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lunedì 11 gennaio 2016

LOBBY SÍ, LOBBY NO...

Ciao a tutti, come va?

Come forse avrete notato non mi piace parlare di politica, o di politici, ma oggi penso che dovrò fare una parziale eccezione.

Spesso su questo blog ho parlato di lobby moraliste e/o omofobe che in qualche modo condizionano la rappresentazione di certe tematiche nei fumetti italiani, compresa - fra le altre cose - la questione LGBT... E mi rendo conto che certe volte posso passare per il solito blogger complottista, anche perchè prove inconfutabili - in questo senso - ce ne sono poche, e comunque determinati meccanismi non sono mai troppo evidenti...

Ad ogni modo, grazie alla memoria storica fornita da internet, oggi abbiamo a disposizione qualche indizio in più, e possiamo ricollegarlo meglio alla situazione attuale.

Tutto parte dal dibattito sulla proposta di legge per la regolamentazione delle unioni civili in Italia, l'ormai celeberrimo DDL Cirinnà (dal nome della Senatrice che lo sta portando avanti). Siccome entro questo mese dovrebbe essere votato (il condizionale è d'obbligo), i toni si stanno alzando, le dichiarazioni si stanno moltiplicando e ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino (o al mulino di chi rappresenta).

Al che vi chiederete perchè parlo di tutto questo su questo blog...

Il  fatto è che fra i vari toni che stanno alzando ci sono anche quelli della parlamentare europea Silvia Costa (foto sotto), appartenente all'ala cattolica del Partito Democratico e nota per le sue posizioni conservatrici e molto "cattoliche" su varie questioni. Anche perchè, non a caso, è anche una giornalista socia dell'Unione Cattolica Stampa Italiana.

Negli ultimi giorni hanno fatto molto discutere alcune sue dichiarazioni sul testo del DDL Cirinnà (CLICCATE QUI), ma in realtà la sua battaglia per l'affermazione (prevaricazione?) di un certo modello di società e di cultura non è una novità, men che meno per il mondo del fumetto.

Infatti nella sua lunga carriera politica è stata anche un Deputato della Democrazia Cristiana dal 1983 al 1994, e nel 1990 il suo nome è balzato agli onori della cronaca per aver capitanato una storica interrogazione parlamentare contro i fumetti horror pubblicati in Italia, e in particolare contro la rivista SPLATTER (potete avere un'idea della situazione CLICCANDO QUI).

Tra l'altro, in quello stesso periodo ci fu anche la denuncia di un privato e la conseguente decisione del tribunale di Monza di condannare l’editore di SPLATTER, Silver (alias Guido Silvestri, autore anche di lupo Alberto), e il direttore editoriale di allora Ferruccio Giromini a quattro mesi di reclusione (poi sapientemente patteggiati da un bravo avvocato). E in questo caso è anche difficile stabilire se era nato prima l'uovo o la gallina.

Quel che è certo è che dopo quell'intervento parlamentare si assistetette inizialmente ad un aumento delle vendite dei fumetti horror e alla solidarietà dei colleghi (Tiziano Sclavi si ispirò alla vicenda per scrivere Dylan Dog 69 del 1992, "CACCIA ALLE STREGHE"), ma nel lungo periodo qualcosa non funzionò e il clima peggiorò... Tanto che, per precauzione, lo stesso Dylan Dog prese un direzione molto più soft rispetto ai suoi primi anni...

Forse si stava diffondendo un clima di paura nel mondo dell'editoria a fumetti? Di certo a partire dagli anni Novanta si assistette ad una discreta quantità di interventi perlomeno inquietanti nei confronti dei fumetti, soprattutto quando avevano la colpa di toccare argomenti ritenuti "pericolosi"... E viene il dubbio che sia stato proprio il sasso lanciato da Silvia Costa a dare il via a tutta una serie di "casi" che hanno animato le cronache del decennio successivo...

E, a beneficio ci chi non c'era, qui di seguito vi riassumo quelli più ecclatanti.

Nel 1992 partì un processo contro il settimanale INTREPIDO, e visto che Sauro Pennacchioli (che lo gestiva all'epoca) ha condiviso recentemente sul suo blog l'atto di denuncia ve lo riporto integralmente:

"Milano 25/6/92 
Alla Procura della Repubblica di Milano p.c. Procura della Repubblica del Tribunale dei Minorenni p.c. Federazione Giornalisti 

Oggetto: Denuncia contro il Direttore Responsabile del quattordicinale “Intrepido”. 

