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venerdì 18 gennaio 2013

FUMETTI E POLITICA

Ciao e tutti, come va?
Come forse avrete notato samo entrati in piena campagna elettorale, e stavolta mi pare di cogliere una punta di disperazione e di affanno in più da parte di molti partiti, forse dovuta al fatto che il malessere generale e gli scandali degli ultimi anni stanno rendendo gli italiani un po' più selettivi rispetto al passato. In questo blog, che non è schierato con nessuno, non ho alcuna intenzione di perdere tempo parlando di politica, schieramenti e programmi vari, ma forse vale la pena di segnalare alcune notizie che - caso strano - nell'ultimo periodo stanno coinvolgendo politica, fumetti e campagna elettorale, e non solo in Italia... Ed è un po' una sorpresa!
Cominciamo con una bella notizia: presso la sede del Parlamento Europeo l'europarlamentare del Partito Democratico Sergio Cofferati, insieme al consolato italiano di Metz (in Francia), ha promosso l'allestimento di una mostra dedicata al fumetto italiano. Sergio Cofferati ha dichiarato che:
“Il fumetto é diventato in molti paesi europei una vera e propria letteratura popolare: ha così favorito la diffusione della conoscenza, oltre che della letteratura di svago. Dal 27 dicembre 1908, quando apparve la prima volta come allegato del Corriere della Sera, il Corriere dei Piccoli, moltissimi autori si sono affermati in questa attività ed é bello poter dare visione del lavoro di alcuni di loro al Parlamento europeo”.
Di politica non me ne intendo granchè, ma se c'è una cosa che ho capito è che tutte le proposte e le azioni dei politici hanno diverse chiavi di lettura. In questo caso mi viene da pensare che l'iniziativa - al di là del valore culturale - sia stata pensata per dare dell'Italia un'immagine un po' meno arretrata, soprattutto in considerazione del livello del nostro clima elettorale, puntando sul fatto che in buona parte d'Europa i fumetti sono considerati una cosa seria (basti pensare alle trasmissioni sui fumetti che trovano posto sul canale parlamentare francese). Ovviamente i politici italiani promuovono queste iniziative in Europa, ma non in Italia, dove la triste realtà è che i fumetti sono ancora visti come qualcosa di poco serio... A meno che non li si possa sfruttare impropriamente... E mi riferisco, ad esempio, alla campagna elettorale della lista Rivoluzione Civile, che ha schierato - ovviamente senza prendersi la briga di chiedere l'autorizzazione a nessuno - alcuni testimonial d'eccezione...










Ora: se da una parte utilizzare i suddetti personaggi dimostra che sono entrati ufficialmente nell'immaginario collettivo, dall'altra il fatto che siano stati utilizzati senza neanche porsi il problema di chiedere l'autorizzazione agli aventi diritto dimostra che non sono considerati una cosa seria... Ma tant'è... Per fortuna buona parte dei personaggi utilizzati non sono italiani, e siccome l'Italia è considerata alla stregua di un borgo medioevale da buona parte del mondo occidentale, la notizia non deve essersi diffusa e non sono partite diffide internazionali. Tuttavia per questa campagna elettorale è stato utilizzato anche Dylan Dog (immagine sotto), e almeno la Sergio Bonelli Editore ha pensato di reagire...
Infatti ha diramato un comunicato in cui dice che:
 "Sergio Bonelli Editore S.p.A., proprietaria del nome e dei diritti di utilizzazione del personaggio Dylan Dog, dichiara di non essere in alcun modo affiliata o di sostenere, con l’immagine di Dylan Dog o di qualunque altro personaggio della Casa editrice, alcuna formazione politica, e diffida dall’utilizzo illecito del nome e dell’immagine delle sue proprietà intellettuali".
E direi che mi sembra il minimo.
Questo episodio limite, fra il demenziale e il surreale, offre però diversi spunti di riflessione interessanti. Il primo è che - ad esempio - Candy Candy era presente e Lady Oscar no... Nel senso che nessun personaggio è andato a rappresentare i diritti per le minoranze sessuali, che evidentemente non fanno parte dell'agenda politica di questa lista elettorale. La seconda cosa che mi viene da pensare è che se in Italia la politica non si fa problemi a sfruttare i fumetti per essere più appettibile, al contrario il fumetto Italiano ha ancora troppa paura della politica per parlarne liberamente, e magari criticarla quando lo ritiene opportuno. D'altra parte il fumetto è un medium e PURTROPPO nel nostro paese i media (a parte internet, forse) NON sono liberi di esprimersi come in altre nazioni, visto che non gli viene garantita adeguata protezione da eventuali rappresaglie, a meno che non siano le dirette emanazioni di questa o quella corrente politica.
Questa situazione grottesca viene messa ancora più in risalto, se possibile, quando si guarda al rapporto fra fumetti e politica in altre nazioni. A breve, ad esempio, uscirà l'ennesimo albo della Archie Comics incentrato sull'ipotetica vita futura del gay dichiarato Kevin Keller, che non pago di aver combattuto nell'esercito e di aver sposato il suo fisioterapista di colore, ha deciso di entrare in politica e di aspirare ad un seggio nel Senato degli Stati Uniti!
Non male, vero?  Ed anche un modo intelligente per far riflettere i lettori su quello che dovrebbe essere il vero valore della politica come strumento di rappresentanza dei cittadini. Forse io sono un po' di parte, ma facendo questi paragoni non posso fare a meno di pensare che in un paese come il nostro ci vorrà davvero molto impegno per recuperare il tempo perduto, e che sicuramente non sarà un percorso facile.
Tuttavia il fatto che altrove certe cose siano già una realtà fa ben sperare per un futuro in cui anche da noi la situazione possa migliorare... Prima o poi.
E voi cosa ne pensate?

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