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lunedì 3 novembre 2014

CHI DI CENSURA FERISCE...

Ciao a tutti, come va?
Il post di oggi parte da una notizia apparentemente di poca importanza: la Disney ha deciso di non rinnovare l'opzione per gli adattamenti cinematografici dei romanzi di John Carter, scritti da Edgar Rice Burroughs. Questo perchè il film di John Carter arrivato nelle sale nel 2012 si è rivelato un clamoroso flop, tanto da spingere il direttore dei Walt Disney Studios, Rich Ross (in carica solo dal 2009 e passato alla storia per essere il primo gay dichiarato a ricoprire quel ruolo), a dimettersi. In effetti per realizzare e promuovere questo film sono stati necessari 250 milioni di dollari, a fronte di un incasso di soli 280 milioni... E 30 milioni di dollari di guadagno per una produzione del genere sono effettivamente pochini, tanto che si è parlato di uno dei maggior flop della storia del cinema.
Quindi non stupisce che la Disney abbia voluto rinunciare ai diritti dei romanzi, anche perchè, beffa nella beffa, i primi due romanzi (da cui era stato tratto il film Disney) erano già diventati di pubblico dominio. Quindi i diritti per cui aveva già speso dei soldi riguardavano i restanti nove romanzi, che evidentemente sono stati opzionati nella speranza di realizzare un'interminabile SPACE OPERA in stile STAR WARS. Ovviamente - a seguito del flop del primo film - quei romanzi non sarebbero mai diventati dei film Disney, e quindi i soldi spesi in diritti si sono rivelati un investimento totalmente inutile...
Il fatto che il film sia stato un flop e che la Disney abbia rinunciato al materiale di John Carter, però, spinge a una riflessione interessante, perchè in questo caso la Disney si è tirata la zappa sui piedi in maniera abbastanza goffa: infatti sapeva benissimo che non avrebbe mai potuto rispettare lo spirito originale dei romanzi, grazie al quale erano diventati subito così popolari nello sconfinato mare della narrativa pulp... Eppure non si è voluta rassegnare alla realtà.

Di quale realtà parlo?

Mi riferisco al fatto che Edgar Rice Burroughs, quando concepì la saga di John Carter, non aveva inventato solamente il genere science-fantasy (e cioè una narrativa che mischiava elementi fantasy e fantascientifici), ma anche il fanta-sexploitation... E cioè una vera e propria forma di fanta-pornografia soft... In cui la trama fantastica era funzionale agli elementi sexy e alle scene di nudo. Infatti chi ha letto i romanzi originali di  John Carter sa bene che tutti, ma proprio tutti, i personaggi si aggirano completamente nudi o con un abbigliamento talmente ridotto da non lasciare nulla all'immaginazione.
E non era una scelta casuale, perchè Edgar Rice Burroughs sapeva bene che con con i suoi romanzi si rivolgeva a masse di persone che si gettavano a capofitto nella letteratura pulp per sublimare i loro desideri, le loro frustrazioni e la loro voglia di evadere da una società castigata e puritana (parliamo del 1912). E infatti non a caso il più grande successo di questo scrittore (anch'esso lanciato nel 1912) è stato Tarzan... Altro personaggio che se ne andava in giro praticamente nudo nella natura selvaggia...
Tarzan, però, ha sublimato anche una buona quantità di desideri omoerotici fino agli anni della liberazione omosessuale e del conseguente sdoganamento del corpo maschile (e infatti la sua popolarità è diminuita di pari passo)... Fino ad allora Tarzan è stato probabilmente la cosa più vicina ad un'icona omoerotica per tantissimi giovani omosessuali, che peraltro - con la scusa che era un personaggio molto popolare - erano liberi di manifestare la loro devozione senza particolari problemi e con la benedizione dei loro genitori...
E sicuramente John Carter, come Tarzan, ha rappresentato un feticcio erotico per generazioni di gay che leggendo i suoi romanzi potevano fantasticare su un pianeta Marte in cui tutti gli uomini (e gli alieni di sesso maschile in generale) erano prestanti e si aggiravano completamente nudi... In un periodo in cui anche solo l'idea di poter assistere allo spettacolo di un go go boy era pura fantascienza...
D'altro canto si può dire che John Carter fosse proprio la versione sexploitation di Tarzan, visto che - con la scusa che si trovava su un pianeta in cui il senso del pudore era molto diverso rispetto al nostro - poteva ritrovarsi in situazioni scabrosissime e al tempo stesso estremamente innocenti... Cosa che a Tarzan, dopo essere entrato in contatto con la civiltà, non era più consentita.

In effetti John Carter, pur provenendo da una cultura fondamentalmente puritana (gli Stati Uniti della Guerra Civile), sul disinibito pianeta Marte si trovava completamente a suo agio con la propria fisicità, al di là di tutte le sovrastrutture e i tabù della sua terra d'origine... E questo era un elemento che, fra le righe, lo caratterizzava molto... Oltretutto, dal 1912 (anno in cui debuttò) a oggi, la saga di John Carter ha ispirato una sconfinata quantità di produzioni legate all'immaginario POP, dai fumetti di Flash Gordon ai film di STAR WARS, passando per i MASTERS OF THE UNIVERSE della Mattel, e l'unico elemento che nessuno ha mai osato riprendere è stato proprio il suo rapporto disinibito con la nudità...


Quindi, per assurdo, oggi gli elementi sexploitation del personaggio sarebbero gli unici che potrebbero farlo apparire "originale" e interessante, dopo oltre un secolo in cui tutti gli altri spunti che aveva offerto sono stati abbondantemente riutilizzati... Eppure, per ovvi motivi, sono anche gli elementi che NESSUNO oserebbe portare sul grande schermo. Oltretutto nel film Disney di John Carter non solo i personaggi si presentano STRAORDINARIAMENTE vestiti, ma il loro guardaroba - con tutti quei gonnelloni, quei corsetti e quelle palandrane - sembra studiato appositamente (e c'era da aspettarselo) per abbattere la carica erotica dei personaggi...
Carica erotica che, paradossalmente (e fortunatamente), nei fumetti ispirati dallo stesso personaggio è stata rivalutata molto nel corso degli anni... Anche perchè, per fortuna, i fumetti di oggi non devono necessariamente essere "per famiglie"...
Anzi: nell'ultima versione del personaggio, proposta dall'editore Dynamite, il carattere sexploitation dei romanzi di John Carter inizia ad essere presente sul serio, soprattutto nel caso del personaggio di Deja Thoris (la principessa marziana amata dal protagonista), che pur essendo una scienziata seria, intelligente e tutto il resto, si muove fra una pagina e l'altra praticamente in topless... Con un certo successo di pubblico, in effetti, tant'è che la Dynamite le ha dedicato una serie tutta sua...
Siccome siamo in una società maschilista, e siccome è altamente probabile che alla Dynamite pensino che il loro pubblico di riferimento sia composto da giovani maschi eterosessuali, nei nuovi fumetti di John Carter la figura maschile non è esibita con altrettanta generosità, ma per fortuna viene presentata in maniera meno castigata rispetto al film Disney di cui sopra... 
E qualche volta ci sono persino dei nudi integrali in copertina!




Peccato, però, che quando è necessario mostrare nudi maschili frontali si ricorra ancora a forme di censura in stile bambole Mattel, se capite che intendo...
Certo la strada è ancora lunga, ma rispetto alle primissime versioni a fumetti di John Carter (immagine sotto) i passi avanti sono stati molti... E questo fa ben sperare per un futuro migliore e sempre meno castigato...
Comunque, se vi interessasse visualizzare il romanzo di John Carter così come era stato concepito in origine, vi farà piacere sapere che lo scultore James Killian Spratt, grande appassionato della saga marziana, si è stufato di tutti questi adattamenti approssimativi e ha deciso di realizzare una sua personale versione illustrata del primo romanzo di John Carter... Questa volta ASSOLUTAMENTE FEDELE a quella scritta da Edgar Rice Burroughs, anche nella ripartizione dei capitoli... E qui sotto potete vedere alcune tavole, giusto per darvi un'idea di come dovrebbe essere un film di John Carter che non ne tradisse lo spirito (comprensivo di diverse razze ermafrodite, presentate anch'esse senza veli e con un candore disarmante)...