L’Assemblea dei Genitori del Liceo Scientifico “B. Pascal” , ubicato in via A. Caro 16, riunitesi il giorno 8/5/92 presso i locali della scuola stessa per una Conferenza Dibattito sui problemi giovanili e delle devianze che ne possono conseguire, ha avuto modo di esaminare, su segnalazione di alcuni genitori presenti, i contenuti dei numeri 1-4 del periodico “INTREPIDO”. I genitori presenti, concordemente, hanno ritenuto di segnalarli alla MAGISTRATURA COMPETENTE perché individui i reati eventualmente commessi con la loro pubblicazione e distribuzione sollecitando eventuali interventi per il sequestro degli stessi. I genitori hanno constatato che in queste pubblicazioni si suggeriscono modelli di comportamento deviati, antisociali ed autolesionisti. Infatti hanno ravvisato che sono considerati normali: 
- l’omicidio; 
- l’ottenimento di soldi con azioni illecite; 
- il consumo di droga; 
- il suicidio individuale e collettivo;
- ed altri comportamenti non socialmente accettabili. 
Questi “suggerimenti” sono pericolosissimi perché indirizzati ad una fascia di età a rischio, facilmente suggestionabile. I genitori sono a disposizione per ogni chiarimento e approfondimento necessari." 

E meno male che la graffitara bisessuale Sprayliz di Luca Enoch non era ancora stata pubblicata (arrivò solo sul numero 14), altrimenti c'è da scommettere che ci sarebbe partita anche una denuncia di istigazione all'omosessualità... Ad ogni modo il processo si concluse con un'assoluzione in primo grado, ma è interessante notare come Sauro Pennacchioli, sul suo blog (CLICCATE QUI), accenni al fatto che "i genitori erano stati "convinti" da persone che avevano svolto attività politica e che forse volevano tornare a farla".

Poco dopo, nel 1993, l'allora Ministro dell'Istruzione Rosa Russo Iervolino (che tanto per cambiare aveva una lunga militanza nella Democrazia Cristiana) si scagliò contro un opuscolo di Lupo Alberto (all'epoca personaggio molto amato dal pubblico adolescente) che spiegava (in maniera esplicita, e tra l'altro con l'approvazione della Commissione per la lotta all'AIDS del Ministero della Sanità) come proteggersi dal virus HIV (trovate un'analisi abbastanza dettagliata dell'episodio CLICCANDO QUI). Forse si tratta solo di una coincidenza, ma dopo il picco di popolarità dovuto a questa vicenda Lupo Alberto iniziò la sua parabola discendente (e forse i cartoni prodotti dalla RAI nel 1997 accelerarono il processo)... Forse perchè aveva iniziato ad essere considerato un promotore della sessualità adolescenziale e questo mise in atto un'opera di boicottaggio silenzioso? Sicuramente è un dato di fatto che dal 1993 in poi i gadget e il merchandising di Lupo Alberto, che erano veramente ovunque,  iniziarono a sparire dalla circolazione...

Nel 1995 la Topolin Edizioni decise di pubblicare Psycho Pathia Sexualis di Miguel Angel Martin. Il suo tipografo, vedendo il contenuto (!) pensò bene di segnalarlo alla procura di Cremona (!!), che lo sequestrò prima della pubblicazione (!!!). Il processo in primo grado si concluse con l'assoluzione nel 1997, ma nel 1998 la porta dell'abitazione di Jeorge Vacca, sede della Topolin Edizioni, venne sfondata dalle forze dell'ordine (ben dodici agenti della digos) con un mandato di perquisizione del Tribunale di Milano. Vennero sequestrate diverse pubblicazioni accusate di promuovere la pedofilia, lo stupro, il suicidio e altro. Da notare che fra queste c'erano soprattutto le opere di Miguel Angel Martin, autore spagnolo definito dal TIME come uno dei migliori disegnatori europei, e che tra l'altro - proprio con Psycho Pathia Sexualis - aveva vinto il premio "autore rivelazione" nel Salone Internazionale dei Comics di Barcellona del 1992. Per la cronaca: tra le altre cose venne sequestrato anche un barattolo di pomodoro con etichetta fotocopiata con la dicitura "carne umana in scatola" illustrata dal noto artista grafico svizzero H.R. Giger. Alla fine fra corsi, ricorsi e mobilitazioni varie, la situazione si è normalizzata solo il 13 marzo 2001 ("perchè il fatto non sussiste"), ma Psycho Pathia Sexualis (assieme alle altre opere di Miguel Angel Martin) è stato ristampato in italiano solo nel 2010.

