Ciao a tutti, come va?
A seguito del mio intervento in risposta al post di Giuseppe Di Bernardo (editor Star Comics) si è sentito di intervenire anche Diego Cajelli (che vedete nella foto sotto), lo sceneggiatore dell'imminente one-shot FOOD FIGHTER, incentrato sulle avventure di Chef Rubio.
Diego Cajelli mi scrive:
"Ciao!
Sono Diego, lo sceneggiatore di Chef Rubio-Food Fighter.
A dire il vero, io ti avevo lasciato un commento quando avevi fatto un post su Long Wei parecchio tempo fa, questo:
Clicca Qui
Ma, dato che non avevo ricevuto alcuna risposta ho pensato che non ti interessasse avere un dialogo.
(Tra
l'altro non hai nemmeno fatto un post dopo l'uscita della serie, per
smentire i "pregiudizi" che avevi avuto prima di leggere il fumetto. Ma
non è un problema, ognuno ha il suo modo di gestire il proprio blog)
Venendo a Food Fighter...
La
questione, per me, è tutta nel rispetto delle persone. Quando ho deciso
di inserire un personaggio gay nel plot di Food Fighter l'ho fatto
perchè era utile a livello di trama e per la caratterizzazione dinamica
tra i vari personaggi. Era utile anche a livello di collocazione nella
realtà contemporanea, era utile per il "mondo", perchè nel mio "mondo" i
gay ci sono, esistono, fanno parte della vita quotidiana, mia e di
altre persone. Per me è naturale, e non vedo perchè non dovrebbe esserlo
anche in una realtà immaginaria come quella del fumetto.
Però,
tornando al discorso del rispetto che dicevo prima, ragionando da etero
avevo ben chiaro il rischio di usare involontariamente degli stereotipi,
o peggio, delle macchiette.
Che cosa ho fatto?
Ho ricalcato il
personaggio su un mio amico. Quel personaggio è esattamente com'era quel
mio amico anni fa, quando eravamo "giovini".
E ti assicuro, non ricalca alcun stereotipo, anzi...
Questo è quanto.
Spero che la tua moderazione dei messaggi faccia passare queste mie righe e ti auguro una buona giornata!"
Caro Diego Cajelli, intanto grazie per aver considerato questo BLOG per la seconda volta. Alla tua risposta su Long Wei non ho dato seguito perchè nel frattempo volevo seguire la serie e capire un po' meglio dove e come andasse a parare. A breve sicuramente condividerò un'analisi a posteriori, nella quale si vedrà se smentirò i miei pregiudizi oppure no (chissà... Chissà... Chissà...). Anche se, nel caso di Long Wei, più che di pregiudizi si trattava di perplessità sull'impostazione del progetto così com'era stato presentato (quindi più che un problema di pregiudizi miei si trattava di un problema dell'ufficio stampa, che metteva in luce alcuni elementi che mi hanno portato a trarre determinate conclusioni). Il che, in teoria, è anche il problema che sto notando con Food Fighters. Nel senso che solo ora sto apprendendo ufficialmente, da te che sei lo sceneggiatore, che in Food Fighter c'è un personaggio gay, visto che da nessuna parte si è accennato alla cosa, men che meno al fatto che (come nel caso del protagonista) si tratta di un personaggio ispirato ad una persona realmente esistente. Se questa informazione fosse stata diffusa assieme alle altre sicuramente avrei impostato i miei post in un'altra maniera. Piccolo suggerimento: in vista del debutto del fumetto mandate questa informazione a qualche sito e blog di informazione gay. Sicuramente vi farete pubblicità presso un pubblico che di solito non segue siti di informazione fumettistica, e se il suddetto personaggio andrà oltre gli stereotipi vi porterà tanti lettori in più (è successa la stessa cosa con Gea di Luca Enoch). In ogni caso grazie per la netta presa si posizione e del chiarimento, che male non fa. Un vero peccato che generalmente nei siti e nei blog italiani che parlano di fumetti non ci sia quasi mai occasione di fare esprimere gli autori su questi argomenti, a differenza di quello che accade nei corrispettivi siti e blog in lingua inglese (e non solo). Sia come sia ora ora la curiosità di leggere Food Fighter è aumentata (presumo anche da parte di chi segue questo BLOG).
Quindi presumo che qualche lettore in più ve lo siete già guadagnato.
Ovviamente, a questo punto, anche le aspettative cresceranno, a vostro rischio e pericolo (^__^).
Detto questo è già la seconda volta in due settimane che qualcuno mi sfida a non censurare i commenti che arrivano ai miei post... Guardate che se a volte compaiono pochissimi commenti non è perchè li censuro io, ma perchè questo BLOG è seguito da gente che preferisce non intervenire... Sigh... Sigh... Sigh...
In ogni caso se qualcuno ha da commentare non si faccia problemi.
