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giovedì 14 ottobre 2010

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
La notizia con cui vorrei aprire questo post è alquanto golosa, e probabilmente è davvero una bella rivincita per tutti i gay americani appassionati di fumetti, e in particolare per quelli che hanno tifato da subito per il personaggio di Kevin Keller, il teenager gay lanciato il mese scorso dalla Archie Comics (che ha già una sua voce su wikipedia!). Infatti la casa editrice (che da settant'anni regna incontrastata nel settore dei teen comics) ha annunciato, per bocca dello sceneggiatore Dan Parent (foto sotto, assieme alla sua creatura Kevin Keller e ad alcuni personaggi storici della Archie). Infatti, dopo aver visto il grande ed inaspettato successo del suo primo personaggio gay, Dan ha detto chiaramente che - oltre a farlo entrare stabilmente nel cast della casa editrice - la prossima estate lo renderà protagonista di una propria miniserie di quattro numeri!
Ora: al di là del fatto che la notizia sarebbe straordinaria comunque (è rarissimo che venga programmata una miniserie dopo un'unica apparizione di un nuovo personaggio), dovete sapere che negli Stati Uniti le miniserie sono considerate soprattutto dei test... Nel senso che servono a testare la risposta del pubblico... In parole povere, se hanno successo, sono l'anticamera di una serie regolare! Quindi, se la suddetta miniserie di Kevin Keller dovesse andare bene, ci potremmo ritrovare con una serie dedicata unicamente alle avventure di un simpatico teenager gay americano entro il 2011. Chi l'avrebbe mai detto?
Certo bisognerà vedere come verrà gestito il personaggio, se gli verrà concessa una vita sentimentale, se verrà presentato in maniera verosimile e tutto il resto, tuttavia si tratta comunque di un annuncio di portata storica, se non altro dal punto di vista della storia del fumetto. Ovviamente non so davvero dirvi se e quando questo pezzo di storia verrà tradotto nella nostra lingua. In compenso penso di poter dire che una certa sicurezza che dalle nostre parti le cose non vanno certo come negli USA, e se un personaggio come Kevin Keller vedesse la luce e avesse successo, molto difficilmente si punterebbe davvero su di lui, magari investendo denaro per aumentare il materiale che lo riguarda... E lo dico per l'esperienza personale che ho avuto con RAINBOWS (che guardacaso si ispirava proprio ai fumetti della Archie Comics). Oltretutto in questi giorni stavo giusto riflettendo sul fatto che probabilmente il nostro paese è anche in grado di condizionare il potenziale gay dei suoi fumetti adottivi... A cosa mi riferisco? Mhhhh... Vediamo... Se siete appassionati di fumetti probabilmente vi sarà capitato di notare quelli di DAGO (gli unici in formato bonelliano che seguo con piacere tutti i mesi), che in diverse forme sono presenti nelle edicole italiane fin dal 1983. Dago è il soprannome di Cesare Renzi: un nobile veneziano del sedicesimo secolo a cui viene massacrata la famiglia per sete di potere. La sua vita cambia radicalmente e, dopo la schiavitù nell'impero ottomano, impara a sopravvivere come guerriero e avventuriero girovagando in un mondo sempre in guerra, aiutando i più deboli e cercando di riportare la giustizia dove ogni speranza sembra perduta. Le sue avventure spaziano dall'Europa (spesso è in Italia) all'Africa, arrivando anche nel Nuovo Mondo. Questo bel fumetto, con un'ambientazione ricostruita nei minimi dettagli (resi benissimo dal disegnatore Carlos Gomez, in assoluto uno dei disegnatori che ammiro di più al mondo), è stato ideato dallo sceneggiatore paraguayano Robin Wood per il mercato argentino nel 1981, e qualche anno dopo è arrivato in Italia grazie all'Eura Editoriale. Nel nostro paese questo personaggio ha avuto un'insolita fortuna, se si considera che è un fumetto sudamericano: infatti attualmente esce a puntate sulle riviste Lanciostory e Skorpio e ha due serie monografiche che raccolgono le sue avventure, senza contare le ristampe di lusso. Gli albi che raccolgono la serie ufficiale di Dago hanno appena superato quota cento, e forse vale la pena analizzare come questo fumetto dai risvolti storici ha affrontato il discorso omosessualità o, per meglio dire, come è stato capace di non affrontarlo. Innanzitutto bisogna precisare che questo non è un fumetto sessuofobo e castigato: i personaggi hanno una vita sessuale decisamente esplicita e vivace, e lo stesso protagonista è alquanto disinibito nei suoi rapporti con le donne... Siano esse regine, odalische, avventuriere o povere contadine (che peraltro esibiscono molto generosamente le loro grazie davanti al lettore, anche se non lo fanno mai in maniera gratuita o volgare)...
Il punto è che, dal 1981 a oggi, l'approccio di questo fumetto all'omosessualità è stato sempre molto machista e alquanto opinabile: fin dall'inizio, ad esempio, i personaggi maschili con tratti e atteggiamenti effemminati sono sempre stati viziosi e malvagi, mentre fra gli amici dell'eroe non è mai comparso nessuno con tendenze omosessuali (effemminato o meno). La cosa davvero curiosa è che Dago si è imbattuto anche in personaggi storici sulla cui omosessualità ci sono pochi dubbi: dal grande Michelangelo Buonarroti allo scultore Benvenuto Cellini (che venne anche accusato formalmente di sodomia nel 1546), che però in questo fumetto sono sempre stati presentati come grandi amanti del sesso femminile (se non come veri e propri donnaioli). Forse perchè, se si fosse accennato alla cosa, il loro ruolo di amici del protagonista avrebbe fatto sorgere dei dubbi sulla sua virilità? Mhhh... Chissà...Certo è che in tante peregrinazioni per tutto il mondo del sedicesimo secolo Dago non si è mai imbattuto in relazioni omosessuali, nemmeno quando si è trovato per lungo tempo in ambienti esclusivamente maschili... Eserciti... Compagnie di ventura... Navi piene di marinai... Conventi... NIENTE! Inoltre, altro dato non proprio irrilevante, nessun maschio si è mai fatto avanti con lui, nonostante sia un bellissimo uomo e nonostante in diverse occasioni sarebbe stato possibile approfittarsi del suo corpo muscoloso e inerme... In poche parole ci troviamo di fronte a un fumetto che, nonostante la sua grande qualità, non si è mai fatto problemi a sacrificare la verosimiglianza storica - che contempla, volente o nolente, anche una certa "incidenza" omosessuale - in nome di una buona dose di machismo latino, cosa peraltro comprensibile se si considera che era concepito per il mercato argentino degli anni 80 e 90... E fin qui tutto ha una sua logica, considerando che la cultura latino americana ha una certa tradizione machista ed eterosessista... Infatti la cosa cosa davvero ironica in tutta questa storia è che, dopo la crisi economica che ha travolto l'Argentina nel 2001, l'editore che pubblicava Dago in quella nazione (e da cui l'Italia acquistava le storie da pubblicare) ha chiuso i battenti e, poichè da noi il personaggio era davvero molto seguito, gli autori hanno proseguito le sue avventure in esclusiva per il mercato italiano! Cosa significa tutto questo? Significa che tutte le recenti aperture dell'Argentina e della sua società nei confronti dell'omosessualità (matrimonio gay compreso) non si rifletteranno certo nelle pagine di Dago, visto che ora è concepito in funzione di un paese (l'Italia) in cui il clima generale è quello che è, e in cui gli editori dei fumetti da edicola (come l'Editoriale Aurea, che pubblica Dago oggi) stanno ben attenti a non toccare troppo certi temi. Se Dago avesse continuato ad essere pubblicato per l'Argentina qualcosa sarebbe cambiato? Il latinissimo Robin Wood sarebbe stato stimolato (o magari spinto dal suo editore argentino) ad ampliare le vedute del suo personaggio e dei comprimari delle sue storie? Forse non lo sapremo mai...
E questo è un vero peccato, anche perchè Dago si muove in un contesto storico che offrirebbe molti spunti interessanti in questo senso, e potrebbe contribuire anche a diffondere una certa cultura storica sull'argomento... E per una paese come l'Italia non sarebbe stato affatto male. Voi cosa ne pensate?

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