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mercoledì 11 agosto 2010

ITALIA NOSTRA...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Prima di tutto, visto il tenore di alcuni recenti commenti, ci tenevo a ribadire che questo blog non nasce solo per promuovere il mio lavoro, ma per approfondire e segnalare tutto quanto gira attorno al mondo dei fumetti a tematica gay (e, più in generale, intorno a un certo immaginario pop). Per questo non vuole e non deve essere tassativamente ottimista, soprattutto quando fa dei paragoni fra la situazione italiana e quella di altri paesi nei quali, obbiettivamente, le cose vanno meglio. Dico questo perchè sarebbe molto più facile fare finta di niente ed essere ipocriti, piuttosto che andare a scavare a fondo e argomentare dettagliatamente delle opinioni poco lusinghiere, magari indisponendo tante persone che preferiscono vivere con i proverbiali (e tranquillizzanti) prosciutti sugli occhi. Sarebbe più facile, ma meno utile, e forse anche controproducente. Dopotutto, se siamo nella situazione in cui siamo, è anche perchè per tantissimo tempo si sono evitati i confronti scomodi e si è preferito trattare il pubblico gay italiano come una massa di persone prive di coscienza, spirito critico e interessi che andassero al di là dei soliti luoghi comuni. E questo, in parte, spiega perchè i fumetti in Italia non sono considerati una cosa "da gay" e con un pubblico gay, con tutte le conseguenze del caso. Vi faccio un esempio banale: nella serie di X-FACTOR non solo i supereroi mutanti Rictor e Shatterstar hanno appena iniziato una relazione gay alla luce del sole, ma hanno anche affrontato il discorso della "coppia aperta"...
Alla fine si è risolto tutto in una dichiarazione di monogamia con tanto di bacio, ma penso sia evidente che dalle nostre parti mostrare in un fumetto "per tutti" una coppia di giovani gay rappresentati in maniera positiva (e tuttosommato serena) alle prese con simili questioni sia praticamente impossibile... Lo è ancor di più se si considera che, come ho sottolineato in altre occasioni, il trend più popolare degli ultimi tempi del nostro fumetto popolare sembra che siano le ristampe a getto continuo di materiale che risale anche a trenta o quaranta anni fa... Dal 13 agosto, ad esempio, il settimanale Panorama proporrà l'ennesima riedizione delle storie migliori di Diabolik...
Mentre si vocifera che la ristampa a colori di TEX allegata al quotidiano LA REPUBBLICA (che ha battuto tutti i record di durata per una serie di allegati a fumetti), dopo essere stata prolungata fino al numero 200 (praticamente oltre un terzo di tutta la serie), potrebbe addirittura proseguire a oltranza, per arrivare a congiungersi idealmente con la serie regolare in occasione del fatidico numero 600!
Non ho niente contro Diabolik, TEX e il loro numeroso pubblico (che evidentemente ha delle case molto spaziose)... Tuttavia penso che tutto ciò sia la prova di quanto il fumetto italiano e il suo pubblico giacciano ripiegati su sè stessi. Non sono uno psicologo e non son un sociologo, ma la mia sensazione è che tutta questa voglia di rimanere ancorati ad un immaginario e ad una struttura narrativa che risalgono agli anni '50 e '60 sia un segnale abbastanza inquietante sotto diversi punti di vista, soprattutto di questi tempi e soprattutto se si considera l'evoluzione del fumetto popolare e delle sue tematiche nel resto del mondo. Mi viene da pensare, ad esempio, a Ralf Konig... Che lo scorso 8 agosto ha compiuto cinquant'anni (portati benissimo!)
In Italia viene pubblicato (ancora troppo poco, secondo me) perchè comunque ha già un certo nome ed è, forse, l'autore di fumetti tedesco più conosciuto al mondo... Ma poniamo caso che fosse nato e cresciuto nell'Italia di oggi, o peggio ancora in quella di venti anni fa (quando lui debuttò in Spagna e Germania): dove avrebbe potuto trovare posto? Oltretutto - in un'intervista rilasciata proprio in occasione del suo compleanno - ha detto che, al di là della comunità gay, ultimamente si sente particolarmente in dovere di trattare (e smontare) i fondamentalismi religiosi... Come l'Islam nei volumi attualmente in pubblicazione da Kappa Edizioni e la Bibbia con i bellissimi "PROTOTIPO" (2007) e "ARCHETIPO" (2009), le sue due ultime fatiche già comparse a puntate sul mensile LINUS (che rimane praticamente l'unico spazio per il fumetto satirico in Italia).
Un fumetto del genere potrebbe essere realizzato in prima battuta in Italia? Potrebbe raggiungere un pubblico vasto e non "di nicchia" come quello gay o quello di LINUS? La mia sensazione è che la stampa italiana, pur intuendo (finalmente) il grande potenziale del linguaggio del fumetto, badi bene a selezionare e promuovere del materiale che sia il più innoquo possibile (o meglio ancora "finto trasgressivo" come Diabolik) per le ristampe a grande tiratura e gli allegati ai quotidiani... E questo potrebbe spiegare l'accanimento verso fumetti che, per quanto pregevoli, sono nati in anni relativamente innocenti rispetto a quelli attuali (e che di quegli anni hanno sempre conservato lo spirito). E non è da escludere che uno dei motivi sia proprio quella morale religiosa molto retrò che da noi, nonostante tutto, influisce ancora pesantemente sui media, sulla nostra cultura pop e sui loro esponenti... In questi giorni riflettevo sul caso di Anne Rice, la conosciutissima scrittrice americana che, con la sua serie di romanzi, ha svecchiato il mito del vampiro innescando un processo che negli ultimi anni ha raggiunto livelli persino eccessivi...
La signora Rice, proprio in questi giorni, se n'è uscita con questa dichiarazione sulla religione cattolica:

