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lunedì 29 settembre 2014

NON SE NE ESCE...

Ciao a tutti, come va?
Ultimamente ho ripreso in diverse occasioni l'editore Bonelli. In realtà nel corso del tempo ho ripreso vari editori, segnalando quelle che secondo me sono state delle strategie editoriali non proprio felici dal punto di vista LGBT, ma con la Bonelli è stato diverso, perchè - per la legge dei grandi numeri - le reazioni che ho suscitato nei suoi lettori e sostenitori sono state più numerose e accese.

E questo era logico.

Una cosa molto interessante che mi veniva rinfacciata, peraltro con una certa frequenza, era che non potevo pretendere che la Bonelli desse spazio a certi temi in maniera esplicita "a tutti i costi", perchè sarebbe stata solo una forzatura... Anche e soprattutto nelle storie in cui comparivano personaggi storici la cui omosessualità e/o bisessualità non era storicamente accertata al 100% . Ad esempio: quando ho criticato il fumetto che recentemente la Bonelli ha dedicato a Caravaggio, mi è stato detto che dare troppo spazio a certe "ipotesi" nel suo caso era sbagliato, e che semmai sarebbe stato il caso di parlare di certe cose in un fumetto con Oscar Wilde... Anche perchè SICURAMENTE, poichè le mie ipotesi sui tabù della Bonelli erano tutte sbagliate, nel suddetto fumetto con Oscar Wilde di omosessualità si sarebbe parlato in maniera esplicita...

Davvero?

Non so dove sono ora tutti questi strenui difensori dell'onestà intellettuale bonelliana, ma adesso mi piacerebbe davvero che andassero a leggersi lo SPECIALE STORIE DI ALTROVE - COLORO CHE VIVONO DI MORTE, che è arrivato da poco in edicola e che - fra i suoi protagonisti - ha proprio Oscar Wilde...
I supplementi annuali STORIE DI ALTROVE fanno parte dell'universo narrativo di Martin Mystère, e sono incentrati su di un'agenzia governativa specializzata in eventi paranormali, che è stata fondata nel 1776 e che nel corso dei secoli ha dovuto seguire diversi casi molto particolari, spesso collaborando  con personaggi realmente vissuti. Nel numero in edicola adesso il "personaggio" in questione è proprio Oscar Wilde, raffigurato nel periodo in cui gli venne proposto di fare un tour di conferenze negli Stati Uniti continentali, in cui avrebbe dovuto parlare di cose come arte, bellezza ed estetica... Anche se, a giudicare dalle vignette che all'epoca comparivano sui quotidiani, non è da escludere che il grande successo di pubblico del suo tour fosse determinato anche dal suo particolare modo di porsi... Che non era propriamente virile e in un mondo di rozzi mandriani destava sicuramente una certa curiosità...
Correva l'anno 1882, Oscar Wilde aveva ventotto anni e non si era ancora sposato. Il matrimonio con Constance Lloyd (di facciata, e forse anche di interesse, visto che lei percepiva una buona rendita annuale), sarebbe avvenuto nel 1884, mentre i loro figli sarebbero nati nel 1885 e nel 1886. In ogni caso i pochi fotoritratti della famiglia Wilde non ci mostrano una donna particolarmente felice della sua vita matrimoniale...
I guai legati alle frequentazioni omosessuali di Oscar Wilde, comunque, iniziarono solo a partire dal 1895, cioè tredici anni dopo i fatti raccontati nello SPECIALE STORIE DI ALTROVE... Questo, però, NON significa che Oscar Wilde abbia iniziato ad amare gli uomini solo nel 1895, ma semmai che in quell'anno le sue frequentazioni omosessuali erano diventate tante e tali che non riusciva più a tenerle nascoste... E comunque non è da escludere che nel suo lungo tour americano, durato ben un anno invece dei quattro mesi previsti, abbia colto l'occasione per apprezzare in maniera un po' più intima le rustiche bellezze locali... Anche perchè si trovava molto lontano da Londra e dal chiacchiericcio dei suoi salotti, e sicuramente poteva muoversi con maggiore libertà... E questo, penso, sarebbe stato uno spunto interessante da inserire in un fumetto in cui si parla del tour americano di Oscar Wilde...

