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giovedì 20 luglio 2017

SUCCESSO SUL GHIACCIO

Ciao a tutti, come va?

Ormai di "casi editoriali", nati come fumetti online gratuiti che si fanno largo a vari livelli, ce ne sono stati diversi, anche nell'ambito dei fumetti a tematica LGBT... Però devo ammettere che in alcuni casi riesco ancora a stupirmi.

Non tanto per il fatto che ci sono fumetti online che diventano casi editoriali, quanto per il fatto che anche fumetti davvero molto particolari possono trovare i loro spazi, se gliene viene data l'opportunità. Il caso di cui vado a parlarvi oggi, ad esempio, è abbastanza emblematico di come tante volte i confini e i limiti sono un concetto molto relativo. Infatti il fumetto di cui vorrei parlarvi questa volta è "Check, Please!" di Ngozi Ukazu...

Si tratta di un fumetto partito qualche anno fa su un sito dedicato (CLICCATE QUI), e racconta le storie di una matricola universitaria (nonchè vlogger) di nome Eric "Bitty" Bittle, che ha un passato nel pattinaggio artistico ed è appassionato di pasticceria... E che ha voluto provare a farsi largo nella squadra di hockey su ghiaccio della sua nuova Università, la Samwell University del Massachusetts, anche se lui proviene dalla Georgia e quindi sa bene che non sarà semplice entrare a far parte di questo nuovo mondo... Sia a livello sportivo, sia a livello di rapporti interpersonali...


Però a quanto pare la sua buona volontà e la sua voglia di mettersi in gioco, col tempo, lo aiuteranno... E alla fine gli faranno trovare non solo delle nuove amicizie, ma anche una storia d'amore con il capitano della sua squadra, con il quale scoprirà di condividere un legame speciale man mano che questi cercherà di realizzare il suo pieno potenziale.

Altro non dico perchè le stagioni del fumetto sono tutte disponibili sul sito ufficiale, e lo saranno ancora per un anno almeno, visto che poi inizieranno ad essere pubblicate dalla casa editrice First Second Books e a quel punto non potranno più essere visionate gratuitamente. Nel frattempo, però, le prime due stagioni sono state pubblicate tramite una raccolta fondi su kickstarter che, per inciso, per il primo volume ha superato i 74.000 dollari e per il secondo ha sfiorato quota 400.000!

Decisamente non male per un fumetto incentrato su un aspirante giocatore di hockey, abbastanza insicuro e amante delle torte, che nel corso della serie finisce per mettersi con il suo capitano... Interagendo direttamente col pubblico tramite i "filmati" che prepara per il suo canale video e invecchiando in tempo reale con i suoi lettori...

E questo dimostra, fondamentalmente, che quando si riesce a centrare la giusta nicchia di mercato nel modo giusto tutto è possibile. Soprattutto grazie a internet e grazie a delle idee originali, per quanto apparentemente semplici. Quel genere di idea che, per intenderci, rende felice il pubblico che investe un po' del suo tempo (che di questi tempi è un bene sempre più prezioso) per seguire le vicende di Bitty e dei suoi amici. E quando il pubblico è davvero felice, a quanto pare, tende a ricambiare

Ad ogni modo "Check, Please!" rappresenta un caso interessante anche per via del fatto che è ideato e realizzato da una ragazza, Ngozi Ukazu, che ha delle solide radici afro americane... E dalla quale, per inciso, ci si aspetterebbe tutt'altro genere di fumetto. Quindi direi che è molto bello anche vedere come questa serie, con tutto il suo successo, dimostri come sia arrivato il momento di mettere da parte tanti pregiudizi che, più o meno consapevolmente, sono diventati parte della cultura dominante, anche per quel che riguarda i fumetti...

Comunque, a ben guardare, il caso di Ngozi Ukazu è interessante anche per altri motivi, visto che dimostra come può essere diverso il percorso formativo e professionale di un autore di fumetti negli USA rispetto ad uno che, ad esempio, vive in Italia. Infatti lei si è laureata all'Università di Yale  nel 2013 e poi nel 2015 ha conseguito un Master in Sequential Art al Savannah College of Art and Design... E questo perchè negli USA esistono corsi universitari in arte sequenziale che vengono approfonditi anche nei siti che si occupano di formazione scolastica e orientamento agli studi in generale come Study.com (CLICCATE QUI)... Dove tra l'altro si riportano dei dati interessanti sulle possibilità di sbocco professionale.

Ad esempio si legge che lo U.S. Bureau of Labor Statistics stima che nel 2014, negli USA, ci fossero 26.300 professionisti impiegati nei vari ambiti del fumetto, con un margine di crescita potenziale del 3% entro il 2024. Per completezza riporta anche che il redditto annuo medio di chi pratica questa professione, nel 2015, era di $46.460.

Quindi la sensazione è che negli USA quella del fumettista sia considerata a tutti gli effetti una professione artistica come le altre, e non un ripiego per chi può permetterselo, magari frequentando dei corsi presso delle costose scuole private che non offrono una formazione di tipo universitario. Comunque, a ben guardare, questi corsi universitari non sono solo una prerogativa delle Università statuinitensi. Ad esempio potete CLICCARE QUI per vedere cosa offre al riguardo la Dundee University nel Regno Unito (che più precisamente si trova in Scozia, casomai voleste farci un pensierino)...

In ogni caso, tornando al caso di Ngozi Ukazu, sicuramente la sua determinazione e il suo talento hanno avuto modo di essere coltivati in un contesto di un certo tipo, e questo potrebbe offrire qualche spunto di riflessione supplementare... Tantopiù che questa autrice può contare anche su un manager  che si sta specializzando nella gestione di autori di fumetti online e nel crowdfunding (CLICCATE QUI), e cioè su una figura professionale che dalle nostre parti rasenta ancora la fantascienza. Lui si chiama George Rohac, ha una pluriennale esperienza in fatto di editoria indipendente e trovate maggiori informazioni sul suo conto CLICCANDO QUI.

Morale della favola: forse, al di là della bravura del singolo autore e delle opportunità che offre internet, anche un contesto di un certo tipo può favorire lo sviluppo di certe idee e di certi talenti, e può aiutarci a capire meglio la genesi di certi piccoli miracoli.

Anche se poi restano pur sempre dei piccoli miracoli.

Alla prossima.

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