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venerdì 14 novembre 2014

GAY O COSPLAY?

Ciao a tutti, come va?
Oggi volevo parlarvi della BENT-CON che si è tenuta la scorsa settimana, ma un Anonimo ha postato un lungo commento interessante in seguito al mio report su Lucca 2014 (CLICCATE QUI), e mi sono detto che era il caso di dedicargli un post per spiegare meglio il mio punto di vista, anche perchè i lunghi commenti su questo BLOG sono rari, ma sempre molto apprezzati.

L'Anonimo in questione mi scrive:

"ho letto l'articolo per caso, linkato su facebook.
descrivi bene tutto, i disagi del sabato super affollato ecc ecc..
però sull'argomento cosplay ho storto un po il naso..
hai scritto:
"Al punto da potersi permettere di manifestare la propria passione girando per strada (e badate bene: per strada e alla luce del sole, e non nel ghetto di qualche centro espositivo) come un personaggio dei fumetti (piuttosto che dei videogiochi, dei cartoni o del cinema fantastico) senza che nessuno abbia niente da ridire... E, anzi, suscitando lo sguardo ammirato dei presenti."

non che sia errata la descrizione, ma manca del vero e proprio significato del cosplay.
non è un permesso o una concessione. è un omaggio ad un personaggio che ti ha fatto provare qualcosa, il tuo personaggio preferito! a volte ci sono mesi dietro alla preparazione di un cosplay..
non è una cosa strana se ad una fiera fai un cosplay molto bello e ti fotografano.. (anzi, è praticamente la cosa più normale del mondo)
oltre a lucca ci sono altre piccole fiere dove puoi fare cosplay in giro per strada o per qualche viuzza, però mai nessuno mi ha trovato mai a ridire, l'hai descritta come se fosse una cosa strana che nessuno dica nulla... al contrario! si va apposta in fiera ad immedesimarsi nel personaggio che si crea (i cosplayer più bravi si fanno tutto da se, o quasi) sperando di averlo fatto al meglio e avere l'apprezzamento della gente.. bisogna poi immedesimarsi nel personaggio e interpretarlo caratterialmente.
secondo me c'entrano ben poco con le manifestazioni LGBT, ok a lucca e nelle fiere si incontrano persone con la stessa passione, ma penso sia ben diverso da condividere un gusto sessuale o una situazione.

p.s. quest'anno c'è stata davvero moltissima gente in borghese, più che altro famigliole coi bambini, questo da una parte è un male perchè sta diventando una moda, una cosa mainstream... i risultati sono presto fatti, gli altri anni se passava un tizio con un armatura titanica la folla si spostava automaticamente al passaggio, quest'anno invece avrei preso a badilate la maggior parte della gente che non solo non si levava, ma ti veniva pure addosso dostruggendoti parti del vestito o armature, costate soldi e fatica, un altro apassionato queste cose le sa... le famigliole coi bimbi venuti solo per curiosità no... e ce ne vuole davvero tanto di coraggio per portarti il tuo bimbo di 5 anni in un girone infernale del carnaio di lucca XD"

Caro Anonimo, o Anonima, quello che scrivi è interessante, e mi offre lo spunto per chiarire che non intendevo dire che chi fa cosplay lo fa in funzione delle concessioni che gli vengono date, ma che sicuramente fare cosplay diventa una cosa sensata nella misura in cui il cosplay si muove in un contesto come una fiera di fumetti o una manifestazione simile, perchè in quel caso ci sono persone che riconoscono un certo personaggio, apprezzano la fattura di un certo costume, la capacità di immedesimazione di chi lo indossa e soprattutto rispettano la passione che ha spinto una persona a darsi da fare in quel senso.

