SE COMPRI SU AMAZON.IT PASSANDO DA QUESTI LINKS RISPARMI E SOSTIENI QUESTO SITO!

Libri o fumetti in inglese? Qui niente spese di spedizione e dogana, solo sconti pazzi!

VUOI AGGIUDICARTI UN DISEGNO ORIGINALE DI WALLY RAINBOW?

PREMIO GLAD 2017

Vuoi seguire questo blog dalla tua e-mail? Inserisci il tuo indirizzo!

giovedì 8 settembre 2011

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Oggi parto segnalandovi l'ennesimo brutto episodio di censura omofoba avvenuto nella televisione italiana. Allora: tutto parte da una serie TV tedesca dal titolo Um Himmels Willen, che in italiano viene trasmessa dal 2004 con il titolo di Un Ciclone in Convento. Personalmente avrò visto si e no un paio di episodi, più che altro perchè avevo notato che uno dei protagonisti era interpretato da Fritz Wepper, già famoso in Italia per il ruolo di aiutante dell'Ispettore Derrick (forse l'unico serial tedesco che divenne un cult nell'Italia degli anni '80 e '90).
Ora: poichè Un Ciclone in Convento è la storia di un convento della provincia tedesca animato da un gruppo di suore determinate ed emancipate, spesso alle prese con il Sindaco del paese (che vorrebbe rilevare il Convento e farne un'attrazione turistica), alla RAI devono aver pensato che questa serie - che rivisitava il mito di Don Camillo e Peppone in salsa teutonica - andasse bene per animare il mattino di RAI UNO, col vantaggio di accontentare il pubblico cattolico e - soprattutto - le tanto influenti gerarchie cattoliche (che vedono sempre di buon occhio il fatto che la TV gli faccia una buona pubblicità). E infatti tutto è andato bene fino all'ottava puntata della decima stagione, che NON è andata in onda qualche giorno fa. Il motivo? La puntata era incentrata su una coppia gay che voleva affittare il convento per celebrare la sua Unione Civile (officiata dal Sindaco).
La cosa interessante è che, nella suddetta puntata, dopo alcune discussioni sull'opportunità di concedere il convento per una simile iniziativa le suore sono passate tutte dalla parte della coppia, contribuendo a sensibilizzare la cittadinanza del paesino e ad organizzare i festeggiamenti per l'evento. Ovviamente in RAI devono essersi rizzati i capelli in testa a più di qualche dirigente, e così - probabilmente grazie anche a qualche suggerimento piovuto dall'alto - la puntata è stata omessa e il Direttore Generale ha detto che è stato fatto per evitare la polemica, che di fatto c'è stata comunque... Con la differenza che ora la RAI ha fatto l'ennesima figura barbina. Per la cronaca: Anja Konen Praxl (foto sotto), la portavoce dell'emittente tedesca NDF (che produce il serial), si è detta "stupefatta" dall'accaduto, sottolineando il disappunto suo e dell'emittente che rappresenta...
Inoltre ha aggiunto: "In Germania abbiamo ricevuto moltissime mail di telespettatori che ci hanno voluto ringraziare. Qualche polemica c'è stata, ma solo da parte degli ultracattolici. Per questo ritengo che la scelta della Rai sia stata esagerata. Forse non hanno visto bene l'episodio". Mi spiace disilluderla, ma se c'è una cosa di cui sono convinto è che alla RAI quell'episodio lo hanno visto benissimo, anche perchè generalmente le compagnie di doppiaggio consegnano le serie complete e non lavorano sui singoli episodi. In ogni caso non è stata nemmeno la prima volta che si adotta la tecnica dell'omissione degli episodi ritenuti "troppo gay" nei serial stranieri, tantopiù che succede anche in quei serial che si rivolgono al pubblico giovane. Certo si preferisce tagliare le scene più esplicite, tipo quelle dei baci, ma se l'episodio è troppo gay friendly è buona prassi saltarlo direttamente... Anche se per fortuna, anche grazie ad internet, i dirigenti televisivi troppo omofobi non riescono più a farla franca come una volta... E può anche succedere che nelle repliche successive reintegrino gli episodi scabrosi, come avvenne con la famosa puntata di Buffy l'Ammazzavampiri in cui la strega Willow fece coming out...
