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lunedì 23 febbraio 2015

SPIRITO DI ADATTAMENTO...

Ciao a tutti, come va?

Da un po' di tempo a questa parte si dice che i manga, in Italia, mediamente vendono molto meno rispetto agli anni '90. In effetti la prima edizione di Ken il Guerriero vendeva 40.000 copie al mese, mentre la prima edizione di Dragon Ball - che peraltro è stato il primo manga pubblicato in Italia col senso di lettura alla giapponese - in un mese ne vendeva addirittura 70.000 (certo era quindicinale, ma il senso non cambia), mentre adesso vendere qualche migliaio di copie è già considerato un successo.

Come mai?

La risposta, a pensarci bene, è abbastanza ovvia: in questi ultimi venti anni gli anime sono passati da fenomeno di massa a interesse di nicchia (anche se parliamo comunque di una nicchia molto ampia), e di conseguenza i manga si sono giocati almeno due generazioni di potenziali lettori. D'altra parte chi era adolescente nei primi anni '90 era cresciuto assieme alla prima ondata di animazione giapponese arrivata in Italia, quella negli anni '80, sviluppando i suoi gusti anche attorno a certi riferimenti culturali, stilistici e narrativi... Che si erano inseriti nella cultura e nella società di quegli anni in una maniera che adesso potrebbe sembrare addirittura surreale...

Invece, chi è diventato adolescente grossomodo negli ultimi dieci/quindici anni, risente del fatto che gli spazi riservati agli anime si sono ridotti progressivamente, e in qualche caso hanno assunto proprio l'aspetto di appuntamenti "per appassionati" (come la famosa "anime night" di MTV o il "morning anime" di RAI 4, che comunque sono esperienze concluse da tempo). Niente a che vedere con le ore e ore di animazione giapponese che le reti private degli anni '80 dedicavano a questi prodotti QUOTIDIANAMENTE e in fasce orarie molto più accessibili... Come ad esempio quella delle 20.00...

Senza contare che di quasi tutti i manga che vengono tradotti regolarmente in Italia oggi, nessuna emittente televisiva osa proporre l'adattamento animato (che pure, in buona parte dei casi, esiste).

Dopo la chiusura di HIRO e CULTOON/COOLTOON su SKY e il fallimento di ANIME GOLD e KA-BOOM sul digitale terrestre, a parte il caso di MAN-GA (sempre su SKY), la televisione italiana sembra aver preso definitivamente le distanze da questo tipo di prodotti, intasando le emittenti "per ragazzi" di produzioni occidentali, perlopiù umoristiche e/o dedicate alla prima infanzia... Con l'unica eccezione di pochissimi anime in qualche modo legati a forme di merchandising disponibili anche da noi.

Sui canali generalisti, invece, la situazione è ancora peggiore. RAI 4 ha smesso di proporre anime da diverso tempo, mentre su Italia Uno il palinsesto attuale prevede nella prima mattinata Pollon, Heidi e la serie originale di Sailor Moon, che il sabato vengono sostituiti dalla sola Lady Oscar. Su Italia 2, invece, il nuovo palinsesto pomeridiano (che parte proprio oggi) prevede le repliche delle prime serie di Lupin, One Piece e Dragon Ball. Di queste serie solo una ha meno di venti anni sulle spalle, e tutte vengono trasmesse nella versione censurata e adattata da Mediaset.

Oltre a One Piece c'è solo un'altra serie recente di cui, periodicamente, Mediaset trasmette nuovi blocchi di episodi, e cioè quella di Naruto. In realtà prima c'era anche Detective Conan, ma ora i diritti sono stati ceduti al canale SUPER! (di proprietà della DeAgostini), a partire dalla puntata 639... Forse perchè, essendo una serie poliziesca incentrata su casi di omicidio, era una brutta gatta da pelare? Considerando alcuni fattori che vi esporrò più avanti non lo escluderei...

In ogni caso è bene ricordare che One Piece e Naruto sono fra i manga che attualmente in Italia vendono meglio, a riprova del fatto che il traino televisivo nel nostro paese (come peraltro in Giappone) ha ancora un ruolo determinante sul grande pubblico potenziale dei manga (e non solo).

Comunque la sensazione è che, anche se Mediaset continua a proporre nuovi episodi di Naruto e One Piece, il tutto stia andando avanti per inerzia, e non certo perchè Mediaset voglia continuare ad  occuparsi di animazione giapponese. D'altra parte solo nel 2014 in Giappone sono state prodotte 80 nuove serie animate, mentre nel 2013 sono state 69 e nel 2012 ben 139! Quindi è evidente che, con tutto questo materiale a disposizione, la scarsità di animazione giapponese nei palinsesti di Mediaset (e non solo) si può spiegare solo col fatto che NON si vuole più puntare su questi prodotti... Limitandosi a riproporre qualche classico, già ampiamente sdoganato (e adattato), e qualche serie di cui attende la naturale conclusione per poi mettere la parola FINE ad una gloriosa tradizione che ora gli sta creando più grattacapi che altro.

Infatti non potendo più adattare impunemente come accadeva un tempo (visto che il pubblico si è fatto furbo), ma dovendo comunque rendere conto delle sua scelte alle lobby bigotte (comprensive di associazioni e politici di riferimento), probabilmente si sente presa fra l'incudine e il martello.

Inoltre, altro piccolo dettaglio di cui si parla pochissimo, oggi anche l'AGCOM (Autorità Garante per le COMunicazioni) rappresenta una notevole deterrente per tutti coloro che vogliono dedicare spazi all'animazione giapponese. Infatti è sempre pronto ad elargire multe pesantissime se una trasmissione presenta dei contenuti che reputa inappropriati per le fasce orarie più frequentate... E lo conferma anche Fabrizio Margaria nell'intervista del 2010 che vi mostro qui sotto, quando ancora era responsabile della fascia per ragazzi di Mediaset (e direttore di HIRO)... Un'intervista in cui ammette molto candidamente che una scena non censurata di DRAGON BALL è costata all'azienda ben 100.000 euro di multa!

La scena in questione, di cui vedete un estratto qui sotto, riguardava due killer psicopatici che - per incastrare un noto personaggio della saga e averne dei vantaggi - si divertono a fare il tiro al piccione con una coppia di ignari vecchietti. Era una scena obbiettivamente crudele, ma funzionale alla storia. E comunque il regista giapponese aveva già operato una sorta di "censura", mostrando le inquadrature più cruente a debita distanza, senza contare che nell'episodio successivo i due killer avrebbero fatto una bruttissima fine...






Fatto sta che la trasmissione di questa sequenza è costata 100.000 euro di multa, e forse questo aiuta a capire meglio perchè ormai, su Mediaset, vengono trasmesse solo serie giapponesi che sono già passate più volte al vaglio dell'AGCOM (e delle associazioni come il MOIGE, che potrebbero sempre segnalargliele)... O al massimo nuovi episodi delle stesse.

Comunque siccome io sono uno a cui piace fare le cose per benino, e mostrare quello che gli altri non mostrano, se CLICCATE QUI (a pag. 112 del file che si aprirà) potete leggere proprio le motivazioni della delibera di AGCOM relativa a questo episodio di DRAGON BALL... E devo dire che, anche se Mediaset ha provato a difendersi portando argomentazioni sensate (cosa che, lo ammetto, mi ha fatto in parte ricredere sul suo conto), il modo con cui l'AGCOM ha ribattuto è abbastanza inquietante, visto che per giustificare la propria opinione rigira le argomentazioni dell'emittente contro di lei... Senza che ci sia un'autorità sopra le parti a stabilire chi ha ragione nel contraddittorio, dato che in questo caso il Giudice è anche una delle due parti in causa...

E ovviamente l'AGCOM non ha voluto nemmeno prendere in considerazione il fatto che l'animazione giapponese, a differenza di quella occidentale, non nasce unicamente per distrarre e divertire, ma anche per stimolare riflessioni e forti coinvolgimenti emotivi, anche quando si rivolge a un pubblico molto giovane... Usando sequenze talvolta cruente proprio per lanciare ammonimenti e insegnamenti morali che altrimenti non riuscirebbero a passare in maniera incisiva.

La cosa più curiosa, comunque, è che all'AGCOM si sono accorti della traumatica sequenza con i due vecchietti, decidendo di multarla, solo in occasione della quarta replica della serie! E a confermarlo è stato proprio Fabrizio Margaria (che a quanto pare ha sempre puntato sulla trasparenza) nell'intervista che trovate CLICCANDO QUI, dove specifica che in quel periodo a Mediaset avevano dovuto pagare anche delle multe per Naruto e hanno avuto dei "richiami" per Detective Conan...

Quindi è ragionevole supporre che, anche se non lo ammetteranno mai, le emittenti italiane si siano rese conto che quella per la trasmissione delle serie giapponesi in Italia è - al momento - una battaglia persa in partenza, e quindi stanno lentamente gettando la spugna... Anche perchè sono in balia di valutazioni imprevedibili e molto discrezionali, che a quanto pare non sono nemmeno appellabili nel senso pieno del termine... Nemmeno se comportano una multa da 100.000 euro per un episodio di DRAGON BALL sulle cui prime tre messe in onda nessuno aveva mai avuto niente da ridire!

E questo, se non altro, potrebbe spiegare perchè tante serie non vengono più nemmeno replicate...
Certo resterebbe l'ipotesi della trasmissione a tarda notte, quando le maglie dell'AGCOM sono meno strette, ma a quanto pare gli esperimenti in questo senso non hanno garantito un ritorno economico (e di ascolti) sufficiente per gli standard di Mediaset, e non sono proseguiti (e d'altra parte iniziare un esperimento del genere partendo dalla terza serata, a mezzanotte circa, non è stato esattamente un colpo di genio)...


E forse il rapporto investimento/guadagno non era più così conveniente nemmeno per MTV, visto che l'appuntamento settimanale chiamato ANIME NIGHT (che copriva la prima e la seconda serata) si è concluso di punto in bianco dopo una decina d'anni.

In ogni caso c'è da notare che Fabrizio Margaria dal 2012 non lavora più in Mediaset, e i motivi non sono mai stati ufficialmente chiariti. Forse il conflitto fra la sua passione per l'animazione giapponese, la sua voglia di trasparenza, le necessità aziendali e la paura di nuove sanzioni era diventato ingestibile?

Visto che ora sembra sparito nel nulla temo che rimarremo nel dubbio...

Quel che è certo è che da quando se n'è andato la situazione è peggiorata ulteriormente... E come se tutto questo non bastasse il fallimento di KA-BOOM e ANIME GOLD ha dimostrato che gli sponsor pubblicitari in Italia NON vogliono acquistare spazi nei canali che hanno palinsesti dedicati esclusivamente all'animazione, a meno che non siano espressamente dedicati all'infanzia...

Così alla fine questo cortocircuito sta allontanando sempre di più l'animazione giapponese dalla connotazione di "fenomeno di massa" che in Italia l'aveva caratterizzata fino ai primi anni '90... Una connotazione che, in ogni caso, continua ad avere degli strascichi, visto che siamo l'unico paese al mondo che allega i DVD di Jeeg Robot (e di altre serie giapponesi cult) ai quotidiani...

Certo, anche se le serie in DVD ormai sono divenute un lusso per (pochi) collezionisti, esistono le piattaforme web ed esiste youtube, per non parlare dello streaming abusivo (comprensivo di serie sottotitolate dai fans), ma è un dato di fatto che sono spazi funzionali solo per quanti sanno già orientarsi fra l'immensa offerta delle produzioni giapponesi... 

Quindi adesso ci si trova in una situazione molto paradossale, per cui tramite il web le produzioni giapponesi non sono mai state così accessibili, ma al tempo stesso non sono mai state così di nicchia e così trascurate dalle emittenti televisive che "formano" il grande pubblico: le stesse emittenti che magari trasmettono serial TV americani come ARROW e FLASH quasi in contemporanea con gli USA, e non si fanno problemi a trasmettere I SIMPSON e I GRIFFIN - con tutti i loro ammiccamenti sessuali e satirici - nel primo pomeriggio... Nonostante anche questi titoli siano stati presi di mira più volte dall'AGCOM...

Molto bizzarro.

Quel che è certo è che, in una situazione come questa, internet permette anche ai fans italiani di far sentire la propria voce, e di dimostrare - con i fatti - cosa vorrebbero vedere VERAMENTE nei palinsesti televisivi e in contemporanea col Giappone. Dico questo perchè in Italia, oltre al fenomeno delle serie giapponesi sottotitolate dai fans (in gergo fansub), ora iniziano ad essere realizzati anche dei doppiaggi semi professionali (i cosiddetti fandub) dei titoli più richiesti, e dei quali non si riesce nemmeno ad aspettare un eventuale (e molto ipotetico) doppiaggio ufficiale.

E, a riprova del fatto che c'è un vero e proprio abisso fra le emittenti italiane e quelli che sono i gusti REALI del pubblico, può essere interessante notare che fra i primi titoli che stanno godendo di questo trattamento ce ne sono due particolarmente gay friendly: SAILOR MOON CRYSTAL e, soprattutto, la sua versione "demential-queer" al maschile, e cioè BINAN KOUKOU CHIKIUU BUEI-BU - LOVE! (di cui vi avevo parlato poco tempo fa e che nella versione doppiata dai fans si intitola I PRINCIPI DELL'AMORE). Il tutto ad opera del gruppo thunderdub (per la loro pagina facebook CLICCATE QUI), che ha anche provveduto a realizzare sigle italiane sulle basi originali...

Ora: anche se si tratta di un'operazione palesemente abusiva, resta il fatto che non ha alcun fine di lucro e che - probabilmente - non nasce per caso, ma dall'esigenza di dare spazio a queste serie piuttosto che ad altre... Perchè forse riflettono meglio di altre quello che vuole il pubblico italiano di oggi, al punto da giustificare l'impegno necessario per doppiarle abusivamente, rischiando anche di mettersi nei guai e tutto il resto... E probabilmente se in Italia le emittenti facessero a gara ad accaparrarsi il meglio dell'animazione giapponese senza troppe censure e senza pregiudizi, come accadeva negli anni '80, nessuno si sognerebbe di impiegare tempo ed energia per fare dei fandub di serie giapponesi al meglio delle proprie possibilità...

Il fatto è che il pubblico italiano di oggi sa bene che una serie come I PRINCIPI DELL'AMORE, che - pur non avendo personaggi ufficialmente omosessuali - è una delle cose più gay che si siano mai viste negli ultimi anni, non arriverà MAI sulle emittenti italiane... E quindi ha voluto correre ai ripari... E, in effetti, non escluderei che questa serie sia già diventata un cult anche in Italia proprio perchè rappresenta ESATTAMENTE il simbolo di tutto quello che le emittenti italiane negano al grande pubblico, anche per assecondare le lobby bigotte del nostro paese (che oltretutto, tramite i loro referenti in Parlamento, eleggono la dirigenza dell'AGCOM).

Quindi si tratta più di un fandub o di un atto di ribellione? Difficile dirlo...

Quel che è certo è che questo tipo di operazioni non piace affatto a chi adatta ufficialmente anime in italiano, e non mi riferisco tanto alle emittenti televisive, quanto a chi adatta o sottotitola serie giapponesi direttamente per l'home video, e che ultimamente lo fa anche per youtube e varie piattaforme web (come il CANALE UFFICIALE YAMATO VIDEO o MEGATUBE ANIME).

Questo in effetti è comprensibile, visto che con gli adattamenti ufficiali si spendono soldi per i diritti, i doppiatori professionisti e tutto il resto... E che comunque, per queste persone, si tratta di un lavoro e non di un passatempo...

Tuttavia è anche vero che, in ultima analisi, se la situazione in Italia ha preso questa piega, la colpa non è tanto dei fans iperattivi, ma del fatto che dalle nostre parti le emittenti televisive hanno sposato una certa linea di condotta, anche perchè sono state messe sotto scacco dai poteri forti del nostro paese, mentre gli sponsor pubblicitari hanno dimostrato una certa miopia... E comunque è anche vero che le poche realtà che adattano ufficialmente anime in italiano non possono riuscire a stare dietro a tutto quello che i fans sempre più informati, esigenti e curiosi, vorrebbero (e potrebbero) vedere nella nostra lingua...

Questo è un dato di fatto, e tutto il resto viene da sè.

Tuttavia la cosa curiosa è che, anche se la situazione italiana di oggi e simile a quella di buona parte del mondo occidentale (dove gli anime - a parte alcune serie di riferimento - sono un fenomeno circoscritto soprattutto agli appassionati e all'home video), il caso del nostro paese è un po' particolare...

Nel senso che, a differenza di quanto è avvenuto in buona parte del mondo occidentale, per molti anni abbiamo vissuto davvero le serie animate giapponesi come un fenomeno di massa (se non addirittura come un fenomeno di costume), ma quando è arrivato il momento di scegliere fra il loro sdoganamento definitivo e la paura di scontentare qualche potere forte si è preferito scegliere la seconda opzione... Anche perchè la paura delle multe, dei boicottaggi, dei "danni collaterali" e delle "vendette trasversali" con gli anni è aumentata...

Di pari passo con la diminuizione della libertà di espressione nei media ufficiali, mi verrebbe da dire.

E il risultato è che gli appassionati di serie animate giapponesi, come del resto gli italiani in generale (su molti altri fronti), stanno imparando ad arrangiarsi da soli... Nel bene e nel male.

Alla prossima.

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati: trovate tutti i dettagli cliccando sull'apposito banner) 2015. Partecipate e spargete la voce!

4 commenti:

Massimo Basili ha detto...

Un altro colpo da maestro! Bravo Wally. Credo che, grazie ai tuoi preziosi spunti, potrei inaugurare una serie di articoli per Pride dedicati alla libertà di espressione, vista dal mondo gay. Intanto, il pezzo sui fumetti Bonelli slitta ad aprile.

daunpannounfiume.com ha detto...

Credevo che i progetti come MTV Anime Night, Hiro, It! (ma anche JTV negli anni '90, ti dice qualcosa?) fossero stati abbandonati per semplici logiche di mercato: gli sponsor non pagano tanto perché l'audience è composta da adolescenti e quelli con le paghette non vanno a comprare l'auto. Crudele ma giusto.

Però tu dici che gli sponsor possano pagare meno o di più per partito preso, e non mi suona poi così strano, visto che sono così stupidi ad assecondare un sistema di vendita degli spazi pubblicitari del tutto sballato: Per dire, Striscia che cerca di guadagnare punti di share su Affari Tuoi spingendosi fino alle nove e quaranta il lunedì sera. E ci credo che vincete! Affari Tuoi è finito da mezz'ora!

Effettivamente non me ne ero mai reso pienamente conto. Gli unici anime trasmessi in Italia derivano da franchise non più recenti del 2006 e tanti non sono stati nemmeno più replicati. A meno di non avere la pazienza di guardarseli coi sottotitoli seduti alla scrivania si è letteralmente tagliati fuori.

Wally Rainbow ha detto...

Purtroppo viviamo in una nazione surreale sotto diversi punti di vista...

daunpannounfiume.com ha detto...

Ovviamente avrei trovato parecchio strano vedermi anime come Berseck o Evangelion trasmessi all'orario di merenda, perché effettivamente i contenuti erano molto forti. Certo, poi valuti che Ken il Guerriero o la scollacciatissima Lamu venivano trasmessi a tutte le ore e il discorso non sta più tanto in piedi.

Non riesco a capacitarmi comunque del fatto che ci sia l'embargo sugli anime giapponesi e che poi passino cartoon che titolino "Aiuto! Il mio sedere è impazzito". Surreale. C'è un'intera generazione di bambini che sta crescendo con contenuti da completi rimambiti, a cui confronto DragonBall pare Guerra e Pace.

Però vorrei mettermi a approfondire questa possibilità che ventagliato tu, che i prezzi degli spazi pubblicitari possano essere decisi a tavolino, magari da una classe dirigente ostile agli anime, e non sulla base degli ascolti e del target commerciale. A volte mi pare che alle aziende dell'intrattenimento i soldi facciano schifo