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venerdì 16 gennaio 2015

CINEOCCASIONE MANCATA

Ciao a tutti, come va?

A IL RAGAZZO INVISIBILE ho già dedicato due post, e in realtà non avrei molto da aggiungere, tuttavia forse vale la pena tornare sull'argomento un'ultima volta, alla luce del fatto che questo film si è rivelato effettivamente un flop abbastanza importante (con meno di 4.500.000 euro di incasso in quattro settimane, a fronte di un costo produttivo di 8.000.000 di euro) e che ci sono alcuni aspetti della questione che potrebbero essere approfonditi meglio.

Il primo è che, effettivamente, questo progetto (pur mascherato da film d'autore) nasceva per ottimizzare commercialmente il successo del genere supereroistico, tant'è che la casa di produzione aveva depositato marchi, loghi, nomi e tutto quello che poteva mettere sotto copyright, con l'evidente speranza di inaugurare un brand spendibile in tutti i modi possibili e immaginabili. E questo, forse, è anche uno dei motivi per cui la casa di produzione ha voluto inventarsi un personaggio del tutto nuovo, piuttosto che puntare su un personaggio già esistente: per non dividere l'eventuale torta con nessuno.

Certo in Italia abbiamo il problema di avere pochi supereroi veri e propri, e praticamente tutti sono caduti nel dimenticatoio. Tuttavia, senza voler ricordare tutti i vari supereroi per ragazzi degli anni '70 (come Capitan Eco, Piccolo Zeus o addirittura il bellissimo Zardo, scritto da Tiziano Sclavi per il Corriere dei Piccoli), quelli sperimentali degli anni '80 (come Ramarro e Bad Cat) e i tanti supereroi più o meno autoprodotti negli anni '90 (a seguito del ritorno dei supereroi in edicola e in fumetteria), il nostro paese aveva comunque diversi personaggi interessanti che potevano essere presi in considerazione... Magari spendendo una cifra irrisoria per i loro diritti e/o contrattando per una eventuale suddivisione degli incassi.

Qualche nome? 

Misterix, creato da Max Massimino Garnier e Paul Campani nel 1946.
John Smith (nome molto fantasioso) crea un congegno atomico in grado di emettere raggi d’energia, e lo attacca alla cintura di una tuta rossa (inizialmente blu), che ricorda molto da vicino le armature di certi eroi tecnologici moderni. Questo personaggio diventò molto famoso anche in Sudamerica.

Nel 1947 i fratelli Carlo e Vittorio Cossio realizzano la serie Mirko, incentrata su di un bel ragazzotto che viene trasformato in un gigante alto 100 metri (anche se a giudicare dalle copertine i metri sono dai 30 ai 50), che combatte in mutande tutta una serie di avversari surreali. Mirko è un fumetto essenzialmente di fantascienza, ma il fatto che il protagonista venga trasformato in un gigante dallo scienziato Zendikof, lo rende un supereroe a tutti gli effetti. Piccola curiosità: questa serie era uscita a cadenza settimanale per quasi due anni, ma quando le dimensioni di Mirko tornarono stabilmente umane e gli autori iniziarono a vestirlo di tutto punto le vendite crollarono... 


Razzo, L’Uomo di Plastica (soprannominato anche "la meteora vivente"), può volare, ha poteri telepatici, può alterare le proprie dimensioni, allungarsi, diventare invisibile e chissà cos'altro. Proviene dallo spazio, ed è stato catturato dal Professor Moritz, con una macchina che viene chiamata "camera di cristallo". É uscito per la prima volta nel maggio 1948, in una serie di albi a striscia, disegnato in perfetto stile americano dal bravo A. Platania. Le poche storie prodotte, sono state comunque ristampate innumerevoli volte, tanto che l’ultima apparizione risale al 1970.

Plutos (vero nome Bill Donovan) è uscito nel 1949 dalla penna di Gian Luigi Bonelli e Leone Cimpellin, ed assomiglia in maniera impressionante a Batman, sia come costume che come motivazioni. Infatti si dà alla lotta contro il crimine per vendicare il fratello ucciso in una sparatoria tra bande rivali. Non ha superpoteri, ma anche il suo modello Batman ne è privo.

Nel 1947 appare anche Roal, Il Tarzan del mare. I suoi poteri (respira sott'acqua e può parlare con la fauna marina) sono di natura scientifica, e gli derivano da un azzardato intervento chirurgico.

Curiosamente, nel 1952, questo personaggio ebbe anche una specie di clone in Rex, lo sparviero del mare (anche se entrambi, evidentemente, si ispiravano al più popolare Flash Gordon, che qualche decennio prima si era avventurato nel regno sottomarino di Coralia con un look praticamente identico al loro). Anche Rex aveva poteri simili a quelli di Roal, ma aveva la particolarità di accompagnarsi  al suo fedele squalo (con cui ovviamente era in grado di comunicare).
  
Junior nasce nel 1960 ad opera di Luigi Grecchi e Loredano Ugolini per L'INTREPIDO. Figlio di un astronauta, il ragazzo è presente durante un esperimento aereospaziale, sabotato da esseri alieni. Nello scoppio viene colpito da radiazioni misteriose e guadagna così strani poteri: volo, superforza ed anche un certo grado di telepatia che gli permette di captare i pensieri dei malviventi.

Anche Atlas viene creato nel 1960, da Luigi Grecchi e Loredano Ugolini sempre per L'INTREPIDO. Inghiottendo delle pastiglie ottiene il potere di fare uscire il proprio corpo astrale, che può andarsene ovunque voglia. Il personaggio venne ripreso su una manciata di numeri de L'INTREPIDO del 1993 (quando si faceva chiamare INTREPIDO e basta), su sceneggiatura di Ade Capone e ancora con i disegni di Leonardo Ugolini.

Radar nasce nel 1961, grazie a Tristano Torelli e Franco Donatelli. É un alieno giunto sulla terra dal pianeta Antropo, ed ha il potere di mutare forma, volare a grande velocità e può captare i pensieri che siano diretti esplicitamente a lui, generalmente richieste di aiuto. Questi poteri gli vengono da "radiazioni" provenienti direttamente dal suo pianeta, che possono essere interrotte da una tempesta elettromagnetica. Radar, che quando vuole passare da semplice essere umano si fa chiamare Rock,  ha goduto di un (bel) sequel (in perfetto stile revisionista) nel 1993, sulla rivista CYBORG (ad opera di Albano, Lavagna e Natali).

Atomik viene creato nel 1962 da Luciano Secchi e Paolo Piffarerio. É dotato di una tuta con un congegno atomico, costruita da una organizzazione che voleva usarla per dominare il mondo. Con essa Red Norton è completamente invulnerabile, e può emettere raggi distruttivi, oppure solo stordenti, che escono dai guanti, ed ha anche una forza potenziata.

Infine, nel 1964, è il famoso Hugo Pratt a creare l'Ombra per il Corriere dei Piccoli. L'Ombra è in realtà un giovane insegnante di chimica - Peter Crane - particolarmente agile e atletico, che ha inventato un gas capace di generare una fortissima sensazione di paura nei suoi avversari. Accompagnato dalla pantera Lorna, dal suo aiutante cinese Wu e da un paio di pistole a raggi si impegna a sventare le minacce rappresentate dai supercriminali che sono al di fuori della portata delle forze dell'ordine.  

Tanto materiale interessante su cui lavorare, insomma, ma nessuno di questi personaggi è stato preso in considerazione dai produttori italiani che si sono messi all'opera su IL RAGAZZO INVISIBILE, quando è ben noto che il fascino dei superhero movie è anche nella loro capacità di rielaborare e attualizzare storie e situazioni che risalgono a molti decenni fa, senza contare che in questo modo possono conquistare le nuove generazioni strizzando l'occhio a quelle vecchie.

