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lunedì 8 agosto 2016

NUMERI DI AGOSTO...

Ciao a tutti, come va?

Generalmente quando in Italia un appassionato di fumetti italiani vuole rispondere a tono ad un appassionato di fumetti americani, che gli fa notare come il taglio delle produzioni italiane sia superato, è solito usare la frase standard: "Però le vendite che fanno i fumetti italiani se le sognano!" e di solito la discussione si ferma lì, a meno che non si voglia sprofondare in un vortice di botta e risposta che generalmente non approda a nulla...

La risposta dell'appassionato italiano di fumetti italiani, comunque, si basa su un dato di fatto: mediamente i singoli titoli italiani di successo, negli ultimi decenni, hanno venduto molto di più rispetto alle loro controparti americane... Anche se bisogna considerare due fattori importanti, che generalmente vengono ampiamente sottovalutati:

1) Anche se i fumetti americani puntano ad un target differenziato continuano a rivolgersi principalmente ad un pubblico giovane, mentre i fumetti italiani hanno sempre avuto un occhio di riguardo per il pubblico adulto (o, per meglio dire, per la generazione dei baby boomer e quella immediatamente successiva, che numericamente hanno sempre avuto un certo rilievo).

2) Negli USA le case editrici di fumetti sono dozzine, e producono una marea di materiale ogni mese, quindi l'indice di "dispersione" del pubblico fra centinaia e centinaia di titoli è sicuramente molto più alto che in Italia... Tantopiù che se, ad esempio, un supereroe ha un successo particolare può alimentare quattro o cinque mensili di storie inedite, senza considerare quelli in cui agisce in gruppo con altri supereroi...

Ad ogni modo negli USA le testate che vendono meglio, storicamente, sono quelle con i personaggi più famosi... Anche se forse qualcosa sta cambiando, visto che i due fattori di cui sopra vanno rivisti alla luce di alcuni cambiamenti degli ultimi anni.

Lo spunto per il post di oggi arriva dal grande successo ottenuto dal primo numero della nuova serie di Harley Quinn, che a quanto pare ha superato le 400.000 prenotazioni per il solo mese di agosto...

Anche se di questo numero sono state proposte numerose copertine variant per i collezionisti è evidente che questo successo è arrivato sulla scia del film dedicato alla SUICIDE SQUAD, in cui compare anche Harley Quinn (e infatti il nuovo look che sfoggia nei fumetti è ripreso pari pari da quello proposto da Margot Robbie nel film)... Il punto interessante, però, è che la campagna pubblicitaria - ancora prima del film in quanto tale - ha sicuramente incuriosito un grande pubblico occasionale, che in parte si ricordava di Harley Quinn (per la serie animata di Batman) e in parte è rimasto conquistato dalla rivisitazione del personaggio...

E probabilmente fra quelle 400.000 prenotazioni ci sono anche quelle di molte lettrici, dato che negli ultimi anni il pubblico femminile dei comics è aumentato molto... Senza contare che Harley Quinn è il primo personaggio femminile con una personalità davvero originale e multisfaccettata a comparire in un superhero movie di ultima generazione...

Sia come sia, considerando il fatto che non è certo un personaggio popolare come Batman e Superman (che comunque, a loro volta, NON hanno beneficiato più di tanto del traino di BATMAN VS. SUPERMAN) direi che queste 400.000 prenotazioni sono ancora più interessanti... Anche perchè la stagione delle speculazioni sui fumetti e sulle copertine speciali è finita da un pezzo...

Comunque, tornando al discorso iniziale: anche supponendo che i 3/4 delle prenotazioni di Harley Quinn negli USA siano dovute alla campagna promozionale del film SUICIDE SQUAD, in Italia quante sono state le testate che, diciamo negli ultimi dieci anni, con il loro numero uno hanno venduto sulle 100.000 copie?

Senza contare che, anche se nessuno ne parla mai, c'è anche un'altra grande differenza fra il mercato italiano e quello statunitense... E cioè il fenomeno del download abusivo di fumetti in versione digitale, o scansionati direttamente dalle pagine cartacee. Infatti ci sono diversi siti che, approfittandosi di server collocati in nazioni al di fuori delle convenzioni sul copyright, mettono a disposizione del pubblico tonnellate di comics americani in formato CBR: dalle serie complete degli anni Sessanta alle ultime uscite della settimana. Il tutto gratuitamente, o eventualmente con un abbonamento (davvero irrisorio) ai loro server. Non metto qui i link qui per una questione di correttezza, ma avendo un minimo di dimestichezza con i motori di ricerca più famosi sono facilmente rintracciabili...

