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mercoledì 10 ottobre 2018

CONFRONTI E RILANCI

Ciao a tutti, come va?

Ormai le manifestazioni fumettistiche hanno colonizzato un po' tutte le stagioni, ma sicuramente l'inizio dell'autunno è considerato un momento clou, e non solo in Italia. Tant'è che lo scorso fine settimana abbiamo avuto sia la New York ComiCon che la ventiquattresima edizione di Romics (che, ovviamente è la manifestazione più importante della capitale e una delle più importanti d'Italia), e questa particolare sovrapposizione può fornire un po' di materiale per fare il punto della situazione... Che, purtroppo, non è particolarmente esaltante.

La prima cosa che balza all'occhio, infatti è che spulciando i programmi sui rispettivi siti internet, il confronto fra l'impostazione e i contenuti resta a dir poco impietoso... Tant'è che a New York il fumetto e l'immaginario pop, ormai, animano regolarmente tavole rotonde e incontri di un certo spessore, mentre a Roma sembrano più che altro produrre semplici prodotti di consumo da mettere in vetrina, come in una qualsiasi fiera campionaria.

Sul sito della New York ComiCon è ancora disponibile il programma dettagliato degli incontri, divisi per area tematica (CLICCATE QUI), e da qui è possibile vedere che gli incontri dedicati ad approfondire il tema della DIVERSITY sono stati trenta, così ripartiti: 15 sui temi LGBT, 8 sulle donne, 6 sulle minoranze etniche e 1 sulle disabilità. Già la mattina del primo giorno si partiva con l'inaugurazione di una mostra fotografica dedicata allo Spirit Day (il giorno della lotta al bullismo omofobo) in collaborazione con l'associazione GLAAD e con una conferenza sul tema del femminismo intersezionale (!)... E ovviamente non sono mancate nemmeno le ormai classiche tavole rotonde sul tema della rappresentanza LGBT fra gli autori di fumetti (CLICCATE QUI)...

O quelle, più innovative, sull'importanza delle tematiche LGBT anche nei fumetti che si rivolgono ai giovanissimi (CLICCATE QUI)...

Tutti incontri che, tra l'altro, hanno destato un certo interesse sui siti specializzati e non solo. Se invece andate sul sito di Romics e controllate il programma (CLICCATE QUI), noterete che - al di là degli ospiti di prestigio, delle mostre e delle presentazioni - i contenuti di interesse sono stati fondamentalmente pari a zero. Certo si tratta di un'altra impostazione, ma se il Romics 2018 ha avuto un'insolita visibilità sui media giusto per la presenza di una nota figura politica che si aggirava per gli stand... Forse qualche domandina sarebbe il caso di porsela.







E, come ho già avuto modo di scrivere in passato, questo è un problema generalizzato delle manifestazioni italiane, che diventa particolarmente evidente quando si tratta di manifestazioni importanti e "storiche", che in teoria dovrebbero valorizzare un certo tipo di contenuto non solo da un punto di vista prettamente commerciale.

Staremo a vedere se la nuova gestione di Lucca Comics & Games, quest'anno, farà qualche passo avanti in questo senso...

D'altra parte è anche vero che questo stato di cose non si può imputare unicamente alle manifestazioni e a chi le organizza. Dopotutto se negli USA il fumetto resta ancora un ambito estremamente dinamico e sperimentale (soprattutto quando si tratta di piccoli editori, svincolati dai colossi dell'entertainment), in Italia si sono consolidate una serie di strategie che - evidentemente - non favoriscono un cambio di rotta effettivo, alimentando un circolo vizioso che non si riesce a fermare.

Nel senso che, se pure in Italia vengono prodotti (pochi) fumetti dai contenuti alternativi e su cui varrebbe la pena riflettere, questi restano circoscritti in una nicchia di mercato molto defilata rispetto alle classiche produzioni seriali che arrivano in edicola (seppur in quantità sempre più ridotta). Una nicchia di mercato che, tra l'altro, in Italia non riesce nemmeno ad aggregare abbastanza lettori per creare una massa critica che possa sfociare nella promozione di un certo tipo di iniziative, anche all'interno delle manifestazioni di settore.