«È semplicemente impossibile per me di "appartenere" a questo rissoso, ostile, polemico, e meritatamente famigerato gruppo. Per dieci anni ho provato. Ho fallito. Sono un’esterna. La mia coscienza non mi consentiva nient'altro. (…) Sono fuori. Nel nome di Cristo, mi rifiuto di essere anti-gay. Mi rifiuto di essere anti-femminista. Mi rifiuto di essere contro il controllo delle nascite. Mi rifiuto di essere anti-democratica. Mi rifiuto di essere contro l’umanesimo laico. Mi rifiuto di essere contro la scienza. Mi rifiuto di essere contro la vita. (...) La mia conversione da atea pessimista, persa in un mondo che non capivo, a ottimista credente in un universo creato e sostenuto da un Dio amorevole è fondamentale per me. Ma seguire Cristo non significa seguire i suoi seguaci. Cristo è infinitamente più importante della cristianità e lo sarà sempre, non importa ciò che il cristianesimo è, è stato, o può diventare.»

Probabilmente una decisione maturata anche a seguito dell'omosesessualità dichiarata del figlio Christopher, a sua volta scrittore di successo...
In Italia quanti scrittori (e in particolari scrittrici) sulla cresta dell'onda oserebbero tanto? Non mi risulta che dalle nostre parti nessuno scrittore di romanzi pop abbia mai assunto una posizione così radicale, e forse non è un caso. Sarebbe bello se le cose cambiassero da sole e senza che fossero necessari imbarazzanti confronti di questo tipo, ma forse tanti problemi e tanti ritardi trovano le loro radici proprio nel fatto che si è sempre preferito evitare certi confronti, anche solo per una questione di quieto vivere... E così mi ritrovo ad annunciare che l'evento pop più gay friendly di questo mese sarà la ripartenza del cartone di Sailor Moon, a partire dal 23 del mese su Italia Uno (e a seguire arriverà anche la ristampa riveduta e corretta del manga)...
Guardacaso, anche stavolta, sarà la replica di un prodotto che ormai ha diciotto anni (e, nonostante tutto, sono pronto a scommettere che le polemiche ripartiranno puntuali come accadde quando la serie debuttò sui nostri schermi)... Se non altro i giapponesi, questa volta, hanno deciso di affidare la presentazione internazionale della serie ai disegni di Marco Albiero... Ve lo avrei segnalato anteprima, ma quest'estate, in discoteca, il caro Marco non ha voluto confermarmi nulla per scaramanzia fino all'ultimo momento (>__<)... Comunque tanti complimenti a Marco, che è riuscito a coronare uno dei suoi sogni (anche se mi ha confessato che i giapponesi e l'autrice del manga sono molto esigenti e non gli danno tregua)... Resta il fatto che il suo caso potrebbe essere emblematico di quella generazione di autori che ha iniziato a guardare oltre agli angusti confini dell'Italia e dei suoi vincoli, confrontandosi con una realtà più vasta... E il fatto che abbia raggiunto una meta così significativa nonostante tutto potrebbe rappresentare un segnale positivo. Voi cosa ne pensate?

3 commenti:

Phayart ha detto...

Mi fa piacere che abbiano scelto un italiano che per stile personale (almeno quando non imita nessuno, il che per Albiero è abbastanza raro) è abbastanza vicino a quello del manga originale, anche se per esperienza diretta il dubbio che abbia avuto l'incarico anche grazie ad amicizie e conoscenze incrociate sorge.

Gaihardo ha detto...

Finalmente uno che dice le cose come stanno!!!
Non me ne intendo di fumetti... ho letto solo per un anno Diabolik (edizione speciale 2000)... e non mi ha fato impazzire!
Aspetto con ansia l'uscita di Black Wade! (anzi aspetto prima una tua recensione va... magari lo compro e fa cagare!)
Io sono uno psicologo ed ho dato anche alcuni esami di sociaologia. Penso che le tue deduzioni possano essere ingenue, non comprovate scientificamente, ma scienza o non scienza concordo pienamente!
In merito alle dichiarazione della Rice credo che qui in Italia avrebbe significato SCANDALO e di conseguenza un calo di popolarità!!! Compreresti a tuo figlio un libro della figlia dell'anticristo?
Va beh... Siamo in una fase lenta di sdoganamento... continuo a pazientare e a divulgare il pensiero gaio!!!
Un bacio!

Anonimo ha detto...

Quite right! So.