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martedì 10 luglio 2018

STORIA DI UN POEMA...

Ciao a tutti, come va?
Il post di oggi sarà un po' particolare, perchè - attraverso le vicissitudini (e le non vicissitudini) italiane di un certo manga - proverò ad analizzare come si è evoluta la percezione di un certo tipo di editoria a tematica omoerotica dalle nostre parti... Cominciamo dall'inizio. Nei primissimi anni Novanta il primo editore che provò a proporre seriamente i manga in Italia fu la Granata Press, grazie al supporto di una squadra di fanzinari bolognesi che successivamente si sarebbe fatta conoscere con il nome collettivo di Kappa Boys (dopo il lancio di Kappa Magazine con la Star Comics).  Siccome la Granata Press stava intercettando proprio gli adolescenti, e i giovani adulti, che erano stati segnati dagli anime trasmessi in Italia negli anni Settanta e Ottanta, il suo successo fu la proverbiale scoperta dell'acqua calda e così decise di lanciarsi anche in un'impresa abbastanza titanica... Soprattutto se si considera che in quel periodo internet era più che altro un'ipotesi. Infatti decise di pubblicare un poderoso volumone intitolato ANIME - Guida al Cinema di Animazione Giapponese, che praticamente elencava e recensiva TUTTA l'animazione giapponese prodotta dagli inizi al 1988... Qualcosa che neppure gli stessi giapponesi avevano mai osato fare...

Correva l'anno 1991 e in breve questo volume divenne un cult, anche perchè finalmente faceva chiarezza in un ambito che per tanti motivi l'Italia aveva vissuto in maniera convulsa e approssimativa... E oltretutto elencava anche tutte quelle produzioni che in Italia non erano mai arrivate, anche e soprattutto le più recenti (all'epoca) produzioni erotiche, che per forza di cose nel nostro paese non potevano più trovare spazio in TV... Non dopo la legge Mammì del 1990, che di fatto diede inizio a quel processo che portò alla progressiva estromissione degli anime dai palinsesti italiani (una cronologia degli eventi la trovate CLICCANDO QUI).

Ad ogni modo, fra i tanti titoli a sfondo erotico presenti nel volume di cui sopra, uno colpì in modo particolare l'immaginario degli appassionati (e delle appassionate) di quella generazione... E cioè la riduzione animata del manga Kaze to ki no uta (Il Poema del Vento e degli Alberi) di Keiko Takemiya , che era stata realizzata nel 1987. Il manga, pubblicato a partire dal 1976, era stato uno dei primissimi esempi di BOYS LOVE (anche se in realtà il vero capostipite fu Tōma no Shinzō, Il Cuore di Thomas, realizzato da Moto Hagio nel 1974), e diciamo che - dopo la citazione nel libro di Granata Press e alcuni brevi accenni su varie riviste e fanzine - divenne abbastanza leggendario nel giro degli appassionati, e in particolare fra i gay in boccio che cercavano disperatamente materiale nel quale potessero identificarsi di più. Giusto per farvi un esempio: nella rubrica degli annunci del numero 30 di MANGAZINE (dicembre 1993) era comparso l'appello disperato di un giovane appassionato di nome... Tiziano Ferro!

Ho controllato l'indirizzo, ed è proprio "quel" Tiziano Ferro (che all'epoca aveva 13 anni, e da ciò se ne deduce che aveva iniziato a prendere coscienza di sè ben prima che iniziasse la sua carriera, ma questa è un'altra storia). Fatto sta che, anche se nessun editore osò mai pubblicare in italiano un manga incentrato sugli amori languidi e morbosetti che si consumavano in un collegio maschile della Francia ottocentesca, la Yamato Video decise comunque di distribuire in VHS la riduzione animata. Correva l'anno 1997, e quella VHS (assieme ad altri titoli proposti dalla Yamato, primo fra tutti "Il Cuneo dell'Amore"), fece conoscere anche in Italia il genere BOYS LOVE, alimentando una nicchia di pubblico che crebbe rapidamente (e in proporzione alla diffusione di internet).

Questo, evidentemente, fu uno dei motivi per cui in Italia alcuni editori si decisero finalmente a pubblicare manga di genere BOYS LOVE. Il primissimo tentativo fu portato avanti dalla Planet Manga nel 1999, con NEW YORK NEW YORK di Marimo Ragawa, anche se la prima casa editrice che puntò sul genere in maniera organica fu la Kappa Edizioni (l'etichetta indipendente fondata dai Kappa Boys), a partire da Kizuna di Kazuma Kodaka. Era il 2001 e iniziare a pubblicare questo genere in Italia non era esattamente semplice. Nel senso che oltre ai tipografi che si rifiutavano di stampare manga di un certo tipo, alle fumetterie che si rifiutavano di ordinarli e ad alcuni vistosi errori di marketing (come quello di proporli come manga gay, quando in realtà si trattava di fumetti a tema omoerotico che si rivolgevano al pubblico femminile), dalla seconda metà degli anni Novanta era partita una nuova crociata contro fumetti e animazione giapponese... Tant'è che,  giusto nel 2000, Dragon Ball venne accusato di promuovere la pedofilia, con tutta una serie di conseguenze che culminarono in sequestri giudiziari, accuse e controaccuse e - soprattutto - in una politica molto più oculata da parte degli editori italiani di manga... Senza contare le nuove restrizioni per le emittenti televisive, anche se quando Dragon Ball ritornò sulle reti Mediaset (nel 1996) era già stato completamente riadattato e ridoppiato, tagliando tutte le scene potenzialmente "pericolose" (che però in Italia arrivarono senza particolari problemi durante l'adattamento del 1989, più volte replicato da Junior TV)...

