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lunedì 29 dicembre 2014

PER CHIUDERE IN BELLEZZA - 4

Ciao a tutti, come va?
Come promesso utilizzerò questo post per l'ultimo appuntamento dedicato a fare il punto sulla situazione degli editori di fumetti italiani che arrivano in edicola e sul loro rapporto con la tematica gay.

E a chi potevo dedicare il post finale, se non alla Sergio Bonelli Editore, che tanti spunti di discussione mi ha offerto nell'anno appena trascorso?

In effetti mi sento quasi in dovere di ringraziarla: senza il suo operato dell'ultimo anno probabilmente qualcuno avrebbe continuato a pensare che le mie opinioni erano troppo di parte e che ero il classico blogger complottista e paranoico. E invece, a quanto pare, le cose non stanno così.

Anzi, se non sapessi che è impossibile potrei pensare che la Bonelli ci sta prendendo gusto a venirmi incontro, visto che nell'ultimo mese ha fatto uscire non uno, non due, ma ben tre albi molto funzionali al post che avevo in mente di dedicargli oggi.

Vediamo un po'... Andando in ordine cronologico direi che per prima cosa devo segnalarvi DYLAN DOG 339.
Infatti, se è pur vero che questo personaggio sta attraversando una fase di rinnovamento (o almeno così si dice), è anche vero che ci sono alcune tradizioni a cui non vuole rinunciare. Infatti il numero 339 inizia con una bella panoramica del protagonista in uno dei suoi classici momenti post coitali, assieme a una delle sue classiche amanti occasionali (di quelle che come al solito compaiono per la prima e unica volta nello spazio di poche pagine, giusto per confermare che Dylan Dog è sempre irresistibile, e della quale, tanto per cambiare, lo sceneggiatore non si preoccupa nemmeno di indicare il nome).
Tuttavia questa volta il disegnatore Giampiero Casertano non manca di indugiare sul deretano di lei, e sembra proprio che per questa "composizione" si sia ispirato a IL RATTO DI PROSERPINA, scolpito dal Bernini intorno al 1620...
O meglio: questo sostengono alcuni fans della serie (CLICCATE QUI). Io non posso sapere se questa citazione è voluta o casuale, tuttavia trovo molto divertente il fatto che si usi il termine "citazionismo colto" per legittimare un primo piano su due glutei femminili... E lo trovo divertente perchè la stragrande maggioranza dei lettori di Dylan Dog non coglierà la citazione e ci vedrà solo un bel  primo piano di due glutei femminili, con Dylan Dog che ci allunga la mano sopra. Quindi, se il citazionismo c'è davvero, mi sembra più che altro una scusa multifunzionale. Nel senso che i lettori la possono tirare fuori per giustificare il fatto che gli piace un fumetto che resta maschilista ed eterosessista, mentre l'editore la può tirare fuori per legittimare alcune scelte che, rinnovamento o no, confermano lo stile tendenzialmente maschilista ed eterosessista della serie.

Anche perchè ne IL RATTO DI PROSERPINA ci sarebbe anche una figura maschile molto ben delineata, ma il "citazionismo colto" bonelliano - a quanto pare - ha preferito ignorarla.
Sia come sia la scena iniziale è funzionale anche alla "retata" organizzata dal nuovo ispettore capo di Scotland Yard di primo mattino, che vuole cercare delle prove per incastrare Dylan Dog. E tutta la storia, in effetti, serve per introdurre questo nuovo ispettore, di nome Tyron Carpenter e il suo assistente Rania Rakim: il primo di evidenti origini africane, la seconda con radici mediorientali. Nel nuovo corso di Dylan Dog, infatti, pare che si voglia rappresentare una Londra più vicina a quella reale, comprensiva di minoranze etniche...
Per ora, comunque, nella nuova Londra di Dylan Dog non c'è traccia di minoranze sessuali, e sarà molto interessante verificare se - ora che si vuole dare un'immagine più realistica anche della polizia londinese - gli sceneggiatori di Dylan Dog terranno presente che in ogni commissariato di polizia della città c'è un ufficiale preposto alle problematiche della comunità LGBT e ai reati legati all'omofobia (se non ci credete CLICCATE QUI)...

Vedremo.

E soprattutto vedremo cosa succederà quando verrà introdotto John Ghost, il nuovo diabolico avversario di Dylan Dog, che dovrebbe avere una sessualità perlomeno ambigua.

Quel che è certo che in Dylan Dog le donnine desnude non mancheranno mai, e che la filosofia bonelliana per cui i personaggi maschili possono restare senza vestiti solo in determinati casi non sembra destinata a mutare.

Infatti nell'ultimo numero di Adam Wild, finalmente, si vede un nudo maschile integrale (seppur con le dovute censure), ma solo perchè è funzionale alla filosofia sopra esposta.
Infatti il nudo integrale riguarda uno schiavista arabo su cui si concentrano i sospetti di alcuni capi tribù, che decidono di spogliarlo completamente e di appenderlo per le braccia alla loro capanna, onde torturarlo più comodamente.


Quindi, a differenza di quanto è avvenuto nel primo numero della serie, quando l'editore si è sentito in dovere di imporre un pudico gonnellino al protagonista durante il suo bagno mattutino (CLICCATE QUI e QUI), questa volta non ci sono stati problemi.

E questo prova che in Bonelli ci sono due pesi e due misure: se la nudità maschile non è volontaria e/o non ha risvolti ammiccanti va bene, in caso contrario meglio evitare (a meno che, ovviamente, non ci sia una femmina fertile nei dintorni). Comunque è ancora meglio se la nudità maschile, quando c'è, è dovuta ad una prevaricazione e se chi la subisce è materialmente impossibilitato a coprirsi. L'essenziale è che NON sia mostrata con compiacimento e/o autocompiacimento, perchè in quel caso metterebbe in crisi il rapporto fra l'editore e il suo lettore tipo.

Nel senso che, se è risaputo che un editore produce storie in funzione dei (presunti) gusti del suo pubblico, un fumetto Bonelli che strizzasse troppo l'occhio al nudo maschile verrebbe percepito dai suoi fedeli lettori (in maggioranza maschi, eterosessisti e conservatori, o presunti tali) come una bassa insinuazione nei confronti della loro virilità, se non addirittura come un'offesa o un tradimento degli ideali estetici e formali che tacitamente condividono con l'editore.

E questo non vale solo per quel che riguarda la nudità maschile, ma in generale per tutto il discorso gay, tant'è che la vera perla che la Bonelli ci ha regalato per Natale è stato il numero 10 di LUKAS, probabilmente l'albo Bonelli che detiene il record assoluto di presenze gay, riuscendo peraltro a non presentarne neanche uno in maniera dignitosa.

Andiamo con ordine: all'inizio ci viene presentato un ragazzotto completamente nudo e appeso per le braccia in un casolare isolato (esattamente come avviene in Adam Wild... Un caso?), mentre un maniaco omicida inizia a seviziarlo. Purtroppo per lui viene interrotto dalla polizia, così è costretto ad uccidere all'istante la sua vittima.




Più avanti in commissariato si giunge alla conclusione che l'assassino è "Cutter", un serial killer che prende di mira gli uomini che si prostituiscono, così nel giro di poche pagine abbiamo avuto il gay prostituto e il serial killer gay represso che si sfoga torturando sadicamente altri uomini (possibilmente prostituti gay).

Questo, però, è solo l'inizio. Poco dopo c'è Bianca, la quasi ragazza di Lukas, che in ufficio è visibilmente preoccupata per le conseguenze di una rissa in cui è coinvolto il figlio, e le serve un avvocato. Il suo collega gay Omar risbuca fuori dicendo che ne conosce un bravo, e siccome il suo ruolo è quello di offrire siparietti comici, fra lui e Bianca c'è un crescendo di battute poco felici, condite da alcune irrinunciabili moine frou frou, che potete leggere qui sotto...


E quando Omar le rivela che questo avvocato lo ha conosciuto mentre frequentavano lo stesso coro di musica sacra, non può trattenersi da intonare un gorgheggio. Niente di male, per carità, però in questo modo saliamo a tre gay stereotipati nel giro di ventidue pagine.

Il bello, però, deve ancora venire.
Infatti poco dopo viene introdotto un nuovo personaggio, di nome Jamie, che viene convocato via telefono dalla perfida Wilda (il capo dei Ridestati antropofagi, avversari di Lukas). Il suo scopo nei prossimi numeri sarà quello di scovare ed eliminare chi sta turbando le macabre attività dei Ridestati, e cioè l'eroico Lukas... Ma come ci viene presentato questo Jamie, destinato a divenire l'ennesima nemesi di Lukas?
Come un uomo di spettacolo che si veste da donna!
In effetti sembra un po' troppo sobrio per essere una drag queen, ma parliamo pur sempre di un fumetto Bonelli, quindi tutto può essere... Staremo a vedere.

Il piatto forte però, arriva poco dopo, quando Cutter cerca una nuova vittima, e la va a cercare in un vero e proprio quartiere della prostituzione gay (con tanto di marchettari che vengono raffigurati in primo piano mentre trattano il prezzo della prestazione coi clienti in auto), circondato da cinema a luci rosse e locali trasgressivi... Un posto che peraltro sembra molto vivace e trafficato.
Qui la sua attenzione è calamitata da una lite fra due ragazzi che si contendono un angolo di marciapiede (sigh!): uno che sembra un escort di lusso, palestrato e tutto il resto, e l'altro una giovane marchetta di colore, forse alle prime esperienze.
Il serial killer scende dall'auto e prende le difese di quello più debole, rompendo il naso all'altro, e poi se lo porta in albergo.
Qui, però, invece di torturarlo prova a guadagnarsi la sua fiducia, per poi drogarlo e condurlo in un luogo più adatto alle sue torture perverse, mentre il ragazzo a cui ha rotto il naso li vede allontanarsi in auto.

Il giorno dopo l'eroico Lukas viene attirato dall'odore della paura emanato dal povero marchettaro di colore, e in un momento di assenza di Cutter lo salva, slegandolo dalla corda con cui è appeso al soffitto, completamente nudo (come da prassi).

Comunque, siccome in questo fumetto non vogliamo farci mancare nulla, più avanti c'è anche un ispettore di polizia che si reca in un locale gay per cercare l'escort palestrato che ha visto Cutter mentre si allontanava in auto...
Da notare che nella panoramica abbiamo anche una coppia, che viene mostrata mentre uno dei due dà una gomitata all'altro che sbava dietro a un ragazzotto che si serve al bancone (e volendo guardare ai dettagli, dietro al bancone c'è un barista che sembra tutto fuorchè il barista di un locale gay, ma in effetti questo è l'ultimo dei problemi di verosimiglianza presenti in questo fumetto).


Quando poco dopo sopraggiunge Lukas, trova l'escort riverso a terra (a quanto pare l'ispettore lo ha pestato di nuovo, per scoraggiarlo dal testimoniare), gli dà una mano e, per riuscire a ottenere le informazioni che gli servono (e che dimostreranno che Cutter e l'ispettore manesco sono la stessa persona), gli offre i soldi per una rinoplastica, che a questo punto è indispensabile per non fargli perdere i clienti più esigenti...

Da notare che ufficialmente Lukas si guadagna da vivere facendo l'imbianchino...



Se non altro ora sappiamo che Lukas non è omofobo (e che facendo l'imbianchino guadagna molto bene).

Peccato che non si possa dire altrettanto del punto di vista sul mondo gay offerto da questa storia (e dalla serie in generale).

Dunque, arrivati al 2015, questo è il massimo del gay friendly che ci si può aspettare da una serie Bonelli?

In effetti anche solo parlare di "gay friendly" è un po' improprio, visto che *MAGICAMENTE* in tutta questa storia non compaiono mai parole come gay, omosessuale e simili. Quasi come se questi termini fossero ancora considerati un tabù per il lettore medio che si propone di intercettare la serie LUKAS... Un lettore che però, a giudicare dalla storia che mette in piedi lo sceneggiatore Michele Medda (foto sotto), si suppone a suo agio leggendo una storia in cui, fra i tanti gay presentati, non ce n'è stato uno - e dico uno - che in un modo o nell'altro non sia stato presentato sotto una luce perlomeno opaca...
E così viene persino il sospetto che questa sia stata una scelta precisa, per poter parlare di gay senza correre il rischio di indisporre eccessivamente il lettore, che magari sarebbe stato contrariato da un personaggio gay presentato con la stessa dignità di uno etero.

Quindi  l'unico modo per rappresentare la realtà gay in questo tipo di fumetto è quello di renderla funzionale all'autostima di chi non è gay? É davvero possibile che in un albo Bonelli gli unici gay inseribili siano solo quelli che servono a dimostrare che "etero è meglio"?
Personalmente inizio a pensare che il nocciolo della questione sia proprio questo.

E la cosa interessante è che, proprio con il costante corteggiamento dei lettori che prediligono questo approccio, l'editore sta tagliando fuori tutti i potenziali lettori che invece vedono le cose in maniera diversa (e non solo riguardo alla questione gay, ovviamente), e che probabilmente rappresenterebbero il vero futuro del fumetto popolare in Italia.

Un futuro sempre più ipotetico, a questo punto, visto che - nonostante tante belle "novità" - ogni anno il ricambio generazionale per questo tipo di fumetti si fa sempre più inconsistente, con tutte le conseguenze del caso.

D'altra parte chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Alla prossima.

P.S. Parlando di Bonelli vorrei precisare che non mi sono scordato di Legs Weaver, ma quello che è successo di recente a questo personaggio merita un post a parte.

1 commento:

Mauri ha detto...

O mio Dio, ma questi sono fermi agli anni 60. Non hanno neanche visto la rivoluzione sessuale. Che pena. Io a questo punto ci metterei una croce sopra al fumetto italiano. Chi ha interesse nei fumetti si comprerà quelli americani o orientali e fine della storia.