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lunedì 1 agosto 2016

ANOMALIE CANORE...

Ciao a tutti, come va?

Quando arriva agosto generalmente le notizie e gli spunti per i giornalisti scarseggiano... Soprattutto per quelli che non sanno guardarsi attorno. Così può anche capitare che i media italiani diano ampio spazio alle lamentele sui social in occasione della replica della seconda serie di Mila e Shiro (Mila e Shiro - IL SOGNO CONTINUA, titolo originale New Attacker YOU!), a partire da Il Fatto Quotidiano (CLICCATE QUI).

La serie è del 2008, ma arrivò per la prima volta in Italia nel 2011, suscitando già allora un mare di disappunto, sia fra il giovane pubblico che fra i fan storici (anche se allora i social erano meno diffusi di ora)... Entrambi affezionati alla serie del 1984, arrivata da noi nel 1986 e tratta dal manga originale di Jun Makimura e Shizuo Koizumi (che - visto il successo del cartone - venne parzialmente pubblicato addirittura dal Corriere dei Piccoli, e ben prima che i manga diventassero un genere di tendenza).

Siccome siamo in Italia e i giornalisti scrivono con i piedi, anche perchè tendono a non documentarsi quando parlano di argomenti che non conoscono bene, nessuno si è premurato di ricordare che la suddetta seconda serie animata - in realtà - era stata giusto un service commerciale per la Cina (che lo ha prodotto e ha fornito la bassa manovalanza per realizzarlo), in occasione delle Olimpiadi di Pechino... Tant'è che in Giappone non è mai stata proposta in TV e al di fuori del territorio cinese è circolata in pochissime nazioni. Invece, siccome chi gestisce Mediaset è quello che è, dalle nostre parti era stata presentata in pompa magna una prima volta, facendo un bel flop, e non paghi dell'errore i dirigenti Mediaset stanno provando a riproporla in occasione delle Olimpiadi di Rio...

Sempre dei geni, a Mediaset.

Comunque, siccome già nel 2011 la programmazione animata per ragazzi di Mediaset era in piena decadenza, quando a Cristina D'Avena venne affidata una sigla per accompagnare la nuova serie di Mila e Shiro fu subito chiaro che era stata composta, scritta e arrangiata molto frettolosamente, e ad oggi è considerata una delle meno riuscite del suo repertorio... Tant'è che nei suoi concerti viene eseguita il meno possibile, presumo anche per evitare il ripetersi della reazione che si consumò sul palco di Lucca 2011... Quando la povera D'Avena tentò di lanciarla come la novità dell'anno... Raccogliendo però fischi e ululati di disapprovazione fin da quando annunciò che l'avrebbe cantata (e posso dirlo perchè io c'ero)...

Ed è stato ripensando a quell'accoglienza imbarazzante che ho pensato che fosse il caso di scrivere il post di oggi, visto che - proprio di recente - Cristina D'Avena è stata ufficialmente premiata per il suo ruolo di icona gay dal seguitissimo blog BitchyF, che le ha fatto consegnare una targa durante la sua esibizione al Pride Village di Padova il 22 luglio...

Quindi, se ancora qualcuno avesse avuto dei dubbi al riguardo, si può dire che in italia Cristina D'Avena può essere considerata ANCHE un'icona gay... Tant'è che ormai le discoteche gay se la contendono perchè sanno bene che con lei fanno il pienone... Anche se probabilmente nessuno si è mai chiesto davvero perchè...

In realtà quando una cantante diventa un'icona gay è perchè risponde ad una serie di requisiti precisi (ne ho già parlato in passato), ma Cristina D'Avena in questo senso rappresenta un'anomalia...

Nella fattispecie i requisiti sono sei (più un prerequisito essenziale), e per diventare icona gay bisogna rispondere almeno a due di questi (anche se, ovviamente, più sono i requisiti a cui si risponde e più è elevato lo status di "icona gay").

PRE-REQUISITO ESSENZIALE:

Bisogna essere già diventate famose, o perlomeno molto conosciute (icone gay non si nasce, si diventa).

REQUISITI  DETERMINANTI:

1) Look eccentrico, kitch, provocante e/o sessualmente ammiccante.
2) Canzoni o brani che in qualche modo hanno dei richiami al mondo gay.
3) Aspre critiche da parte dei perbenisti riguardo alla loro condotta e al loro modo di porsi.
4) Una storia difficile alle spalle (possibilmente con amori infelici e/o tormentati).
5) Almeno un consanguineo o un collaboratore stretto dichiaratemente (o perlomeno visibilmente) gay dichiarato.
6) Una netta presa di posizione a favore della comunità e/o della condizione omosessuale.

A parte la sua innegabile popolarità, quindi, a quali dei requisiti sopracitati ha finito per rispondere Cristina D'Avena? Dopotutto si pone sempre in maniera molto sobria (e tra l'altro ultimamente si veste sempre di nero), canta sigle di cartoni animati, nessun perbenista l'ha mai presa di mira, non ha vissuto grandi drammi di cui si abbia notizia (anche perchè è molto riservata), ufficialmente non si sa quante persone omosessuali ci siano nel suo entourage e solo di recente si è espressa a favore della comunità gay in qualche intervista...

Quindi come ha fatto a diventare un personaggio tanto amato dalla comunità gay italiana?

