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martedì 22 agosto 2017

MONDO PAPERO

Ciao a tutti, come va?

Il 12 agosto ha debuttato, negli USA la nuova serie delle Ducktales, e a quanto pare ha conquistato da subito il pubblico, nonostante un rinnovamento abbastanza radicale del concept storico, l'inserimento di accenni a una continuity abbastanza serrata e una caratterizzazione dei personaggi molto più sfaccettata (e per certi versi adulta) di quanto si sia mai visto fino ad ora in una produzione legata ai paperi disneyani. Il tutto mentre è partita la nuova serie a fumetti ufficiale della IDW, realizzata da autori italiani rispettando rigorosamente i nuovi canoni stabiliti da questa serie.

Dei canoni che, come era prevedibile, hanno aggiornato e reso più credibili i personaggi anche nei piccoli dettagli: Paperino, ad esempio, maneggia con scioltezza lo smartphone e Zio Paperone, per risparmiare, utilizza ancora un vecchio modello di cellulare... Scelta quantomai azzeccata considerando che anche il concetto di tirchieria deve restare al passo coi tempi e al giorno d'oggi persino Zio Paperone non potrebbe fare a meno di un minimo di telefonia mobile.

E devo ammettere che il pensiero è andato subito ai fumetti pubblicati in Italia, fumetti in cui - ancora un paio di anni fa - lo stesso Topolino era totalmente a disagio con la telefonia mobile... Che veniva presentata alla stregua di un'abitudine eccentrica per giovani nerd, da vedere con una certa diffidenza, piuttosto che come una rivoluzione tecnologica che ormai è entrata nella vita di chiunque (ne ho parlato nel dettaglio QUI).

E anche se negli ultimi anni nelle pagine del settimanale Topolino sono comparse cose come papernet (internet) e Duckbook (e cioè facebook) penso che sia abbastanza interessante notare che vengono ancora dipinte come una novità tutto sommato inutile, e comunque da prendere con le pinze e a cui dare uno spazio tutto sommato marginale (per tranquillizzare i genitori dei giovani lettori? Chissà...).

Una novità da cui persino Zio Paperone finisce per prendere le distanze nonostante il suo potenziale commerciale... Anche perchè internet e le nuove tecnologie, in generale, non sembrano avere un rapporto proprio facile con le storie italiane di Topolino, tant'è che quelle in cui Qui, Quo e Qua hanno un blog  in cui raccontano quello che gli succede rappresentano un ciclo autonomo (ideato nel  2007 e portato avanti molto sporadicamente).

Quando, in tempi non sospetti, mi riferivo al fatto che la serie Ducktales avrebbe rischiato di mettere ulteriormente in luce i limiti dei fumetti pubblicati su Topolino mi riferivo proprio a cose come queste. Anche perchè è facile immaginare che - come da tradizione quando vengono proposte nuove serie televisive Disney - anche questa volta il settimanale italiano proseguirà imperterrito a pubblicare storie nel suo tradizionale stile, dando per scontato che l'impatto delle nuove Ducktales sarà minimo, e che potrà permettersi di fare finta di niente perchè la sua posizione - costruita in oltre sessant'anni di pubblicazioni - è solidissima...

E infatti, presumo anche con una punta di campanilismo, da settembre ha deciso di cimentarsi nell'epico progetto di una serie di allegati settimanali (sul modello di quelle dei quotidiani e dei settimanali) che durerà un anno e che alla fine porterà alla realizzazione di un plastico di Paperopoli che occuperà circa un metro quadrato di spazio...

Che un progetto così impegnativo sia partito proprio a cavallo dell'arrivo in Italia delle nuove Ducktales non mi sembra proprio una coincidenza... E tecnicamente non sarebbe nemmeno un'idea stupida, se non fosse per il fatto che nella nuova serie Ducktales c'è una Paperopoli radicalmente diversa da quella presentata sulle pagine di Topolino, e che probabilmente nelle intenzioni dei produttori dovrebbe diventare quella canonica, con tutta una serie di riferimenti precisi (qualcosa di simile alla Springfield dei Simpsons, per intenderci). Una Paperopoli dove il deposito di Zio Paperone è su uno scoglio nella baia della città e in cui Paperino vive in una barca abitabile (come  nei suoi primissimi cortometraggi).

Una Paperopoli con un taglio molto più "verosimile" e in cui il giovane pubblico di oggi può identificarsi meglio, tant'è che qui Paperino non usa un'auto d'epoca, facendo sedere i nipoti nel bagagliaio... E già nell'episodio pilota deve presentarsi ad un colloquio di lavoro in giacca e cravatta, nella speranza di trovare un redditto vero per mantenerli.

E questa sarà solo la punta dell'iceberg, probabilmente... Il punto è: anche questa volta Topolino riuscirà a superare indenne la ventata di modernità delle serie animate Disney oppure no? Forse sbaglio, ma la sensazione è che questa volta i presupposti siano diversi rispetto al passato... E cosa potrebbe succedere se, per ipotesi, la nuova serie delle Ducktales andasse avanti per dieci anni o più e finisse per diventare il nuovo riferimento per le prossime generazioni dei lettori potenziali di Topolino? Dopotutto, al giorno d'oggi, se una serie è ben strutturata e continua a mietere consensi può andare avanti virtualmente all'infinito... Soprattutto se si pone come un prodotto con vari livelli di lettura. Giusto per fare un esempio: l'ultima incarnazione dei My Little Pony doveva durare al massimo tre stagioni e ora è arrivata alla settima (e presto cinema arriverà il quarto lungometraggio)...

E in Italia le Winx, che pure sono un prodotto per bambine, hanno superato i 200 episodi (con una nuova serie ogni due anni). Cosa succederebbe se la Disney, con i sui imponenti mezzi, riuscisse a imboccare la strada giusta e riuscisse a fare qualcosa di simile con le nuove Ducktales? L'approccio classico del Topolino italiano, tutto incentrato sulle parodie e sull'umorismo caramelloso, riuscirebbe ancora ad essere competitivo e a risultare invitante?

Chissà...

Quel che è certo è che la nuova serie delle Ducktales promette di avere anche qualche risvolto LGBT friendly già da ora... A partire dalla nuova e più massiccia caratterizzazione della governante di casa De Paperoni, Bentina Beakley (e in effetti anche la sua nipotina Gaia promette di essere un vero maschiaccio, questa volta)...

E comunque non è detto che la serie non possa riservare qualche altra sorpresa in questo senso, in futuro, anche solo a livello di sottointesi. Di per certo si sa che i media americani hanno già parlato dell'arrivo della fattucchiera Magica De Spell, meglio nota in Italia come Amelia la fattucchiera... E lo hanno fatto parlandone in termini di icona LGBT (e lo ha scritto persino Entertainment Weekly, e se non ci credete CLICCATE QUI)... Ora: se si è parlato di Amelia in questi termini, e se dalle parti della Disney non hanno pensato che fosse il caso di ribattere, viene il sospetto che questo dettaglio non sia stato diffuso a caso...

Che poi Amelia (che all'inizio si ispirava a Sofia Loren) sia diventata un'icona gay perchè col tempo ha finito per assumere un certo fascino da drag queen inacidita, o altro, se ne può discutere a lungo... Però a questo punto sono molto curioso di verificare se e come verrà ripensato questo personaggio...

Sicuramente in Italia sarebbe potuta diventare un po' icona gay già dal 1979, quando in una deliziosa storiella realizzata quando Topolino si faceva meno problemi (e talvolta sforava nel politicamente scorretto), Paperino si travestiva da Amelia (con l'aiuto del tuttologo Pico De Paperis) per salvare Zio Paperone da un brutto caso di "conflittite acuta e cronica"...

Tra l'altro alla fine della storia lo Zio Paperone, che all'epoca era davvero un vecchio taccagno ingrato e sadico, per punire il nipote dello spavento che gli aveva procurato (anche se era stato indispensabile per farlo guarire e per buttare fuori la vera Amelia quando si è presentata), lo obbliga a fargli da segretario/apprendista continuando a vestire i panni della fattucchiera che ammalia... Con una certa disinvoltura, comunque...

Se siete collezionisti e vi interessa recuperare questa storia vi informo che "Zio Paperone e la conflittite acuta e cronica" è comparsa su Topolino 1233 ed è stata più volte ristampata (e infatti il suo sceneggiatore provò a capeggiare - senza successo - una protesta perchè venisse riconosciuta una percentuale sulle ristampe delle storie Disney agli autori). Piccola curiosità: nonostante alcune trovate un pochetto audaci è stata anche la primissima storia di Topolino scritta da Bruno Concina (1942-2010)... A riprova del fatto che, in quell'epoca ormai lontana, veniva concessa una certa libertà anche a chi era alle sue prime esperienze e voleva proporre qualcosa di nuovo e un pochetto trasgressivo.

Questo approccio caratterizzerà anche la nuova serie delle Ducktales? Si vedrà...

D'altra parte se dalle parti della Disney vogliono realizzare una serie davvero fresca e al passo coi tempi (e al momento sembra davvero questa l'intenzione) non possono proprio permettersi di evitare del tutto temi e trovate con risvolti LGBT, anche solo a livello di accenno. E anche in questo caso sarà molto interessante verificare come, e soprattutto se, questa cosa avrà delle ripercussioni sul Topolino italiano... Anche perchè tecnicamente il ricambio generazionale su Topolino è molto veloce, e i gusti del suo pubblico potenziale possono cambiare molto in fretta.

Soprattutto se la Disney inizia a presentare i suoi personaggi in maniera del tutto  diversa, e li cala in situazioni in cui il Topolino italiano non oserebbe mai inserirli per non indisporre i poteri forti del nostro paese... Quelli che, forse, gli hanno fatto cambiare copertina quando ha osato schierarsi dalla parte della libertà di stampa (e se non vi ricordate di quell'episodio CLICCATE QUI)...

Vedremo un po' cosa succederà...

Comunque qualcosa mi dice che delle nuove Ducktales tornerò a parlare presto.

Alla prossima.

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