Certo i supereroi italiani, a differenza di quelli americani, sono spariti dalla circolazione da tempo, ma sicuramente riscoprire un supereroe dimenticato avrebbe contribuito a dare tutt'altro spessore a una qualsiasi operazione relativa ad un superhero movie italiano, dando al tutto un appeal completamente diverso. 

Questo, però, non è avvenuto.

Inoltre, casomai i supereroi cartacei non fossero bastati, in Italia avremmo avuto a disposizione anche una tradizione supereroistica parallela a quella dei fumetti, visto che alla fine degli anni '60 c'è stato un piccolo BOOM dei film italiani di supereroi basati su soggetti originali. 
Nel 1967 ne sono usciti addirittura cinque!

I film del 1967 (e quelli successivi) hanno rappresentato una parentesi molto breve nella storia del cinema italiano, ma può essere interessante notare che - considerando che il riferimento di quel periodo in fatto di supereroi erano i telefilm di Batman con Adam West - si trattava di pellicole più che discrete. Infatti il loro approccio al tema supereroistico era relativamente "adulto" (per gli standard dell'epoca, ovviamente), tant'è vero che - oltre a puntare su una buona dose di umorismo picaresco - si ispiravano in parte anche ai film di James Bond e ai film tratti dai "fumetti neri" italiani in stile Diabolik. E infatti, forse proprio per via di questo tocco di originalità, in alcuni casi ebbero un certo successo anche all'estero. Siccome questi film non vengono più riproposti da secoli, qui di seguito trovate una breve descrizione dei loro protagonisti.

FLASHMAN era un nobile inglese dotato di supervelocità e della capacità di fare balzi inumani. Anche se la polizia pensava che fosse un poco di buono si dava da fare per contrastare nemici formidabili come Kid, capace di diventare invisibile grazie al furto di una formula speciale.

ARGOMAN era un ricchissimo baronetto inglese, con tanto di isola privata ipertecnologica, che ufficialmente faceva da consulente alla polizia, ma che di nascosto si divertiva a metterla alla prova e a competere con lei nella lotta al crimine. Indossato il suo costume si divertiva a utilizzare i suoi poteri telepatici e telecinetici, nonchè le sue grandi doti ipnotiche, anche se aveva un grande punto debole: se aveva un orgasmo i suoi poteri sparivano nelle sei ore successive!

I FANTASTICI TRE SUPERMEN erano una squadra composta da due ladri acrobatici, dotati di tute antiproiettile e di una serie di gadget speciali (dagli stivali a molla ai "kendama" giapponesi in stile Yattaman), ai quali si era aggiunto un agente dell'FBI sotto copertura, con lo scopo di convincerli ad usare le loro qualità per salvare la figlia di uno scienziato specializzato in clonazione (!). Questo film ebbe un tale successo (e non solo in Italia) da meritarsi sei sequel ufficiali e diversi sequel apocrifi (realizzati anche in Turchia, a Hong Kong e persino nelle Filippine!).

L'ultimo loro film (TRE SUPERMEN A SANTO DOMINGO) risale al 1986, e ammiccava molto all'umorismo scollacciato e greve dei film comici degli anni '80. Probabilmente fu per questo motivo che, dal gennaio 1989, i produttori investirono i loro soldi nella realizzazione di una serie a fumetti che riprendeva proprio lo spirito dell'ultimo film (e le fisionomie degli attori che ci avevano lavorato, che ovviamente non erano più quelli degli anni '60), orientandolo molto verso la satira politica (probabilmente nella speranza di agguantare nuove fasce di pubblico e preparare il terreno per un rilancio dei personaggi al cinema, che però non non è mai avvenuto). La serie, inizialmente pubblicata da Star Comics (su soggetto del produttore dei film, Italo Martinenghi), andò avanti per quattro anni (probabilmente più per l'ostinazione dei suoi produttori che altro), ma aveva molto poco a che fare con il concept dei primi film (tant'è che questa volta uno dei tre supermen era una donna, perfettamente funzionale a siparietti erotici di vario tipo). Considerando che in quel periodo i supereroi (veri) stavano tornando molto di moda l'idea di puntare tutto sul lato più finto e cialtronesco dei fantastici tre supermen si rivelò fallimentare, e con la conclusione della loro serie a fumetti sparirono definitivamente dalla circolazione.