In ogni caso parliamo di siti che hanno decine di migliaia di download al giorno... E che sicuramente sottraggono molti lettori occasionali ai canali ufficiali... Quindi diciamo pure che le 400.000 copie di cui stiamo parlando devono essere valutate anche considerando questo aspetto.

Per i fumetti italiani non mi risulta che nessuno abbia mai organizzato niente del genere (non con l'accortezza dei siti abusivi americani, se non altro), anche perchè presumo che chi si occupa "seriamente" di lucrare sul download abusivo, e aspiri a trarne un ritorno economico dignitoso, sappia bene che la stragrande maggioranza dei fruitori di fumetti Made in Italy rientra in una fascia di pubblico che ha poca dimestichezza con le nuove tecnologie, con tutto quel che ne consegue... Certo è che, se una cosa del genere dovesse prendere piede anche da noi, è altamente probabile che le nostre case editrici colerebbero a picco nel giro di pochi anni...

Invece, per come siamo messi adesso, se coleranno a picco lo faranno molto più lentamente... E lo faranno roprio perchè quelli che una volta erano i loro due punti di forza si stanno gradualmente trasformando nei loro punti deboli. Infatti da una parte la mancanza di concorrenza ha appiattito l'offerta e ha trasformato il fumetto italiano in un fenomeno sempre meno popolare e sempre più circoscritto ad una determinata nicchia di pubblico, mentre dall'altra puntare - da quarant'anni a questa parte - su una specifica generazione, ha compromesso il rapporto con i lettori delle generazioni successive...

Creando, nei fatti, dei fumetti realizzati per una nicchia nella nicchia (che rimane ancora numerosa per motivi prettamente anagrafici, ma che resta pur sempre una nicchia)... E, ora che la suddetta generazione/nicchia di lettori sta iniziando ad assottigliarsi (per tanti motivi, che in parte ho trattato QUI), non garantisce più il supporto che aveva garantito fino a dieci o venti anni fa... E lo garantirà sempre di meno... Anche solo per il fatto che, se in Italia sempre più anziani frugano nella spazzatura alla ricerca di cibo, vuol dire che quelli disposti a spendere qualcosa per un fumetto Bonelli saranno sempre meno...

Matematico.

Quindi è facile ipotizzare che da qui a un po' la tipica frase "Però le vendite che fanno i fumetti italiani se le sognano!" verrà usata sempre più di rado...

C'è poi un altro fattore da tenere in considerazione: nella serie appena precedente a quella che ha debuttato questo mese, Harley Quinn ha dimostrato in più occasioni di essere bisessuale e di avere una relazione con la collega Poison Ivy (che sicuramente è una partner più stabile di quanto il suo amato Joker, o Mr. J come lo chiama lei, non sarà mai)...




Ora: sicuramente il fatto che questo personaggio sia bisessuale non ha determinato da solo 400.000 prenotazioni, ma è innegabile il fatto che non sia risultato un deterrente... E che questo sia stato uno degli elementi che negli ultimi anni ha consolidato la fama del personaggio presso il pubblico (in particolare quello più giovane)... Un pubblico che sicuramente non avrebbe premiato un personaggio incapace di essere al passo coi tempi, nonostante la prima versione (quella inventata per la serie animata da Bruce Timm) fosse già di per sè molto interessante...

E, a giudicare dal trend degli ultimi anni, direi che essere al passo coi tempi è tornato il motto del fumetto americano... Anche perchè, dopo che la bolla speculativa del collezionismo è esplosa negli anni Novanta, da quelle parti si sono resi conto che l'unico modo per stare a galla è puntare soprattutto su chi non è un collezionista all'ultimo stadio, ma piuttosto un semplice fruitore dei suoi prodotti e/o un lettore occasionale, che magari si avvicina a una serie dopo averla conosciuta tramite un prodotto collaterale (film, serie TV o altro) o perchè è venuto a conoscenza che tratta argomenti di un certo tipo, magari da un punto di vista simile al suo...

Il che ci porta ad una seconda constatazione: fino a che punto in Italia sono promossi i fumetti che potrebbero ingolosire i lettori occasionali, magari presentando temi e spunti più originali del solito?

Roberto Recchioni (foto sotto) è uno sceneggiatore che può piacere o non piacere, ma è abbastanza curioso notare come il suo lavoro come curatore di Dylan Dog sia diventato un argomento di discussione molto popolare, mentre si parla pochissimo della serie BATTAGLIA che sta portando avanti per l'Editoriale Cosmo, supervisionando il lavoro di vari sceneggiatori che in questa occasione sembrano avere la briglia molto più sciolta rispetto a quando collaborano con gli editori italiani più conosciuti...

Per chi non lo sapesse Pietro Battaglia è un vampiro di origine siciliana, mercenario e a dir poco bastardo, che in un modo o nell'altro finisce per essere coinvolto in alcuni degli episodi più oscuri e scottanti della storia d'Italia... Dal rapimento di Aldo Moro alla strage di Ustica, passando per le Foibe e la morte di Edda Ciano...

Roberto Recchioni lo ideò negli anni Novanta e di tanto in tanto ha provato a rilanciarlo nel mondo delle autoproduzioni, fino a quando l'Editoriale Cosmo non gli ha dato carta bianca per delle nuove uscite da proporre in edicola. E quando dico carta bianca dico proprio carta bianca. Infatti l'ultimo numero della serie, in edicola ora, racconta di come Pietro Battaglia sia il vero responsabile della morte di Padre Pio da Pietralcina... Che in questo fumetto è presentato come un impostore psicolabile e filo fascista, che vuole sfidare il vampiro per dimostrare la sua superiorità... Finendo però per avere la peggio e per diventare un vampiro a sua volta (e infatti il fumetto si conclude alludendo al fatto che la salma con la maschera di cera, adorata da tanti fedeli, non sia altro che un vampiro tenuto immobilizzato dal 1968)...

Ora: quanto è circolata la notizia che in Italia era disponibile un fumetto con Padre Pio che lotta con un vampiro siciliano e bastardissimo, finendo per avere la peggio? E quanto avrebbe venduto se fosse circolata di più? E soprattutto: perchè la notizia è circolata così poco?

Forse perchè San Pio in Italia gode di una certa immunità diplomatica, e fare pubblicità ad un fumetto che lo descrive in un certo modo avrebbe potuto creare complicazioni? In realtà, in un editoriale fra il serio e il faceto, anche la casa editrice prende scaramanticamente le distanze e suggerisce che si tratta solo di una somiglianza apparente... Però resta il fatto che i fumetti di BATTAGLIA sono la prima cosa davvero "cattiva" che ha prodotto il fumetto italiano in edicola da tantissimi anni a questa parte... E, nel loro piccolo, potrebbero contribuire a creare una nicchia di pubblico alternativa a quella che ha contribuito ad intasare le edicole con tanti personaggi fotocopia...

Però se ne sta parlando pochissimo... Quasi come se si cercasse deliberatamente di ignorarlo, per evitare di mostrare che in Italia si può ancora produrre qualcosa che non sia politicamente corretto a tutti i costi, a prova di bigotto o allineato agli standard che vanno per la maggiore dalle nostre parti (sul come e sul perchè potrei scrivere un intero post, quindi per ora passo)...

E considerando che, peraltro, il concept di Battaglia è molto anni Novanta (e quindi è già stato abbondantemente "superato", per taglio e per temi, dall'entertainment di ultima generazione) il tutto acquista una sfumatura persino un po' inquietante... Perchè, se questo è il muro di gomma che si trova davanti un fumetto dissacrante e "cattivo", in perfetto stile in stile anni Novanta, cosa potrebbe accadere se in Italia qualcuno proponesse un fumetto davvero moderno e al passo coi tempi? E se fosse un fumetto che mettesse al centro i problemi scottanti dell'Italia di oggi, piuttosto che quelli della nostra storia recente? E se parlasse con scioltezza della realtà LGBT contemporanea, ad esempio?

Chissà...

