SE COMPRI SU AMAZON.IT PASSANDO DA QUESTI LINKS RISPARMI E SOSTIENI QUESTO SITO!

Libri o fumetti in inglese? Qui niente spese di spedizione e dogana, solo sconti pazzi!

VUOI AGGIUDICARTI UN DISEGNO ORIGINALE DI WALLY RAINBOW?

Vuoi seguire questo blog dalla tua e-mail? Inserisci il tuo indirizzo!

martedì 8 maggio 2018

LUTTI ANNUNCIATI...

Ciao a tutti, come va?

Qualche tempo fa vi avevo parlato di come la situazione dell'editore tedesco Bruno Gmünder non stesse esattamente brillando, e di come - dopo la bancarotta - ci fosse aria di fallimento (in particolare dopo la sparizione del sito ufficiale, e se volete saperne di più CLICCATE QUI). Siccome al momento comunicati non ne sono circolati, o comunque non ne sono circolati in inglese, ho chiesto a uno dei miei agenti segreti in viaggio a Berlino di fare una perlustrazione... Ed effettivamente l'aria che si respirava dalle parti di Nollendorfplatz, dove si trova il principale emporio gay Brunos (che coi suoi 400 mq è il più grande negozio gay della Germania, e forse del mondo), non è che fosse molto incoraggiante... Infatti il negozio (che era stato aperto nell'ormai lontano 1988 dall'editore Bruno Gmünder in persona, e che rappresentava - diciamo - la manifestazione fisica della casa editrice nella capitale tedesca), in questi giorni si presenta così...



E cioè come quello che a tutti gli effetti sembra un negozio dismesso, e senza nemmeno un avviso per il pubblico... Non so quale sia la situazione attuale degli altri negozi della catena (che si trovano a Monaco, Amburgo e Köln), ma se quello principale era in queste condizioni ne deduco che altrove le cose non vadano tanto meglio, anche se - per il momento - lo shop online rimane ancora attivo (CLICCATE QUI). A suo tempo la casa editrice si vantava di dare lavoro anche ai dipendenti di Brunos, quindi presumo che in qualche modo i negozi facessero capo all'editore, che ovviamente - andando le cose come sono andate - non poteva più permettersi di tenere aperto uno spazio di 400 mq. Magari l'inquadramento legale dello shop online è diverso, e al momento può ancora permettersi di andare avanti anche se la casa editrice è alla deriva... Non saprei... Di sicuro dispiace vedere il negozio Brunos di Berlino ridotto così, quando una volta si presentava così...



Siccome la speranza non muore mai, e sperare non costa nulla, attendiamo aggiornamenti... In ogni caso è abbastanza evidente che le cose non torneranno come prima tanto presto, e che ovviamente questa situazione non farà granchè bene - tra le altre cose - al mondo del fumetto omoerotico... Che nella casa editrice di cui sopra aveva un importante riferimento internazionale, fin dai primi anni del 2000. 

Tantopiù che la suddetta casa editrice aveva rappresentato anche una sponda importante per alcuni autori italiani che, ovviamente, in Italia non hanno mai avuto vita facile... E che, fatta salva l'edizione italiana di Black Wade, non hanno mai avuto la possibilità di essere pubblicati nella loro lingua...

Oltretutto parliamo di autori che con la Gmünder avevano avuto la possibilità di essere pubblicati in antologie dove, una volta tanto, erano considerati alla pari dei loro colleghi del resto del mondo... E dove avevano ottenuto la loro stessa visibilità.


E per quel che riguarda la fotografia, che ha rappresentato il cavallo di battaglia della casa editrice fin dall'inizio, la situazione è ancora più evidente... Visto che da sempre la Gmünder ha dato la possibilità a diversi fotografi italiani - che per ovvi motivi in patria hanno sempre faticato a trovare delle vetrine per i loro scatti omoerotici - di avere delle pubblicazioni curate e in grado di valorizzare al meglio i loro lavori... 

Pubblicazioni che per anni hanno anche fornito la possibilità di archiviare, diffondere e preservare un produzione che, purtroppo, nel nostro paese rischiava di sparire nel nulla... O perlomeno di non farsi conoscere mai al di fuori di un ristrettissimo giro di estimatori.


Se davvero la Gmünder chiuderà definitivamente i battenti (sempre che non l'abbia già fatto) che cosa ne sarà di tutti quelli che in Italia la consideravano l'ultima spiaggia? Certo internet offre molte possibilità, ma senza dei punti di riferimento precisi (come, appunto, poteva essere la casa editrice
fondata da Bruno Gmünder) rischia di essere un mezzo davvero molto dispersivo... 