Alla prossima!
mercoledì 12 marzo 2014
lunedì 10 marzo 2014
TAGAME RIMANDATO AD APRILE
Ciao a tutti, come va?
L'idea di essere in un villaggio globale sempre più interconnesso, grazie anche alla condivisione di passioni come quella per il fumetto, è molto gradevole, ma ogni tanto può capitare che questa idea debba ancora scontrarsi con di piccoli imprevisti burocratici.
E questa volta a farne le spese è stato Gengoroh Tagame, e presumibilmente gli appassionati che si erano tenuti liberi per le date in cui era previsto il suo arrivo in Europa, magari per farsi fare un disegnino autografato da lui.
Tutto è cominciato con l'uscita del secondo volume cartonato che l'editore tedesco Gmuender ha deciso di dedicare ai lavori del nume tutelare del bara manga (gia tradotte tutte, in italiano o in francese, ma curiosamente non ancora in inglese)...
Il lancio del volume, previsto per marzo, evidentemente sta dimostrando che l'interesse per questo autore sta crescendo in tutte Europa, visto che - dopo diversi viaggi a Parigi - stavolta era stato invitato come ospite a firmare dediche a Berlino, nella libreria Prince Valiant (la più antica della città, che trovate CLICCANDO QUI), e a Londra, nel gay shop Prowler (CLICCATE QUI). E il tutto mentre, sempre a Berlino ci sarà la prima esposizione tedesca dei suoi lavori, presso la galleria d'arte Xavierlaboulbenne (CLICCATE QUI).
Il tutto avrebbe dovuto essere impreziosito dalla presenza di Gengoroh Tagame in persona... Che però, all'ultimo momento, ha dovuto posticipare tutto a data da destinarsi... Per via di un non meglio precisato problema burocratico a livello di visti internazionali e altre amenità del genere. Se tutto va bene, però, il viaggio sarà solo posticipato ad aprile.
Poco male, quindi.
Il problema vero è che in Italia, che peraltro è stato uno dei primi paesi occidentali a pubblicare i suoi fumetti, non si è mai organizzata una mostra a lui dedicata... Anche perchè dalle nostre parti non mi risulta che ci siano gallerie d'arte o altri tipi di spazi adatti (e disponibili) ad ospitare i suoi lavori.
E d'altra parte, a differenza che Francia, Germania e Regno Unito, in Italia non è mai stata allestita nemmeno una mostra dedicata a Tom of Finland, e probabilmente se questa lacuna accomuna proprio questi due artisti un motivo c'è.
Attendiamo fiduciosi che le cose possano cambiare (anche se l'infelice e disgraziatissima congiunzione socio/economico/culturale in cui troviamo non sembra particolarmente favorevole).
Intanto si può sempre prendere un volo charter per Londra o Berlino...
Alla prossima.
L'idea di essere in un villaggio globale sempre più interconnesso, grazie anche alla condivisione di passioni come quella per il fumetto, è molto gradevole, ma ogni tanto può capitare che questa idea debba ancora scontrarsi con di piccoli imprevisti burocratici.
E questa volta a farne le spese è stato Gengoroh Tagame, e presumibilmente gli appassionati che si erano tenuti liberi per le date in cui era previsto il suo arrivo in Europa, magari per farsi fare un disegnino autografato da lui.
Tutto è cominciato con l'uscita del secondo volume cartonato che l'editore tedesco Gmuender ha deciso di dedicare ai lavori del nume tutelare del bara manga (gia tradotte tutte, in italiano o in francese, ma curiosamente non ancora in inglese)...
Il lancio del volume, previsto per marzo, evidentemente sta dimostrando che l'interesse per questo autore sta crescendo in tutte Europa, visto che - dopo diversi viaggi a Parigi - stavolta era stato invitato come ospite a firmare dediche a Berlino, nella libreria Prince Valiant (la più antica della città, che trovate CLICCANDO QUI), e a Londra, nel gay shop Prowler (CLICCATE QUI). E il tutto mentre, sempre a Berlino ci sarà la prima esposizione tedesca dei suoi lavori, presso la galleria d'arte Xavierlaboulbenne (CLICCATE QUI).
Il tutto avrebbe dovuto essere impreziosito dalla presenza di Gengoroh Tagame in persona... Che però, all'ultimo momento, ha dovuto posticipare tutto a data da destinarsi... Per via di un non meglio precisato problema burocratico a livello di visti internazionali e altre amenità del genere. Se tutto va bene, però, il viaggio sarà solo posticipato ad aprile.
Poco male, quindi.
Il problema vero è che in Italia, che peraltro è stato uno dei primi paesi occidentali a pubblicare i suoi fumetti, non si è mai organizzata una mostra a lui dedicata... Anche perchè dalle nostre parti non mi risulta che ci siano gallerie d'arte o altri tipi di spazi adatti (e disponibili) ad ospitare i suoi lavori.
