo non i disegni, che oltre ad essere in bianco e nero sono estremamente semplici e - nella migliore tradizione underground - sembrerebbero uscire direttamente dal diario di qualche liceale annoiato. Il punto di forza si questi fumetti è proprio la sceneggiatura e l'insieme delle scelte stilistiche che lo contraddistinguono (e che rendono lo stile di disegno perfettamente funzionale alla trama).
Nonostante l'ambientazione strizzi l'occhio al mondo dei giovani canadesi di oggi (il fumetto è ambientato a Toronto, dove vive anche l'autore) questo fumetto ha tanti e tali livelli di lettura da essere fruibile da un target di pubblico sovranazionale di tutte le età. Un pubblico che, comunque, non viene trattato come una manica di sprovveduti e dal quale si pretende un minimo di intelligenza e di "compentenza" per poterlo apprezzare. Nel senso che è un fumetto ricco di citazioni pop, di riferimenti musicali, cinematografici e fumettistici, di ammiccamenti all'immaginario contemporaneo e al linguaggio multimediale globale che si è diffuso negli ultimi anni, a partire dall'estetica manga...
Tuttavia la cosa straordinaria di un fumetto come questo è che, se pure viene letto da qualcuno che certe competenze non le ha, gli fa venire la curiosità di approfondire l'argomento, di informarsi, di ampliare i propri orizzonti... Più o meno quello che succedeva con le storie pubblicate da Topolino fino a qualche decennio fa... Ma i fumetti di Scott Pilgrim vanno anche oltre, visto che - essendo calati in un contesto metropolitano contemporaneo e verosimile - si permettono di stimolare il confronto e la curiosità anche nei confronti delle persone omosessuali... Visto che il protagonista condivide il suo appartamento con un ragazzo gay di nome Wallace Wells (che vedete qui sotto)...Fra i due c'è un rapporto molto aperto (che talvolta lascia immaginare qualche sottointeso non propriamente amichevole), che comunque viene presentato come la cosa più normale del mondo. E questa è solo la punta dell'iceberg di un fumetto che, partendo da qualcosa di banale come un ragazzo disposto a tutto pur di conquistare la ragazza che gli piace (e sottrarla alle attenzioni dei suoi ex), si trasforma in un simpatico delirio di eventi e personaggi in grado di trasformare la vita di tutti i giorni in qualcosa di surreale e imprevedibile, arrivando a un livello decisamente insolito di complicità col lettore. Il tutto grazie ad un unico autore (che vedete nella foto sotto), che opera senza vincoli, senza la supervisione di direttori editoriali, esperti marketing o altro...
Ora: so che è improponibile fare dei paragoni, visto che negli USA, come ho già detto, i fumetti indipendenti hanno a disposizione lo stesso circuito distributivo (e quindi lo stesso pubblico potenziale) dei fumetti più conosciuti e delle grandi case editrici, mentre in Italia il grosso del pubblico dei fumetti è quello delle edicole, che sono totalmente inaccessibili per i fumetti nuovi e indipendenti (o quasi). Tuttavia mi sembra evidente che perdere pubblico mentre non si osa fare nulla di concreto per riavvicinarlo, magari per paura di stimolarlo troppo o temendo di essere poco in linea con il livello (mediamente assai basso) dei media italiani, è qualcosa di quantomeno curioso. Soprattutto se si guarda alla scena fumettistica internazionale, dove i fumetti che hanno più successo e che attirano nuovo pubblico sono proprio quelli che stanno al passo coi tempi e osano di più (e che magari considerano normale anche inserire con disinvoltura personaggi e/o tematiche omosessuali)... Cosa che i fumetti italiani non fanno e, ovviamente, non mi riferisco solo a Topolino... D'altra parte se, negli ultimi anni, hanno dovuto chiudere anche diverse testate (anche molto importanti) dell'editore Bonelli a causa delle vendite insoddisfacenti un motivo deve pur esserci... Voi che ne pensate?

3 commenti:

Phayart ha detto...

Da vecchio (e tuttora) lettore di Topolino avevo notato questo strano trend, soprattutto negli ultimi tempi in cui si è verificata una vera e propria inflazione di storie sul calcio o con calciatori come coprotagonisti... una vera pena a mio dire come storie.
sembra quasi che non si abbia più il coraggio di raccontare belle storie adatte a tutti, sempre alla rincorsa della moda del momento spesso con risultati dubbi nella narrazione che si vede proprio forzata nel trattare l'argomento, ci sono ovviamente belle eccezioni come la recente parodia di Twilight (difficile parodiare una saga già farsesca di suo), sembra quasi che quando hanno una buona storia facciano di tutto per demolirla, basti vedere il secondo corso di PK e W.I.T.C.H. dalla sesta saga in poi, non si sa se per stanchezza, mancanza di idee o semplicemente imposizioni dall'alto.

P.S. Wallace West?
Come il terzo Flash? :D
Citazione voluta? :D

Luca ha detto...

Bell'articolo Wally, soprattutto nella prima parte fai degli approfondimenti e delle osservazioni a mio parere molto calzanti :)

Anonimo ha detto...

Me li ricordo quei numeri lì di topolino... ma c'era il trucco! Per via del topowalkie moltissima gente (io compreso ^^') comprava due topolini anzichè uno in modo da avere i pezzi per montare due walkie-talkie XD

La prima serie di PK ha alti e bassi... ma gli alti sono veramente altissimi u.u
Wally non esiste che non li hai mai letti! Te li presterò.

Mic