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martedì 20 giugno 2017

VOCI DAL PROFONDO...

Ciao a tutti, come va?

Ora farò coming out: fin da piccolo non sono mai andato matto per un certo tipo di fumetto italiano.

Ancor prima che prendessi coscienza del loro approccio nei confronti di certi argomenti, e ancora prima di imparare a leggere, li percepivo come qualcosa di arcaico e che non rispecchiava le mie aspettative di bambino - e poi adolescente - che era cresciuto con le serie animate che passavano le TV private, e che aveva avuto il suo primo approccio col mondo del fumetto quando, da piccolissimo, ricevette in eredità dai suoi cugini più grandi una fantastica collezione di fumetti MARVEL... Per inciso: mentre i miei coetanei si facevano leggere Topolino e Il Corriere dei Piccoli, io mi facevo leggere e rileggere (anche) il primo annual dell'Uomo Ragno, quello in cui si scontrava coi Sinistri Sei...

All'uscita dell'asilo c'era una piccola edicola, e - giusto per farvi capire che tipo ero già da allora - ci facevo tappa fissa un paio di volte alla settimana... E già da allora, quando guardavo il lato dei fumetti Bonelli e dei loro colleghi, venivo investito da una sorta di atavica malinconia... E la sensazione non è mai diminuita con l'età, nemmeno quando mi imbattevo in qualche copia di Zagor e Tex che veniva lasciata ai miei nonni dai loro fratelli anziani... E lo stesso effetto me lo facevano le montagne di fumetti di guerra che si comprava mio nonno.

Nello stesso periodo in cui io andavo all'asilo, e già mi stavo facendo un'idea di quali erano i fumetti che non mi piacevano e di quelli che - secondo me - nascevano vecchi, Alfredo Castelli (che all'epoca aveva più o meno 35 anni) portò in edicola Martin Mystère... Il primo di una lunga serie di personaggi concepiti per affrontare generi nuovi senza scostarsi troppo dall'approccio tradizionale dei fumetti italiani (anche per non scontentare il pubblico che alimentava il settore già da una trentina d'anni), e che avrebbero avuto in Dylan Dog il loro massimo esponente. Con Martin Mystere sicuramente Alfredo Castelli suscitava molta curiosità, affrontando temi e situazioni che nel fumetto italiano generalmente non trovavano spazio, men che meno con un approccio così professionale e ben documentato... Però mi ricordo anche che quando, da piccolo, mi cadeva lo sguardo sulle sue prime copertine mi sembrava un personaggio già terribilmente "vecchio" (se non addirittura arcigno), a partire dai tratti del viso e dalla sua tipica espressività...

E se questo era l'effetto che mi faceva all'epoca posso solo immaginare l'effetto che potrebbe fare ad un ragazzino di oggi... Soprattutto considerando che, per dargli un ulteriore piglio realistico, Alfredo Castelli decise di fare invecchiare il protagonista e i comprimari più o meno in tempo reale, fornendolo anche di una data di nascita: il 26 giugno 1942...

Quindi, facendo un rapido calcolo, il buon vecchio zio Martin questo mese compirà 75 anni.

E forse è anche per questo che - nel suo caso - il ricambio generazionale è stato particolarmente scarso, al punto che si vocifera che sia arrivato a vendere meno di 14.000 copie ogni due mesi e che al momento non siano siano state commissionate altre storie oltre a quelle che devono essere smaltite nel giro di qualche anno... Anche perchè le iniziative collaterali che avrebbero dovuto rilanciarlo (quella a colori con il protagonista anagraficamente ringiovanito e la ristampa a colori allegata a La Repubblica) sono andate maluccio, vendendo (entrambe) si e no 8000 copie a numero. Chi fornisce questi dati, ovviamente, non è l'editore, ma l'universo delle "gole profonde" molto vicine a lui con cui avrebbero un rapporto privilegiato diversi nomi noti del settore, che di recente si sono rilanciati come blogger e opinionisti. L'ultimo, ma non ultimo, è stato Sauro Pennacchioli dal gruppo facebook Fumettoso, che inevitabilmente ha scatenato una serie di risposte e controrisposte, anche da parte di Alfredo Castelli (che ovviamente ha cercato di ridimensionare il tutto)...

