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mercoledì 21 marzo 2018

PROPOSTE

Ciao a tutti, come va?
Anche se non intervenite spesso per commentare i miei post devo dire che, quando lo fate, offrite sempre degli spunti di discussione molto interessanti, che spesso mi portano a scrivere dei post tipo questo. Quindi continuate così, perchè delle osservazioni stimolanti fanno sempre piacere...

Un anonimo lettore, ad esempio, è intervenuto a proposito di uno dei miei ultimi report su quello che succede in Francia (CLICCATE QUI) e ha scritto:

"Nulla da dire riguardo al tuo post, molto interessanti come al solito le news dalla Francia, e del tutto condivisibile il rammarico per la situazione italiana. Se non che... chi è che dovrebbe mobilitarsi per realizzare un incontro sui fumetti gay come quello che porti ad esempio?
Risposta 1: un editore di fumetti gay, per esempio la Renbooks. Peccato che la casa editrice non sembri in grado nemmeno di tenere aggiornata la pagina Facebook, ferma a novembre (per non dire del sito che al momento sembra del tutto sparito). E se uno non riesce a gestire neppure la bottega...
Risposta 2: un gruppo di studenti o un'associazione dedicata. Il che a parole è molto bello, ma per come la vedo io completamente irrealistico. Lavoro a contatto con le associazioni e in questi ultimi anni c'è una costante e generale emorragia di associati. E sto parlando di organizzazioni importanti che aiutano persone con problemi molto pratici e quotidiani (anche se non gravi come tumori ecc). Che in questo clima di disinteresse per il lavoro dal basso a qualcuno possa venire il ghiribizzo di far nascere un gruppo per promuovere un evento fumettistico gay la vedo come fantascienza.
Risposta 3: qualcuno che parla costantemente di fumetti gay (tu) o frequenta spazi in cui si parla costantemente di fumetti gay (i lettori di questo blog). Mi pare che un discorso di questo tipo lo si sia fatto anche in occasione di Lucca. Che valutazione dobbiamo dare a questa risposta? Una fantasia come le prime due? "


Caro anonimo, ridendo e scherzando mi sono accorto che sto portando avanti questo BLOG da più di dieci anni, e in effetti penso di potermi agganciare alle tue osservazioni per fare un po' il punto della situazione, anche alla luce della mia personale esperienza. Sperando di riuscire a sintetizzare al meglio dei concetti che richiederebbero molto più spazio.

Prima di chiedermi chi dovrebbe portare avanti certe iniziative in Italia, comunque, io mi porrei un'altra domanda: perchè in Italia dovrebbero essere portate avanti? Nel senso che, se finora le cose sono andate come sono andate, si potrebbe anche pensare che in Italia l'esigenza di cambiarle è sentita da un numero troppo limitato di persone, o comunque non è sentita in maniera abbastanza forte... Nonostante la questione LGBT in Italia, anche a livello di immaginario pop, sia sempre più visibile e i cortei del Gay Pride siano sempre più partecipati in tutta la penisola...

O forse il "problema" nasce proprio dal fatto che - dopo decenni di repressione e invisibilità - l'improvviso cambiamento di prospettiva di questi ultimi anni ha finito per innescare delle dinamiche che in Italia non hanno favorito determinate situazioni. E qui è necessaria una piccola premessa. Anche se il fenomeno non è stato ancora indagato a sufficienza, e c'è una certa tendenza a minimizzarlo, è innegabile che il senso di appartenenza alla comunità LGBT, nel nostro paese, è arrivato con la rivoluzione digitale dello scorso decennio. Prima c'erano "comunità" più o meno numerose nelle aree metropolitane più importanti, punti di aggregazione, circoli politici e un "movimento" dai contorni molto sfumati e che a livello nazionale passava spesso inosservato. C'era poi tutto un universo legato alle attività sessuali più o meno clandestine e, mancando internet (ma anche la free press nei locali), le informazioni "di settore" che non arrivavano col passaparola si potevano reperire giusto su qualche spazio radiofonico alternativo e su uno sparuto numero di pubblicazioni distribuite in edicola (e che spesso servivano anche per pubblicare annunci di incontri, quando siti e app non esistevano) o su abbonamento. Persino la pornografia gay era un lusso, spesso molto costoso e di non facile reperibilità. E d'altra parte è bene precisare che, per tanti motivi (gli edicolanti omofobi, i lettori che non volevano esporsi, il fatto che fosse sempre messa fra i porno, ecc), anche nei suoi momenti di massima popolarità, la storica rivista di informazione Babilonia si manteneva sui 10.000 lettori al mese... Giusto per darvi un'idea.

Rispetto all'Italia del 2018 - ovviamente - si trattava di un altro universo, e sicuramente questo ha inciso sui lettori omosessuali di fumetti del nostro paese, perlomeno fino a qualche anno fa. D'altra parte è anche vero che mancando una solida rete di base questi lettori hanno continuato a percepirsi come unità singole e non come parte di un gruppo di persone con interessi in comune. Anche perchè, ed è bene precisarlo, il fumetto italiano - quello più venduto e popolare - ha sempre avuto un taglio che NON attirava il pubblico LGBT, o comunque non ne favoriva l'aggregazione. Un po' perchè era tendenzialmente omofobo, o perlomeno eterosessista, e un po' perchè - a differenza di quello statunitense - non aveva nemmeno degli ammiccamenti estetici o qualche sottotesto interessante per il pubblico gay (per quello lesbico le cose andavano leggermente meglio, anche se quando i nodi venivano al pettine diventava evidente che la linea editoriale non era gay friendly)... E questo spiega perchè negli USA tanti supereroi sono diventati icone gay, che magari hanno alimentato negli anni un certo sottobosco gay fra il pubblico, mentre in Italia non ci sono stati personaggi a fumetti che nel lungo periodo hanno potuto consolidare un certo tipo di appeal.

I fumetti di supereroi avrebbero potuto stimolare l'emersione di un certo tipo di pubblico anche in Italia? C'è da dire che le associazioni USA dedicate agli appassionati LGBT di fumetti e immaginario pop sono nate dopo la rivoluzione digitale, in un periodo in cui i fumetti di supereroi - in Italia - iniziavano già a perdere lettori e a diventare sempre più di nicchia, e oltretutto nel nostro paese non c'è mai stata una storia di associazioni LGBT "di categoria" come negli USA... Di quelle che tutelano e valorizzano una determinata categoria di persone LGBT, piuttosto che i temi LGBT in generale... Senza contare che, altro piccolo dettaglio, la pubblicazione dei suddetti fumetti in Italia è sempre stata monca e confusa, e suddivisa in un una molteplice varietà di soluzioni editoriali, e anche questo non ha aiutato a raggiungere la massa critica necessaria. Nemmeno quando i supereroi sono tornati di moda con i film e i serial TV. Tra l'altro l'età media di chi leggeva fumetti di supereroi dal 2000 in poi iniziava ad essere sempre più alta, anche perchè molti li avevano conosciuti negli anni Settanta e Ottanta, e anche questo non ha aiutato. Le cose, invece, sono andate un po' meglio nell'ambito dei manga, visto che potevano contare su un pubblico mediamente più giovane e ed emancipato, anche perchè si trattava di fumetti con contenuti LGBT mediamente più espliciti, che effettivamente hanno rappresentato da sempre una fucina di icone per il pubblico gay... Peraltro al centro di tutte le crociate bigotte del caso.

Quindi diciamo che un appassionato LGBT di manga, o anime, è tradizionalmente più abituato a critiche di un certo tipo, e quindi si fa anche meno problemi ad esporsi in prima persona... Anche perchè sa di muoversi in un contesto che tendenzialmente potrebbe essere più gay friendly rispetto ad altri. Anche se è bene distinguere fra il contesto degli appassionati di manga e anime che hanno un minimo di formazione e quelli che hanno subito passivamente l'invasione degli anime di qualche decennio fa, e che spesso hanno interpretato certi contenuti in maniera più superficiale. E di questo, forse, parlerò un'altra volta. Ad ogni modo, se tanto mi da tanto, logica vorrebbe che in Italia almeno gli appassionati LGBT di manga e anime avrebbero già dovuto avere tempo e modo di organizzarsi con qualche iniziativa un po' più specifica. Cosa che però non è avvenuta. Forse, in parte, questo è dovuto al fatto che - all'inizio della rivoluzione digitale - i temi gay sono stati rivendicati dalle appassionate di manga BOYS LOVE e YAOI, innescando un meccanismo che ha smorzato - almeno in parte - lo spirito di iniziativa degli appassionati propriamente LGBT, ma sicuramente c'è dell'altro...