Il punto è proprio questo: la TV, come qualsiasi altro circuito mediatico, risente delle pressioni a cui viene sottoposto. Certo le pressioni più costanti sono quelle che arrivano dall'alto, ma quelle determinanti arrivano ancora dal basso, per fortuna. Se la gente si fa sentire con forza, determinazione e - soprattutto - coordinazione, alla lunga le cose possono anche cambiare. Nel caso delle censure anti gay il discorso in Italia è complesso, perchè non abbiamo associazioni adeguate a coordinare proteste contro le emittenti televisive o a promuovere iniziative per favorire l'integrazione di personaggi e tematiche LGBT. Un po' perchè le associazioni gay italiane vivono fuori dal mondo, un po' perchè sottovalutano limportanza della TV e un po' perchè tutte vogliono occuparsi di tutto, col risultato di non occuparsi davvero bene di nulla (o quasi)... E magari finiscono per premiare Iva Zanicchi per aver interpretato il ruolo della madre di un gay nel serial CATERINA E LE SUE FIGLIE...
Logico, no? Come dire che gli ebrei dovrebbero accusare di crimini contro l'umanità tutti quegli attori che hanno interpretato almeno una volta un gerarca nazista nei campi di sterminio... Sigh... Con queste premesse, e mancando associazioni gay che si occupano di media in maniera competente e incisiva, è ovvio che le emittenti televisive italiane fanno un po' quello che vogliono, o magari quello che vogliono gruppi di pressione meglio organizzati (come ad esempio i genitori del MOIGE, che tanto hanno contribuito alla censura delle serie animate giapponesi trasmesse in Italia)...
Eppure anche il caso del MOIGE è emblematico: fino alla fine degli anni '90 ha dettato legge, dopodichè gli appassionati di cartoni e fumetti giapponesi hanno iniziato ad organizzarsi e a fare sentire la loro voce. Così, molto lentamente, hanno iniziato a ritagliarsi degli spazi in cui il MOIGE non ha più alcun potere... Come ad esempio i canali tematici su SKY o sul digitale terrestre, senza contare che ormai l'universo dei manga è diventato talmente vasto e popolare che, anche volendo, al MOIGE non saprebbero da che parte cominciare per monitorare tutto quello che si trova in circolazione. Se ci fosse un'associazione gay competente e ben gestita, in grado di coordinare e convogliare le proteste del pubblico gay e gay friendly, siamo davvero sicuri che la televisione italiana continuerebbe ad avere il suo tradizionale atteggiamento prevenuto verso i gay e sottomesso nei confronti dei potentati omofobi? Prima di omettere un episodio troppo gay friendly in un serial in corso ci penserebbe due volte o lo farebbe con la stessa leggerezza dimostrata di recente?Difficile dirlo, perlomeno fino a quando un'associazione del genere non ci sarà sul serio, però forse le cose andrebbero diversamente. Quel che è certo è che lo stesso discorso si potrebbe applicare al mondo del fumetto, e probabilmente richiederebbe azioni meno complesse e impegnative. Inche modo? Un suggerimento interessante, ad esempio, arriva dalla casa editrice Northwest Press, che - come dovreste sapere se seguite questo BLOG - è un piccolo editore americano che ha deciso di dedicarsi solo ai fumetti gay. Siccome prende molto sul serio i suoi obbiettivi, ha avuto la bella pensata di lanciare un appello a tutte le fumetterie americane: se si sentono gay friendly possono parlare del loro approccio alla questione (e farsi un po' di pubblicità) direttamente sul sito della casa editrice. Lo scopo è di segnalare le fumetterie che non hanno pregiudizi a farsi arrivare certi tipi di fumetti, che magari hanno una sezione dedicata ai temi gay e in cui i clienti LGBT possono sentirsi a casa. L'iniziativa è partita da pochissimo tempo, ma sono già arrivate le prime segnalazioni... Come ad esempio quella di All About Books and Comics nella città di Phoenix, e quella di Mission: Comics and Art a San Francisco...
Un'idea carina, vero? Ma anche un modo intelligente per orientare il pubblico gay a premiare chi lo considera e a lasciar perdere gli altri, per creare un circuito virtuoso che fa bene ai gay appassionati di fumetti, agli editori di fumetti gay e alle fumetterie gay friendly. Quel che si dice collaborare per un obbiettivo condiviso, con conseguenti benefici per tutti. Sicuramente la tipica mentalità italiana non ragiona in questi termini, ma forse iniziative di questo tipo si potrebbero sperimentare anche da noi, prima o poi... Chessò... Magari partendo da qualche piccolo editore specializzato in fumetti LGBT e con le idee chiare al riguardo... Qualcuno si sente preso in causa? Suvvia... Non fate i timidi...
Alla prossima.

Nessun commento: