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martedì 1 agosto 2017

DONNE SENZA DANNO

Ciao a tutti, come va?

Il mio recente post su Mercurio Loi e Kerry Kross (CLICCATE QUI) non è sfuggito alla sempre vigile Patrizia Mandanici (che ringrazio come sempre per la fedeltà con cui segue questo blog e per la sua disponibilità ad interagire), che ha voluto puntualizzare il suo dissenso attraverso un commento che offre alcuni spunti di approfondimento molto interessanti:

"Un paio di osservazioni: l'assassina insidia una donna che si capisce bene vuole essere insidiata (da prima che le si presentasse nuda per farsi aggiustare l'abito). Che poi le lesbiche nell'Ottocento "insidiassero" le donne sposate mi sembra anche normale - le ragazze quasi per forza si sposavano quasi tutte, e pure in giovane età, quindi la probabilità che le relazioni omosessuali fossero tra persone sposate erano abbastanza alte.
La sarta comunque vive questa relazione come liberazione da una vita che evidentemente aveva dovuto subire, e scopre una se stessa diversa, forse la vera se stessa. Magari visto da destra o da persone bigotte non è una buona cosa da vedere"


Siccome questa opinione mi sembra legittima, esposta con garbo e a suo modo sensata, ora cercherò di spiegare meglio da dove arrivano le mie critiche alla storia di Mercurio Loi di cui si parla, e del perchè secondo me è stata un'occasione mancata, nonchè  - più che altro - un modo per confermare alcuni sterotipi e un certo modo (abbastanza anacronistico, ormai) di rappresentare le lesbiche nel fumetto popolare italiano.

Vorrei premettere che, dal mio punto di vista, il problema non è tanto nel fatto che - in questa storia - una lesbica variamente mascolina fa delle avances a una donna sposata, ma nel fatto che - a prescindere dal contesto storico - questo cliché è uno dei più ricorrenti nel fumetto popolare italiano (e il caso di Kerry Kross, che in tutta la sua serie dimostra una certa predilezione per donne sposate, ufficialmente fidanzate o sul punto di sposarsi, fino al punto di rapirle, lo conferma). Un cliché che conferma un pregiudizio e che, probabilmente, serve anche a solleticare qualche classica fantasia del pubblico maschile eterosessuale (e presumibilmente sposato), ad esempio quella della casalinga annoiata e in vena di trasgressioni lesbiche, in quanto fondamentalmente libidinosa se presa nel modo giusto. Tant'è che - a riprova del fatto che il lettore maschio eterosessuale è sempre al centro di tutto - non mi pare di ricordare casi di omosessuali maschi che, in questo tipo di fumetto, riescono sedurre uomini sposati e padri di famiglia, per poi essere raffigurati mentre compiono atti sessuali più o meno censurati, come invece accade con una certa regolarità nel caso delle lesbiche...
Venendo poi all'obiezione secondo cui il contesto storico renderebbe inevitabile una relazione di questo tipo, devo ammettere che mentre analizzavo questa storia mi era venuto in mente un saggio scritto da Daniela Danna, dal titolo "Amiche Compagne Amanti - Storia dell'amore tra donne" (Editrice Uni Service), che mi aveva rimandato un'immagine decisamente più variegata di quel periodo. Però, siccome erano passati un po' di anni da quando lo avevo letto, in occasione di questo post sono andato a riprenderlo dalla mia libreria per cercare conferma (^__^).

Nel saggio, in effetti, vengono riportati anche diversi casi riguardanti l'Italia più o meno contemporanea agli anni di Mercurio Loi, ed effettivamente ciascuno di essi basterebbe per ispirare storie a fumetti tutt'altro che banali. Per completezza ne riassumo brevemente qualcuno qui.

Cominciamo da Catterina Vizzani (nata a Roma nel 1719), che fin da adolescente provava (ricambiata) grandi amori per le sue coetanee. Quando aveva 14 anni venne sorpresa a letto con una certa Margherita, dal padre di lei, e fu costretta a fuggire a Viterbo, dove iniziò a vivere come un uomo e per gli otto anni successivi si fece chiamare Giovanni Bordoni (qui sotto vedete una sua ipotetica raffigurazione in una stmpa del 1755).

Trovò lavoro come servitore presso un Vicario locale, e si fece una certa fama di donnaiolo, tant'è che non sfuggiva nemmeno alle risse per contendersi la ragazza di turno con altri pretendenti. Quando il Vicario scoprì il suo segreto continuò a proteggerla, ma lei preferì non metterlo in pericolo e andò a prestare servizio presso un Cavaliere di Monte Pulciano. Qui sembrò trovare la ragazza della sua vita, tant'è che aveva organizzato la sua fuga d'amore a Roma, dove avrebbe sposato l'amata nonostante il dissenso dei parenti... Che però prendono Catterina a schioppettate quando intercettano le fuggitive a poche miglia da Siena. La ferita non è grave, ma fa infezione a Catterina/Giovanni muore a soli 22 anni.

Non male come storia, e infatti le sono stati dedicati dei libri a parte... Anche se non mi risulta che le sia ancora stato dedicato un film o una storia a fumetti, ed è un peccato.

Piccola digressione: non sempre le donne che vivevano da maschio in quel periodo se la passavano male quando erano scoperte... Tant'è che anche l'Italia ebbe la sua Lady Oscar, di origini milanesi, anche se nessuno se ne ricorda e/o ha mai pensato di dedicarle un fumetto (e quanto bisogno che ne sarebbe!). Mi riferisco a Francesca Scanagatta, che tra l'altro (manco a farlo apposta) si faceva chiamare Franz...

Francesca Scanagatta (Milano, 1º agosto 1776 – Milano, 20 novembre 1864) è stata una militare italiana con cittadinanza austriaca, ufficiale dell'Esercito del Sacro Romano Impero, prima donna a essere arruolata nelle forze imperiali. Personaggio assai singolare dell'Ottocento italiano, trascorse una vita normale fino al momento della malattia di uno dei suoi fratelli, Giovanni, che avrebbe dovuto frequentare l'Accademia Militare Teresiana di Wiener Neustadt. Francesca Scanagatta si travestì allora da uomo e seguì al suo posto i corsi dell'Accademia, dal 16 febbraio 1794 al 16 gennaio 1797, combattendo poi nelle guerre rivoluzionarie francesi in Germania e in Italia. Fu decorata e promossa. Nel 1800 fu scoperta e congedata, ma ottenne una pensione. Poi si sposò col nobile Celestino Spini e dal matrimonio nacquero quattro figli.
Il 6 giugno 1852, ormai anziana e vedova, si recò in divisa al galà per i cent'anni dell'Accademia Teresiana, in cui ricevette una medaglia d'oro al merito.

Parere personale: se fossimo una nazione con meno pregiudizi e meno vincoli probabilmente la saga a fumetti di "Fräulein Franz" sarebbe già una realtà... E tra l'altro, a differenza di Lady Oscar, avrebbe avuto anche un lieto fine...

Tornando alle storie d'amore prettamente lesbiche, comunque, nel saggio di Daniela Danna si citano anche altri casi, come quello di X, la cui storia venne riportata da Guglielmo Cantarano nel 1883. X era una ragazza di bassa estrazione sociale che non accettava le imposizioni della famiglia e viveva di accattonaggio. Intorno ai 15 anni venne messa in un ricovero per il recupero delle ragazze "smarrite", dove conobbe una giovane prostituta di nome Rosina e le due si innamorarono. Tuttavia X fuggì, e quando seppe che Rosina aveva ricominciato a prostituirsi iniziò a vestirsi da uomo per poterla frequentare al bordello, ma lei ad un certo punto la rifiutò e così X cominciò a frequentare altre prostitute (sempre in abiti maschili), con cui recava spesso oltraggio alla pubblica decenza. Dopo un paio di arresti, dovuti al fatto che disturbava la quiete pubblica assieme alle suddette prostitute, il padre la fece rinchiudere in manicomio e non se ne seppe più nulla.

Decisamente più intriganti furono le vicissitudini di una certa Celli, citata da Cesare Lombroso nel 1903. Aveva conosciuto il suo grande amore, una certa Battalini, nel convento in cui era stata messa a dimora e da cui era stata scacciata proprio per le sue tendenze e per "le sconcezze con le compagne". A quel punto aveva elaborato un piano abbastanza diabolico: iniziò a vivere come una donna qualsiasi, sposandosi e facendo la cappellaia, fino a quando non ritrovò l'amata, riuscendo poi a sposarla nella Chiesa del suo paese (!), con tanto di testimoni (e alla presenza di un prete di vedute molto ampie, presumo). A quel punto cacciò il marito, prima dal letto e poi da casa, e alla fine lo uccise con l'aiuto del nipote. Da notare che in questo caso non vengono citati abbigliamenti maschili.

Del 1906, invece, è il caso riportato da Arrigo Tamassia, e che riguarda una prostituta diciottenne di nome M., invaghita a tal punto di E. che quando non la trova più in casa sua (dopo che i famigliari hanno deciso di mandarla in campagna per troncare la loro relazione), finisce per prendere a coltellate la madre di lei.

Alcune considerazioni: la prima è che leggendo il libro di Daniela Danna (e non solo) si intuisce come gli (pseudo) scienziati che studiavano le relazioni lesbiche dalla fine dal '700 ai primi del '900, soprattutto in Italia, non riuscissero a farsi una ragione del fatto che i casi clinici che analizzavano contraddicevano palesemente le teorie che loro per primi promuovevano.

Ad esempio quella secondo cui le lesbiche mascoline rappresentavano una minaccia per le donne per bene, e in particolare per quelle maritate e fidanzate, che seducevano e confondevano con i loro fare predatorio e i loro modi virili... Dovuti anche al fatto che "presentavano un clitoride molto sviluppato che utilizzavano come un pene maschile" (sigh), e altre amenità del genere. In realtà, estendendo l'indagine anche al resto d'Europa e al mondo anglofono, se ne deduce che le lesbiche mascoline spesso si manifestavano fin da adolescenti, e tendenzialmente non puntavano le donne già accasate... Le quali preferivano portare avanti le loro eventuali relazioni lesbiche più o meno clandestine "fra pari", anche perchè le occasioni di restare sole con altre donne insospettabili senza destare sospetti non mancavano.

Tantopiù che i luoghi di incontro specifici per le lesbiche mascoline e per chi le apprezzava, locali e ballabili compresi, iniziarono a moltiplicarsi in tutto il mondo occidentale proprio a partire dal XIX secolo.

La seconda considerazione è che tutti i casi citati qui sono stati presi in esame perchè sono stati scoperti e/o si sono conclusi in maniera tragica, con delitti, arresti o terapie coatte... E da ciò si può dedurre che quando una relazione lesbica era portata avanti felicemente e senza problemi non faceva testo (anche perchè gli scienziati di cui sopra non avevano alcun interesse a portarla alla luce, compromettendo così le loro teorie negative sull'omosessualità). Nel mondo anglosassone, dove le donne avevano già raggiunto un livello di emancipazione e autodeterminazione diverso, la situazione era alquanto diversa e non mancano memoriali, diari e raccolte epistolari che testimoniano lunghi amori fra donne che non sono mai sfociati in tragedie e delitti.

Per dirne una: intorno al 1849 l'attrice americana Charlotte Cushman si trasferì a Roma con la sua compagna (la scrittrice Matilda Hays, con cui la vedete nella foto sotto) e si trovò talmente bene che fondò una specie di comune per artiste lesbiche espatriate dagli Stati Uniti (qualcuno ne parla addirittura in termini di "colonia"), che alla fine contò diverse decine di persone fra attrici, pittrici, scrittrici, scultrici e altro ancora...

Da notare che le vicende di Mercurio Loi si collocano a Roma solo 24 anni prima dell'arrivo in pianta stabile di Charlotte Cushman e delle sue amiche... Che comunque non risulta abbiano mai procurato grandi scandali in città, men che meno organizzato battute di caccia ai danni delle popolane ammogliate di Trastevere...

In ogni caso il mito/stereotipo della lesbica mascolina e predatrice, particolarmente ingolosita dalle donne morigerate e coniugate, o dalle ragazzine vulnerabili, confuse e ritrose, sembra più che altro un luogo comune nato e sviluppatosi di pari passo con i primi timidi segnali di emancipazione femminile, e con la paura - da parte dei maschi - di perdere potere, ascendente e autorità. E il fatto che venga ancora tirato fuori regolarmente nei fumetti italiani la dice lunga sul fatto che dalle nostre parti i maschi sentono a tutt'oggi la necessità di esorcizzare la loro paura delle donne dominanti e competitive, utilizzando lo spauracchio delle lesbiche (spesso mascoline) che disturbano il giusto ordine delle cose... E che, non a caso, spesso sono dipinte anche come assassine, squilibrate e/o poco di buono...

Lesbiche che per ovvi motivi, nella maggior parte dei casi (statisticamente parlando), finiscono per fare una tranquillizzante brutta fine, per non averla vinta o per rinunciare al loro sogno d'amore e alla loro felicità (o magari per "mettere la testa a posto" e trovarsi un uomo)... Il tutto per rasserenare (o illudere, scegliete voi) i lettori maschi a proposito del fatto che l'ordine naturale delle cose - presto o tardi - viene sempre ripristinato... E che quindi possono continuare a vivere sereni nei pregiudizi di cui si sono circondati, invece di rimetterli in discussione.

E la cosa triste è che - tendenzialmente - nei fumetti italiani questo succede anche ai personaggi lesbici che - in teoria - dovrebbero avere un ruolo positivo... E che con una certa regolarità si vedono costretti a ridimensionare la loro aspirazione ad una vita serena e a relazioni appaganti, vissute alla luce del sole. Tra l'altro lo stesso mese in cui in Italia usciva il secondo numero di Mercurio Loi  negli USA iniziavano a circolare le preview della nuova serie a fumetti che prosegue le vicende animate di The Legend of Korra... Che, vi ricordo, è una serie animata PER RAGAZZI... In cui la protagonista, finalmente, presenta ufficialmente ai suoi cari la sua compagna di avventure Asami come la sua ragazza...

Quando è stata l'ultima volta che in un fumetto popolare italiano si è vista una scena del genere? Mhhh... Forse nei fumetti popolari italiani queste scene, per quanto scontate, banali e soft, ancora non compaiono perchè potrebbero avere un effetto molto più destabilizzante rispetto ad una lesbica mascolina assassina che si porta a letto una madre di famiglia, per poi essere freddata dalle forze dell'ordine?

Chissà...

Ovviamente si può sempre vedere la bottiglia mezza piena, ma per come la vedo io nella storia del secondo numero di Mercurio Loi non si vede un inno all'emancipazione e alla libertà, ma la reiterazione più o meno consapevole di uno stereotipo molto classico ad uso e consumo di un certo tipo di pubblico (sempre meno maggioritario, secondo me), che ha ancora bisogno anche di un certo tipo di rassicurazioni per continuare a seguire i prodotti di una determinata casa editrice piuttosto che un'altra.

E questo mi porta ad una riflessione di più ampio respiro.

Nel maggio del 2016 la Camera dei Deputati aveva istituito la commissione Jo Cox per analizzare il problema  dell'intolleranza, della xenofobia, del razzismo e dei fenomeni di odio in generale nel nostro paese. I risultati dell'indagine sono stati presentati qualche settimana fa e potete scaricare l'infografica completa CLICCANDO QUI.

Il panorama che ne emerge non è esattamente lusinghiero, diciamo. Per quel che riguarda la condizione omosessuale 1/4 degli italiani pensa ancora che sia una malattia, il 43% pensa che i gay siano effemminati e il 38% che le lesbiche siano mascoline. Il 20% non vorrebbe avere un amico o un vicino di casa omosessuale e il 41% non vorrebbe medici e insegnanti gay.

Il che spiega, almeno in parte, perchè il 40% della comunità LGBTI italiana ha subito discriminazioni e perchè il 14% viene discriminato dai vicini.
E spiega anche perchè l'Italia viene percepita come il paese più omofobo dell'Unione Europea dalla stessa comunità LGBTI italiana.

In ogni caso non è che le altre minoranze, o le donne, nel nostro paese se la passino tanto meglio a livello di pregiudizi e discriminazioni. Tant'è che - come riporta questa indagine -  l'Italia ha anche il primato MONDIALE in fatto di IGNORANZA nei confronti dei fenomeni migratori, con tutto quel che ne consegue in fatto di razzismo e xenofobia... E di pregiudizi e paure verso le religioni diverse da quella cattolica. Se avete un po' di tempo vi consiglio di studiarvi per bene il dossier nel suo insieme, giusto per farvi un'idea più precisa del contesto in cui ci muoviamo.

Ad ogni modo ho citato i risultati della commissione Jo Cox in questo post perchè, secondo me, dimostrano due cose molto interessanti: la prima è che in Italia i numeri della discriminazione e dei pregiudizi verso la comunità LGBT sono ancora paurosamente alti, soprattutto se si pensa che siamo un paese occidentale, e la seconda è che comunque la maggioranza degli italiani - oggi - tende a NON discriminare più e a NON avere più pregiudizi verso la suddetta comunità. Probabilmente se i lavori della commissione fossero stati portati avanti una ventina di anni fa i risultati sarebbero stati diversi, e molto peggiori dal punto di vista LGBT.