Credo che la risposta sia tutta nella pessima accoglienza che ebbe la seconda sigla di Mila e Shiro a Lucca 2011... Alla fine, al netto delle sue capacità e della sua eventuale simpatia, Cristina D'Avena è diventata un personaggio non per quello che è, ma per quello che rappresentano le sigle che ha interpretato, e questo è particolarmente evidente nel caso del pubblico gay...

Per oltre trent'anni Cristina D'Avena è stata la voce che ha accompagnato tantissime serie animate che sono diventate dei cult per i futuri gay, e che in un certo senso hanno legittimato il loro modo di essere, i loro desideri e i primi segnali del loro essere "diversi" dalla media statistica...

Tantopiù che buona parte delle sigle interpretate da Cristina D'Avena erano relative a serie giapponesi che in qualche modo rispondevano ai sei requisiti delle icone gay a cui mi riferivo prima: vite difficili, personaggi gay, critiche dai benpensanti (e il cielo sa quante ne hanno avute i cartoni giapponesi e i loro protagonisti), look provocante, metafore della situazione gay e nette prese di posizione in favore della condizione omosessuale...

In conclusione: diciamo pure che, se Cristina D'Avena è diventata un'icona gay è perchè è stata la portavoce (se non addirittura l'araldo ufficiale) di una gran quantità di personaggi che avevano tutti i requisiti per essere icone gay fatte e finite...

Tantopiù che non era lei a scegliere i cartoni per i quali interpretare le sigle (pare, anzi, che provasse persino ad opporsi quando le veniva chiesto di cantare le nuove sigle di cult come Lady Oscar), ma le venivano assegnate d'ufficio dalla dirigenza Fininvest (e poi Mediaset), con cui aveva un contratto esclusivo... Che sicuramente era vantaggioso per ambo le parti (prima di lei le emittenti organizzavano dei bandi per scegliere la sigla e l'inteprete migliore per ciascuna serie animata), ma che col tempo portò ad un appiattimento generale nel mondo delle sigle (soprattutto dopo che Mediaset rimase l'unico gruppo in grado di produrle e inciderle)... E infatti ad un certo punto Mediaset fu praticamente costretta ad ampliare la sua riserva di interpreti con una voce maschile da "affiancare" alla sua cantante di punta (che, nell'ordine, è stata quella Giampi Daldello, Enzo Draghi, Marco Destro e infine Giorgio Vanni)...

Ad ogni modo è altamente probabile che se Cristina D'Avena non avesse mai interpretato le sigle di serie con determinate caratteristiche, e se non ne avesse avuto il monopolio quasi assoluto per almeno vent'anni, ora non sarebbe a fare tourneè nelle discoteche gay... Non più di quanto stanno facendo i suoi colleghi degli anni Ottanta e Novanta (che infatti nelle discoteche gay non vengono chiamati nemmeno per sbaglio)... Tant'è vero che quando va nelle discoteche gay Cristina D'Avena inserisce anche dei brani che lei non ha mai interpretato ufficialmente, ma che in effetti riguardano serie che hanno delle valenze per il pubblico omosessuale, come quella dei Cavalieri dello Zodiaco... Che in realtà era stata interpretata da Giorgio Vanni...

E se non ci credete potete ascoltare qui sotto il concerto che Cristina D'Avena ha tenuto a Torre del Lago il primo luglio...



Niente di illegale (anche se, forse, a Giorgio Vanni non dispiacerebbe eseguire di persona i propri brani anche nelle discoteche gay), tuttavia alla luce di tutto questo direi che il caso di Cristina D'Avena si conferma una delle tante anomalie specifiche del nostro paese...

Nel senso che, in questi ultimi anni, un po' in tutto il mondo la comunità LGBT ha iniziato a rivendicare i risvolti gay dell'immaginario legato all'animazione (ma anche ai fumetti) della propria infanzia, dandosi da fare per valorizzarlo in maniera più diretta... Andando, cioè, al nocciolo della questione: organizzando mostre, promuovendo incontri nelle manifestazioni di fumetti e mettendo assieme delle associazioni che hanno anche lo scopo di fare in modo che le cose buone seminate dall'immaginario pop non vadano perse e magari servano da spunto per nuovi progetti... Soprattutto da un prospettiva gay friendly...

Mentre da noi sembra che, per sublimare questa esigenza, al mondo gay sia sufficiente ascoltare i concerti di Cristina D'Avena... Anche perchè è sicuramente meno impegnativo ascoltare un concerto di Cristina D'Avena  che mettere in piedi un'associazione o una manifestazione che - ad esempio - possa valorizzare i cartoni animati a cui le sigle di Cristina D'Avena vengono associate... Soprattutto in questo periodo in cui certe serie animate sono diventate un vero e proprio tabù per la televisione italiana.
Quindi, molto in sintesi, si prende la scorciatoia per poi restare sempre al punto di partenza.

Poi, per carità, è sempre meglio avere un'icona gay in più che una in meno... Però continuo ad avere la sensazione che in tutto questo ci sia qualcosa che non torna, e che tutta questa tendenza alla superficialità, alla banalizzazione e alla faciloneria avrà pure dei risvolti catartici, ma che non sia esattamente ciò di cui ha bisogno una realtà gay come quella italiana...

Alla prossima.

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