E d'altra parte, a differenza che Francia, Germania e Regno Unito, in Italia non è mai stata allestita nemmeno una mostra dedicata a Tom of Finland, e probabilmente se questa lacuna accomuna proprio questi due artisti un motivo c'è.
Attendiamo fiduciosi che le cose possano cambiare (anche se l'infelice e disgraziatissima congiunzione socio/economico/culturale in cui troviamo non sembra particolarmente favorevole).
Intanto si può sempre prendere un volo charter per Londra o Berlino...
Alla prossima.
venerdì 7 marzo 2014
BRUTTI PRESENTIMENTI 2?
Ciao a tutti, come va?
Forse sbaglio, ma la mia sensazione è che generalmente gli editor italiani non frequentino questo BLOG, visto che nonostante tutti i post che gli dedico non ricevo mai alcun commento, nemmeno indignato (come invece accade su altri siti e blog). Certo, c'è anche la possibilità che passino di qui e non reputino questo BLOG degno di essere commentato. Poi, però, può capitare che qualche editor arrivi dalle mie parti, presumo cercando notizie e recensioni su quello che produce, e si prenda anche la briga di scrivere due righe per commentare un post... E non posso fare a meno di dare risalto alla cosa...
Nella fattispecie questa volta è capitato a Giuseppe Di Bernardo, editor di Star Comics e ideatore del fumetto che prossimamente la Star Comics dedicherà a Chef Rubio (immagine sottostante)...
Al suddetto fumetto avevo dedicato un post a dicembre, intitolandolo "BRUTTI PRESENTIMENTI", che potete leggere CLICCANDO QUI. Al suddetto post (e ai relativi commenti) Giuseppe Di Bernardo, in fase - giustamente - promozionale, ha pensato di intervenire col seguente messaggio:
"Salve!
Alcune puntualizzazioni.
Questa NON sarà una serie, ma un numero singolo da libreria ed edicola di 144 pagine.
Sul fatto che la Star non ne imbrocchi una, beh.... questione di gusti. L'avete letto "Suore Ninja"? La Star Comics ha toccato un argomento molto rischioso con questa mini serie che ha avuto un primo episodio dal titolo "Zombie Gay in Vaticano". Non voglio farvi spoiler, ma vi consiglio di darci un'occhiata. Food Fighter tratterà in qualche modo l'argomento gay? Leggetelo. Potreste avere delle sorprese ;)
Giuseppe Di Bernardo"
Bene... Bene... Bene... Caro Giuseppe Di Bernardo, non ci conosciamo ed evidentemente non hai mai sentito parlare di me, altrimenti non avresti commentato un mio post con tanta facilità senza temere le conseguenze (sono ironico, ma neanche tanto... UAH... UAH... UAH...). Perchè da questo commento, per quanto breve, mi fai intuire molte cose interessanti. Il post era di dicembre, e ancora non era chiaro che il fumetto sarebbe stato un numero unico, ma questa tua precisazione, unita al fatto che citi le "Suore Ninja" presupponendo che su questo BLOG non se ne sia parlato, e precisando addirittura che il primo episodio si intitolava "Zombie Gay in Vaticano" (premurandoti di non dirci altro per non fare spoiler) indica due cose. La prima è che probabilmente non segui questo BLOG (cosa legittima, per carità), la seconda - forse un po' più grave - è che se finora non ti ci sei imbattuto vuol dire che non hai mai cercato "fumetti gay" su google, perchè in quel caso avresti visto che questo BLOG è nella prima pagina di risultati, anche prima di REN BOOKS. Intendiamoci: nessun editor è obbligato a cercare "fumetti gay" su google, però se non fa questa ricerca vuol dire che non pensa sia il caso di approfondire l'argomento, e se non pensa che sia il caso di approfondire l'argomento... Poi diventa magicamente chiaro perchè quando ha modo di inserirlo nei fumetti che gestisce l'effetto non è quello sperato. Con rispetto parlando.
E infatti delle SUORE NINJA su questo BLOG ne ho parlato fino alla nausea, analizzando per filo e per segno quali sono stati i motivi che - forse - hanno determinato un successo inferiore alle aspettative... Tipo il fatto che il punto di forza del numero autoprodotto a Lucca non erano le suore, ma gli zombi gay in Vaticano, con la parola "GAY" in bella vista (a differenza di quanto avvenuto sulla copertina della versione Star Comics della stessa storia). Altro non aggiungo per non ripetermi.
Riguardo al tuo ultimo, sibillino, accenno alla possibilità che in Food Fighter ci possano essere allusioni all'argomento gay... Sai, vero, che adesso io e tutti i lettori di questo BLOG (che non sono mai meno di 450 al giorno) aspettiamo solo che questo albo esca per commentarlo con occhio superattento? E che se presenterà qualcosa di improprio/stereotipato/sgradevole qui potrebbe arrivare un post così atomico da rendere radiattivo chi lo legge?