Al punto che in quel contesto nessuno si sognerebbe di chiamare le forze dell'ordine perchè ci sono persone che girano per strada praticamente in costume da bagno, simulano un contagio zombie, indossano completini sadomaso o interagiscono con i passanti in modo insolito e talvolta inquietante. E se è pur vero che ci sono anche (poche) altre piccole manifestazioni fumettistiche che trovano spazio nelle vie di cittadine medio piccole, dove i cosplay possono aggirarsi senza colpo ferire, è pur vero che il caso di Lucca è diverso, perchè probabilmente (in Italia) è l'unico contesto in cui - per la legge dei grandi numeri - un cosplay può essere riconosciuto/ammirato/compreso a certi livelli.
Tant'è che nelle piccole manifestazioni i cosplay che si aggirano per strada non sono poi così tanti e il messaggio che passa è che sono un gruppo abbastanza ridotto di persone eccentriche e colorate, peraltro con un'età media abbastanza bassa, che porta il pubblico occasionale a liquidare il tutto come una bravata adolescenziale, o giù di lì. A Lucca, invece, la sensazione è che i cosplay siano qualcosa di più, quasi una vera e propria comunità, composta anche da persone che hanno superato l'adolescenza da un pezzo. Persone per cui fare cosplay è un modo come un altro di porsi nei confronti del proprio immaginario di riferimento e forse anche nei confronti della vita. Messaggio che comunque, nelle fiere organizzate all'interno di centri congressi, aree espositive o spazi chiusi non passa all'esterno e alla gente comune, e quindi non lancia un chiaro messaggio al mondo "esterno".
Per quello dico che in un certo senso Lucca diventa, tra le altre cose, una specie di Cosplay Pride (ma più in generale di "Geek Pride") senza corteo (anche se a ben guardare di mini cortei tematici, per la città se ne vedono spesso) e che ha molte più cose in comune con un Gay Pride di quanto non possa sembrare a prima vista.
E qui arrivo ad un argomento che mi sta a molto a cuore, anche perchè (come ho precisato in altre occasioni) questo è un BLOG che nasce per offrire un punto di vista LGBT sul fumetto e i suoi derivati. Anche se in Italia a livello di autocoscienza della comunità gay siamo molto indietro per tanti motivi, è bene ricordare che la condivisione dell'orientamento sessuale NON è quello che accomuna le persone gay (per fortuna). Non più di quanto l'eterosessualità accomuni due persone etero. Questa è una visione delle cose molto semplicistica.
Quello che definisce, e accomuna, le persone gay è la vita che hanno costruito PARTENDO dalla consapevolezza di avere un orientamento sessuale minoritario, elaborando una serie di riferimenti culturali ed estetici che hanno finito per trasformarli in una minoranza culturale (e quasi etnica, con tutte le sue varie tribù, che a volte adottano pure animali totemici, tipo lupi e orsi...) più che in un gruppo di persone accomunate da una questione prettamente sessuale (come potrebbero essere, ad esempio, i fetiscisti dei piedi o gli scambisti). Perchè l'orientamento sessuale, se vissuto compiutamente, non è più solo una questione di "gusti", ma è anche qualcosa che influisce sui rapporti interpersonali, sulle scelte che si compiono e sulle grandi tappe della vita come nelle piccole cose.
E fare parte della comunità gay non significa condividere (solo) cose come la moda o i gusti musicali, o magari un linguaggio non verbale di un certo tipo. Quelli, più che altro sono codici di riconoscimento. É piuttosto un certo modo di porsi nei confronti della vita, della società, e - soprattutto - nei confronti di sè stessi. Un certo modo di vedere le cose e di sentire l'esigenza di esprimere in qualche modo il proprio modo di essere in una società che - mediamente - segue tutt'altro genere di binario.
Per quello dico che, fondamentalmente, certe manifestazioni fumettistiche sono per gli appassionati e i cosplay quello che i Gay Pride rappresentano per la comunità gay, e cioè una zona franca dove  essere insolitamente visibili, dove sentirsi "a casa" e parte di un grande gruppo di persone con cui si condivide un certo modo di essere... Con tutta una serie di benefici psicologici a seguire.