Certo, qualcuno può obbiettare che Harley Quinn ha dalla sua un film, mentre BATTAGLIA no, ma è evidente che non basta un film a fare da traino alla promozione di un fumetto... Non se il protagonista non è convincente... Di recente, in Italia, abbiamo avuto il caso del pompatissimo film di Gabriele Salvatores, IL RAGAZZO INVISIBILE, che oltre a non determinare il successo del relativo progetto a fumetti (il prequel edito da Panini) si è rivelato un flop imbarazzante (5.200.000 euro incassati su 8.000.000 di euro spesi, con 12 settimane e 400 sale a disposizione)...
E, fra parentesi, proprio in queste settimane sono iniziate le riprese de IL RAGAZZO INVISIBILE 2 a Trieste... E la cosa - alla luce del flop di cui sopra - è alquanto sospetta... E porterebbe a pensare che il progetto stia andando avanti più per usufruire dei soldi elargiti a fondo perduto dagli sponsor (trovate un elenco parziale CLICCANDO QUI), che non per realizzare un prodotto che possa avere un reale riscontro di pubblico... Anche perchè, a quanto pare, ci sono degli sponsor per cui figurare in un film di Gabriele Salvatores è più importante che avere un ritorno economico diretto dal loro investimento... Con tutta una serie di danni collaterali per l'industria del fumetto...

E qualcosa mi dice che tornerò a parlarne.

Ad ogni modo, per riassumere brevemente il post di oggi, i fatti sono questi: l'abito non fa il monaco, e un fumetto per vendere 400.000 copie (in USA come altrove) deve essere lanciato nel modo giusto, rivolgersi al pubblico giusto e - possibilmente - essere realizzato nel modo migliore per gli standard del pubblico a cui punta...

Se in Italia, per vari motivi, non si riesce più a rispondere a questi tre requisiti è evidente che sarà sempre più difficile produrre dei fumetti in grado di restare a galla e rilanciare questa forma di intrattenimento nel nostro paese... Alla faccia di chi è ancora convinto che "Però le vendite che fanno i fumetti italiani se le sognano!".

E questo è quanto.

Alla prossima.

venerdì 5 agosto 2016

ALLINEAMENTI INTERNAZIONALI...

Ciao a tutti, come va?

Anche se siamo in agosto lo sguardo acuto di questo blog continua a monitorare la situazione e a segnalarvi quello che non troverete segnalato da nessun'altra parte, soprattutto se scombina un po' i pregiudizi e i luoghi comuni che ruotano al mondo del fumetto e al suo futuro prossimo venturo...

Uno di questi, ad esempio, vorrebbe che solo in Giappone ci sarebbe mercato per dei gadget e dei prodotti collaterali al mondo dei bara manga, e cioè dei manga omoerotici realizzati da autori gay per un pubblico gay. Ultimamente le varie operazioni portate avanti dal marchio MASSIVE negli USA (CLICCATE QUI) hanno iniziato a smantellare questa convizione... Però è anche vero che gli autori che MASSIVE promuove attraverso i suoi gadget e i suoi capi di abbigliamento hanno uno stile che non rientra propriamente nel classico stile manga...

E questo potrebbe far credere che i manga sono una cosa, mentre i bara manga (e il loro pubblico) sono qualcosa di diverso e molto specifico... Quando in realtà non è proprio così che stanno le cose, soprattutto considerando che è da almeno una dozzina d'anni che i bara manga hanno uno stile che ammicca sempre di più a quello dei classici SHONEN MANGA (manga per ragazzi). Uno degli autori più rappresentativi di questo fenomeno di ibridazione è il dotatissimo Mentaiko Itto (che vedete nella foto qui sotto, scattata nella casa dove vive con quattro cani, tre gatti e il suo compagno)...
Siccome è nato il 15 aprile 1984 (a Fukuoka, per la precisione) appartiene a quella generazione che, a differenza di Gengoroh Tagame e dei suoi coetanei, non ha formato la sua sensibilità omoerotica sulle riviste gay giapponesi (men che meno su quelle illustrate), ma direttamente fra anime e manga dal taglio più commerciale. E infatti il suo stile è assolutamente in linea con quello dei prodotti che oggi vanno per la maggiore... Sia a livello di stile grafico, che a livello di situazioni e ritmo narrativo (tant'è che lui ricorre spesso a trovate umoristiche anche nelle situazioni più libidinose)...

Non è il solo esponente di questa particolare "corrente" nel mondo dei bara manga, ma sicuramente è uno dei più bravi, tant'è che i suoi golosissimi fumetti omoerotici hanno iniziato ad essere pubblicati in lingua inglese dall'editore Gmuender... Peraltro senza le censure a cui sono sottoposti per Legge in Giappone... E infatti pare che stiano avendo un successo davvero notevole (a proposito: se vi interessa acquistarle e allo stesso tempo sostenere questo blog fatelo CLICCANDO QUI e QUI, oppure sulle immagini qui sotto)...
https://www.amazon.it/dp/3867877947?tag=wallyrainbows-21&camp=3458&creative=23838&linkCode=as1&creativeASIN=3867877947&adid=1S8DDGX7TG6Q8W9Y24DQ&

https://www.amazon.it/dp/3959852231?tag=wallyrainbows-21&camp=3458&creative=23838&linkCode=as1&creativeASIN=3959852231&adid=0SA75CGTY46DDRFXADQJ&

Al punto che l'editore ha deciso di sperimentare proprio con questo autore un nuovo genere di prodotto, che per la prima volta viene testato in Occidente con un autore di manga omoerotici... E cioè un poster book... E cioè una raccolta di poster di grandi dimensioni che riproducono alcune delle illustrazioni (anche soft) di questo bravissimo artista...
https://www.amazon.it/dp/3959852223?tag=wallyrainbows-21&camp=3458&creative=23838&linkCode=as1&creativeASIN=3959852223&adid=0NES6AZ43CK40RA8GBEJ&

La raccolta di poster sarà disponibile da settembre (e se lo acquistate in prevendita CLICCANDO QUI contribuirete anche alla salute di questo blog), ma dagli assaggini già disponibili in rete è facile immaginare che il pubblico lo apprezzerà (non foss'altro perchè i poster di Mentaiko Itto possono essere un'ottima idea regalo)...





Ad ogni modo, se questo esperimento dovesse avere successo, potrebbe essere effettivalmente la prova che anche in Occidente i bara manga hanno iniziato ad attecchire quel tanto che basta per creare una nicchia di mercato collaterale, che va al di là dei semplici fumetti... E in questo caso sarebbe davvero molto interessante osservare gli sviluppi della situazione... Anche perchè, per esempio, lo stesso Mentaiko Itto ha già un piccolo negozio dove - oltre ai suoi fumetti - mette a disposizione una serie di gadget esclusivi...

Come ad esempio i case per cellulari...

I pannetti per pulire gli occhiali...
E soprattutto delle deliziose federe per body pillow... E cioè per quei cuscini di forma allungata pensati apposta per chi ama dormire avvinghiato ad un cuscino di dimensioni umane... In particolare qui sotto potete vedere le federe che Mentaiko Itto ha realizzato per gli appassionati della serie Naruto (le leggi sul copyright, in Giappone, sono alquanto elastiche)...


Se anche voi siete amanti di Naruto e dei body pillow potete ordinare la vostra federa CLICCANDO QUI (ma vi avviso che il sito è solo in giapponese)...

Ovviamente non posso sapere se anche in Occidente autori come Mentaiko Itto avranno l'opportunità di creare una nicchia di mercato con un'offerta così variegata... Però è anche vero che se qualche anno fa mi avessero detto che sarebbe stato pubblicato al di fuori del Giappone un poster book con le sue illustrazioni probabilmente avrei fatto molta fatica a crederci...




Quindi, molto in sintesi, direi che la situazione si sta evolvendo...
Ora bisognerà vedere un po' cosa succederà.

Alla prossima.

mercoledì 3 agosto 2016

GTA PRIDE...

Ciao a tutti, come va?

Fra una settimana saranno passati due mesi esatti dalla strage di Orlando, e fra tanti attentati e tante stragi di cui (purtroppo) si è sentito parlare in questo ultimo periodo, il rischio che il suo ricordo si affievolisca troppo presto è alto...

Così, per non dimenticare, gli organizzatori del Gay Pride di Stoccolma hanno avuto una pensata abbastanza originale, e lavorando assieme all'agenzia pubblicitaria Garberg e ad un gruppo di appassionati del videogame GTA 5 (Grand Thief Auto) hanno provato a celebrare le vittime di Orlando in un modo molto particolare... E cioè programmando un MOD non ufficiale per GTA 5, che permette di inserire una parata dell'orgoglio LGBT nella città di Los Santos, in cui si svolgono le vicende dell'ultimo capitolo della nota saga videoludica...