Bene... Bene... Bene...
Attendiamo con mooooooolta ansia, a questo punto...
Forse sbaglio, ma la mia sensazione è che generalmente gli editor italiani non frequentino questo BLOG, visto che nonostante tutti i post che gli dedico non ricevo mai alcun commento, nemmeno indignato (come invece accade su altri siti e blog). Certo, c'è anche la possibilità che passino di qui e non reputino questo BLOG degno di essere commentato. Poi, però, può capitare che qualche editor arrivi dalle mie parti, presumo cercando notizie e recensioni su quello che produce, e si prenda anche la briga di scrivere due righe per commentare un post... E non posso fare a meno di dare risalto alla cosa...
Nella fattispecie questa volta è capitato a Giuseppe Di Bernardo, editor di Star Comics e ideatore del fumetto che prossimamente la Star Comics dedicherà a Chef Rubio (immagine sottostante)...
Al suddetto fumetto avevo dedicato un post a dicembre, intitolandolo "BRUTTI PRESENTIMENTI", che potete leggere CLICCANDO QUI. Al suddetto post (e ai relativi commenti) Giuseppe Di Bernardo, in fase - giustamente - promozionale, ha pensato di intervenire col seguente messaggio:
"Salve!
Alcune puntualizzazioni.
Questa NON sarà una serie, ma un numero singolo da libreria ed edicola di 144 pagine.
Sul fatto che la Star non ne imbrocchi una, beh.... questione di gusti. L'avete letto "Suore Ninja"? La Star Comics ha toccato un argomento molto rischioso con questa mini serie che ha avuto un primo episodio dal titolo "Zombie Gay in Vaticano". Non voglio farvi spoiler, ma vi consiglio di darci un'occhiata. Food Fighter tratterà in qualche modo l'argomento gay? Leggetelo. Potreste avere delle sorprese ;)
Giuseppe Di Bernardo"
Bene... Bene... Bene... Caro Giuseppe Di Bernardo, non ci conosciamo ed evidentemente non hai mai sentito parlare di me, altrimenti non avresti commentato un mio post con tanta facilità senza temere le conseguenze (sono ironico, ma neanche tanto... UAH... UAH... UAH...). Perchè da questo commento, per quanto breve, mi fai intuire molte cose interessanti. Il post era di dicembre, e ancora non era chiaro che il fumetto sarebbe stato un numero unico, ma questa tua precisazione, unita al fatto che citi le "Suore Ninja" presupponendo che su questo BLOG non se ne sia parlato, e precisando addirittura che il primo episodio si intitolava "Zombie Gay in Vaticano" (premurandoti di non dirci altro per non fare spoiler) indica due cose. La prima è che probabilmente non segui questo BLOG (cosa legittima, per carità), la seconda - forse un po' più grave - è che se finora non ti ci sei imbattuto vuol dire che non hai mai cercato "fumetti gay" su google, perchè in quel caso avresti visto che questo BLOG è nella prima pagina di risultati, anche prima di REN BOOKS. Intendiamoci: nessun editor è obbligato a cercare "fumetti gay" su google, però se non fa questa ricerca vuol dire che non pensa sia il caso di approfondire l'argomento, e se non pensa che sia il caso di approfondire l'argomento... Poi diventa magicamente chiaro perchè quando ha modo di inserirlo nei fumetti che gestisce l'effetto non è quello sperato. Con rispetto parlando.
E infatti delle SUORE NINJA su questo BLOG ne ho parlato fino alla nausea, analizzando per filo e per segno quali sono stati i motivi che - forse - hanno determinato un successo inferiore alle aspettative... Tipo il fatto che il punto di forza del numero autoprodotto a Lucca non erano le suore, ma gli zombi gay in Vaticano, con la parola "GAY" in bella vista (a differenza di quanto avvenuto sulla copertina della versione Star Comics della stessa storia). Altro non aggiungo per non ripetermi.
Riguardo al tuo ultimo, sibillino, accenno alla possibilità che in Food Fighter ci possano essere allusioni all'argomento gay... Sai, vero, che adesso io e tutti i lettori di questo BLOG (che non sono mai meno di 450 al giorno) aspettiamo solo che questo albo esca per commentarlo con occhio superattento? E che se presenterà qualcosa di improprio/stereotipato/sgradevole qui potrebbe arrivare un post così atomico da rendere radiattivo chi lo legge?
Bene... Bene... Bene...
Attendiamo con mooooooolta ansia, a questo punto...
mercoledì 5 marzo 2014
DISNEY A DUE VELOCITÁ
Ciao a tutti, come va?