Anche perchè quando il fenomeno BOYS LOVE/YAOI è in parte rientrato (e NON si è evoluto come invece sta accadendo in Francia o negli USA) non c'è stata una rimonta dei lettori LGBT o di qualche associazione dedicata, ma in compenso il compito di difendere i loro interessi è stato delegato (non si sa bene da chi) a degli editori più o meno gay friendly (Kappa Edizioni, Ren Books, ecc), che però nel lungo periodo non si sono dimostrati costanti e sicuramente non sono stati in grado di fare le veci di un'associazione vera e propria... E d'altra parte non era quello il loro scopo. Anche perchè un'associazione LGBT e una casa editrice LGBT non sono la stessa cosa. Sono strutturate in maniera diversa e si pongono in maniera diversa, a partire dalle bandiere che - per principio - un'associazione LGBT espone alle manifestazioni fumettistiche a cui partecipa in maniera più o meno importante. Qui sotto vedete qualche esempio.



Per inciso: le bandiere rainbow, nelle manifestazioni fumettistiche italiane, ancora non le ho viste, e non penso che si tratti di un problema di reperibilità. O meglio: le ho viste giusto l'anno scorso presso lo stand di Lucca Comics in cui La Gilda (il gruppo di gioco LGBT di Bologna, che si ritrova presso il Cassero) promuoveva il suo videogame indipendente sul Gay Pride... Però, appunto, NON parliamo di una casa editrice, ma di una realtà più vicina all'associazionismo (anche se associazione ancora non è), tant'è che si è ritagliata uno spazio nel Gay Pride della sua città... E penso che questo sia abbastanza indicativo.


Comunque, rispondendo alla domanda iniziale, potrei azzardare l'ipotesi che se finora in Italia non si sono costituiti nuclei di persone intenzionate a promuovere e valorizzare il rapporto fra le tematiche LGBT e l'immaginario pop è perchè prima della rivoluzione digitale questo discorso non era nemmeno concepibile, mentre dopo abbiamo continuato a risentire degli strascichi della situazione precedente. E il fatto che ci siano state varie case editrici che nel corso degli anni, anche in buona fede, si sono poste come portavoci della comunità LGBT (cosa che in effetti all'estero non è mai avvenuta, anche quando c'erano di mezzo le case editrici più schierate) probabilmente non ha aiutato il pubblico LGBT a raggiungere la massa critica per organizzarsi in prima persona. Inoltre mi verrebbe da pensare che, anche per una questione culturale, in Italia sia diffusa una certa "dissonanza cognitiva" anche fra gli appassionati che frequentano l'ambiente del fumetto (e non solo fra i lettori, ma anche fra gli editori, gli autori, i responsabili delle manifestazioni, ecc). Per sapere cos'è la dissonanza cognitiva potete CLICCARE QUI.

Per farla molto semplice il meccanismo psicologico che si crea, in questo caso, è il seguente:

1) Io sono un omosessuale italiano appassionato di fumetti e/o immaginario pop.
2) Il fatto di essere rappresentato male in certi contesti o di essere invisibile/escluso/sottostimato mi crea un disagio. E il disagio è anche maggiore se sono un operatore del settore che ha paura di esporsi per una questione di opportunità.
3) Per limitare il senso di disagio mi autoconvinco che il problema non sussiste, o che comunque non è poi così grave. Al limite mi faccio bastare le iniziative di qualche editore gay friendly, quando ci sono.
4) Ovviamente dopo essermi convinto/a che non si tratta di un problema, non cerco un modo per risolverlo e lascio che le cose continuino ad andare come sono sempre andate.

Intanto gli anni passano e io limito il carico di stress... E viviamo tutti più felici e contenti... E anche se le cose non stanno così preferisco crederlo per evitare di confrontarmi con la realtà, perchè ho troppa paura dei contraccolpi... E poi, santo cielo, siamo nel 2018: se voglio conoscere qualcuno vado su qualche app, se voglio esprimere il mio dissenso ci sono i social, se voglio informarmi ci sono i siti specializzati e tecnicamente non sono nemmeno più obbligato ad andare alle manifestazioni per fare acquisti, visto che fra Amazon, Ebay e tutto il resto ho a disposizione l'infinito e oltre...

A questo punto i casi sono due: o mi faccio bastare la situazione per quello che è, oppure inizio a pormi una serie di inquietanti interrogativi.

Ad esempio: perchè ogni volta ci ricasco e finisco per andare a Lucca Comics, al Cartoomics, a Napoli Comicon, a Etna Comics e tutto il resto? E perchè di anno in anno il fatto che le tematiche LGBT sono assenti dai programmi ufficiali mi urta sempre di più? E perchè ogni volta che leggo i post sul blog di Wally Rainbow mi sale la mosca al naso e mi sembra di vivere in una nazione ferma al medioevo? Perchè non mi va giù il fatto che siamo ancora al punto in cui, al massimo, si organizza qualche presentazione di fumetti a tema LGBT in libreria o in qualche festival? Perchè mi sembra che in tutto questo ci sia qualcosa che non torna?