Questa trovata ha una certa valenza simbolica per vari motivi: il primo è che questo MOD è blindato agli attacchi terroristici... Infatti chi decide di applicarlo non può in alcun modo sparere alle persone che stanno facendo il corteo... E vista la natura del gioco non è cosa da poco, soprattutto considerando che una delle opzioni di GTA 4 era proprio quella di realizzare una strage in un locale gay... Come qualcuno non ha mancato di ricordare nel video che vedete qui sotto...
Invece nel MOD del Los Santos Gay Pride scaricabile gratuitamente (CLICCATE QUI), che purtroppo può essere applicato solo alle versioni per PC del gioco, l'opzione strage gay non è applicabile... Christian Valtersson (foto sotto), presidente del comitato Stoccolma Pride, al riguardo è stato molto chiaro.

Infatti ha detto:

“Abbiamo realizzato una parata indistruttibile. Non per fare i moralisti, ma per lanciare il messaggio che l'amore vince sempre sull'odio. C'è bisogno di rilanciare questo messaggio, e siamo felici che i giocatori abbiano questa opportunità. GTA 5 è ambientato a Los Santos, una città che riproduce tutte le caratteristiche di una città di quelle dimensioni... Eccetto una parata LGBT. Ci tengo a precisare che il progetto è stato realizzato grazie all'apporto di volontari e non c'è stato un ritorno economico per nessuno"

E il risultato è quello che vedete qui sotto.

Forse non sarà un capolavoro, ma direi che il messaggio è chiaro.... E sicuramente fa il suo effetto. Soprattutto se si considera il vastissimo pubblico rappresentato dai giocatori di GTA in tutto il mondo...

Piccola nota a margine: in Svezia durante i gay pride si lanciano operazioni di sensibilizzazione attraverso MOD da inserire nei videogiochi... Mentre in Italia tutto ciò che è collegato all'immaginario pop e all'entertainment di ultima generazione continua a non eintrare nelle strategie promozionali di questo tipo di iniziative...

Non sarebbe ora di aggiornarsi e di ampliare un po' le prospettive anche dalle nostre parti...?

Alla prossima.

lunedì 1 agosto 2016

ANOMALIE CANORE...

Ciao a tutti, come va?

Quando arriva agosto generalmente le notizie e gli spunti per i giornalisti scarseggiano... Soprattutto per quelli che non sanno guardarsi attorno. Così può anche capitare che i media italiani diano ampio spazio alle lamentele sui social in occasione della replica della seconda serie di Mila e Shiro (Mila e Shiro - IL SOGNO CONTINUA, titolo originale New Attacker YOU!), a partire da Il Fatto Quotidiano (CLICCATE QUI).

La serie è del 2008, ma arrivò per la prima volta in Italia nel 2011, suscitando già allora un mare di disappunto, sia fra il giovane pubblico che fra i fan storici (anche se allora i social erano meno diffusi di ora)... Entrambi affezionati alla serie del 1984, arrivata da noi nel 1986 e tratta dal manga originale di Jun Makimura e Shizuo Koizumi (che - visto il successo del cartone - venne parzialmente pubblicato addirittura dal Corriere dei Piccoli, e ben prima che i manga diventassero un genere di tendenza).

Siccome siamo in Italia e i giornalisti scrivono con i piedi, anche perchè tendono a non documentarsi quando parlano di argomenti che non conoscono bene, nessuno si è premurato di ricordare che la suddetta seconda serie animata - in realtà - era stata giusto un service commerciale per la Cina (che lo ha prodotto e ha fornito la bassa manovalanza per realizzarlo), in occasione delle Olimpiadi di Pechino... Tant'è che in Giappone non è mai stata proposta in TV e al di fuori del territorio cinese è circolata in pochissime nazioni. Invece, siccome chi gestisce Mediaset è quello che è, dalle nostre parti era stata presentata in pompa magna una prima volta, facendo un bel flop, e non paghi dell'errore i dirigenti Mediaset stanno provando a riproporla in occasione delle Olimpiadi di Rio...

Sempre dei geni, a Mediaset.

Comunque, siccome già nel 2011 la programmazione animata per ragazzi di Mediaset era in piena decadenza, quando a Cristina D'Avena venne affidata una sigla per accompagnare la nuova serie di Mila e Shiro fu subito chiaro che era stata composta, scritta e arrangiata molto frettolosamente, e ad oggi è considerata una delle meno riuscite del suo repertorio... Tant'è che nei suoi concerti viene eseguita il meno possibile, presumo anche per evitare il ripetersi della reazione che si consumò sul palco di Lucca 2011... Quando la povera D'Avena tentò di lanciarla come la novità dell'anno... Raccogliendo però fischi e ululati di disapprovazione fin da quando annunciò che l'avrebbe cantata (e posso dirlo perchè io c'ero)...

Ed è stato ripensando a quell'accoglienza imbarazzante che ho pensato che fosse il caso di scrivere il post di oggi, visto che - proprio di recente - Cristina D'Avena è stata ufficialmente premiata per il suo ruolo di icona gay dal seguitissimo blog BitchyF, che le ha fatto consegnare una targa durante la sua esibizione al Pride Village di Padova il 22 luglio...

Quindi, se ancora qualcuno avesse avuto dei dubbi al riguardo, si può dire che in italia Cristina D'Avena può essere considerata ANCHE un'icona gay... Tant'è che ormai le discoteche gay se la contendono perchè sanno bene che con lei fanno il pienone... Anche se probabilmente nessuno si è mai chiesto davvero perchè...

In realtà quando una cantante diventa un'icona gay è perchè risponde ad una serie di requisiti precisi (ne ho già parlato in passato), ma Cristina D'Avena in questo senso rappresenta un'anomalia...

Nella fattispecie i requisiti sono sei (più un prerequisito essenziale), e per diventare icona gay bisogna rispondere almeno a due di questi (anche se, ovviamente, più sono i requisiti a cui si risponde e più è elevato lo status di "icona gay").

PRE-REQUISITO ESSENZIALE:

Bisogna essere già diventate famose, o perlomeno molto conosciute (icone gay non si nasce, si diventa).

REQUISITI  DETERMINANTI:

1) Look eccentrico, kitch, provocante e/o sessualmente ammiccante.
2) Canzoni o brani che in qualche modo hanno dei richiami al mondo gay.
3) Aspre critiche da parte dei perbenisti riguardo alla loro condotta e al loro modo di porsi.
4) Una storia difficile alle spalle (possibilmente con amori infelici e/o tormentati).
5) Almeno un consanguineo o un collaboratore stretto dichiaratemente (o perlomeno visibilmente) gay dichiarato.
6) Una netta presa di posizione a favore della comunità e/o della condizione omosessuale.

A parte la sua innegabile popolarità, quindi, a quali dei requisiti sopracitati ha finito per rispondere Cristina D'Avena? Dopotutto si pone sempre in maniera molto sobria (e tra l'altro ultimamente si veste sempre di nero), canta sigle di cartoni animati, nessun perbenista l'ha mai presa di mira, non ha vissuto grandi drammi di cui si abbia notizia (anche perchè è molto riservata), ufficialmente non si sa quante persone omosessuali ci siano nel suo entourage e solo di recente si è espressa a favore della comunità gay in qualche intervista...

Quindi come ha fatto a diventare un personaggio tanto amato dalla comunità gay italiana?

Credo che la risposta sia tutta nella pessima accoglienza che ebbe la seconda sigla di Mila e Shiro a Lucca 2011... Alla fine, al netto delle sue capacità e della sua eventuale simpatia, Cristina D'Avena è diventata un personaggio non per quello che è, ma per quello che rappresentano le sigle che ha interpretato, e questo è particolarmente evidente nel caso del pubblico gay...

Per oltre trent'anni Cristina D'Avena è stata la voce che ha accompagnato tantissime serie animate che sono diventate dei cult per i futuri gay, e che in un certo senso hanno legittimato il loro modo di essere, i loro desideri e i primi segnali del loro essere "diversi" dalla media statistica...

Tantopiù che buona parte delle sigle interpretate da Cristina D'Avena erano relative a serie giapponesi che in qualche modo rispondevano ai sei requisiti delle icone gay a cui mi riferivo prima: vite difficili, personaggi gay, critiche dai benpensanti (e il cielo sa quante ne hanno avute i cartoni giapponesi e i loro protagonisti), look provocante, metafore della situazione gay e nette prese di posizione in favore della condizione omosessuale...