Oggi il mio post parte da una notizia interessante che arriva dagli U.S.A. e che riguarda la Disney in senso lato. Infatti la Walt Disney Company ha deciso che non finanzierà più l'associazione dei boy scouts americani...
Come mai? Molto semplice: non è più disposta a tollerare la politica repressiva dell'associazione dei boy scouts nei confronti dell'omosessualità. Infatti ha trovato che la recente revisione del regolamento dei boy scouts sia stata una presa per i fondelli.
La suddetta revisione ritirava l'interdizione automatica dei giovani gay dichiarati dai gruppi scout, ma solo a patto che garantissero di non essere sessualmente attivi (nel senso di non avere una vita sessuale, intendo), e comunque confermava che raggiunta la maggiore età questi soggetti sarebbero stati comunque allontanati. Pare proprio che questa cosa, alla Walt Disney Company di oggi, proprio non sia andata giù (anche perchè sa bene che il suo bacino di utenti gay e pro-gay è più ampio del suo bacino scouts e pro-scouts), ed ha agito di conseguenza. La presa di posizione, in realtà, non stupisce più di tanto, visto che proprio l'anno scorso nel serial Good Luck Charlie è comparsa la prima famiglia omogenitoriale Made in Disney...
Il tutto mentre i Gay Days nel parco di Walt Disney World sono una ricorrenza sempre più partecipata...
Senza contare tutta una serie di aperture più o meno evidenti nei confronti del mondo gay, della sua estetica e dei suoi riferimenti culturali. Probabilmente è solo questione di tempo prima che in qualche film Disney compaia un personaggio omosessuale (dichiarato), ma il punto fondamentale è che - evidentemente - la Walt Disney Company è un'azienda che punta al futuro e al progresso, senza rendere conto delle sue decisioni a chi ha una mentalità retriva e bigotta (o, più banalmente, analizzando quali sono le tendenze della società). D'altra parte, finora, questa apertura mentale e questa voglia di rinnovamento sono state le chiavi del suo successo.
E la questione gay è solo la punta dell'iceberg.
Per questo è sempre più stupefacente notare come chi gestisce i fumetti Disney in Italia non abbia la minima intenzione di avere lo stesso approccio, con tutto quel che ne consegue.
Partiamo da un dato di fatto: a differenza di quello che accade con altri editori italiani di fumetti, i dati di vendita di Topolino sono resi noti dall'ADS (il centro di Accertamento Diffusione Stampa, a cui ci si può iscrivere gratuitamente per visionare i suddetti dati), grazie al quale è stato possibile realizzare un grafico impietoso del suo calo di vendite in edicola dal 2004 al 2011...
Il settimanale è passato da 219.974 copie a settimana a 85.743, ma scartabellando le tabelle ADS il calo è proseguito anche negli anni successivi. All'inizio del 2013 vendeva circa 58.000 copie alla settimana, che sono diventate circa 52.000 a novembre dello stesso anno. A dicembre, probabilmente con l'effetto Natale, è risalito, ma solo a quota 56.775.
I dati di inizio 2014 non sono ancora noti, ma visto che nemmeno il passaggio alla Panini ha determinato qualche cambiamento rilevante nella politica del settimanale, è improbabile che si sia verificata un'impennata improvvisa nelle vendite.
Anche perchè Topolino adotta le stesse strategie di marketing di trent'anni fa, ad esempio dedicando un numero speciale a Sanremo e ai suoi conduttori in versione paperinizzata...
Idea simpatica quanto volete, ma tremendamente scontata, banale e priva di appeal per quanti non sono già cultori delle classiche trovate del settimanale Topolino... E sono sempre meno, a giudicare dai dati di vendita sopra esposti. E, forse, sono sempre meno perchè sono sempre meno i bambini che si appassionano davvero a Topolino, impedendo da diversi anni quel ricambio generazionale che è sempre stato la forza di questo settimanale... Nonchè la forza del marchio Disney nel suo insieme.
Il fatto è che i bambini e i preadolescenti di oggi hanno tutta una serie di stimoli che i loro colleghi di dieci o venti anni fa non avevano, e sicuramente sono diventati molto più esigenti, anche in fatto di umorismo. Soprattutto grazie alle serie televisive americane (comprese quelle Disney) si sono abituati ad un umorismo più complesso, caustico e multisfaccettato di quello che offre Topolino... E soprattutto si sono abituati ad un umorismo che prende spunto dalla realtà, senza particolari tabù e senza un sottotesto necessariamente buonista... E questo lo hanno capito persino alla MATTEL, visto che con la nuova serie in CG Barbie Life in the Dreamhouse hanno mandato definitivamente in pensione la classica Barbie perfettina e profumella, caratterizzando la protagonista e i suoi comprimari in una maniera deliziosamente "umana" e nevrotica, e rendendoli peraltro consapevoli di essere delle bambole di plastica!