Anche perchè non bisogna di menticare che, se è pure vero che a Lucca quest'anno sono passate almeno 400.000 persone che si pongono in un certo modo nei confronti dell'immaginario pop, sono rimaste a casa milioni di persone a cui - fondamentalmente - di queste cose non gliene potrebbe fregare di meno, o che magari vedono certe passioni con sospetto e diffidenza, o addirittura con una sorta di malcelato compatimento. E sono le stesse persone con cui i visitatori di Lucca devono fare i conti durante tutto il resto dell'anno: a scuola, in ufficio, sul lavoro, ecc. E questa a me sembra tanto una situazione simile a quello che succede alle persone che tornano a casa dopo un bel Gay Pride.
Senza contare che, altro piccolo e non indifferente dettaglio, a Lucca Comics come al Gay Pride si vive con una certa disinvoltura la questione dell'esibizione del corpo, grazie proprio al contributo di certi cosplay, rendendo ambedue le manifestazioni una piccola sfida alla mentalità bigotta che continua ad aleggiare nel nostro paese.
Questo, almeno, è quello che io penso al riguardo. Certo è anche interessante quello che l'Anonimo dice sul fatto che trasformando una manifestazione come quella di Lucca in un'attrazione turistica, o magari in una specie di carnevale fuori stagione, si rischia davvero di fare un macello, perchè quello che si investe in termini di tempo, denaro e impegno per un cosplay mediamente è ben altra cosa rispetto a quello che si investe in un qualsiasi costume di carnevale... Senza contare che tanti cosplay investono anche energie supplementari in diete e palestre per essere ancora più credibili...
E devo dire che era un po' avvilente vedere i genitori che mandavano i loro bimbetti a rompere le scatole ai cosplay quando era palese che erano concentrati nelle loro pose o addirittura in qualche show acrobatico, o magari vedere le mamme che chiedevano a Spider-Man di tenere in braccio il loro bambino di un anno o poco più per fargli una foto ricordo... D'altra parte questo succede quando tu, organizzazione, investi milioni di euro in pubblicità indiscriminata e vuoi lucrare sul fatto che i turisti occasionali vengono soprattutto per vedere i cosplay. Cosplay sui quali, peraltro, non hai investito praticamente nulla (mentre, visto che ti portano soldi, dovresti PERLOMENO trattarli coi guanti, ad esempio fornendogli un'area riservata munita di camerini, posti a sedere e servizi igenici, magari con un servizio bar a prezzo scontato).
Questa, però, è la situazione a Lucca, dove evidentemente al primo posto NON ci sono le esigenze degli appassionati (o dei cosplay)... E sul perchè e il percome questo avviene mi sono dilungato anche troppo nei post delle ultime settimane (tipo quello che potete leggere CLICCANDO QUI). In ogni caso, a riprova del fatto che il confine fra Gay Pride e manifestazioni fumettistiche non è poi così netto, mi sono permesso di corredare questo post con alcune foto che - come forse avrete intuito - non arrivano da Lucca Comics & Games... Bensì dal Provincetown Carnival, che si tiene ogni agosto a Provincetown, in Massachusetts (cittadina nota soprattutto per il promontorio di Cape Cod, comparso in tantissimi film).
Questa ridente località turistica ha una popolazione di circa 3000 abitanti, ma è una località notoriamente gay friendly e dal 1991 organizza una specie di Gay Parade tematica (accompagnata da una settimana di eventi e iniziative gay oriented), che nel 2014 è stata dedicata proprio al mondo dei fumetti (che negli USA è quasi sinonimo di supereroi), attirando ben 90.000 visitatori! Certo i cosplay del Provincetown Carnival sono mediamente più rustici e "rivisitati" di quelli di una manifestazione fumettistica come Lucca Comics & Games, ma d'altra parte questa NON è una manifestazione fumettistica, ma un omaggio molto semplice e sentito a quello che i fumetti rappresentano... Anche per la cominità LGBT.
Comunque non ho potuto fare a meno di notare che, sotto certi punti di vista, l'edizione 2014 del Provincetown Carnival sembrava davvero un incrocio fra il Gay Pride e Lucca Comics & Games... E se non ci credete potete dare un'occhiata ai video qui sotto...

Tutta una coincidenza?
Io non credo.

Alla prossima.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Bravo Wally! La capacità di saper cogliere le analogie tra situazioni apparentemente differenti (come appunto Lucca e il gay pride) è una dote importantissima che permette alle persone di avvicinarsi e comprendersi reciprocamente. Al contrario, chi non riesce a vedere i tratti comuni delle cose (magari spendendo tempo e fatica per dimostrare che Lucca "non è come il gay pride") rischia di essere più manovrabile dalle tante forze repressive ancora troppo forti nel nostro paese, che prosperano proprio su distinzioni e divisioni.