Di conseguenza è abbastanza evidente che certe strategie narrative che tengono ancora banco nel fumetto popolare italiano, e un certo modo di rappresentare le minoranze, possono anche risultare accattivanti per i lettori che vogliono crogiolarsi nei luoghi comuni senza rimettere in discussione il loro modo di vedere le cose, e per gli editori che non vogliono ammettere che le cose cambiano, ma forse chi vuole fare davvero editoria a fumetti "popolare" dovrebbe cominciare a pensare che la maggior parte della popolazione italiana inizia a NON appartenere più a questa categoria di persone. In particolare per quel che riguarda la percezione delle persone omosessuali.

Poi, ovviamente, una casa editrice italiana è liberissima di strizzare l'occhio a quel 25% di italiani che  pensano ancora che l'omosessualità sia una malattia, che le lesbiche sono solo mascoline, i gay solo effemminati e via dicendo, se lo ritiene opportuno, ma a parte il fatto che non è detto che quella percentuale di italiani sia interessata a leggere fumetti (o legga in generale, visti i pregiudizi che ha), probabilmente da qui a qualche anno diminuirà ancora, e quindi continuare a prenderla come riferimento potrebbe rivelarsi un pessimo investimento... Anche perchè sicuramente queste strategie non favoriscono il (sempre più agognato) ricambio generazionale.

E il discorso non vale solo per quel che riguarda la rappresentazione dell'omosessualità, anche perchè - come ho sempre detto - si tratta giusto della punta dell'iceberg.

Morale della favola: ognuno può avere la propria opinione, ma finchè non vedrò un fumetto popolare italiano che finalmente metterà al centro un personaggio lesbico positivo che vive in maniera davvero compiuta, visibile e serena la sua dimensione sessuale e affettiva, senza che gli capiti qualche disgrazia per questo, senza che sia presentata come una predatrice di donne etero impegnate, senza che abbia momenti di incertezza davanti a un bell'uomo e senza che il suo orientamento rimanga un'allusione sullo sfondo, io rimarrò della mia (^__^).

Per inciso: se un domani uscisse uno speciale tutto dedicato a Mirva (la sorella di Ian, il protagonista di DRAGONERO) che affrontasse in maniera diretta e moderna il fatto che è lesbica io sarei il primo a complimentarmi e a ricredermi...

Sempre che uscisse, ovviamente...

Alla prossima.

4 commenti:

Patrizia Mandanici ha detto...

Le mie appunto erano due osservazioni, non critiche al tuo commento e alle tue opinioni, giusto per dare un quadro più ampio (anche il libro della Danna si sofferma su casi specifici che certo non erano la norma). Se certe cose in Italia vanno a rilento non è certo colpa di una sola casa editrice di fumetti, eh.

Wally Rainbow ha detto...

Mai detto questo :-) Diciamo però che se una o più case editrici sposano una certa linea piuttosto che un'altra su certi argomenti, e se lo fanno per compiacere un certo tipo di pubblico trascurandone altri, non godono più dell'immunità pressochè totale di cui godevano fino a qualche anno fa :-)

Manuel ha detto...

A onor del vero nell'ultimo Dragonero speciale, La principessa delle sabbie, c'è una coppia lesbica che finisce pure bene. Ok, una rimane cieca dopo un tentativo di stupro da parte di uno stregone, ma torna assieme alla sua compagna dopo aver DECAPITATO (da cieca!) il tentato stupratore... La cosa mi ha gasato non poco. Speravo non rimanesse cieca, ma non si può avere tutto...

Wally Rainbow ha detto...

Grazie per la segnalazione. In realtà siamo sempre lì, e infatti - a ben guardare - anche in questo caso il messaggio che passa è: 1)lesbiche ok, ma guai a far vedere coppie gay (a proposito: queste due hanno avuto effusioni? Una delle due era più mascolina?); 2)Lesbiche ok, ma guai a fargliela passare del tutto liscia (soprattutto se una si rifiuta rifiuta di fare il suo dovere di accoppiarsi con un uomo, anche solo tramite uno stupro): in ogni caso se vuoi continuare a essere lesbica devi pagare pegno, in un modo o nell'altro.