Se volete vedere tutto il suo lavoro su John Carter potete CLICCARE QUI. Non essendo un disegnatore di fumetti non si tratta di un lavoro sopraffino, ma è sicuramente utile per capire quanto è stato snaturato lo spirito del romanzo originale nel film Disney che poi - com'era prevedibile - si è rivelato un clamoroso buco nell'acqua, nonostante i bellissimi effetti speciali e una trama tuttosommato solida. 

Dopotutto se tu, Disney, vuoi realizzare la trasposizione cinematrografica di un cult fantaerotico - che peraltro punta molto anche sugli elementi omoerotici - e poi pretendi di stravolgerlo per renderlo un prodotto per famiglie, nella speranza di ottimizzare gli incassi,  questo è il risultato... E ben ti sta, perchè al giorno d'oggi non puoi permetterti di prendere il naso il pubblico in questo modo, dato che percepisce quando c'è qualcosa che non funziona e quando ci sono delle forzature - anche se magari a livello conscio non se ne rende conto - e si comporta di conseguenza... Facendoti fare dei grossi flop...

Probabilmente la Disney non ricadrà più in un errore del genere, perchè ha imparato la lezione a sue spese (è il caso di dirlo), però non ho potuto fare a meno di trovare dei parallelismi con la situazione italiana, dove errori simili vengono compiuti molto frequentemente, senza che però nessuno prenda i provvedimenti del caso. A seguito del flop di John Carter il direttore delle produzioni Disney, Rich Ross, si è dimesso... Ed era in carica solo da tre anni... Mentre in Italia, ad esempio, ci sono direttori editoriali di note case editrici che non ne imbroccano una da almeno un decennio, eppure continuano imperterriti a fare danni, per poi lamentarsi del fatto che le cose vanno male... E ovviamente la colpa è sempre degli altri...

Contenti loro...

3 commenti:

Loran ha detto...

Questo post mi ha fatto tornare alla mente, oltre alle mie prime pulsioni sessuali avute con Tarzan anche se attraverso i fumetti e non con i romanzi, che uno dei disegnatori più famosi dei fumetti di Tarzan, Burne Hogarth ebbe non pochi problemi con il suo lavoro e fu sospettato di omosessualità nell'America degli anni cinquanta.

daunpannounfiume.com ha detto...

Beh mi chiedo perché di tutte le compagnie possedute nel suo network (per una rapida panoramica guardate qui) la Disney abbia voluto fare un adattamento di queste opere usando il proprio marchio e non quello di un'altra meno vincolata per contenuti (la ABC ha prodotto Desperate Housewives, rendiamocene conto.) I film live action disney sono sempre stati trascurabili, escludendo i classiconi come Pomi d'Ottone e Manici di scopa o Mary Poppins (su cui l'autrice dei libri era stata categorica a fare un live action invece che animazione.) Mettere il marchio Disney su un film live action non è una garanzia...

Anonimo ha detto...

Il film della Disney è stato un disastro, e proprio per il motivo che dici tu: il pubblico si è sentito truffato, in particolare chi già conosceva il personaggio e si aspettava, se non la fedeltà ai romanzi, almeno che il tutto non fosse completamente sterilizzato. Ovvio che nessuno pensava avrebbe visto nudi integrali, ma almeno una qualche vicinanza alla sensualità dei fumetti (rimessi in circolazione da un apposito Marvel Omnibus), quella sì. Invece niente! E ancora oggi mi chiedo perché un gay abbia avvallato questo tipo di scelte.