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giovedì 25 aprile 2019

ARIECCOCI...

Ciao a tutti, come va?

Credo che il 25 aprile sia una data particolarmente adatta per scrivere un post che analizza CANI SCIOLTI 6, il primo albo a fumetti italiano che esce in edicola raffigurando la rivolta di Stonewall... E cioè il momento storico che ha dato il via al moderno movimento di liberazione omosessuale moderno.  Anche perchè, pur essendo una tappa abbastanza importante nella rappresentazione dell'omosessualità nel fumetto italiano, non ne sta parlando praticamente nessuno.

D'altra parte nulla accade per caso, e se il fumetto italiano si trova in una determinata situazione è anche perchè le poche volte che tenta di fare qualcosa di moderatamente nuovo può essere bellamente snobbato da chi, in teoria, dovrebbe valorizzarlo. Però, evidentemente, quando qualcuno prova a parlare di argomenti LGBT è sempre meglio non evidenziarlo troppo, per non fare la figura di quelli troppo schierati... O magari perchè, in realtà, si è schierati dalla parte opposta...

Ad ogni modo, andando a parlare dell'albo in questione, devo dire che la prima cosa che ho notato è stata la copertina. Nel senso che quando era stata pubblicata sulla quarta di copertina del numero precedente mi aveva colpito molto il fatto che, fra i rivoltosi di Stonewall, non ci fossero persone di etnia ispanica o afroamericana, e infatti ne avevo parlato anche su questo blog (CLICCATE QUI)...

Se non che, *MAGIA*, sulla copertina che è andata effettivamente in stampa i colori della pelle dei rivoltosi sono stati cambiati! Dato che nessuno mi ha contattato per farmi notare che il mio suggerimento è stato accolto, anche se so che questo blog lo leggono in parecchi che lavorano per la Bonelli (e so che a volte lo legge anche Gianfranco Manfredi, visto che di tanto in tanto ha pure interagito con me), non posso sapere se questa decisione ha avuto qualcosa a che fare con la mia osservazione o se si tratta solo di una coincidenza... In ogni caso direi che la cosa importante è che in copertina le cose siano cambiate, soprattutto considerando il periodo storico in cui stiamo vivendo.


In compenso la scritta sulla vetrina del locale è rimasta "Stonewall" e non "The Stonewall Inn", forse perchè era pià complicata da modificare visto che il vetro era rotto? Mistero... Anche perchè all'interno la vetrina viene raffigurata con la scritta giusta...

Ad ogni modo per raffigurare la location all'interno della storia, in generale, sono state usate delle foto di riferimento corrette... Anche se... Insomma... Siamo a New York e di fianco al palazzo ci sarebbe un palazzone, e non una palazzina a tre piani tipica della skyline di Lanciano, diciamo... Però ci sta che magari il disegnatore abbia preso una cantonata, e che magari alcune foto in notturna potessero trarlo in inganno...

Spiace un po' che, la prima volta che lo Stonewall Inn viene rappresentato in un fumetto italiano, non si sia potuto fare a meno di "provincializzarlo" in questo modo, ma nella vita c'è di peggio (come scoprirete continuando a leggere questo post).

 Di buono c'è che, per caratterizzare gli avventori del locale con cui i protagonisti hanno a che fare, il disegnatore Luca Casalanguida si sia ispirato alle foto dell'epoca. E questo direi che è particolarmente apprezzabile... Anche perchè credo che sia la prima volta in assoluto che i soggetti di quelle foto sono diventati dei personaggi a fumetti...


E comunque bisogna anche rendere merito allo sceneggiatore Gianfranco Manfredi per aver provato a spiegare che cos'era lo Stonewall Inn, quali erano i suoi rapporti con la mafia, perchè ci fu la rivolta e tutto il resto... E anche questa, forse, è stata la prima volta al mondo che in un fumetto la questione è stata affrontata in questi termini, e senza mitizzare troppo un locale che - per quanto importante nella movida gay newyorkese di quel periodo - restava abbastanza losco... E in effetti, in questo fumetto, si lascia al lettore la libertà di interpretare la retata della polizia che diede il via al tutto... E anche questo è un approccio apprezzabile...

Poi, in realtà, le pagine dedicate a questa vicenda sono davvero poche, anche perchè si tratta di un flashback raccontato dal personaggio di Milo, che alla fine degli anni Ottanta ricorda il suo giugno del 1969, mentre con la sua comitiva di amici storici si prepara a celebrare il matrimonio (ovviamente etero) di due di loro. Alla fine, dal punto di vista narrativo, sembra quasi che il racconto di Stonewall (e il suo epilogo tragico) serva giusto per mettere in risalto l'happy ending etero di cui sopra.

Comunque penso che sia il caso di andare con ordine...

E cioè da quando, dopo aver raccontato le sue esperienze allo Stonewall a partire dai giorni precenti alla rivolta,  Milo comincia a raccontare anche quello che successe dopo, e il fatto che in breve tempo gli omosessuali iniziassero ad emanciparsi e a scegliere di essere più visibili...

E ovviamente anche Milo, il protagonista della vicenda, inizia a vivere pienamente e pubblicamente la sua storia con Toni, il ragazzo che ha conosciuto nel numero 5 della serie e che lo ha introdotto alla vita gay di New York... Baciandosolo anche in strada nel momento di esaltazione generale...

Tuttavia, siccome questo è un albo Bonelli, a questo punto scatta implacabile la classica trovata "tragico-punitiva", che - volente o nolente - serve a ribadire i soliti concetti tranquillizzanti per il pubblico storico della casa editrice. Un pubblico che, presumibilmente, NON è ancora pronto a fare i conti con degli omosessuali che osano emanciparsi e riescono a farla franca fino alla fine. E che ovviamente, soprattutto se non sono negativi e non rispecchiano i pregiudizi standard associati alla categoria omosessuale, devono subire un qualche castigo per avere osato sfidare i valori tradizionali con cui è cresciuto il lettore bonelliano standard. Un lettore che - anche solo per motivi anagrafici - si trova in evidente difficoltà ad accettare l'idea di un amore omosessuale a lieto fine...

Anche perchè questa eventualità metterebbe in crisi tutto quello che gli è stato insegnato fin da piccolo, indisponendolo verso i fumetti della casa editrice Bonelli in generale... O questa, perlomeno, sembrerebbe essere la logica più o meno consapevole dietro a simili strategie... Perchè altrimenti non si spiegherebbe perchè praticamente TUTTE le volte in cui certe tematiche trovano spazio sulle pubblicazioni di questa casa editrice - e vengono coronate da una qualche rappresentazione esplicita di affetto - il copione resta pressochè invariato... Tant'è che anche questa volta succede una tragedia, e Toni cade come un babbeo in una trappola tesagli da alcuni mafiosi, che non digeriscono il fatto che sia passato dalla parte dei gay emancipati che non fanno più guadagnare soldi ai locali/ghetto gestiti da loro, e viene brutalmente ucciso...

Tra l'altro, nelle sequenze ambientate nel presente "narrativo" (tecnicamente le storie sono ambientate alla fine degli anni Ottanta, mentre i protagonisti rivivono i flashback degli anni Sessanta) Milo si presenta come un catorcio incattivito, che non ha mai superato la tragica fine del suo primo amore vissuto a New York nel 1969... Tant'è che, la sera prima delle nozze dei suoi due amici, si ritrova a girare in stato confusionale per i boschi intorno al villino di montagna in cui è ospite... Iniziando a rincorrere il fantasma di Toni che la sua mente gli faceva intravedere fra gli alberi... Perlomeno fino a quando uno dei suoi amici lo rintraccia... E il poveretto ammette che si sente terribilmente solo, e che il fantasma di Toni non lo ha mai abbandonato... Probabilmente condizionadogli tutta l'esistenza...

Morale della favola... Alla fine il quadro generale ha confermato più o meno tutti i dubbi che avevo sollevato non appena avevo saputo che un albo Bonelli avrebbe parlato della rivolta di Stonewall (CLICCATE QUI), anche se devo ammettere che il contesto in cui è stato sviluppato il tutto ha offerto la possibilità di inserire tutta una serie di perle che, se possibile, hanno persino contribuito a rendere una rappresentazione dell'omosessualità più tragica e sconfortante del solito... Infatti, mentre il povero Milo si aggirava nella notte fredda e buia, rincorrendo i fantasmi del suo passato, nel villino c'era chi si divertiva, stupendo poi la promessa sposa con i resoconti della sua notte (etero) con un focoso cinquantacinquenne...

Il che, immagino, avrà gratificato molto l'ego del lettore bonelliano standard, che magari ha anche tanto bisogno di sentirsi ressicurato di fronte alle prime avvisaglie di un'andropausa incombente, o magari deve giustificare a se stesso i soldi che spende in viagra e affini... E comunque, siccome in un albo Bonelli non si sta bene senza qualche ammiccamento erotico (soprattutto se bisogna bilanciare qualche scena un po' troppo gay friendly), si è verificato pure il ritrovamento fortuito di alcune foto di nudo della nonna della nubenda... Scattate nel 1914...

Infine, alla faccia dell'amore omosessuale finito in tragedia, la storia si conclude con un bel matrimonio tradizionale, celebrato ovviamente in Chiesa... Mentre Milo può consolarsi giusto suonando un brano per accompagnare i festeggiamenti generali...

E negli scatti finali lo ritroviamo mentre si atteggia a rocker ribelle... Cercando di dissimulare i più possibile il disagio della notte precedente... Fine.

Che dire? Probabilmente, considerando che tutta questa serie nasce con l'evidente intento di strizzare l'occhio al lettore Bonelli standard di cui sopra, non ci si poteva aspettare tanto di più... E sicuramente questa storia conferma che l'etichetta "Audace", sotto cui viene pubblicata, si richiama ad un concetto di audacia molto relativo al pubblico di cui sopra... E lo si intuisce anche perchè i protagonisti sono delle persone prossime alla mezza età negli anni Ottanta, che ricordano la loro esperienza alla fine degli anni Sessanta... E già da qui si capisce che l'idea è proprio quella di creare un rapporto di identificazione con lo zoccolo duro dei lettori Bonelliani... Quelli che nel periodo in cui vengono ambientate le storie leggevano fumetti come TEX e non avevano mai avuto per le mani prodotti così "audaci"... Anche se, per gli standard di oggi, di davvero audace non hanno nulla... Continuando poi a scadere nella tipica retorica del fumetto italiano... E riescono a farlo persino quando parlano della rivolta di Stonewall...

In realtà questa serie finisce per caratterizzarsi in una dimensione da Villa Arzilla che non lascia spazio a niente di davvero nuovo... Nel senso che i veri protagonisti della storia non sono quelli che vengono raccontati nel fumetto, ma i lettori sulla Settantina (più o meno coetanei di Gianfranco Manfredi) che rivivono gli anni Ottanta in cui ricordavano gli anni Sessanta... Il che, a pensarci bene, ha una sua logica contorta...

Dato che se si fossero presentati semplicemente dei giovani che vivevano gli anni Sessanta il lettore medio avrebbe finito per rimpiangere troppo i bei tempi andati... Però, presentando dei ventenni degli anni Sessanta nella loro versione disillusa degli anni Ottanta, chi ha una settantina d'anni oggi si sente un sopravvissuto, e quindi può sentirsi gratificato da questo genere di lettura a prescindere...

Il problema è che se si brucia persino la carta della "prima volta" della rappresentazione della rivolta di Stonewall in questo modo, non si fa altro che accelerare il processo di disaffezione dal media fumetto da parte di chi non rientra nel target della serie di cui stiamo parlando... Non che una serie come Cani Sciolti avesse grandi possibilità con un pubblico diverso da quello per cui è stata concepita, però se in un altro contesto l'argomento fosse stato trattato in maniera diversa, e puntando su elementi diversi, SICURAMENTE avrebbe potuto destare un interesse diverso, e a livello mediatico avrebbe potuto avere un altro impatto...

Anche perchè, ripeto, un fumetto che parlava della rivolta di Stonewall e con dei protagonisti ispirati alle foto dell'epoca, non si era mai visto in nessuna parte del mondo... Neppure negli USA...

E invece tutto quello che abbiamo avuto è stata un'operazione dal vago sapore amarcord, che non ha fatto altro che reiterare quegli elementi che hanno portato il pubblico LGBT e LGBT friendly ad allontanarsi dai fumetti italiani man mano che prendeva più coscienza di sè e delle sue esigenze narrative...

Quelle esigenze che, per dirne una, adesso trova soddisfatte nell'ultima serie di Star Trek... Tant'è che quando in quel caso una storia gay aveva preso una piega un po' troppo "bonelliana" - facendo imbestialire il pubblico a tutte le latitudini - gli sceneggiatori hanno pensato bene di correre ai ripari, trovando il modo per resuscitare i morti (gay) e le loro relazioni (gay) a furor di popolo...

La saga di Star Trek è partita nel 1966, ma fortunatamente chi la gestisce è consapevole che i tempi cambiano e che il pubblico si rinnova... O che, perlomeno, bisogna provare a rinnovarlo considerando quelle che sono le esigenze di chi è giovane oggi, e non di chi lo era negli anni Sessanta... Altrimenti non si va da nessuna parte.

Purtroppo sembra che nel fumetto italiano le cose vadano diversamente.

Alla prossima.

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