Cosa che, però, alla Bonelli si sono ben guardati dal fare...

Anzi: prima hanno puntato l'accento su alcune famose figure femminili con cui il poeta aveva stretto amicizia... Alludendo ad un suo ipotetico coinvolgimento sentimentale...
Dopodichè, nella migliore tradizione del (presunto) cinema italiano a tema gay, lo si è messo di fronte alle grazie di un'agente speciale di ALTROVE in incognito... La bionda Olimpia, alias Agente 13... Che aveva lo scopo di sedurlo per verificare se aveva qualche legame con certi eventi paranormali avvenuti nei luoghi da lui visitati in America...
E siccome nei media italiani DEVE sempre passare il messaggio che gli istinti eterosessuali sono comunque superiori a qualsiasi inclinazione omosessuale... E che il maschio è maschio e di fronte a una bella donna non sa proprio dire di no... Alla Bonelli sono riusciti persino a far cadere in tentazione Oscar Wilde...
Complimenti davvero! A questo punto viene davvero da chiedersi cosa avrebbero avuto il coraggio di fargli fare se il tutto non si fosse rivelato una trappola... Anche se, nonostante i due si siano interrotti sul più bello, durante tutto il corso della storia non sono certo mancate le occasioni per mettere in mostra le curve e la scollatura dell'agente speciale di ALTROVE...
E a questo punto mi viene il dubbio che questa scelta sia stata presa ANCHE con lo scopo di "compensare" la presenza nella storia di un personaggio notoriamente omosessuale... Quasi come se l'editore si sentisse in dovere di "scusarsi"in qualche modo per aver messo di fronte al suo lettore classico, che SICURAMENTE è un eterosessuale in piena regola, un protagonista come Oscar Wilde... Nel senso che, siccome da sempre il lettore maschio si identifica col protagonista maschile, forse all'editore è venuto il dubbio che proporre Oscar Wilde come personaggio di riferimento senza qualcosa per tamponare il tutto poteva suonare come una specie di insulto, o perlomeno come una fonte di disagio... E quindi, forse, qualcuno avrà pensato più o meno consciamente che mettere  in vista un po' di femminilità in più non avrebbe guastato, perchè - si sa - la femmina nuda piace sempre e fa dimenticare tutto il resto...
Dite che esagero? Eppure le inquadrature "a favore di pubblico" sono davvero tante, e non hanno alcuna utilità pratica ai fini della trama...

In compenso, come da prassi, onde evitare di presentare un personaggio omosessuale troppo "vincente" e lontano dai soliti tranquillizzanti stereotipi, alcuni primi piani di Oscar Wilde non hanno mancato di enfatizzare la sua indole decadente...
Tuttavia, siccome siamo nel 2014 e alla Bonelli cercano sempre di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per non fare la figura di quelli che ignorano lo scottante tema dell'omofobia hanno pure provato ad inserire un tentativo di pestaggio con evidenti sottotesti omofobi... Anche se, come da copione, si sono mossi sul filo dell'ambiguità e del detto/non detto... Altrimenti, ORRORE, avrebbero fatto la figura di quelli troppo schierati a favore della causa gay e si sarebbero inimicati troppo i loro lettori omofobi, che evidentemente considerano ancora la maggioranza...
Da notare, inoltre, il raffinato sottotesto del mandriano nella sequenza seguente...
Nei fumetti Bonelli, quindi, persino i rudi mandriani del vecchio West sono attenti ad usare dei raffinati giri di parole piuttosto che esprimersi direttamente quando devono dare del "frocio" a qualcuno... E comunque, anche se in questo caso abbiamo a che fare con una donna androide (per fortuna la quarta di seno non è la sua unica arma), i fatti danno comunque ragione al mandriano che accusa Wilde di farsi difendere da una donna... Confermando ulteriori tranquillizzanti pregiudizi del lettore bonelliano medio.

Morale della favola: durante tutta la durata della storia non si accenna minimamente, e men che meno in maniera esplicita, all'attrazione che Oscar Wilde provava nei confronti del sesso maschile... E l'unico momento in cui ammette di non essere attratto più di tanto dalle donne, lo fa - guarda un po' - perchè non può negare l'irresistibile fascino che - al contrario - esercita su di lui la giunonica Olimpia...
Alla fine della storia i due si congedano, e per la prima volta Oscar Wilde accenna al fatto che se dovesse esprimere pienamente la sua personalità correrebbe dei rischi... Il che, ovviamente, è stato l'ennesimo trucco per NON parlare esplicitamente di omosessualità in un fumetto con Oscar Wilde, cercando comunque di dargli una parvenza di credibilità...
Giusto una parvenza, però, e anche abbastanza scollata dalla realtà. Perchè da quel che si sa della vita di Oscar Wilde lui NON reprimeva la sua omosessualità (tant'è che ai suoi "ragazzi" ufficiali affiancava schiere di amanti e prostituti, anche prima di separarsi dalla moglie), ma semmai cercava di stare bene attento a non farsi scoprire, per evitare i guai che poi - in effetti - ha dovuto affrontare. Presentarlo in veste di omosessuale represso, che con l'eccentricità cerca di dissimulare qualcosa che lo fa sentire a disagio, è totalmente fuori luogo... Anche se - guardacaso - è un'ottima scusa per non mostrare in alcun modo sequenze dai risvolti omosessuali in questo albo... Confermando, tanto per cambiare, lo stereotipo del gay tormentato e dibattuto...

E tra l'altro, nei cenni biografici di Oscar Wilde presenti alla fine dell'albo, sono riusciti a non accennare minimamente ai suoi processi e ai risvolti omosessuali della sua vita. Certo, nessuno li obbligava, tuttavia la cosa sembra perfettamente in linea con il resto dell'albo, improntato ad una vistosa reticenza su certi argomenti, dissimulata comunque in maniera abbastanza goffa.
Che dire? Se conoscete questo BLOG, e avete letto le mie teorie riguardo alla politica editoriale del fumetto italiano in ambito LGBT, non vi stupirò se vi dico che mi aspettavo qualcosa del genere. Tuttavia devo ammettere che avere questa ennesima conferma - peraltro con un fumetto incentrato su Oscar Wilde - non è esattamente esaltante. Più che altro dimostra che, a torto o a ragione, le case editrici italiane che puntano all'edicola sono ancora convinte che per fare grandi numeri nel nostro paese devono strizzare l'occhio ad un pubblico con un'età medio alta e con una cultura medio bassa... Che si è abituato ad un certo modo di fare fumetti e che - soprattutto in tempi di crisi - è meglio non mettere alla prova.

E poco importa se così facendo non si riescono a conquistare nuove fette di pubblico potenziale e se ne allontanano altre... Meglio concentrarsi sull'usato sicuro rappresentato dai lettori abituali, con i loro tabù e la loro tipica impostazione mentale, anche se si stanno lentamente estinguendo.

Certo: sono pronto a scommettere che persino in questo caso qualcuno difenderà a spada tratta la legittimità di questa politica editoriale, il fatto che ognuno è libero di pubblicare i fumetti che crede e  che nessuno è obbligato a piegarsi alle mode del momento e tutto il resto... Anzi, probabilmente qualcuno applaudirà anche al "coraggio" della Bonelli, che con grande coerenza non si è lasciata tentare da banalizzazioni, imposizioni culturali, pressioni commerciali, lobby gay e quant'altro... Qualcuno magari sosterrà persino che sono stati geniali a presentare Oscar Wilde in una maniera così insolita, valorizzando al meglio il suo spessore e la sua ironia  senza cadere nei soliti luoghi comuni sul personaggio...

Vaccate.

La verità è un'altra e direi che ormai, a questo punto, è sotto gli occhi di tutti.
D'altra parte se i fumetti sono lo specchio della società che li produce ognuno può trarre le sue conclusioni.

Alla prossima.

1 commento:

Mauri ha detto...

La Bonelli è omofoba come la cultura italiana di cui è figlia. Imbarazzante. E ancor più imbarazzante chi tenta di negare il contrario. Ho smesso di comprare i suoi fumetti per questo motivo e perchè, epurando tutti i riferimenti a qualsiasi tema che possa essere considerato "caldo" o "pericoloso", rende le sue storie ripetitive e noiose. La Pimpa è molto più stimolante e meno noiosa.