Giusto per farvi capire meglio come andavano le cose in quel periodo volevo ricordarvi che il 28 ottobre del 2000 l'associazione Cittadinanza Attiva fece sequestrare il manga di Dragon Ball, qualche giorno dopo il MOIGE denunciò Raidue perchè trasmetteva i film animati di Dragon Ball in prima serata e la Yamato Video subì una perquisizione con sequestro del magazzino l'8 novembre... Quindi direi che era abbastanza ovvio che con un clima del genere (che si sarebbe protratto ancora per diverso tempo), a nessuno venne mai in mente di proporre il manga di Kaze to ki no uta in Italia. Anche se, paradossalmente, la sua fama e la sua nomea di imprescindibile capostipite del genere BOYS LOVE si diffondevano sempre di più, anche solo perchè continuava ad essere citato in un numero crescente di saggi, articoli e pubblicazioni.

D'altra parte, a parziale discolpa degli editori italiani, bisogna anche dire che il suddetto manga non venne mai pubblicato, integralmente e ufficialmente, al di fuori del Giappone... Presumibilmente perchè i temi trattati, i toni utilizzati e l'età dei protagonisti, lo facevano considerare un titolo abbastanza rischioso per tutti gli editori occidentali... Soprattutto in un periodo storico in cui era in atto un certo dibattito sulla legittimità delle relazioni omosessuali anche fra adulti fatti e finiti.

E come se tutto ciò non bastasse era anche la stessa autrice a non voler concedere i diritti di pubblicazione al di fuori del Giappone...

Quello che è successo negli anni successivi, però, è abbastanza interessante.

Nel senso che da una parte internet ha contribuito a consolidare una certa nicchia di mercato per i BOYS LOVE, anche perchè nel frattempo avevano assunto una propria identita (distinta dal concetto di "fumetto gay"), e ha iniziato a rappresentare un canale distributivo e pubblicitario a parte... Che oltretutto mette in contatto diretto editori e lettori. Mentre dall'altra tutto quello che aveva a che fare con l'omosessualità ha iniziato ad essere progressivamente sdoganato. Il processo è stato lento e graduale, e in certi momenti quasi impercettibile, ma sicuramente se un adolescente della fine degli anni Novanta fosse magicamente proiettato ai giorni nostri noterebbe una situazione radicalmente diversa, anche se ovviamente le spinte contrarie non mancano.

Mediamente l'editoria italiana a fumetti asseconda il cambiamento in atto, piuttosto che farsene promotrice, e lo fa mantenendosi sempre indietro di qualche passo... Tuttavia penso che sia abbastanza significativo il fatto che in questi giorni la casa editrice J-POP abbia annunciato per questo autunno (forse per Lucca?) il cofanetto che presenta l'edizione italiana INTEGRALE di Kaze to ki no uta... Tra l'altro in un'edizione prestigiosa in cofanetto (ma successivamente si potranno acquistare anche i volumi singolarmente) che probabilmente giustificherà quasi trent'anni di attesa...

Al netto dell'opera in sè, e di quello che rappresenta per il genere BOYS LOVE, penso che sia importante valutare questo piccolo evento per quello che significa in rapporto all'editoria italiana. Nel senso che, probabilmente, è la dimostrazione che dalle nostri parti ci sono degli editori tutto sommato "generalisti" (J-POP non pubblica solo BOYS LOVE, anche se ne pubblica molti, e comunque è l'etichetta manga delle Edizioni BD) che stanno iniziando a mettere al centro le esigenze (e le richieste) del pubblico con cui si relazionano... Cercando di superare i vincoli e i tabù che hanno condizionato (e in parte condizionano ancora) i loro colleghi da decenni. E il fatto che venga dato alle stampe un titolo che uno zoccolo duro di appassionati avrebbe voluto leggere fin dai primi anni Novanta, senza mai riuscirci, direi che è un segnale di come i tempi (e gli editori) cambiano.