Stesso discorso hanno fatto i creativi della HASBRO, che sono stati capaci di rilanciare il brand MY LITTLE PONY con una serie animata che è diventata da subito (caso più unico che raro) un cult intergenerazionale...
E, guardacaso, in entrambi i casi c'è stato spazio per ammiccamenti e sottointesi LGBT, che hanno reso estremamente popolari questi prodotti anche presso la fascia di pubblico LGBT e i suoi simpatizzanti... Peraltro a livello internazionale. Conoscendo la Walt Disney Company non mi stupirei se in questo momento stesse lavorando alla creazione di qualcosa che possa competere direttamente con Mattel e Hasbro sullo stesso terreno, anche se basta guardare i suoi ultimi film per capire che è da diverso tempo che ha sposato questa filosofia (così come l'hanno sposata tutti coloro che producono animazione per bambini)... Tant'è vero che il protagonista maschile di Frozen, Kristoff, in originale è stato doppiato dall'attore (e cantante) gay dichiarato Jonathan Groff, che nelle interviste del film parla anche della questione delle unioni gay e dell'apporto che il suo personaggio può dare all'integrazione della comunità gay...
Quindi la domanda (retorica) é: perchè Topolino e derivati, in Italia, si ostinano a battere una strada diametralmente opposta? Considerando che in edicola non hanno concorrenti diretti, non gli viene il dubbio che se continuano a perdere colpi forse sono loro a sbagliare strategia? Perchè non accettano il fatto che magari dovrebbero aprire le porte a qualcosa di nuovo?
Perchè Topolino viene prodotto in Italia, e si comporta di conseguenza.
E non mi riferisco necessariamente alle tematiche LGBT.
Della questione ho già parlato in altre occasioni, e cercherò di non ripetermi, però questa ostinazione sembra proprio voler confermare da una parte la paura di sfidare i poteri conservatori del nostro paese (e la loro influenza sulla mentalità italiana), e dall'altra l'incapacità di guardarsi attorno sul serio e in maniera obbiettiva, rimettendosi seriamente in discussione. Il tutto non puntando più di tanto sulle novità per non giocarsi i lettori storici, affezionati all'approccio classico italo-disneyano.
Tuttavia, in un momento storico difficile come questo, un buon fumetto periodico - che è un passatempo tuttosommato economico - dovrebbe guadagnare lettori invece di perderli, e se Topolino si avvia verso le 50.000 copie settimanali (entro fine 2014?) forse sarebbe il caso di fare una seria autocritica... Che però, incredibilmente, non arriva.
Pare che alla Panini stiano pensando di rinnovare il parco autori e i collaboratori di Topolino, nella speranza di fargli riprendere quota, ma se non si cambia la filosofia alla base del settimanale, andando oltre i confini del suo tradizionale orticello, probabilmente non ci saranno grandi miglioramenti. Finché Topolino continuerà ad avere un occhio di riguardo verso un certo tipo di lettori "tradizionalisti" e non più tanto giovani, verso un certo senso estetico, una certa morale e un certo umorismo (sempre più datato), proiettandosi verso un passato "sicuro" che di fatto non c'è più, le cose non cambieranno e i nuovi lettori non arriveranno. Perlomeno finchè chi gestisce Topolino non sarà consapevole dello scarto generazionale (e culturale) che c'è stato negli ultimi anni fra i classici lettori di Topolino (e, diciamolo pure, quello che era una volta "l'italiano medio") e il nuovo pubblico potenziale dei personaggi Disney (cioè i bambini dai sei anni in su), che sta crescendo a pane, Disney Channel e Youtube, in un contesto sempre più multiculturale e globale... Abituandosi fin da subito a una serie di contenuti che hanno superato da tempo i limiti che si autoimpone Topolino...
Oltretutto, se io fossi la Walt Disney Company, al di là del problema delle vendite, inizierei ad interrogarmi sull'utilità di un prodotto come Topolino, proprio perchè di fatto è ormai molto lontano dallo "spirito Disney" contemporaneo e rappresenta un universo a sè stante e autoreferenziale (nonchè retrogrado sotto molti punti di vista), e quindi sempre meno sfruttabile commercialmente.
Il problema, forse, non si poneva quando le alte vendite ogni settimana garantivano un certo ritorno - presumo - anche alla Walt Disney Company, ma se i lettori continueranno a scendere sono portato a credere che, nel lungo periodo, potrebbero esserci delle decisioni drastiche da parte dei boss americani, anche perchè voci di corridoio dicono che la Walt Disney Company ha dei grossi piani per l'Italia nei prossimi anni, e non mi sto riferendo ai fumetti...
Per ora la Walt Disney Company ha messo la produzione italiana sotto l'ombrello della Panini, ma cosa succederà se anche in Panini avranno paura di cambiare le carte in tavola?
Staremo a vedere.