Tornando al 1967, comunque, bisogna tenere presente che in quel periodo avevano un certo seguito anche i film messicani aventi come protagonisti lottatori mascherati (come Rodolfo Guzmán Huerta, meglio noto come El Santo, che vedete nella foto sotto), e così i produttori italiani ebbero la bella pensata di strizzare l'occhio anche al loro pubblico: di conseguenza in Italia abbiamo avuto anche due cinesupereroi campioni di wrestling! Cinesupereroi che, a differenza dei loro colleghi, non avevano risvolti umoristici.

GOLDFACE, accompagnato dal suo collega/assistente di colore Kothar, era stato contattato dalla polizia internazionale, per via della sua forza e agilità fuori dal comune (era forse un mutante?) con lo scopo di debellare uno scienziato pazzo che minacciava di far estinguere la vita sulla terra. Da notare che GOLDFACE nella vita di tutti i giorni era un medico (!).

Il secondo, ben più interessante, era il misterioso SUPERARGO, che aveva deciso di ritirarsi dal ring dopo avere ucciso accidentalmente un suo collega e amico. Tuttavia i servizi segreti internazionali lo convoca eccezionalmente perchè solo le sue doti possono permettergli di infiltrarsi sull'isola di un perfido scienziato (che non può che chiamarsi Diabolikus) per sventare i suoi piani di conquista del mondo. Infatti SUPERARGO ha una forza e una resistenza sovrumane, e inoltre guarisce istantaneamente dalle ferite (senza neppure perdere sangue!). Nel 1968 questo personaggio si merita un sequel, in cui deve vedersela con uno scienziato pazzo (un altro!) che rapisce i migliori atleti del mondo per trasformarli in un esercito di cyborg ai suoi comandi. In questo secondo film SUPERARGO aggiunge alle sue doti anche i segreti della telecinesi e dell'ipnosi, grazie a un guru indiano che è diventato il suo inseparabile aiutante.

Piccola curiosità: in molti di questi film i protagonisti non erano impersonati da attori professionisti, ma da stuntmen e cascatori che si erano fatti le ossa negli anni precedenti con i western all'italiana e i film mitologici. Superargo, ad esempio, era impersonato dall'italianissimo Giovanni Cianfriglia (che era originario di Anzio ma, come la maggior parte degli attori e dei registi di questi film, si presentava con un nome d'arte anglofono, e infatti nei film di Superargo viene accreditato come Ken Wood), che non era granchè portato per i dialoghi e la recitazione, ma che aveva una presenza scenica notevole ed era un vero e proprio acrobata che non necessitava di alcuna controfigura, nemmeno  nelle scene più estreme e rischiose... E sicuramente per lui le scene shirtless, tipiche dei moderni film di supereroi,  non sarebbero state un problema...



E infatti comparve in versione shirtless in diversi altri film (anche come controfigura). Giusto per completezza ve lo mostro in una sequenza tratta da SANSONE CONTRO IL PIRATA NERO (un film del 1964). Lui è il tizio con la barba che lotta con il protagonista interpretato da Alan Steel, che in realtà era italiano (e stuntman) quanto lui e si chiamava Sergio Ciani...


Altri tempi, insomma.

Comunque, a parte il secondo film di SUPERARGO e i numerosi sequel de I FANTASTICI TRE SUPERMEN, il filone sembra esaurirsi in breve tempo, e i produttori italiani riprovano a cimentarsi con i film di supereroi solo nel 1979, con una coproduzione spagnola dal titolo SUPERSONIC MAN, in cui un alieno dotato di molteplici poteri viene mandato sulla terra per salvarla dall'autodistruzione ad opera dell'ennesimo scienziato pazzo.