E anche di come i contesti culturali, mediamente, possono evolversi. Basta vedere la quantità di personaggi dichiaratamente (e attivamente) LGBT sono presenti nei serial TV di oggi, che peraltro sono disponibili su tantissime piattaforme diverse, rispetto alla situazione di qualche decennio fa... Quando, ad esempio, intere puntate di Buffy l'Ammazzavampiri non venivano trasmesse dall'unico canale televisivo che aveva la possibilità di farlo, perchè erano ritenute troppo gay friendly...

Intendiamoci: la situazione oggi è tutt'altro che idilliaca, e in questo periodo - in particolare - le recrudescenze conservatrici e retrograde non mancano, però è un dato di fatto che Kaze to ki no uta è stato annunciato come una qualsiasi altra iniziativa editoriale, e presumibilmente come tale verrà distribuito... E magari dimostrerà anche di avere un buon riscontro commerciale (anche se non si tratterà di un'edizione propriamente economica).

Quindi le cose possono cambiare, in parte sono già cambiate e sicuramente possono cambiare ancora. E questo succede anche e soprattutto se i lettori fanno rete, sono costanti nelle loro richieste e non si perdono d'animo. Evidentemente, prima o poi, qualcosa succede... Persino una cosa improbabile come la pubblicazione di Kaze to ki no uta in italiano.

E a questo punto non sarebbe male presentare l'iniziativa a Lucca Comics 2018 nel modo migliore, magari organizzando una bella conferenza sul tema BOYS LOVE, o magari sull'evoluzione del fenomeno in Italia... Chissà... Magari si potrebbe infrangere un altro tabù.

Ad ogni modo qualcuno dovrebbe avvisare Tiziano Ferro, anche perchè qualcosa mi dice che apprezzerebbe.

Alla prossima.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo post, che ci da l'occasione di guardarci indietro e di renderci conto che, sebbene a passo di lumaca, di progressi in questi anni se ne sono fatti. Ricordo lo shock nello scoprire le videocassette della Yamato Video, l'incredulità di fronte al fatto che certe produzioni esistessero. E la meraviglia nel venire a sapere che in versione manga di storie del genere in Giappone ne pubblicavano a decine.
Poi, ovviamente, l'agonia nel cercare di capire se e dove, in Italia, fumetti di quel genere potessero essere acquistati, e un viaggio a Bologna per comperarli. Il fatto che una fumetteria potesse avere un intero (piccolissimo) scaffale dedicato a materiale originale boy's love era qualcosa che mi aveva fatto intravedere un altro universo possibile.
Il Poema del vento e degli alberi era un'altra cosa ancora, già in quegli anni se ne parlava come di un capolavoro, dopo mesi di economie e telefonate all'unico distributore che sembrava in grado di procurarlo era stata una gioia tenere tra le mani tutti i 17 volumi della saga, anche se si trattava di fumetti usati e ingialliti dal tempo.
Gli amici, ovviamente, erano anche più sorpresi di me -soprattutto quelli etero- e continuavano a dirmi che in Italia roba del genere non sarebbe mai stata pubblicata. Fortunatamente la cose sono andata in modo differente, ma anche nel mondo del 2018, dove oltre ai boy's love abbiamo anche manga pensati davvero per noi gay, la notizia della pubblicazione del Poema mi ha lasciato con lo stesso senso di meraviglia che vent'anni fa avevo provato trovando la videocassetta con l'OAV nella fumetteria della mia città.

Daniel ha detto...

Ciao!
Un post super interessante! Siamo felicissimi di aver portato per primi fuori dal Giappone "Il Poema" (come lo siamo stati l'anno scorso per Killing Stalking), e felicissimi ancor di più di vedere l'accoglienza incredibile del nostro annuncio, ci tengo a dirlo, un po' da tutti grandi e piccini, uomini e donne, ecc ecc. Ricambio tutti gli interessanti aneddoti con uno nostro, Takemiya sensei non ha mai VOLUTO cedere i diritti all'estero. Abbiamo lavorato 3 anni per convincerla (collaborando nell'ultimo periodo anche con la Spagnola Milky Way) per portarlo qui. Quindi forse interesse c'era da editori prima di noi, ma non è stato un percorso semplice :)

Un abbraccio,
Daniel - J-POP Manga /Edizioni BD

H P L ha detto...

Salve. Mi scuso per l'indebita intromissione, ma ho una domanda; per caso la J-POP ha intenzione di riportare in italia le opere di Kei Tome? In particolare "Canta Yesterday per me" (Yesterday wo utatte, 1998), precedentemente pubblicato, in italia, dalla defunta Ronin Manga, che non mi risulta sia riuscita a finire la serie, né altre dell'autrice. Non so a chi appartengano i diritti delle opere di Kei Tome attualmente, SE appartengono a qualcuno. Nel caso fosse possibile, una riedizione J-POP sarebbe il massimo.

Grazie per l'eventuale risposta e complimenti per il bellissimo lavoro che voi della J-POP fate da sempre (uno dei più bei volumi "recenti" è la "Storia di una geisha", o le riedizioni dei lavori di Kaoru Mori.). :)