E qui casca l'asino. Nel senso che, dissonanza cognitiva o meno, se vi identificate in questa descrizione forse vuol dire che sentite l'esigenza di una rappresentanza in più. Forse per una questione di consapevolezza, o forse - più semplicemente - per il bisogno di non sentirvi soli e isolati in un mare di folla.  Anche perchè è sempre più evidente che esiste un'altra realtà possibile.

A questo punto la domanda è: chi dovrebbe farsi carico di riunire e coordinare le persone che eventualmente vogliono darsi da fare per cambiare le cose? Il nostro anonimo suggerisce tre ipotesi. Ovviamente io non ho la verità in mano, ma visto che mi chiede un'opinione provo a dire quello che penso al riguardo.

1) Una o più case editrici.
Il problema delle case editrici gay friendly, e si è visto anche negli ultimi vent'anni, è che da una parte sono - giustamente - molto vincolate ai propri prodotti (e difficilmente si organizzerebbero in maniera costante per valorizzare la concorrenza a tema LGBT, soprattutto se ci sono di mezzo simpatie/antipatie personali), e dall'altra sono influenzate da vari fattori esterni (come la loro situazione economica, il ricambio dei loro collaboratori, la loro disponibilità di tempo da investire in iniziative a fondo perduto e via dicendo). Probabilmente potrebbero collaborare volentieri ad iniziative di un certo tipo, anche se non sono case editrici prettamente LGBT, ma pensare che possano essere loro a progettare incontri, iniziative o altro mi sembra un po' improbabile.

2) Associazione studentesca o di altro tipo.
Le associazioni studentesche LGBT, in Italia, tendono a muoversi nel loro ambiente scolastico e generalmente sono molto autoreferenziali. E oltretutto non hanno un andamento stabile, dovendo seguire i ritmi scolastici (d'estate chiudono, sotto esami sospendono le attività, ecc) e il flusso degli studenti interessati. Quindi le escluderei. Siti e attività imprenditoriali LGBT li escluderei a priori, perchè se non intravedono profitti garantiti non si muovono. In Italia le associazioni LGBT generaliste non hanno le competenze per portare avanti in maniera costante iniziative legate all'immaginario pop, anche perchè è un ambito per cui - storicamente - non hanno mai provato interesse. Forse nelle città più grosse possono mettere a disposizione i loro spazi (come avviene a Bologna) e collaborare in qualche modo, ma se non c'è un gruppo di appassionati che fa da motore non sono loro a farsi avanti. Creare un'associazione apposita, o un gruppo di lavoro per seguire progetti specifici? In realtà qualche anno fa ci avevo provato, iniziando a coinvolgere alcune persone dell'ambiente del fumetto, ma il tasso di dispersione è stato inquietante. Presumo che quando si parla di volontariato vale sempre la regola per cui fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e che non è affatto detto che solo perchè una persona lavora nel campo dei fumetti e appoggia la causa LGBT, anche perchè appartiene alla categoria, abbia il tempo di portare avanti un progetto associativo. Soprattutto se non ci sono prospettive di rientro economico. Errore mio. Riprovare a mettere insieme un'associazione di questo tipo avrebbe senso? Magari puntando su delle persone appassionate, ma non necessariamente su dei professionisti del settore?

In effetti - facendo volontariato da più di dieci anni - ho imparato che un conto sono le persone che hanno un certo tipo di esigenza, e un altro sono le persone che vogliono impegnarsi per cercare di venire incontro a quell'esigenza, investendo tempo, energia e pazienza. In base alle proprie possibilità, ovviamente. E non saprei proprio dire quante siano le persone del secondo tipo che riuscirei a coinvolgere. D'altra parte un'associazione non si crea dall'oggi al domani, e sicuramente prima bisognerebbe riuscire a mettere insieme un po' di persone, verificando se riescono a interagire in maniera produttiva, se sono costanti, se c'è una condivisione di obbiettivi, se riescono a portare avanti qualche progetto (iniziando da quelli a costo zero, ovviamente), ecc. Il che mi porterebbe alla terza ipotesi.