L'ultimo tentativo italiano di produrre cinesupereroi (prima de IL RAGAZZO INVISIBILE) risale al 1980 con L'UOMO PUMA, dove il protagonista - discendente di una perduta stirpe azteca - entra in possesso di una cintura magica che gli dona vari superpoteri (volo, forza e persino la capacità di guarire il prossimo). Nel film deve sventare la minaccia rappresentata da un losco individuo entrato in possesso un magico artefatto azteco che potrebbe dargli il potere di controllare l'umanità. 

Sicuramente questi due ultimi titoli nascevano nella speranza di bissare il successo dei nuovi film di Superman con Cristopher Reeves, dando per scontato che il pubblico di Superman potesse esaltarsi di fronte a qualsiasi film a base di supereroi con la mantellina, e fosse pronto a decretare il successo di qualsiasi prodotto ad essi associato...

La cosa venne data talmente per scontata che nel caso de L'UOMO PUMA vennero prodotte persino delle action figures.

E nel caso di SUPERSONIC MAN venne realizzato anche un brano da discoteca molto orecchiabile, di cui vi faccio ascoltare un estratto qui sotto, accompagnato da alcune immagini tratte dal film (così potete farvi un'idea dei suoi effetti... Aemh... Speciali, diciamo).
 

Più o meno quello che si è tentato di fare con IL RAGAZZO INVISIBILE negli ultimi mesi: con i concorsi musicali alla radio, gli albi Panini e tutto il resto, insomma... E con gli stessi risultati non proprio eccezionali.

D'altra parte la storia si ripete, come si suol dire, soprattutto quando non si fa tesoro degli errori altrui e ci si documenta poco...

Sia come sia perlomeno i primi film di cui vi ho parlato, quelli della fine degli anni '60, sono diventati dei cult non solo in Italia, tant'è che qualche anno fa su kickstarter era persino partita una raccolta fondi per restaurare il film di ARGOMAN e proporlo in DVD e Blu-ray (CLICCATE QUI). L'operazione non è andata a buon fine, ma è indicativa della relativa fama di cui gode questo personaggio all'estero, tant'è che anche oggi è il soggetto di diverse pregevoli fan art...


E sicuramente il suo non è un caso isolato, visto che girovagando su internet ci si può imbattere persino nelle custom creation (e cioè sulle action figure fatte in casa modificando giocattoli già in commercio) di Superargo... Anche in questo caso realizzate da fans non italiani...

Che cosa sarebbe successo se invece di investire 8.000.000 di euro ne IL RAGAZZO INVISIBILE, chiamando un regista come Gabriele Salvatores, si fosse realizzato un remake di Argoman o Superargo affidandolo a un regista più giovane e avvezzo alle dinamiche dei superhero movie? Non lo sapremo mai, ma di sicuro avrebbe avuto più senso, anche solo a livello di mercato internazionale.

Però è anche vero che se si fosse optato per un remake dei supereroi italiani degli anni '60 tutta la produzione avrebbe dovuto fare i conti con il fatto che - non essendoci più di mezzo dei ragazzini, ma dei supereroi adulti - non si sarebbe più potuto realizzare un prodotto a prova di bambino nel senso italiano del termine, e men che meno a prova di adulto omofobo.

Mi spiego meglio con un esempio pratico: i cinesupereroi italiani degli anni '60 hanno avuto anche un interessante primato, e cioè quello di avere inaugurato le scene shirtless nei film di supereroi, nel senso moderno del termine.

Questi, ad esempio, sono alcuni frame da I TRE FANTASTICI SUPERMEN quando si provano le loro tute speciali e tentano di fuggire dai cattivi che gliele hanno tolte...


Questo è Argoman che esce dal bagno...

E negli anni '70 SUPERSONIC MAN arriva anche a rigenerarsi sulla sua astronave con un pratico slip...

Quando parlo di scene shirtless nel senso moderno del termine intendo dire che si tratta di sequenze che indugiano sulla bellezza e sulla prestanza maschile in quanto tali, senza cioè che siano funzionali alla seduzione della ragazza di turno o che comunque siano giustificate da una qualche presenza femminile nei pressi, che resta totalmente irrilevante ai fini dell'esposizione di pettorali, addominali e tutto il resto. Più o meno il contrario di quello che succede nei fumetti della Bonelli, per intenderci.

Una volta questo tipo di scene avevano solo lo scopo di esaltare le doti fisiche dei protagonisti, anche perchè in quel periodo l'omosessualità era associata ufficialmente solo al travestitismo e all'effeminatezza e non ai "veri uomini", quindi il problema non si poneva, come potete intuire dal frame seguente, tratto da COSA CI FANNO I NOSTRI SUPERMEN FRA LE VERGINI DELLA JUNGLA?, del 1970.

Oggi però la situazione è un po' diversa, perchè valorizzare la bellezza maschile in quanto tale vuol dire, in un certo senso, giustificare e legittimare - se non addirittura assecondare - il punto di vista gay, che poi è un punto di vista che fa sempre più tendenza (come dimostrano, giusto per fare un esempio, le copertine delle riviste di fitness). E lo sanno bene i produttori americani, che ormai piazzano almeno una scena shirtless non solo nei loro film, ma anche nei trailer degli stessi... Come è avvenuto recentemente nel caso di AVENGERS 2 e ANT-MAN...


Quindi, se tanto mi da tanto, un ipotetico remake dei cinesupereroi italiani dovrebbe tenere conto sia della tradizione shirtless degli stessi che della tendenza shirtless attuale, senza contare tutta una serie di scelte stilistiche finalizzate a mettere in primo piano il sex appeal maschile dei protagonisti e del loro corpo, come ormai avviene di norma in tutte le produzioni supereroistiche di successo, comprese quelle televisive...

Quindi, a rigor di logica, un eventuale remake de I TRE FANTASTICI SUPERMEN, SUPERARGO & Co. per essere all'altezza dei superhero movie stranieri,  finirebbe per risultare, dal punto di vista estetico, perlomeno gay friendly. Cosa, questa, che il cinema italiano di oggi - schiavo com'è di produttori e distributori che sono a loro volta succubi di politici e lobby di potere varie - non potrebbe mai permettersi.

E questo, forse, è uno dei motivi per cui il primo film di supereroi prodotto in Italia dopo tanti anni ha offerto una visione del corpo maschile infantile e angelicata... Per scongiurare anche il più piccolo rischio di ammiccamento all'estetica di cui sopra... Che in effetti detta legge in tutte le produzioni supereroistiche di successo, ma che in Italia risulterebbe ancora una scelta pericolosa... Assieme a tante altre scelte stilistiche che ormai nei film di supereroi si danno per scontate, ma che da noi metterebbero in moto una scia di polemiche e alzate di scudi non indifferente, perchè considerate troppo audaci o persino eversive.

E alla fine questo tentativo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte con il film di Gabriele Salvatores, unito ad una buona dose di protervia abilmente mixata con un pizzico di cupidigia, non ha portato da nessuna parte, mandando in rosso la produzione de IL RAGAZZO INVISIBILE per diversi milioni di euro... E tutto perchè non si è voluto guardare in faccia alla realtà, e al fatto che il pubblico che decreta il successo dei superhero movies NON è quello dei bambini con famiglia che vanno al cinema a Natale...

Tra l'altro in questa occasione oltre ai sostenitori (pochi) e detrattori (tanti) si è manifestata una terza tipologia di recensori, e cioè i possibilisti. Quelli, cioè, che sono rimasti delusi dal film, ma che sono convinti che sarebbe stato meglio sostenerlo, perchè il suo eventuale successo avrebbe stimolato il cinema italiano a puntare ancora sui superhero movie (possibilmente con risultati migliori)...

Con tutti i veti e i ricatti incrociati a cui deve sottostare il cinema italiano di oggi?

Probabilmente se questa pellicola avesse avuto successo saremmo solo stati invasi da altri film di supereroi "per ragazzi" in stile IL RAGAZZO INVISIBILE.