Probabilmente anche per via del fatto che, in Italia, le produzioni alternative e/o più impegnate - oltre a non essere distribuite in edicola - il più delle volte arrivano direttamente in volume (in fumetteria come nelle librerie di varia), mentre negli USA debuttano quasi sempre sotto forma di miniserie... Riuscendo comunque a raggiungere una platea più ampia ed economicamente differenziata.

E considerando che la situazione è rimasta tale e quale da quasi due decenni (e forse si è persino involuta un po'), verrebbe da pensare che a monte si è davvero inceppato qualche grosso ingranaggio che potrebbe fare la differenza. Forse se le edicole, negli ultimi vent'anni, avessero potuto contare su più fumetti "di rottura", le cose sarebbero andate diversamente? Se, ad esempio, le persone che gestiscono la realtà fumettistica italiana non fossero perlopiù le stesse da una ventina d'anni (e forse anche trenta) a questa parte, sarebbe stato più semplice smuovere le acque ed evitare il clima attuale? Immedesimarsi di più nelle esigenze, anche economiche, delle ultime generazioni? In quel caso in Italia avremmo delle manifestazioni con un taglio diverso? Magari con degli incontri sul femminismo intersezionale, come quello che si è visto a New York anche quest'anno (CLICCATE QUI)?

Ovviamente non possiamo saperlo, però credo che sia abbastanza interessante notare che, nonostante la situazione stia assumendo contorni un po' preoccupanti (con chiusure importanti e licenziamenti eccellenti), salvo rarissime eccezioni - che purtroppo, da sole, non possono fare la differenza - la tendenza continua ad essere quella di perpetuare modelli e strategie che hanno fatto il loro tempo, anche se si cerca di mascherarle con una patina di freschezza e modernità. Anche perchè, evidentemente, lasciare la strada vecchia per quella nuova fa molta paura.

L'ultimo, ma non ultimo, esempio in questo senso potrebbe esserci fornito dalla nuova testata dedicata a TEX che sta per debuttare in edicola... E che, dopo il buon successo di alcuni speciali ambientati prima dell'inizio della serie regolare, sarà dedicata alle avventure del personaggio quando aveva circa vent'anni: una testata che invece di TEX si chiamerà TEX WILLER.

Dovrebbe partire a fine anno, ma un numero zero verrà allegato questo mese a Zagor 639 e a Tex 697... Ovvero due fra le testate che hanno il pubblico con l'età media più alta. E questo, in effetti, porterebbe a pensare che la casa editrice abbia voluto progettare una serie più adatta a spremere ulteriormente il pubblico storico, che non a conquistarne del nuovo. E la copertina del suddetto numero zero sembrerebbe confermarlo... Visto che non mette al centro della composizione il giovane Tex, ma il suo più maturo compagno di avventure Kit Carson...

E qualche spunto interessante arriva anche dalla presentazione del numero uno, che effettivamente sembra rivolgersi al pubblico storico del personaggio, che già lo conosce bene e che da lui si aspetta un determinato tipo di prodotto anche se Tex viene riportato alla sua giovinezza:

Tex ha appena vent’anni, nella sua prima apparizione del 1948 sull’albo a striscia, “Il totem misterioso”, quando, cavaliere solitario ricercato dagli sceriffi, si getta a capofitto nell’avventura. Da quel momento, non ha smesso di cavalcare e battersi per il trionfo del Bene. Il Tex che conosciamo ha circa 45 anni, vedovo e con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile il ricordo di quel giovane scatenato. E ora siamo lieti di annunciare che quel mondo tornerà, in una testata nuova di zecca! Un mensile che esplora le pagine sconosciute della sua indimenticabile giovinezza, parallelo e indipendente dal consueto albo mensile che tutti conosciamo. Queste storie saranno in diretta, senza la mediazione del Tex adulto, e ci riporteranno a un mondo della Frontiera ancora più semplice, forte e selvaggio. La nostra intenzione è quella di farvi riassaporare il gusto e il ritmo d’altri tempi, di un giovane West e di un giovane Tex, il sapore dell’avventura semplice, diretta e incantata, come la vivevano le fantasie di Bonelli, di Galep e dei loro lettori.

Tra l'altro questa presentazione mette anche in luce un altro dettaglio interessante, e cioè l'età del personaggio, che "adesso" dovrebbe avere circa quarantacinque anni, anche se qualcosa non torna. A cosa mi riferisco? Essendo le testate Bonelli figlie di un modo di intendere i  fumetti in maniera un po' semplicistica e poco legato a questioni di continuity e allineamento cronologico, non ci sono - in realtà - sistemi di conteggio ufficiali per gli anni di personaggi che non invecchiano in tempo reale. Se non che, proprio in occasione dei settant'anni di Tex, sull'album di figurine "Tex e gli eroi Bonelli", è stato indicato chiaramente che "nella fiction" bonelliana quattro anni reali coincidono con un anno di vita del personaggio.

Così, ad esempio, dalla prima avventura di Dylan Dog sarebbero passati solo 8 anni, anche se risale al 1986, dalla prima storia di Martin Mystère ne sarebbero passati 9 e via dicendo... E di conseguenza i settant'anni editoriali di TEX coincidono con poco più di 17 anni di vita del personaggio, che se ha iniziato le sue avventure a vent'anni di conseguenza ora dovrebbe averne meno di 38 e non circa 45. Anche se, probabilmente, la sua età è stata indicata in buona fede. Tra l'altro, se si volesse considerare il salto temporale che si è verificato all'inizio della saga, quando il figlio Kit è passato dallo stato di ovulo nel grembo materno (nel numero 7) ad adolescente (nel numero 12), adesso Tex avrebbe dovuto superare abbondantemente i cinquant'anni... Quindi in entrambi i casi non potrebbe averne 45.

Perchè, allora, sottolineare che adesso i suoi anni sono proprio 45? Probabilmente perchè il lettore medio di Tex ha un'età per cui 37 anni sarebbero troppo pochi per consentire una reale identificazione (visto che lo considererebbe poco più che un ragazzo), ma per cui un Tex che va per i sessant'anni - con i capelli grigi e i primi acciacchi - non sarebbe più presentabile. Anche perchè andrebbe a sovrapporsi troppo a Kit Carson (che in un albo del 1993, "La Congiura" ufficializzò i suoi 55 anni, e pertanto adesso dovrebbe averne 61). Quindi è probabile che i 45 anni di cui sopra siano più che altro una mediazione dettata da ragioni di marketing... E che difficilmente verranno mai superati.

E questo direi che la dice lunga sul pubblico che viene preso come riferimento per questa serie e che, a quanto pare, si vuole continuare a coltivare anche con la nuova testata TEX WILLER. Difficile giudicare in anticipo, ma visti i presupposti e la presentazione è altamente improbabile che questa serie voglia porsi come una serie realmente "giovane". Più probabilmente servirà per proporre avventure e situazioni che il Tex adulto non era più in grado di vivere, ma che era sconsigliabile assegnare al figlio Kit (che con gli anni è stato tratteggiato in maniera sempre meno incisiva per non offuscare la fama paterna)... E che comunque è stato a sua volta "invecchiato" precocemente, anche dal punto vista grafico, per allinearlo maggiormente all'età del padre e degli altri suoi compagni di avventure (e, soprattutto, all'età del pubblico di cui sopra... Che in buona parte potrebbe avere dei figli che hanno superato l'adolescenza da un bel po').

Quindi, probabilmente, si tratterà di un'altra occasione mancata per rilanciare il personaggio presso un pubblico diverso da quello abituale... Un pubblico che magari gradirebbe personaggi femminili più approfonditi, tematiche più moderne, spunti più trasgressivi e situazioni più disinvolte. Che però, è facile immaginare, non potranno trovare spazio.

Con buona pace di chi auspica un reale ricambio generazionale fra i lettori... O magari assecondando le aspettative di chi - questo ricambio - lo dà già per scontato.

E dico questo perchè neanche tanti giorni fa è risbucato fuori il nome di Giorgio Bonelli... Il fratello di Sergio Bonelli buonanima, a cui il padre Gian Luigi lasciò in eredità - pare - i diritti di sfruttamento cinematografico di Tex, e probabilmente anche parte di quelli extra editoriali... Visto che in occasione dei settant'anni di Tex ha deciso di investire in un parco a tema Tex, da costruire su 23 ettari appena rilevati in provincia di Padova. Infatti Giorgio Bonelli da diversi anni è titolare di una finanziaria immobiliare che opera soprattutto all'estero (CLICCATE QUI), e non ha rapporti diretti con la casa editrice... Perlomeno a giudicare dal fatto che non viene nominato praticamente mai.

Giorgio Bonelli è nato nel 1953 e ha 19 anni in meno del più noto fratello (anche perchè è nato dopo che Gian Luigi e la madre di Sergio si erano separati), ma a quanto pare rientra appieno nella generazione di quelli che non hanno le idee molto chiare su chi compone,oggi, il pubblico di Tex... Altrimenti non si spiegherebbe davvero l'idea di realizzare un intero parco a tema western dedicato a questo personaggio. Tra l'altro sul quotidiano La Verità è stato pubblicato anche un bozzetto abbastanza dettagliato di come dovrebbe presentarsi alla fine, mentre anche il Sole24Ore (CLICCATE QUI) riporta che la cifra che sta cercando di mettere assieme per partire con i lavori è di circa 20 milioni di euro....


Forse siamo alle prese con il primo parco a tema che non è pensato per le famiglie, ma per la terza età (anche in considerazione del fatto che quella zona è famosa per le sue Terme)? Oppure, più realisticamente, tutto questo è solo l'ennesima dimostrazione che una parte del fumetto italiano (e di chi lo gestisce) è imbrigliata da decenni in una serie di dinamiche molto peculiari che gli impediscono di essere al passo coi tempi e di guardare in faccia alla realtà? Anche per questo non si riesce seriamente a puntare su un pubblico davvero diverso rispetto a quello che è invecchiato con Tex? Magari pensando ad autori nuovi per TEX WILLER, che invece sarà una testata curata e sceneggiata da Mauro Boselli (come quella del TEX adulto)?

Tecnicamente Mauro Boselli è nato nel 1953 (come Giorgio Bonelli), ma considerata l'età media dei curatori dei personaggi "storici" del fumetto italiano che arriva in edicola (e quindi resta il motore principale di questo settore) è relativamente giovane. Mario Gomboli cura Diabolik ed è nato nel 1947, mentre Luciano Secchi non si schioda da Alan Ford nonostante sia nato nel 1939. Giusto per fare un paio di nomi. E comunque anche diversi fumetti non proprio "storici" sono nelle mani di persone nate prima del 1950 (Giancarlo Berardi cura Julia ed è nato nel 1947, ad esempio). Poi c'è tutta la categoria dei curatori "giovanissimi", quelli che grossomodo sono nati dopo il 1960 e infine ci sono pochi, fortunatissimi, ultraquarantenni che - ma solo in caso siano più vicini ai quaranta che ai cinquanta - sono considerati innovatori trasgressivi e ribelli, che possono portare nuova linfa al settore... Anche se poi, dati alla mano, il più delle volte hanno gli stessi problemi dei loro colleghi "anziani"... Visto che magari sono rimasti fermi agli anni Ottanta e Novanta, e non riescono ad entrare davvero in sintonia con i giovani lettori di oggi...

Il che, teoricamente, ha senso... Visto che anche in passato la maggior parte del ricambio generazionale fra i lettori fumetti era stato favorito dalle idee di chi aveva al massimo quarant'anni... Lo stesso Tex venne concepito da Gian Luigi Bonelli quando di anni ne aveva ancora 39 e Sergio Bonelli creò Zagor a 29 anni... Il primo numero di Dylan Dog arrivò quando Tiziano Sclavi aveva 33 anni (e comunque il personaggio venne ideato qualche anno prima)... Nathan Never comparve quando i suoi ideatori avevano 28, 29 e 34 anni... E, giusto per citare un esempio al di fuori della Bonelli, Luciano Secchi inventò Kriminal a 25 anni e Alan Ford quando ne aveva 30... E l'elenco potrebbe essere ancora molto lungo.

Ognuno può trarre le conclusioni che crede.

Sicuramente, a questo punto, è molto più chiaro perchè alla New York ComiCon si possono metttere assieme incontri sul tema del femminismo intersezionale o sul tema della rappresentatività LGBT nei fumetti per giovanissimi... Mentre nelle manifestazioni italiane no.

Ad ogni modo qualcosa mi dice che tornerò presto a parlare di questo argomento.

Alla prossima.

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