3) Rivolgere un appello alle persone che seguono questo blog e vedere cosa succede.
Nella vita si può provare un po' di tutto. Potrei anche iniziare creando un gruppo chiuso su facebook su cui dirottare la gente che offre la sua disponibilità e vedere poi cosa succede. In realtà ogni volta che si avvicina qualche manifestazione importante sono pieno di buone intenzioni e ricevo spesso delle proposte interessanti, che però tendono regolarmente a sfumare. Però in effetti non ho mai provato a mettere insieme delle persone dal basso, quindi potrei anche fare un tentativo. Giusto per curiosità. Mettere assieme delle persone tramite il blog e farle sfociare, in remoto futuro, in un'associazione culturale o qualcosa del genere, in grado di muoversi sulle proprie gambe, sarebbe un bel sogno da realizzare. Ovviamente sarebbe qualcosa da costruire nel lungo periodo e con tanta pazienza, però non sarebbe del tutto impossibile. Qualcun altro pensa che i tempi siano maturi per far sentire una maggiore presenza delle tematiche e della comunità LGBT nel mondo del fumetto e dei suoi derivati? Per far valere di più l'opinione dei lettori LGBT? Per combattere l'omofobia e l'ignoranza in certi contesti? Per favorire l'aggregazione degli appassionati LGBT? Per dare maggiore visibilità agli appassionati LGBT e alle loro esigenze nel mondo che ruota attorno all'immaginario pop in generale? Sono curioso...

In realtà viviamo in un'epoca in cui molte persone appagano il loro spirito di rivalsa facendo i leoni da tastiera, quindi davvero non saprei quante persone potrebbero sentirsi motivate a portare avanti un progetto di questo tipo. Però per iniziare non sarebbe neanche necessario essere un esercito (anzi, partire in pochi sarebbe meglio).

Voi che avete letto questo post cosa ne pensate?

Potete rispondere direttamente qui, scrivermi su facebook o alla mail akitax3@libero.it

3 commenti:

Fa.Gian. ha detto...

L'idea di una associazione culturale sarebbe la scelta migliore, ma in Italia le ritorsioni anche "provocatorie" (come quella di Milano
http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/03/16/news/desio_blitz_forza_nuova_mozione_antifascista-191479214/ ) sarebbero all'ordine del giorno, e la vedo dura che a lungo andare i membri dell'associazione non cedano le armi per semplice esasperazione.

In Italia si grida molto "contro", ma mai altrettanto "pro" qualcuno/qualcosa e questo a lungo andare esaspera anche i nervi d'acciaio.

Onestamente, io collaboro da 20 anni con la Mostra del Fumetto di Rapallo, e oltre a tanto lavoro e poche soddisfazioni, non ho mai raccolto granchè.
E la diplomazia per blandire ospiti, politici, finanziatori, mi sembra sempre più inutile.

Wally Rainbow ha detto...

Dallo scorso maggio sono referente per la mia città di una nuova associazione LGBT, che organizza regolarmente incontri per aiutare i richiedenti asilo omosessuali, e in questa città abbiamo Forza Nuova, Casa Pound e un Comune di Centro Destra che sta facendo chiudere (o comunque cerca di penalizzare) tutte le iniziative che si rivolgono ai migranti. Vedi po' te :-P Comunque per ora riusciamo a lavorare, credo sia anche una questione di strategia :-)

Anonimo ha detto...

Sono davvero contento che tu abbia deciso di coinvolgere i lettori di questo blog, e spero che dopo questo primo post di sondaggio ne seguano altri con proposte concrete su cui valutare la fattibilità a seconda degli interessati a portarle avanti.
Riguardo alle modalità, oltre che partire dal concreto (è inutile fantasticare su cosa ci piacerebbe ci fosse), penso che l'unico modo per ottenere dei risultati sia quello di partire da progetti piccoli o piccolissimi, ma proposti con una certa periodicità. Prima ancora di organizzare cose, per esempio, si potrebbe cercare di fotografare l'esistente, magari predispondendo, prima delle fiere del fumetto più importanti, delle guide in PDF agli stand che offrono materiali interessanti sotto il profilo LGBT. Si tratterebbe semplicemente di contattare i vari soggetti coinvolti chiedendo di rispondere a poche domande, ma credo basterebbe a far capire a molti che un interesse esiste. Allo stesso modo se i principali siti di fumetti fossero interpellati non da un singolo, ma da un gruppo che chiedesse maggiori attenzioni verso i fumetti gay (magari offrendo di scrivere recensioni ecc) probabilmente qualcuno direbbe di si. A quel punto si potrebbe cominciare a pensare a cose più impegnative, ma sempre senza fare il passo più lungo della gamba.