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mercoledì 30 aprile 2014

LA RESA DEI CONTI?

Ciao a tutti, come va?
Sembra proprio che in tempi di crisi si rafforzi una certa tendenza a cercare un cosiddetto "bene rifugio", o magari qualche investimento che possa garantire il minimo rischio possibile. Questo, evidentemente, è uno dei motivi per cui ultimamente stanno aumentando le produzioni che in qualche modo rilanciano o aggiornano grandi successi del passato. In particolare questa tendenza sembra coinvolgere con sempre maggiore frequenza una serie di icone dell'immaginario pop che erano state pensate per l'infanzia, ma che col tempo hanno trovato un posto fisso nel cuore di tante persone divenute adulte.
Questo fenomeno, che in occidente è un po' una novità, in Giappone è una strategia ormai rodata, visto che - tanto per dirne una - il merchandising legato ad una serie animata può continuare ad essere prodotto anche decenni dopo la sua conclusione. Senza contare che, se un prodotto ha avuto un grande successo, può anche capitare che venga aggiornato o ampliato in continuazione (come ad esempio accade nel caso dei robottoni classici, da Gundam a Mazinga, ma anche nel caso di Saint Seiya).
Ultimamente, però, in Giappone c'è anche una certa tendenza a realizzare dei remake "celebrativi". Ad esempio la nuova versione di Sailor Moon messa in cantiere in occasione dei venti anni del personaggio (che debutterà questa estate), così come la serie Dragon Ball Kai (remake di Dragon Ball Z), che è stata proposta in occasione dei venti anni dalla messa in onda della serie originale.
Ovviamente i fans si stanno già dividendo fra i puristi nostalgici e gli entusiasti speranzosi, ma non è per questo che segnalo la cosa su questo BLOG.

Il fatto è che gli appassionati italiani, favorevoli o contrari che siano, non è detto che abbiano la possibilità di avere un'edizione italiana delle suddette serie con facilità.... Perlomeno in TV...

Ed è questo il motivo per cui ne parlo qui.

La questione, che finora è passata stranamente inosservata, probabilmente esploderà da qui a breve e i primi segnali ci sono già stati...

A cosa mi riferisco?
Andiamo con ordine.

Fino ad una dozzina di anni fa funzionava che le emittenti italiane acquistavano i diritti per l'adattamento e la messa in onda delle serie giapponesi di successo, e poi le gestivano come meglio credevano. Nel senso che da una parte volevano ottimizzare gli ascolti con il pubblico di riferimento, e dall'altra dovevano rendere conto della loro programmazione alle associazioni di genitori bigotti e agli sponsor pubblicitari (che sapevano che i soldi per comprare i loro prodotti erano dei genitori bigotti). Inoltre dovevano anche stare attenti a non dare spunti pericolosi ai giornalisti e agli psicologi (incompetenti), sempre pronti ad accusare i cartoni di una quantità di disagi fra i giovani (dagli atti vandalistici  ai comportamenti violenti, dalle turbe emotive alla confusione dei modelli sessuali, e via discorrendo).

All'inizio ci sono stati deboli segnali di rivolta fra gli appassionati, che però - per tanti motivi - cadevano nel vuoto... Finchè non è arrivato internet, grazie al quale anche chi non è un fan all'ultimo stadio, e vuole cercare info sui suoi cartoni preferiti, può venire a sapere quali censure sono state fatte in Italia e quali adattamenti hanno - eventualmente - snaturato una serie animata nel nostro paese.

A quel punto, circa una dozzina di anni fa, il meccanismo con cui le emittenti italiane avevano potuto agire indisturbate da sempre, dando un colpo alla botte e uno al barile, è saltato... Perchè proporre una serie censurata voleva dire essere istantaneamente sbugiardati, e intasati da e-mail di protesta... Non più dai genitori, ma dal pubblico delle suddette serie (che ora aveva una fascia di età molto più ampia).

D'altra parte non potevano nemmeno mettersi contro le lobby bigotte di cui sopra, anche perchè nel frattempo il clima culturale italiano si è fatto sempre più contraddittorio e il conflitto di interesse fra politica e media si è ulteriormente inasprito.

E allora che fare? Molto semplice, fare sparire gradualmente dai palinsesti le serie che erano già state censurate, e fare arrivare in Italia - salvo rarissime eccezioni - solo serie a prova di censura... Il che spiega perchè oggi i canali digitali dedicati alle serie animate sono stati colonizzati da cartoni umoristici e/o demenziali, e - guardacaso - non giapponesi.

In TV arrivano ancora cose come Naruto, One Piece e Detective Conan, ma a che prezzo? Certo ora chiunque può "integrare" le scene tagliate e i dialoghi stravolti facendo una breve ricerca su internet, ma questo non fa che rendere più fastidiosa la situazione nel suo insieme, sia per il pubblico che si lamenta che per l'emittente che riceve le lamentele... Magari sul fatto che in Detective Conan non si usano verbi come "assassinare" e "uccidere", ma solo "eliminare"...

E così siamo arrivati al punto in cui Mediaset ha scelto di NON acquistare la serie Dragon Ball Kai, dicendo che non gli interessa in quanto remake di Dragon Ball Z... Anche se forse si è dimenticata che Dragon Ball Z in Italia ha avuto un tale successo che, proprio Mediaset, oltre a replicarla all'infinito, ne realizzò una serie "riassuntiva" montando i momenti salienti degli oltre 200 episodi originali.... Eppure Dragon Ball Kai, che è una versione più curata e fedele al manga, non gli interessa...
E se il motivo, in realtà,  fosse proprio che è più fedele al manga e ai suoi combattimenti e che, nel 2014, Mediaset sa bene che non può più permettersi di saltare interi episodi (come ha fatto anche nel caso di Dragon Ball Z) quando li ritiene troppo cruenti e/o compromettenti? A quel punto tanto vale lasciar perdere la serie e risparmiarsi una scocciatura... E, se hanno pensato davvero così, questo potrebbe anche spiegare perchè - ad esempio - non si sono ancora presi la briga di adattare Saint Seiya Omega... Titolo che non è un remake (ma uno spin-off) e che SICURAMENTE avrebbe avuto degli ascolti molto alti....
Mentre Saint Seiya Lost Canvas (che è un prequel) vedrà la luce in Italia direttamente grazie a Yamato Video (che ovviamente non censurerà alcunchè)...
Forse Mediaset acquisterà i diritti TV per le serie doppiate da Yamato Video e ne presenterà una versione "censurata"? Chissà... Certo è che se due coincidenze sono un indizio e tre sono una prova bisognerà proprio vedere cosa accadrà con Sailor Moon Crystal (e cioè il nuovo anime di Sailor Moon, che - a differenza della serie storica - dovrebbe essere la fedele trasposizione del manga)... E che, ora che è stata ufficialmente presentata, mi offre l'opportunità di approfondire il discorso...