Oggi il mio post parte da una notizia interessante che arriva dagli U.S.A. e che riguarda la Disney in senso lato. Infatti la Walt Disney Company ha deciso che non finanzierà più l'associazione dei boy scouts americani...
Come mai? Molto semplice: non è più disposta a tollerare la politica repressiva dell'associazione dei boy scouts nei confronti dell'omosessualità. Infatti ha trovato che la recente revisione del regolamento dei boy scouts sia stata una presa per i fondelli.
La suddetta revisione ritirava l'interdizione automatica dei giovani gay dichiarati dai gruppi scout, ma solo a patto che garantissero di non essere sessualmente attivi (nel senso di non avere una vita sessuale, intendo), e comunque confermava che raggiunta la maggiore età questi soggetti sarebbero stati comunque allontanati. Pare proprio che questa cosa, alla Walt Disney Company di oggi, proprio non sia andata giù (anche perchè sa bene che il suo bacino di utenti gay e pro-gay è più ampio del suo bacino scouts e pro-scouts), ed ha agito di conseguenza. La presa di posizione, in realtà, non stupisce più di tanto, visto che proprio l'anno scorso nel serial Good Luck Charlie è comparsa la prima famiglia omogenitoriale Made in Disney...
Il tutto mentre i Gay Days nel parco di Walt Disney World sono una ricorrenza sempre più partecipata...
Senza contare tutta una serie di aperture più o meno evidenti nei confronti del mondo gay, della sua estetica e dei suoi riferimenti culturali. Probabilmente è solo questione di tempo prima che in qualche film Disney compaia un personaggio omosessuale (dichiarato), ma il punto fondamentale è che - evidentemente - la Walt Disney Company è un'azienda che punta al futuro e al progresso, senza rendere conto delle sue decisioni a chi ha una mentalità retriva e bigotta (o, più banalmente, analizzando quali sono le tendenze della società). D'altra parte, finora, questa apertura mentale e questa voglia di rinnovamento sono state le chiavi del suo successo.
E la questione gay è solo la punta dell'iceberg.
Per questo è sempre più stupefacente notare come chi gestisce i fumetti Disney in Italia non abbia la minima intenzione di avere lo stesso approccio, con tutto quel che ne consegue.
Partiamo da un dato di fatto: a differenza di quello che accade con altri editori italiani di fumetti, i dati di vendita di Topolino sono resi noti dall'ADS (il centro di Accertamento Diffusione Stampa, a cui ci si può iscrivere gratuitamente per visionare i suddetti dati), grazie al quale è stato possibile realizzare un grafico impietoso del suo calo di vendite in edicola dal 2004 al 2011...
Il settimanale è passato da 219.974 copie a settimana a 85.743, ma scartabellando le tabelle ADS il calo è proseguito anche negli anni successivi. All'inizio del 2013 vendeva circa 58.000 copie alla settimana, che sono diventate circa 52.000 a novembre dello stesso anno. A dicembre, probabilmente con l'effetto Natale, è risalito, ma solo a quota 56.775.
I dati di inizio 2014 non sono ancora noti, ma visto che nemmeno il passaggio alla Panini ha determinato qualche cambiamento rilevante nella politica del settimanale, è improbabile che si sia verificata un'impennata improvvisa nelle vendite.
Anche perchè Topolino adotta le stesse strategie di marketing di trent'anni fa, ad esempio dedicando un numero speciale a Sanremo e ai suoi conduttori in versione paperinizzata...
Idea simpatica quanto volete, ma tremendamente scontata, banale e priva di appeal per quanti non sono già cultori delle classiche trovate del settimanale Topolino... E sono sempre meno, a giudicare dai dati di vendita sopra esposti. E, forse, sono sempre meno perchè sono sempre meno i bambini che si appassionano davvero a Topolino, impedendo da diversi anni quel ricambio generazionale che è sempre stato la forza di questo settimanale... Nonchè la forza del marchio Disney nel suo insieme.
Il fatto è che i bambini e i preadolescenti di oggi hanno tutta una serie di stimoli che i loro colleghi di dieci o venti anni fa non avevano, e sicuramente sono diventati molto più esigenti, anche in fatto di umorismo. Soprattutto grazie alle serie televisive americane (comprese quelle Disney) si sono abituati ad un umorismo più complesso, caustico e multisfaccettato di quello che offre Topolino... E soprattutto si sono abituati ad un umorismo che prende spunto dalla realtà, senza particolari tabù e senza un sottotesto necessariamente buonista... E questo lo hanno capito persino alla MATTEL, visto che con la nuova serie in CG Barbie Life in the Dreamhouse hanno mandato definitivamente in pensione la classica Barbie perfettina e profumella, caratterizzando la protagonista e i suoi comprimari in una maniera deliziosamente "umana" e nevrotica, e rendendoli peraltro consapevoli di essere delle bambole di plastica!
Stesso discorso hanno fatto i creativi della HASBRO, che sono stati capaci di rilanciare il brand MY LITTLE PONY con una serie animata che è diventata da subito (caso più unico che raro) un cult intergenerazionale...
E, guardacaso, in entrambi i casi c'è stato spazio per ammiccamenti e sottointesi LGBT, che hanno reso estremamente popolari questi prodotti anche presso la fascia di pubblico LGBT e i suoi simpatizzanti... Peraltro a livello internazionale. Conoscendo la Walt Disney Company non mi stupirei se in questo momento stesse lavorando alla creazione di qualcosa che possa competere direttamente con Mattel e Hasbro sullo stesso terreno, anche se basta guardare i suoi ultimi film per capire che è da diverso tempo che ha sposato questa filosofia (così come l'hanno sposata tutti coloro che producono animazione per bambini)... Tant'è vero che il protagonista maschile di Frozen, Kristoff, in originale è stato doppiato dall'attore (e cantante) gay dichiarato Jonathan Groff, che nelle interviste del film parla anche della questione delle unioni gay e dell'apporto che il suo personaggio può dare all'integrazione della comunità gay...
Quindi la domanda (retorica) é: perchè Topolino e derivati, in Italia, si ostinano a battere una strada diametralmente opposta? Considerando che in edicola non hanno concorrenti diretti, non gli viene il dubbio che se continuano a perdere colpi forse sono loro a sbagliare strategia? Perchè non accettano il fatto che magari dovrebbero aprire le porte a qualcosa di nuovo?
Perchè Topolino viene prodotto in Italia, e si comporta di conseguenza.
E non mi riferisco necessariamente alle tematiche LGBT.
Della questione ho già parlato in altre occasioni, e cercherò di non ripetermi, però questa ostinazione sembra proprio voler confermare da una parte la paura di sfidare i poteri conservatori del nostro paese (e la loro influenza sulla mentalità italiana), e dall'altra l'incapacità di guardarsi attorno sul serio e in maniera obbiettiva, rimettendosi seriamente in discussione. Il tutto non puntando più di tanto sulle novità per non giocarsi i lettori storici, affezionati all'approccio classico italo-disneyano.
Tuttavia, in un momento storico difficile come questo, un buon fumetto periodico - che è un passatempo tuttosommato economico - dovrebbe guadagnare lettori invece di perderli, e se Topolino si avvia verso le 50.000 copie settimanali (entro fine 2014?) forse sarebbe il caso di fare una seria autocritica... Che però, incredibilmente, non arriva.
Pare che alla Panini stiano pensando di rinnovare il parco autori e i collaboratori di Topolino, nella speranza di fargli riprendere quota, ma se non si cambia la filosofia alla base del settimanale, andando oltre i confini del suo tradizionale orticello, probabilmente non ci saranno grandi miglioramenti. Finché Topolino continuerà ad avere un occhio di riguardo verso un certo tipo di lettori "tradizionalisti" e non più tanto giovani, verso un certo senso estetico, una certa morale e un certo umorismo (sempre più datato), proiettandosi verso un passato "sicuro" che di fatto non c'è più, le cose non cambieranno e i nuovi lettori non arriveranno. Perlomeno finchè chi gestisce Topolino non sarà consapevole dello scarto generazionale (e culturale) che c'è stato negli ultimi anni fra i classici lettori di Topolino (e, diciamolo pure, quello che era una volta "l'italiano medio") e il nuovo pubblico potenziale dei personaggi Disney (cioè i bambini dai sei anni in su), che sta crescendo a pane, Disney Channel e Youtube, in un contesto sempre più multiculturale e globale... Abituandosi fin da subito a una serie di contenuti che hanno superato da tempo i limiti che si autoimpone Topolino...
Oltretutto, se io fossi la Walt Disney Company, al di là del problema delle vendite, inizierei ad interrogarmi sull'utilità di un prodotto come Topolino, proprio perchè di fatto è ormai molto lontano dallo "spirito Disney" contemporaneo e rappresenta un universo a sè stante e autoreferenziale (nonchè retrogrado sotto molti punti di vista), e quindi sempre meno sfruttabile commercialmente.
Il problema, forse, non si poneva quando le alte vendite ogni settimana garantivano un certo ritorno - presumo - anche alla Walt Disney Company, ma se i lettori continueranno a scendere sono portato a credere che, nel lungo periodo, potrebbero esserci delle decisioni drastiche da parte dei boss americani, anche perchè voci di corridoio dicono che la Walt Disney Company ha dei grossi piani per l'Italia nei prossimi anni, e non mi sto riferendo ai fumetti...
Per ora la Walt Disney Company ha messo la produzione italiana sotto l'ombrello della Panini, ma cosa succederà se anche in Panini avranno paura di cambiare le carte in tavola?
Staremo a vedere.
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