Il problema è che Alfredo Castelli, nella posizione in cui è, sarebbe tenuto a smentire la suddetta voce anche se si basasse su dati oggettivi, visto che se la confermasse rischierebbe di compromettere anche le ultime - esilissime - speranze di una ripresa su cui la casa editrice sta investendo... Quindi diciamo che la sua smentita lascia un po' il tempo che trova. Del come e del perchè, in tempi non sospetti, avevo immaginato che il rilancio di Martin Mystère non promettesse granchè bene ne avevo parlato a suo tempo (CLICCATE QUI), quindi su questo non mi ripeterò, così come avevo già scritto che l'idea di dirottare Alfredo Castelli nel progetto Bonelli Kids sembrasse (anche) un modo per creargli una nuova sponda nel caso il rilancio di Martin Mystère fosse andato male (CLICCATE QUI)... Comunque anche l'idea dei Bonelli Kids sembra prossima ad un prematuro naufragio, tant'è che sul sito Bonelli (CLICCATE QUI) è stato annunciato che NON verranno più pubblicate nuove strisce (mentre qualcosa di nuovo comparirà sporadicamente sulla pagina facebook)... Nonostante la fantasmagorica (sigh!) introduzione di Alfredo Castelli stesso, in versione "kid"...

Nell'attesa di verificare se le gole profonde hanno ragione oppure no, da tutta questa discussione fra sostenitori e detrattori di queste ipotesi emergono delle informazioni che - a quanto pare - nessuno si è sentito di contestare. Ad esempio che la serie a colori di Martin Mystère in versione trentacinquenne (e quella colorata per essere allegata a La Repubblica) non aveva lo scopo di fornire materiale supplementare per un pubblico numeroso che sentiva l'esigenza di nuove pubblicazioni dedicate a Martin Mystère, ma serviva essenzialmente per rilanciare il personaggio ed eventualmente per spremere al massimo il pubblico dei suoi sostenitori.

E Martin Mystère è in buona compagnia, a partire da Diabolik... Che sta usando esattamente la stessa strategia: una serie limitata a colori per ringiovanire il personaggio (DK) e una ristampa a colori che partirà il 15 luglio come allegato a La Repubblica...

Da notare che le solite "gole profonde" sostenevano che dopo il flop della ristampa di Martin Mystère il gruppo L'Espresso avrebbe messo una pietra sopra alle ristampe di albi Bonelli... E il fatto che ora voglia tentare la sorte con Diabolik dimostra fondamentalmente due cose: la prima è che ha ancora fiducia nei fumetti, e forse vuole concedergli un'ultima possibilità,  e la seconda è che probabilmente di fumetti se ne intende molto poco. Diabolik nel giro di pochi anni ha visto dimezzarsi il suo parco lettori, e sicuramente quelli che restano non è di una ristampa a colori di storie risalenti agli anni Sessanta che hanno bisogno... Tantopiù che l'ultima ristampa a colori di Diabolik come allegato (prima alla Gazzetta dello Sport e poi - dalla ristampa del numero 101 - a Panorama) si è conclusa nel 2013...

E di certo in quattro anni non c'è stato un ricambio generazionale tale da giustificare un'iniziativa del genere... A meno che, al contrario, non si speri di utilizzarla come volano per raggiungere un nuovo pubblico potenziale prima che sia troppo tardi... Certo è che, come dicevo prima, sperare di riuscire in questa impresa riproponendo delle storie degli anni Sessanta (per giunta colorate digitalmente, quando erano state concepite per la pubblicazione in bianco e nero) è abbastanza surreale.

Tuttavia credo che la palma per l'iniziativa più surreale per raggranellare un po' di pubblico supplementare, quest'anno, debba comunque andare alla Bonelli... Visto che, nell'evidente tentativo di ottimizzare il pubblico di TEX che magari compra solo una testata e non colleziona tutte le altre, è arrivata a proporre un originalissimo... Mazzo di carte di TEX che viene inserito "a rate" nelle varie pubblicazioni (perlopiù ristampe) dedicate al personaggio...


Probabilmente qualcuno deve avere pensato che, essendo TEX l'unico personaggio che vende ancora davvero bene (mentre la media delle vendite della casa editrice e in costante calo), poteva essere interessante cercare di spremere ulteriormente il suo pubblico che magari non compra TUTTO quello che esce del personaggio... E in particolare la nuovissima (sigh!) serie di ristampe a colori che è partita qualche mese fa. Un modo un po' subdolo per fare iniziare l'ennesima collezione texiana a chi non ne avrebbe alcuna necessità, insomma... Dimenticando che - forse - come nel caso di Diabolik non c'è stato il tempo di creare un ricambio generazionale tale da giustificare la partenza di una nuova serie di ristampe a pochissima distanza dalla conclusione di quella comparsa come allegato a La Repubblica...

E tralasciando il fatto che, per trovare nuovo pubblico, non ha molto senso riproporre, di nuovo, delle storie che risalgono allla fine degli anni Quaranta... Ad ogni modo se persino Topolino ha smesso di proporre i mazzi di carte da gioco  come allegati, orientandosi su gadget molto più tecnologici ed esclusivi (come i walkie-talkie che si vedranno a luglio), un motivo ci sarà...

Il problema è che - nonostante tante belle parole - di rivitalizzare il mercato puntando su un reale rinnovamento di temi e personaggi proprio non se ne parla: la spremitura del pubblico storico (o perlomeno tradizionalista), che si aspetta un certo tipo di approccio, continua ad essere troppo importante. E così largo alle ristampe a getto continuo e alle iniziative "innovative" che non fanno altro che riproporre pregi e difetti del modello originale, che magari era innovativo (e forse neanche troppo) trenta, quaranta o cinquanta anni fa... Il tutto comprensivo - ad esempio - di una rappresentazione antiquata e/o eccessivamente prudente (se non inesistente) della realtà LGBT.

Poi, però, uno si guarda attorno e vede che nell'Italia reale, quest'anno, sono state organizzate 24 parate del Gay Pride (e che le contro manifestazioni, che pure ci sono state, si sono rivelate dei flop), che facebook e gli altri social sono popolati da un numero crescente di persone che vivono la cosa senza porsi particolari problemi e che persino RAI GULP sta mostrando la terza serie di Sailor Moon Crystal senza censure e in fascia protetta...

Se ripenso alle sensazioni che certi fumetti suscitavano in me quando ero nella mia fase formativa, diciamo, e comunque quando questi fumetti erano relativamente in sintonia con l'epoca in cui stavo vivendo, davvero non oso pensare alle sensazioni (o alla totale mancanza delle stesse) che un certo tipo di fumetto suscita nelle nuove e nelle nuovissime generazioni di oggi... Che ormai vivono una realtà - e una dimensione narrativa - ben diversa da quella rappresentata in un certo tipo di produzioni, e sicuramente lontana anni luce da quella riproposta nelle ristampe delle prime storie di Tex o Diabolik... Delle generazioni che, per inciso, sicuramente non pensano che per aggiornare Martin Mystère basti una serie a colori in cui ha "solo" 35 anni, e in cui - ad esempio - le tematiche LGBT compaiono solo di sfuggita e in maniera più che sporadica...

E qualcosa mi dice che, se le cose non cambieranno, fra una ventina d'anni (o forse meno) la situazione attuale sembrerà addirittura idilliaca rispetto a quella che si configurerà...

Sempre che, ovviamente, non si corra ai ripari in fretta e in maniera decisamente diversa...

Alla prossima.

1 commento:

Paolo ha detto...

Bell articolo...