Al di là del design più fluido e curato, che comunque sta già dividendo i fans storici, quello di cui potremo stare certi è che la suddetta serie cercherà di cogliere - di nuovo - tutte quelle sfumature che resero Sailor Moon un cult per i più giovani (e soprattutto per gay e lesbiche in boccio)... Nonchè una specie di capro espiatorio per una certa mentalità italiana molto conservatrice...
All'epoca ci furono asprissimi interventi da parte dei peggiori movimenti reazionari del nostro paese, e l'adattamento divenne sempre più invasivo proprio a seguito di quelle proteste... Al punto che la serie finì per risultare quasi astrusa in certi punti, man mano che gli elementi "compromettenti" acquistavano peso nella storia... Personaggi effemminati che diventavano donne, coppie lesbiche che diventavano non si sa bene cosa, combattenti che cambiavano sesso e che in italiano "scambiavano la loro posizione con le loro gemelle siderali" (?) e via dicendo...
Negli anni '90 un'emittente italiana forse riusciva ancora a spararle così grosse facendola franca, seppur a filo, ma adesso non sarebbe davvero più possibile... Soprattutto non nel caso di una serie come questa, che da noi è diventata molto famosa ANCHE per la sua storia di censure tendenzialmente omofobe... D'altra parte in un clima particolare come quello dell'Italia di oggi Mediaset oserebbe proporre questa serie per quello che è? Quasi certamente la risposta è no...
E allora cosa succederà quando Sailor Moon Crystal sarà pronta per essere acquistata in tutto il mondo? In Italia ci ritroveremo con qualche dichiarazione tipo "a noi non interessa perchè è un remake"? Forse sbaglio, ma secondo me è altamente probabile, anche perchè l'alternativa sarebbe riproporre un pesante adattamento, assumendosi la responsabilità di tutta una serie di reazioni difficilmente immaginabili. In entrambi i casi, a quel punto, la frattura fra un certo modo di fare televisione e un certo tipo di pubblico sarà totale, con la differenza che - oggi - il pubblico in questione avrà tutti i mezzi per sbugiardare e mettere alla berlina chi di dovere... E avrà anche dei mezzi alternativi per reagire e per sperare in una proposta italiana di questa serie...
Forse qualcuno adatterà comunque questa serie e la offrira direttamente in streaming su youtube o su qualche altra piattaforma? Forse ci sarà una piccola mobilitazione persino nella comunità gay italiana (che si solito se ne frega altamente di mobilitarsi per questo genere di cose)? Sarà forse l'occasione per dimostrare che certi pregiudizi certi interventi non rappresentano più l'interesse del pubblico reale?
Chissà...

A questo punto sarà davvero molto interessante vedere come si svilupperà la situazione a distanza di una ventina d'anni dalla prima messa in onda italiana si Sailor Moon, e come - eventualmente - è cambiato il nostro paese nel frattempo...

Alla prossima.

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lunedì 28 aprile 2014

ABEMUS JEM (E RIO)!

Ciao a tutti, come va?
A riprova del fatto che il cartone di Jem è davvero un cult per la comunità gay (cosa che, peraltro, su questo BLOG ho sostenuto anche in tempi non sospetti), le prime notizie sul cast del film dal vivo (che ha avuto il primo ciak a Pasquetta) hanno invaso tantissimi siti e blog internazionali che si rivolgono alla comunità gay... In Italia non è successo perchè, tanto per cambiare, dalle nostre parti l'immaginario pop non viene considerato appetibile da chi gestisce i nostri media gay (anche perchè si tratta di persone che in buona parte hanno competenza solo in materia di gossip, notizie ANSA e poco altro), ma tant'è. Quello che conta è che finalmente si sa chi sono le attrici che avranno l'impegnativo compito di portare le Holograms sul grande schermo... E sono stati diffusi anche i primi accenni al loro look...
A quanto pare Jem (Aubrey Peeples), Kimber (Stefanie Scott), Aja (Hayley Kiyoko) e  Shana (Aurora Perrineau) potrebbero essere relativamente fedeli ai personaggi originali, con tanto di chiome colorate e cotonate... E questo - forse - può farci sperare nel fatto che il film non tradisca l'estetica che ha reso la serie così speciale... E che a quanto pare ha contagiato anche il regista Jon M Chu...
Incrociamo le dita. Altro segnale positivo è il fatto che per il film sono state contattate la doppiatrice originale di Jem (Samantha Newark) e la cantante che ne interpretava le canzoni (Britta Phillips), che avranno un piccolo ruolo - non meglio precisato - nel film... E se questo è avvenuto vuol dire che non si vuole sottovalutare il peso dei fans storici a favore del nuovo pubblico potenziale. Venendo al lato maschile di questo cast, che al momento è ancora avvolto in buona parte nel mistero, si sa che Rio Pacheco (il tecnico audio che ama Jerrica e flirta con Jem non sapendo che sono la stessa persona), verrà interpretato da Ryan Guzman... Attore che, a quanto pare, è anche molto desiderato dal pubblico gay (scelta casuale, quindi? Secondo me, considerando il tipo di film, la risposta è no...), e del quale qui di seguito potete vedere alcune foto scelte (quasi) a caso...





Forse sbaglio, ma probabilmente lui sarà l'unico elemento del cast che metterà d'accordo davvero tutti, anche perchè in effetti ricorda abbastanza il personaggio che interpreta... Anche se ovviamente bisognerà verificare se vorranno renderlo davvero un Rio Pacheco fedele al modello originale, con tanto di capelli viola... In questa foto che ho provato a ritoccare non è malaccio, in effetti... Quindi la speranza è che il regista non scenda a compromessi...

Staremo a vedere... 
Quello che è certo è che le informazioni su questo film e sul suo cast arrivano col contagoccie. 
Se non altro si sa che dei tanti provini mandati dai fans con youtube uno è andato davvero a buon fine! 
Infatti le addette al casting hanno ufficializzato la scelta di Nathan Moore, che si era proposto per il ruolo del trucido Zipper!
Ora: per chi non lo sapesse Zipper è un delinquente che nella serie animata era regolarmente incaricato di fare il lavoro sporco dallo spregevole impresario Eric Raymond, che voleva schiacciare Jem le Holograms e fare soldi grazie al gruppo delle Misfits, da lui amministrato...
Quindi se c'è uno Zipper è altamente probabile che ci sarà anche un Eric Raymond, e se ci sarà un Eric Raymond ci saranno quasi sicuramente anche le Misfits... Che poi sono uno degli elementi più "queer" di tutta la serie... E forse non è un caso se sulle loro interpreti si antiene ancora il massimo riserbo... Dopotutto il dolce arriva alla fine...
Restiamo in attesa, mentre i fans si stanno dividendo fra chi spera in un gioiellino, magari con una serie di ammiccamenti gay friendly, e chi è già rassegnato ad un film dimenticabile...
Quel che è certo è che la Mattel, storica rivale della Hasbro, non vuole rimanere indietro e ha annunciato che sta progettando un film dal vivo di Barbie!
Alla prossima...


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venerdì 25 aprile 2014

MASCOTTE E FRANCOBOLLI IN ARRIVO!

Ciao a tutti, come va?
Il concetto di Gay Pride è abbastanza occidentale, nella fattispecie americano, e perlopiù newyorkese, anche se generalmente non si pone mai l'accento su questo piccolo - ma importante - dettaglio.
Il fatto è che a New York, per via della sua composizione multietnica e multiculturale, ci sono sempre state diverse parate per ribadire l'orgoglio delle minoranze... Quella portoricana, quella pellerossa, quella irlandese, e via dicendo... E pertanto venne spontaneo - dal momento in cui la comunità gay prese coscienza di sè proprio a New York, peraltro con un'ampia partecipazione dei gay di origine latina - organizzare una parata gay in stile etnico, con i carri, i palloncini e tutto il resto.
In altre città americane, come ad esempio San Francisco, acquistò sfumature di rivendicazione politica più accentuate, ma il corteo del Gay Pride nasceva in un contesto molto particolare, ed esportarlo senza fornire gli strumenti per comprenderlo è sempre stato complicato... Tant'è che a tutt'ora in paesi che non hanno una tradizione di "parate" per le minoranze viene percepito come una baracconata fine a sè stessa.
Se questo avviene in Italia potete ben immaginare cosa può succedere in una realtà ancora più distante, culturalmente e geograficamente, come quella giapponese. Eppure, per una questione di principio, da diversi anni i gay di Tokyo stanno provando a proporre il loro Tokyo Rainbow Pride, che quest'anno si tiene domenica 27 aprile (perchè, giustamente, di sabato i giapponesi lavorano).
Parlo della parata di Tokyo perchè, evidentemente, i nostri amici giapponesi si sono resi conto che la manifestazione andava maggiormente "giapponesizzata", con una serie di riferimenti e accorgimenti che a quanto pare non sono mai stati ritenuti importanti dalle parate occidentali... Come ad esempio la scelta di una mascotte in stile kawaii (nel senso di "adorabile", tipo Hello Kitty, per intenderci), che in effetti è arrivata proprio quest'anno!
Si tratta di uno scoiattolo volante di nome Tobe (che si scrive con gli ideogrammi che vogliono dire "vola restando te stesso", o qualcosa del genere), e nella sua "biografia ufficiale" c'è scritto che vive a Shinjuku, che poi sarebbe il quartiere di riferimento per i gay di Tokyo. Devo amettere che lo potrei trovare anche carino, se non fosse per quell'espressione da invasato psicopatico, ma presumo (e spero) che negli anni potrà subire qualche aggiustatina...
Comunque, a parziale giustificazione dei suoi creatori, c'è da dire che una mascotte con lo sguardo simile al suo, tale Kukamon, ha recentemente avuto l'onore di esibirsi per la coppia imperiale... Quindi forse  le fattezze di Tobe non sono poi così casuali, dopotutto, ma rispecchiano una qualche tendenza giapponese del momento...
Tra l'altro non ho potuto fare a meno di notare che i colori che sfoggia Tobe non sono quelli della classica bandiera rainbow, segno evidente che forse i nostri amici gay giapponesi non danno troppa importanza ai suoi colori e al loro significato, quanto piuttosto al suo effetto "arcobalenoso"... Che evidentemente hanno voluto potenziare nel caso della mascotte del Tokyo Rainbow Pride.

Vedremo mai un manga dedicato a Tobe? Restiamo in attesa, e intanto prendiamo atto che un certo tipo di immaginario pop ha fatto breccia anche nel Gay Rainbow Pride...

Comunque, visto che sono in tema di orgoglio gay e Giappone, siccome questo è il BLOG che vi dice tutto quello che gli altri non vi dicono, dopo avervi segnalato i francobolli di Tom of Finland che vedranno la luce in Finlandia ora mi sento in dovere di segnalarvi anche i francobolli che il Giappone ha dedicato al teatro Takarazuka!
In caso non sapeste di cosa parlo, vi posso riassumere - molto brevemente - che il  Takarazuka è una compagnia teatrale tutta al femminile, in cui anche i ruoli maschili sono appannaggio di attrici particolarmente portate per i suddetti ruoli. Vero oggetto di culto per le lesbiche nipponiche (e non solo), le attrici del Takarazuka hanno ispiritato una notevole quantità di manga (compresa Lady Oscar) e dal mondo dei manga sono state più volte ispirate. Quest'anno il teatro Takarazuka festeggia i suoi primi cento anni, e i francobolli celebrativi non potevano certo mancare, assieme a tutta una serie di altre iniziative collaterali, ovviamente...
Evidentemente, se ancora ci fosse stato bisogno di dimostrarlo, iniziative come questa dimostrano che - almeno in parte -  la cultura giapponese ha mantenuto un atteggiamento estremamente inclusivo nei confronti di alcune spressioni culturali e artistiche dalle spiccate sfumature omosessuali... Il che, effettivamente, fa ben sperare per il futuro... Anche e soprattutto per le nazioni che con la cultura giapponese entrano in contatto.

Alla prossima.

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mercoledì 23 aprile 2014

GAY? DOVE?

Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete da diversi anni sono anche presidente di una piccola associazione gay di provincia. Esperienza molto più impegnativa di quanto non si direbbe a prima vista... Comunque in questa veste sono stato spesso contattato da imprenditori e gestori di varie attività commerciali, in vena di adottare politiche gay friendly (e in vena di ampliare il loro giro di clientela in tempi di crisi nera), ma anche desiderosi - a loro dire - di dimostrare la loro apertura mentale (che salta sempre fuori, caso strano, quando le loro attività non vanno tanto bene). Bar, trattorie, discoteche, alberghi, pub, circoli privati...
Tutti disponibilissimi a parole, tutti a raccontare quanto sono aperti, quanto sono moderni, quanto sono amati dai loro amici gay, quanto sono questo e quanto sono quello, ma tutti con un piccolo difetto... E cioè che sono tutti etero (anche perchè in provincia i gay non ci provano nemmeno a mettere in piedi attività per clientela gay, e se lo fanno presumono - sbagliando - di non avere bisogno di chiedere consigli a nessuno).

Ora: il problema non è tanto nel fatto che questi personaggi sono etero, ci mancherebbe, ma nel fatto che quando poi provo a spiegargli cosa potrebbero fare per conquistare clientela di un certo tipo  generalmente si susseguono queste tre reazioni:

1) Mi guardano come se stessi parlando in arabo;
2) Quando si rendono conto che gli sto dicendo che devono imparare davvero cos'è il mondo gay prima di lanciarsi in questa impresa si stizziscono;
3) Se gli inizio a parlare nello specifico di esigenze e richieste che non gli vanno a genio, o che richiedono più impegno di quanto pensavano, si mettono sulla difensiva e dicono che sono i gay che vogliono ghettizzarsi.

Generalmente, anche e soprattutto per le suddette reazioni e le conseguenze del caso, tutte queste collaborazioni finiscono in fuffa o in flop raccapriccianti.
E tutto perchè, in una società in cui del mondo gay si sa davvero poco e niente al di fuori di esso, quando si cerca di creare un ponte si viene respinti da un muro di gomma.

Magari anche in buona fede, ma questo è quello che succede quasi sempre. E la cosa buffa è che, dal loro punto di vista, queste persone sono davvero convinte di avere fatto tutto il possibile, e che sono i gay quelli che non sono mai contenti.
Al che, vi chiederete, cosa c'entra tutto ciò con questo BLOG.

C'entra.

Breve riassunto: il 20 dicembre scorso segnalavo che la Star Comics stava preparando un one shot dedicato a Chef Rubio, noto personaggio televisivo che - pare - eserciti un certo fascino anche sul pubblico gay, scrivendo che temevo che la cosa non sarebbe stata in alcun modo considerata nella suddetta produzione.
Il 7 marzo (CLICCA QUI) rispondevo a Giuseppe Di Bernardo, editor di Star Comics, che dopo aver letto la mia segnalazione mi faceva presente che nel fumetto di Chef Rubio avrei potuto trovare delle sorprese.
Il 12 marzo (CLICCA QUI) rispondevo allo sceneggiatore Diego Cajelli che mi faceva presente che non solo nel suddetto fumetto ci sarebbe stato un personaggio gay, ma che lo aveva anche creato ispirandosi ad un suo amico reale, e che quindi era molto lontano dai soliti luoghi comuni.

E a questo punto potete immaginare che la mia curiosità è cresciuta, assieme ad un prudente ottimismo.

Ora il suddetto fumetto è nelle mie mani e posso dire con cognizione di causa che... Mi sono sentito esattamente come quando provo la sensazione di parlare un'altra lingua rispetto agli imprenditori etero che si fanno avanti con la mia associazione...

Mi spiego meglio: se uno mi dice di essere ben felice di avere inserito un personaggio gay in un fumetto io presumo che, per male che vada, nel fumetto il fatto che questo personaggio sia gay emerga in qualche modo in maniera chiara, ma in questo caso ho dovuto rileggere il fumetto due volte per capire chi era l'amico gay di Chef Rubio... E detto da me credo che abbia un certo peso.

Andiamo con ordine: questo fumetto è la storia, alquanto surreale, di Chef Rubio che - da paladino della cucina genuina - vuole impedire che una diabolica multinazionale del fast food continui a rilevare una quantità di ristorantini rustici. Così decide di smascherare pubblicamente i suoi truffaldini metodi di produzione. Ad aiutarlo ci sono i gestori di un ristorantino che non ha ancora ceduto: un armadio unto e bisunto di nome Aldo, un punk di nome Dimitri e una ragazza - ancora più punk di lui - di nome Penelope (che è una ex di Chef Rubio e sembra tanto la Tank Girl de noaltri). C'è anche un'avvenente dottoressa pentita che lavorava nella multinazionale, e che rappresenta l'immancabile elemento femminile sexy (perchè, si sa, una bella patata - per stare in tema - è un ingrediente che in un fumetto italiano non può mancare mai...). Escludendo Penelope e la dottoressa rimangono Aldo e Dimitri, ma nessuno dei due palesa alcunchè...

Poi, però, rileggendo con maggiore attenzione, si nota che in una vignetta all'inizio Dimitri invita i clienti ad entrare nel ristorante chiamandoli "cari" e dicendo che l'ingrediente segreto del loro ristorante è "il rispetto", mentre in un'altra vignetta risponde a Chef Rubio chiamandolo "tesoro"...

Quindi il mistero è risolto: il fatto che un punk chiami "cari" i clienti del suo ristorante, accenni alla questione del "rispetto" e dica "tesoro" ad un suo amico ne fa automaticamente un rappresentante della categoria "gay"! Ovvio! E fa di Chef Rubio un personaggio gay friendly!

Come avevo fatto a non accorgermene prima?

Tra l'altro Dimitri viene presentato come "gioviale e ciarliero", e anche queste sono caratteristiche tipicamente "gay", dico bene?

*SIGH*

Se dicessi che sono deluso mentirei... Anche perchè sarei deluso se ci fosse qualcosa di cui essere delusi. Sono più che altro stupito del fatto che si possa davvero considerare un personaggio presentato in questi termini come un riuscito tentativo di inclusione della minoranza gay in un fumetto italiano, oltretutto in maniera originale e senza stereotipi.

A me, piuttosto, ha ricordato molto quello che accadeva nella Marvel degli anni '80, quando i personaggi gay si potevano presentare solo tramite allusioni in codice e sottotesti ambigui.

Il fatto è che se uno non legge molto attentamente fra le righe, magari sapendo quello che deve cercare, nemmeno si accorge che questo Dimitri è gay.

Cosa che, lo ammetto, sembra quasi voluta.

Certo qualcuno può ribattere che la caratterizzazione di Dimitri è un successo proprio perchè è talmente fuori dagli stereotipi che nessuno si accorge che è gay.

Se vogliamo metterla così...

A me, sinceramente, è sembrato più che altro un tentativo di voler infilare un personaggio gay in maniera criptica per poter dire di aver dato una patina di modernità alla storia senza rischiare praticamente nulla.
Men che meno in un fumetto che punta su un personaggio di richiamo realmente esistente, e per il cui coinvolgimento deve essere stato investito anche qualche soldino in più rispetto al solito.

Senza voler entrare nel merito della storia, che a modo suo è anche divertente e mi ricorda tanto certe avventure disneyane (nel senso buono), o dei bei disegni di Enza Fontana (che ha anche riprodotto con cura tutti gli intricati tatuaggi di Chef Rubio), devo ammettere che verificare che nel 2014 c'è ancora della gente per cui "fumetto con personaggio gay" vuol dire questo ha un nonsochè di spaventoso...

Eppure, da quello che mi avevano scritto l'editor e lo sceneggiatore, pareva proprio che fossero convinti di non avere trascurato la rappresentatività dei personaggi gay, addirittura osando cose che altri non avevano mai osato prima! E se quando lo hanno detto erano in buona fede, e non ho motivo per dubitarlo, diventa tutto più chiaro... A partire dal fatto che il fumetto Made in Italy e la comunità gay parlano due lingue diverse, con tutte le conseguenze del caso.

In altre nazioni questa barriera "linguistica" si è iniziata a superare quando si è dato modo alle persone gay "risolte", o agli sceneggiatori etero che comunque conoscevano davvero il mondo gay dall'interno, di raccontare liberamente le loro storie al riguardo. Il problema, in Italia, è che l'editoria a fumetti (e in particolare quella che arriva in edicola) non è strutturata per dare spazio a questo genere di persone (salvo rarissimi casi, tipo Luca Enoch), e men che meno per lasciarle esprimere liberamente. E questo, a pensarci bene, non avviene solo col discorso "gay", ma con una quantità di altri temi e formule narrative ritenute scomode o in qualche modo "a rischio".

E in tutto questo il pubblico (etero e gay), che scemo non è, prende sempre più le distanze dal fumetto italiano, e in particolare da quello che arriva in edicola... Che, continuando così, nel giro di una decina d'anni di "popolare" conserverà solamente la definizione... E di certo non basterà puntare su personaggi televisivi più o meno noti per cambiare le cose.

Questo è quanto.

E comunque questo mi sembra un pessimo segnale.

Alla prossima.

P.S. Chef Rubio ha recentemente cambiato look e ora invece dei baffi risorgimentali porta una più pratica barba... Peccato che - per ovvi motivi - il fumetto ce lo presenti con il look che ormai sfoggia solo nelle repliche dei suoi programmi...

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