In conclusione: diciamo pure che, se Cristina D'Avena è diventata un'icona gay è perchè è stata la portavoce (se non addirittura l'araldo ufficiale) di una gran quantità di personaggi che avevano tutti i requisiti per essere icone gay fatte e finite...

Tantopiù che non era lei a scegliere i cartoni per i quali interpretare le sigle (pare, anzi, che provasse persino ad opporsi quando le veniva chiesto di cantare le nuove sigle di cult come Lady Oscar), ma le venivano assegnate d'ufficio dalla dirigenza Fininvest (e poi Mediaset), con cui aveva un contratto esclusivo... Che sicuramente era vantaggioso per ambo le parti (prima di lei le emittenti organizzavano dei bandi per scegliere la sigla e l'inteprete migliore per ciascuna serie animata), ma che col tempo portò ad un appiattimento generale nel mondo delle sigle (soprattutto dopo che Mediaset rimase l'unico gruppo in grado di produrle e inciderle)... E infatti ad un certo punto Mediaset fu praticamente costretta ad ampliare la sua riserva di interpreti con una voce maschile da "affiancare" alla sua cantante di punta (che, nell'ordine, è stata quella Giampi Daldello, Enzo Draghi, Marco Destro e infine Giorgio Vanni)...

Ad ogni modo è altamente probabile che se Cristina D'Avena non avesse mai interpretato le sigle di serie con determinate caratteristiche, e se non ne avesse avuto il monopolio quasi assoluto per almeno vent'anni, ora non sarebbe a fare tourneè nelle discoteche gay... Non più di quanto stanno facendo i suoi colleghi degli anni Ottanta e Novanta (che infatti nelle discoteche gay non vengono chiamati nemmeno per sbaglio)... Tant'è vero che quando va nelle discoteche gay Cristina D'Avena inserisce anche dei brani che lei non ha mai interpretato ufficialmente, ma che in effetti riguardano serie che hanno delle valenze per il pubblico omosessuale, come quella dei Cavalieri dello Zodiaco... Che in realtà era stata interpretata da Giorgio Vanni...

E se non ci credete potete ascoltare qui sotto il concerto che Cristina D'Avena ha tenuto a Torre del Lago il primo luglio...



Niente di illegale (anche se, forse, a Giorgio Vanni non dispiacerebbe eseguire di persona i propri brani anche nelle discoteche gay), tuttavia alla luce di tutto questo direi che il caso di Cristina D'Avena si conferma una delle tante anomalie specifiche del nostro paese...

Nel senso che, in questi ultimi anni, un po' in tutto il mondo la comunità LGBT ha iniziato a rivendicare i risvolti gay dell'immaginario legato all'animazione (ma anche ai fumetti) della propria infanzia, dandosi da fare per valorizzarlo in maniera più diretta... Andando, cioè, al nocciolo della questione: organizzando mostre, promuovendo incontri nelle manifestazioni di fumetti e mettendo assieme delle associazioni che hanno anche lo scopo di fare in modo che le cose buone seminate dall'immaginario pop non vadano perse e magari servano da spunto per nuovi progetti... Soprattutto da un prospettiva gay friendly...

Mentre da noi sembra che, per sublimare questa esigenza, al mondo gay sia sufficiente ascoltare i concerti di Cristina D'Avena... Anche perchè è sicuramente meno impegnativo ascoltare un concerto di Cristina D'Avena  che mettere in piedi un'associazione o una manifestazione che - ad esempio - possa valorizzare i cartoni animati a cui le sigle di Cristina D'Avena vengono associate... Soprattutto in questo periodo in cui certe serie animate sono diventate un vero e proprio tabù per la televisione italiana.
Quindi, molto in sintesi, si prende la scorciatoia per poi restare sempre al punto di partenza.

Poi, per carità, è sempre meglio avere un'icona gay in più che una in meno... Però continuo ad avere la sensazione che in tutto questo ci sia qualcosa che non torna, e che tutta questa tendenza alla superficialità, alla banalizzazione e alla faciloneria avrà pure dei risvolti catartici, ma che non sia esattamente ciò di cui ha bisogno una realtà gay come quella italiana...

Alla prossima.