D'altra parte se i nostri produttori avessero voluto osare qualcosa di più avrebbero provato da subito a riprendere ed aggiornare uno qualsiasi dei supereroi che ho elencato in questo post, come peraltro avrebbero fatto i produttori di qualsiasi altro paese con simili riferimenti cinematografici e fumettistici a disposizione.

E se non l'hanno fatto per dare spazio a un prodotto come IL RAGAZZO INVISIBILE non si è trattato di un caso o di un incidente di percorso, ma della precisa volontà di realizzare un prodotto come IL RAGAZZO INVISIBILE. Perchè quello era il loro obbiettivo. Punto.

Quindi direi che questo flop non è stato il peggiore degli esiti.

Anzi, forse è stato molto meglio se è andata così.

Alla prossima.

4 commenti:

Velvet ha detto...

Ciao Wally, secondo me hai considerato il film sotto una prospettiva imprecisa. Ti rimando al link di una recensione che coglie molto bene il senso del film di Salvatores (molto meglio di come riuscirei io in un commento sul post), uno che, come tu stesso dici, non ha niente a che fare con i film di supereroi, essendo un autore.

http://www.mymovies.it/film/2014/ilragazzoinvisibile/

Wally Rainbow ha detto...

La recensione la conoscevo già :-)Comuqnue vorrei precisare che io non ho giudicato negativamente IL RAGAZZO INVISIBILE in quanto film, ma in quanto operazione. Un film - d'autore o no - può piacere o meno, ma qui si parla proprio di una questione di metodo. In questo caso c'era di mezzo una casa di produzione che voleva un film di supereroi, e lo ha presentato come un film di supereroi, con tanto di fumetti di supereroi e marchio da supereroi (regolarmente depositato nella speranza di fare un mucchio di soldi con gadget di tutti i tipi). Da quello che si legge in giro il soggetto era pronto ancora PRIMA di chiamare Salvatores, che in questo caso probabilmente è stato scelto per avere un nome di richiamo spendibile sia in Italia che all'estero, in una logica prettamente commerciale (anche se evidentemente non era il regista adatto). Fino al debutto del trailer questo film era stato promosso OVUNQUE come la rinascita dei film di supereroi in Italia, poi quando il trailer ha cominciato a girare e i pareri negativi si sono moltiplicati *MAGICAMENTE* si è iniziato a promuoverlo come film d'autore, ma ormai la frittata era stata fatta. Il problema è che tutta questa operazione partiva male dall'inizio: la casa di produzione evidentemente non aveva idea di cosa fosse un film di supereroi, e comunque doveva stare attenta a realizzare un prodotto che fosse il meno compromettente possibile (per tutti i motivi che ho elencato in questo post e negli altri due che ho dedicato a questo film). Il risultato è stato un flop clamoroso. E bada che con quella cifra si poteva fare un film di supereroi molto dignitoso (per darti un'idea il costo per una puntata di ARROW è di 1.200.000 dollari). Poi, ripeto, il film può essere giudicato in base a paramentri diversi dai miei, ma è stata tutta l'operazione ad essere gestita in maniera disastrosa. Comunque personalmente non mi fido molto delle recensioni che compaiono su siti e blog immanicati da qualche parte. Ti faccio un esempio: il blog che mi citi tu, ad esempio, appartiene al Gruppo Editoriale l'Espresso, e uno degli azionisti di questo gruppo è la Cassa di Risparmio di Trieste (che sicuramente ha degli interessi a parlare bene di un film girato a Trieste), mentre - guardacaso - del Gruppo Editoriale l'Espresso fa parte anche Radio DeeJay, che è la radio che ha proposto il concorso per trovare la canzone ufficiale del film... :-P Per come la vedo io sono molto più attendibili i siti indipendenti e quelli gestiti da appassionati.

Velvet ha detto...

Capisco il tuo punto di vista, ma come tu stesso dici ha a che fare con il modo in cui un prodotto viene comunicato/pubblicizzato/prodotto. Il "metodo" in questo caso diventa una pratica di comunicazione, e non uno strumento per lo sviluppo di storie, immagini, concetti e messaggi, ossia alcuni degli aspetti di cui si occupa l'arte cinematografica.
Sono due ambiti differenti, e quindi vanno trattati con strumenti differenti.

Inoltre, non saprei se chiamare mymovies.it un blog, ma non arriverei a dichiarare un'influenza "dall'alto" che agisce su ogni singola recensione. La stessa Paola Casella che ha scritto il commento a Il Ragazzo Invisibile si occupa (sia in termini professionali che di produzione culturale) di cinema, e non ci sono parole nella sua recensione che siano, palesemente o meno, influenzate da contesti lavorativi o di altro tipo. Quello che ha scritto, nel modo in cui lo ha scritto, è un punto di vista critico sul film, che non ha niente a che fare con i processi di produzione dello stesso (a parte, ovviamente, i commenti inerenti). Quello che ha scritto può essere confutabile, ma attraverso altri punti di vista critici, e non con straw-man arguments (es. "Con Il ragazzo invisibile Salvatores mantiene il suo punto di vista autoriale parlando di adolescenza"; risposta utilizzando lo straw-man argument: "Il film di Salvatores è un progetto pre-esistente che gli è stato affidato per sfruttare il suo nome").

Insomma, quello che voglio dire è che anche se c'è stata un'operazione commerciale fatta male, questo non può determinare delle considerazioni sul film in sé per sé.

Wally Rainbow ha detto...

Sarò sincero: in linea di principio sono d'accordo con te. Il punto è che, per come è strutturato il mondo del cinema (soprattutto in nazioni come la nostra, dove tutti cercano di elemosinare fondi statali e appoggi di vario tipo per produrre film, visto che di grandi produttori non ne abbiamo più) lo sviluppo di un film viene pesantemente influenzato dal progetto che c'è dietro, perchè se questo progetto non va bene a produttori, distributori ed eminenze grigie varie da noi non ha possibilità. Basti pensare a come vengono affrontate le tematiche omosessuali nel cinema italiano: anche nei film più recenti l'omosessuale di turno deve avere una sbandata etero (dal bacio con la lingua alla migliore amica a una notte di sesso con la colelga), perchè in un film italiano deve passare il messaggio che uno - per quanto gay - non può che essere messo in crisi dal suo innato istinto "naturale", altrimenti quel film non viene nemmeno messo in produzione. E questo è uno dei motivi per cui tanti film a tematica gay stranieri da noi non vengono nemmeno distribuiti, neppure quando hanno attori di richiamo (come ad esempio Little Ashes, che parlava dell'amore fra Dalì e Garcia Lorca). E d'altra parte, per farti un esempio, il nuovo film in cui Belen Rodriguez farà la parte di una ragazza che mette in crisi una coppia gay con figli ha ottenuto un contributo statale di 200.000 euro, "per i suoi meriti culturali". Sono sicuro che se fosse stata la storia di un amore bellissimo che nasce fra un gay e un uomo sposato che molla la moglie per mettere su famiglia con lui i 200.000 euro non li avrebbe visti nemmeno col binocolo. Comunque è vero che MyMovies è un sito e non un blog (ho avuto un lapsus), ma la mia opinione non cambia. Personalmente non mi fido delle recensioni che compaiono su siti che potrebbero essere influenzati a monte. Lo dico perchè dopo aver lavorato per anni in un sito di questo tipo ho verificato alcune di queste dinamiche dall'interno. Poi, ovviamente, uno ci si può anche ritrovare, ma un conto è fare una recensione e un conto è lanciare un messaggio promozionale finalizzato a indorare la pillola. Se uno mi recensisce IL RAGAZZO INVISIBILE cercando di giustificare tutto quello che c'è dentro, e cercando di farlo passare quasi per un capolavoro, qualche sospetto mi viene. Questo, perlomeno, è quello che penso io.