E forse è anche per questo che la casa editrice ha iniziato ad avere dei problemi, non riuscendo a stare al passo con la rivoluzione digitale e le sue nuove regole... Tant'è che, come ho già detto in altre occasioni, non aveva mai pensato di vendere le versioni digitali delle sue pubblicazioni, e nemmeno aveva considerato la possibilità di realizzare una linea di prodotti davvero economica, dando per scontato che la situazione fosse rimasta più o meno invariata rispetto agli anni Novanta, o anche prima... Quando i gay vivevano in semiclandestinità e NON avevano alternative, e quindi erano disposti a spendere cifre importanti per pubblicazioni patinate e guide alla movida gay. Tant'è che - per inciso - la guida SPARTACUS era un'idea nata nei primi anni Settanta,  quando non era nemmeno pubblicata da Bruno Gmünder (che la rilevò, trentunenne, solo nel 1986)...

Ad ogni modo questo dimostra che, al giorno d'oggi, non basta essere gay e rivolgersi al mondo gay per riuscire a stare a galla... Anche perchè ora il pubblico gay, per fortuna, rappresenta una nicchia di mercato corteggiata su parecchi fronti, senza contare che l'omoerotismo è stato ampiamente sdoganato e la pornografia gay non è mai stata così diffusa. E questo è particolarmente evidente anche in Germania, dove - giusto per farvi un esempio - questa à la copertura che si vede durante i lavori sulla metropolitana di Berlino (la si vede anche in questi giorni nei lavori sulla linea U5)... 


Quindi era abbastanza prevedibile che se una casa editrice avesse continuato a mantenere un'impostazione "tradizionale", e forse un po' superata, avrebbe corso dei rischi importanti... E nel caso dei fumetti - bisogna dirlo - aveva anche un approccio un po' sconsiderato e ingenuo, visto che pubblicava in edizioni superlussuose anche degli artisti esordienti e non proprio eccezionali, per dirla con un eufemismo...

Certo è che, se qualche imprenditore oculato e lungimirante volessere lanciarsi per cercare di occupare la nicchia di mercato lasciata libera dalla Gmünder, partirebbe avvantaggiato... A patto, però, di non muoversi a caso e di circondarsi di consulenti competenti. Magari avendo l'umiltà di riconoscere che al giorno d'oggi non basta essere gay per sfruttare al meglio le potenzialità del pubblico gay. Soprattutto in uno scenario in continua evoluzione e in cui il pubblico gay è sempre più esigente.

Cosa che, effettivamente, in Italia viene ancora considerata molto poco... E, siccome prima o poi i nodi vendono sempre al pettine, mi è giunta voce che è molto a rischio anche l'ultimo magazine gay del nostro paese, e cioè PRIDE...

Sull'ultimo numero non si accenna alla cosa, ma fonti attendibili mi dicono che il profilarsi di una chiusura sarebbe dovuto al fatto che il mensile fa capo all'associazione ANDOSS, che ha avuto un bel po' di danni di immagine dopo che la trasmissione Le Iene aveva scoperchiato il vaso di Pandora delle inadempienze e delle irregolarità delle sue strutture convenzionate (nonchè il caso di un elargizione di fondi pubblici alquanto impropria da parte dell'Unar). La situazione avrebbe avuto delle ripercussioni anche sul mensile e su chi ci lavorava, nel senso che prima lo staff del sito e poi quello del cartaceo sono rimasti senza fondi. E, siccome il volontariato è un'altra cosa, pare proprio che se le cose non cambieranno, e alla svelta, i collaboratori tireranno i remi in barca. Se ANDOSS riuscirà a recuperare a tempo di record una nuova redazione e nuovi collaboratori, o magari riuscirà a riagguantare in qualche modo i collaboratori attuali, non mi è dato saperlo. Però, a quanto pare, la situazione sarebbe questa.

E sarebbe un peccato perchè si trattava di un mensile gestito fin da subito con competenza e professionalità, anche se si trattava di free press distribuita principalmente nei locali gay. E anche in questo caso lascerebbe un certo vuoto.

Ad ogni modo anche questo caso dimostra che al giorno d'oggi rivolgersi al pubblico gay non è sinonimo di successo e guadagno assicurato, se a monte il tutto viene gestito con supponenza e superficialità. Perchè a quanto pare il mondo gay, e soprattutto la dura legge del mercato, non perdonano. Nemmeno in Italia.

Alla prossima.

http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html

Nessun commento: