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venerdì 26 dicembre 2014

RECENSIONI VISIBILI

Ciao a tutti, come va?
Forse vi ricorderete che la scorsa settimana mi ero permesso di analizzare il modo con cui si presentava IL RAGAZZO INVISIBILE, il nuovo film di Gabriele Salvatores, senza ovviamente permettermi di fare una recensione vera e propria (non avendolo ancora visto). E l'ho fatto perchè, secondo me, il modo con cui questo film si approcciava al genere supereroistico rischiava di riflettere tutta una serie di problematiche e "censure preventive" tipicamente italiane, e funzionali a una più generale sudditanza dei nostri media a una serie di veti (e interessi) incrociati.

A distanza di una settimana volevo tornare sull'argomento perchè, effettivamente, l'uscita del film ha sollevato nuovi spunti di riflessione pertinenti a questo blog e sta dimostrando (di nuovo) quanto sia schizzofrenica la situazione in cui si muove il nostro paese. Infatti da una parte abbiamo alcuni siti di cinema "generalisti" (che comunque dipendono spesso e volentieri da gruppi editoriali immanicati da tutte le parti, o magari sono gestiti da aspiranti giornalisti che non vogliono indisporre nessuno), che si sono sentiti in dovere di parlare bene di questo film (o perlomeno di usare una serie di eufemismi per parlarne male), mentre dall'altra abbiamo siti più orientati verso gli appassionati del genere (e che spesso sono gestiti per passione e senza secondi fini), che lo hanno praticamente stroncato.

Da notare che nel frattempo su quasi tutti i siti di fumetti, che pure negli scorsi mesi avevano parlato molto del film, diventando parte integrante della sua campagna pubblicitaria, è calato un imbarazzante (imbarazzato?) silenzio al riguardo.

Per farvi un'idea delle recensioni (soprattutto di quelle realizzate da giovani per i giovani) a cui mi riferisco potete leggere come ne parla il magazine I400CALCI (CLICCATE QUI), DARKSIDE CINEMA (CLICCATE QUI), oppure BADTASTE (CLICCATE QUI), senza contare che hanno iniziato a circolare le videorecensioni di yutubber abbastanza quotati in fatto di recensioni  cinematografiche, che a grandi linee sembrano in linea con l'idea che mi ero fatto io...
Videorecensioni che tra l'altro mi hanno fatto riflettere su un paio di punti che avevo ignorato nel mio precedente post. In primo luogo il fatto che per questo film sono stati scelti attori alla soglia dell'adolescenza per recitare la parte di adolescenti: scelta che sembrerebbe supportare la mia teoria secondo cui alcune scelte stilistiche sono state compiute proprio con l'intento di desessualizzare il più possibile il contesto e le situazioni...

Anche perchè, perlomeno fino a quando non recupera una tuta in grado di diventare invisibile assieme a lui, per sfruttare al meglio il suo potere il protagonista deve gironzolare completamente nudo...

Evidentemente - una volta stabilite le dinamiche del film - un protagonista preadolescente è stata una scelta obbligata per evitare strascichi polemici troppo aspri e per non irritare le lobby sessuofobe del nostro paese... Ma anche per non contraddire gli storici pregiudizi - tipicamente italiani - dei produttori e dei distributori (per cui il fantastico non può che essere una cosa per bambini, e pertanto deve essere qualcosa in cui i bambini possono identificarsi e a prova di bambini).
La seconda cosa è che, effettivamente, il protagonista non vuole rivalersi su chi lo perseguita sperando in qualche potere che potrebbe permettergli di farsi davvero giustizia, affermando la sua identità, ma desiderando di diventare invisibile, e quindi di scomparire e in un certo senso annullarsi. Desiderio che viene provvidenzialmente esaudito.

Lasciamo perdere per un attimo il fatto che poi usa questo potere per vendicarsi, all'acqua di rose, sui bulletti della scuola: il punto è che questo film lancia un messaggio molto preciso... E cioè che di fronte alle difficoltà si può reagire scomparendo, passando inosservato, annullando il proprio Io (che poi è la ragione per cui si viene presi di mira). In parole povere un messaggio opposto a quello che viene lanciato da praticamente tutti i supereroi americani, che utilizzano maschere e costumi proprio per permettere al loro Io di manifestarsi senza mediazioni e in maniera più appariscente...

Vi siete mai chiesti perchè il prototipo del superere è quello di un individuo vestito come un saltimbanco al circo? Perchè fondamentalmente i supereroi, attraverso i loro costumi più o meno sgargianti, VOGLIONO attirare l'attenzione sul loro Io, per dimostrare quanto valgono e sfidare la società che è stata ingiusta nei loro confronti e in qualche modo continua a reprimerli quando sono nei panni di comuni cittadini... E passare inosservati, a livello simbolico, è in contraddizione con tutto ciò che un supereroe rappresenta.
Qualche anno fa uscì un bellissimo saggio: "STELLE E STRIPS -  La stampa a fumetti italiana fra americanismo e antiamericanismo (1935-1955)", di Juri Meda, che ripercorreva la storia del fumetto americano in Italia in funzione del suo rapporto con la nostra cultura e le nostre istituzioni. Cercando di spiegare anche i motivi per cui il fumetto americano ha sempre affascinato gli italiani in proporzione alla diffidenza che ha suscitato nelle istituzioni, a prescindere dallo schieramento al potere. Infatti il fumetto Made in U.S.A.  e i suoi eroi vennero visti come una minaccia da tutti gli schieramenti politici, dai fascisti ai comunisti, passando per quelli più vicini alla chiesa cattolica.

Perchè?

Secondo questo saggio, molto in sintesi, questo accadeva (anche e soprattutto) perchè proponevano dei modelli "pericolosi": eroi che si facevano da soli, senza sperare nella provvidenza o nel supporto delle autorità, che non erano un'emanazione diretta del sistema (cioè poliziotti e/o persone che collaboravano ufficialmente con esso) o che addirittura sfidavano il sistema stesso in nome della loro sete di giustizia e/o in nome di un bene superiore. Per non parlare del fatto che il loro rapporto con la sessualità, per quanto sottointeso, non doveva passare al vaglio di alcuna autorità religiosa, ed era indifferente alla riprovazione sociale "italian style". Tant'è che potevano avere fidanzate e spasimanti più o meno fisse con cui non erano affatto tenuti a sposarsi.
In parole povere gli eroi americani suggerivano che il classico modo di porsi italiano non era l'unico possibile, e per certi versi nemmeno il migliore.

E questi sono alcuni dei motivi per cui, per anni, sono stati definiti DISEDUCATIVI... Perchè, fondamentalmente, promuovevano punti di vista alternativi a quelli tipici della cultura italiana.
Può essere interessante notare che, guardacaso, quando negli anni '60 anche il nostro fumetto ha iniziato a puntare su personaggi in calzamaglia che in qualche modo si ponevano in conflitto con il sistema, reclamando la propria libertà e la propria autodeterminazione, si è sentito in dovere di presentarli come ladri, fuorilegge e assassini, o comunque come persone moralmente ambigue... E con una vita sessuale non vincolata da matrimoni e obblighi sociali.
Quasi come se il fumetto italiano, pur cercando di puntare su alcuni temi di sicura presa sul pubblico,  avesse voluto comunque schierarsi con la cultura italiana dominante, confermando che chi si permette di sfidare il sistema, agendo al di fuori della legge e provando addirittura ad essere sessualmente emancipato, non può che essere un criminale... O perlomeno un individuo poco raccomandabile.
Perchè?

Forse perchè altrimenti c'era il rischio di contrariare qualche lobby di potere? Perchè per un editore italiano era sconsigliabile (e forse anche un po' pericoloso) presentare come modelli moralmente positivi dei personaggi davvero "ribelli", che agivano al di fuori della legge e delle autorità? Perchè un eroe positivo, per dirsi tale in Italia, non poteva avere rapporti sentimentali meno che pudici prima del matrimonio? Forse che la libertà di pensiero e di azione, in Italia, non è mai stata vista come un valore, ma come un atto eversivo?

Sono tutte domande inquietanti, e le risposte potrebbero esserlo ancora di più.

Tuttavia riflettendo su IL RAGAZZO INVISIBILE non ho potuto fare a meno di pensare che in un certo senso è proprio il frutto di questa mentalità, che resta ancora molto diffusa visto che - essendo funzionale a tutta una serie di interessi politici, religiosi e altro - è l'unica può essere promossa davvero liberamente e senza intoppi attraverso i canali ufficiali... Che poi, guardacaso, sono quelli gestiti più o meno direttamente da chi amministra l'Italia di oggi.
Si sono scritti molti libri sulle origini e la simbologia della figura del supereroe e sul ruolo metaforico dei superpoteri, e alla luce delle loro teorie IL RAGAZZO INVISIBILE si potrebbe leggere in una chiave completamente diversa. Infatti in questo film le vessazioni subite dal protagonista - in realtà - non sfociano nel desiderio di reagire, come avviene in TUTTI i superhero movie, ma nel desiderio di adattarsi ai limiti che gli vengono imposti. Nel senso che, a ben guardare, il protagonista non desidera (ne ottiene) un potere con cui ribellarsi a un'ingiustizia e cambiare davvero le cose, ma in un certo senso desidera assecondare le aspirazioni del sistema che produce l'ingiustizia che lo fa soffrire...
E cioè il suo annullamento, perchè è l'unico modo per sfuggire al conflitto fra il suo Io e quello degli altri.

Volendo leggere fra le righe il messaggio che passa è il seguente: poichè il problema del protagonista è il fatto che viene preso di mira e che si sente un disadattato, desiderando (e poi ottenendo) il potere dell'invisibilità ammette implicitamente che è LUI è il problema, che è meglio che sia lui ad annullarsi, e che non devono essere gli altri (e cioè il sistema ingiusto di cui fa parte) a sparire e/o ad adattarsi a lui lasciandogli i suoi spazi. Inoltre con questo film si coglie l'occasione per lanciare tutta una serie di messaggi secondari abbastanza equivoci: ad esempio che l'unico modo per farla franca e fare le cose di nascosto, o che si può reagire in qualche modo alle ingiustizie, ma a patto di non metterci la faccia.

Il teorema del film, in ultima analisi, è che l'affermazione e la realizzazione personale si possono ottenere diventando invisibili (con tutte le implicazioni metaforiche del caso), e che si può partire da lì per ricostruire una nuova vita più in linea con le proprie aspirazioni.

Così, in poche parole, questo film diventa l'antitesi di un film di supereroi, ma un buon manifesto di una certa impostazione mentale molto radicata del nostro paese.
Tant'è vero che, se dal punto di vista LGBT i superhero movie, in molti casi, hanno dei sottotesti che invitano alla rivendicazione della propria identità e del proprio posto nel mondo, IL RAGAZZO INVISIBILE sembra suggerire che l'invisibilità non solo è una scelta desiderabile, ma è anche una virtù e un mezzo per valorizzare il proprio potenziale. Una risorsa di cui fare tesoro, insomma. Un potere che però, nel mondo del fumetto supereroistico è stato sfruttato pochissimo (e in prevalenza dai supercriminali), proprio perchè a livello simbolico contrastava pesantemente col concetto di supereroe. E comunque i supereroi (e le supereroine) che hanno questo potere non hanno mai SOLO questo potere.
Qualcosa vorrà pur dire.
In ogni caso non credo che ne IL RAGAZZO INVISIBILE tutto questo sia stato pianificato a tavolino, ma piuttosto che sia il frutto del un clima culturale che caratterizza il nostro paese e che ha influenzato più o meno inconsciamente gli ideatori (regista e sceneggiatori, che vedete nelle foto sotto) del film, portandoli in questa direzione...

In ogni caso in tutta questa storia c'è almeno un lato positivo: se questo film ha deluso tante persone (a parte, forse, i bambini e i nostalgici dei film per ragazzi degli anni '80), nonostante la massiccia campagna pubblicitaria e nonostante l'approccio crossmediale (coi fumetti Panini, il romanzo edito da Salani e persino il concorso per trovare la "canzone ufficiale" tramite Radio DeeJay), vuol dire che c'è ancora speranza.

Certo: adesso in molti giustificano tutta l'operazione dicendo che NON si tratta di un film di supereroi nel senso classico del termine, ma di un film sul disagio dell'adolescenza, di un film "fantastico" all'europea (qualunque cosa voglia dire), di un omaggio ai film per ragazzi di una volta, di una raffinata alternativa alle produzioni americane, di un ibrido fra fantascienza e romanzo di formazione, di un gioco di citazioni improntato all'introspezione e altro ancora... Per arrivare a giustificazioni del tipo “e’ semplicemente un film di Salvatores che parla di disagi giovanili”.

Il problema, però, è che è stato promosso come un film di supereroi, a partire dalle locandine, e questo era ciò che il pubblico si aspettava.

E questo potrebbe spiegare perchè nella prima settimana il film ha incassato sui 700.000 euro: se la matematica non è un'opinione, e se è vero che è costato almeno otto milioni di euro, vuol dire che per non andare in perdita dovrebbe fare perlomeno lo stesso incasso settimanale per quasi tre mesi. Cosa impossibile, considerando che gli spettatori col tempo tendono sempre a diminuire e che le sale non tengono i film in cartellone per tutto quel tempo. Certo rimane il mercato estero e l'home video, ma qualcosa mi dice che non ci saranno grosse sorprese.

Comunque è interessante notare che, al contrario, il romanzo edito da Salani e scritto dagli sceneggiatori del film, sta andando molto bene ed è già alla seconda ristampa in poche settimane. Però parliamo di un romanzo, appunto. Non di un film e non di un fumetto.

Chi ha orecchie per intendere intenda.

Alla prossima.

2 commenti:

daunpannounfiume.com ha detto...

Io prima di leggere questo articolo credevo che un potere così misero come l'invisibilità fosse dovuto solo alla ristrettezza di risorse del film italiano, ma il tuo discorso di più ampia portata quadra tutto. Hanno equipaggiato il protagonista con un potere meno che modesto che gli consente di rivendicarsi al massimo sui bulletti (bulletti da sit-com americana anni '80 vorrei precisare) ma non certo su qualche potere più in alto. Un potere grazie al quale non riesce a lottare ma abbandonare il gioco, al massimo imbrogliare. E poi il protagonista in età prepuberale... deprimente. Ricordo, in una delle millemila marchette che il regista è andato a fare in giro per i programmi televisivi ha fatto la battuta "Ho ideato il Ragazzo Invisibile perché un giorno mio figlio mi ha chiesto perché non fare un film che potessimo andare a guardare assieme."

Come no, i fumetti sono roba da bambini, lo sanno tutti. Continuate pure con questa mentalità che fa parte del sistema che tiene l'Italia anni luce avanti rispetto agli altri Paesi. Bravi così proprio.

(Perfino la Donna Invisibile aveva un potere accessorio, e che diamine!)

Auramazda ha detto...

Ciao Valeriano, ti seguo dai tempi di rainbow e seguo con piacere questo tuo blog anche se non sono un appassionato di fumetti, mi piacciono di più i libri fantasy su quello sono molto esperto.
Tornando a noi leggendo le tue critiche mi rendo conto che raccontano la realtà del nostro paese ma hanno anche una pecca, tu dici che nessuno osa ecc, ecc, perché oltre a esporre la situazione non provi a creare qualcosa di nuovo? Non necessariamente per essere pubblicato da qualche giornale o rivista e non necessariamente un fumetto, anche solo una storia breve per dare l'inizio per un punto di aggregazione anche non professionale in cui anche altre persone possano aggiungere le loro storie e le loro idee.
Recentemente seguendo le storie di Kyle Aaron, uno scrittore non professionista che francamente trovo migliore di molta roba pubblicata in Italia (ah quanto rimpiango la vecchia Editrice Nord), è specializzato in storie con protagonisti degli adolescenti in vari contesti il cui punto di forza è la grande caratterizzazione psicologica dei personaggi che li rendono reali e vivi senza eccedere in caricature o superficialità, le sue opere migliori sono Defender che parla di un gruppo di ragazzi in un mondo in cui in seguito alle bombe atomiche hanno incominciato a spuntare i mutanti, delle loro difficoltà di integrazione e delle loro vite e naturalmente della battaglia contro il male che, casualmente, saranno costretti a combattere; l'altra è O'Connell's Grenadiers questa volta siamo nel futuro e parla di un gruppo mercenari spaziali o meglio dei figli di quei mercenari in maniera molto reale affrontando senza peli sulla lingua temi come la morte la guerra e altre cose. Seguendo questo autore ho trovato il sito di castel roland (http://www.castleroland.net/) che è un ritrovo per autori non professionisti la maggior parte dei quali è gay o gay friendly (kyle aaron non è gay ma ha affrontato il tema) e scrivono di storie di vario genere, non necessariamente con protagonisti gay, che spaziano dalla realtà al fantasy, al soprannaturale alla fantascienza ed alcune erano talmente belle che hanno finito per attirare su di loro altri autori finendo per creare un universo letterario come Clan Short (epopea lunga ed estremamente articolata di una trentina di autori diversi che hanno aggiunto pezzi qui e li con le loro creazioni) e più recentemente con The Revolution Universe (http://revolutionsuniverse.com/ ora è su castel roland ma per la wiki e l'ordine temporale è meglio seguire questo sito) in cui vari personaggi di varie storie vengono catapultati per varie traversie in un universo parallelo dove un presidente fanatico cristiano sta per incominciare la seconda guerra civile americana, tra i protagonisti spiccano i soldati bioingegnreizzati della UNIT (universal next-generetion infiltration team) età media 12/13 anni e con anni di esperienze di combattimento e la maggior parte è gay.
Inizialmente Castel Roland era un sito di scrittori in erba un po' scalcinato come ce ne sono tanti, però grazie alla passione degli scrittori e dei fondatori sono riusciti a creare qualcosa di nuovo ed interessante. Tu hai un grande senso critico e sai che cosa potrebbe piacere veramente ai lettori e ragazzi d'oggi perché non provi nel tempo perso, so quanto sia difficile la situazione in questo periodo e il lavoro viene prima di tutto, a creare qualcosa di simile, io purtroppo non ho capacità ne letterari ne artistiche per contribuire in quel senso e le mie conoscenze informatiche non sono particolarmente sopra la media ma sarei pronto ad aiutare.