1998. Sul n° 459 di Tex, datato dicembre e intitolato "Sulla pista di Fort Apache" c'è una striscia in cui uno scout di nome Laredo chiede a Tex, che si sta accendendo una sigaretta in cerca di ispirazione sul miglior modo di uscire da una drammatica situazione: "E' questo il segreto della tua leggendaria calma, Tex? Il tabacco?". E il ranger risponde: "No, ma aiuta". Per questo banalissimo dialogo, il Codacons ha denunciato Sergio Bonelli chiedendo alla magistratura il sequestro dell'intera tiratura dell'albo... Il sequestro non ci fu, ma ovviamente la Bonelli prese una bella strizza e cambiò la sua politica in fatto di fumo, alcolici e altro...

Così, alla fine degli anni Novanta, chi produceva fumetti in Italia aveva alzato bandiera bianca, ma all'inizio degli anni 2000, con la diffusione dei manga, questo genere di azioni legali riprese (e andò di pari passo con la stretta sugli anime, di cui però non parlerò oggi).

Una madre, sfogliando un numero di Dragon Ball comprato dal figlio, rimase sconvolta da una scena di nudo e si rivolse all'associazione Cittadinanzattiva (che guardacaso, come si può leggere QUI, è stata fondata da vari gruppi cattolici), che presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Roma nei confronti dell'editore Star Comics. La scena incriminata (che in Italia venne censurata anche nella nuova edizione della serie animata, e che potete vedere qui sotto) fu accusata di favorire la pedofilia, ma le indagini seguenti (tra cui una traumatica perquisizione alla Yamato Video, che da allora non ne ha più voluto sapere di vendere e tradurre materiale a rischio) non portarono a provvedimenti concreti.

In compenso nelle ristampe successive la Star Comics, per evitare ulteriori polemiche e azioni legali, decise di censurare la scena incriminata e nella pagina iniziale di tutti i manga pubblicati da quel momento venne inserita un'avvertenza in cui si specificava che tutti i personaggi, sebbene siano soltanto delle rappresentazioni grafiche, sono maggiorenni anche quando dichiarano il contrario (!). La cosa curiosa è che la storia si è ripetuta nel 2002, quando un medico dei servizi sociali di Genova, su segnalazione di alcuni genitori (che avevano ancora per le mani la vecchia edizione di Dragon Ball), coinvolse un pubblico ministero che poi presentò un fascicolo alla procura di Perugia (CLICCATE QUI), che dispose il sequestro del fumetto... A cui si diede anche la colpa dei ragazzini che - cercando Dragon Ball su internet - si imbattevano in siti pornografici (CLICCATE QUI)...

Anche in questo caso non successe nulla, ma di certo si rafforzò il clima intimidatorio che si era venuto a creare: un clima in cui nessun editore di fumetti, soprattutto se vuole raggiungere un ampio pubblico, può mai sapere chi lo può denunciare (o boicottare) e per cosa... Un clima in cui, per inciso, un editore non ha nemmeno un'idea precisa su quali siano i limiti che deve rispettare per starsene tranquillo.

E questo ha contribuito alla situazione attuale... In cui gli editori che producono fumetti in Italia, da  una ventina d'anni a questa parte, stanno attentissimi a non provocare nessuno per non rischiare di svegliare il proverbiale "can che dorme"... Ad esempio schierandosi troppo dalla parte della comunità LGBT, ed evitando accuratamente di darne una rappresentazione incoraggiante e positiva...

Anche perchè la carriera politica di Silvia Costa - che adesso si sente in dovere di depotenziare le unioni omosessuali - dagli anni Novanta ad oggi è stata tutta un susseguirsi di incarichi prestigiosi (CLICCATE QUI), mentre i fumetti che negli anni Novanta sono stati presi di mira da lei (e da chi la pensava come lei) si sono estinti o si sono dovuti adeguare... E questo dovrà pur significare qualcosa.

Ad esempio che dalle nostre parti non sono gli editori (o la libertà di stampa) ad avere il coltello dalla parte del manico... Non nelle edicole, perlomeno, visto che in quell'ambito hanno un pubblico più ampio e trasversale, e potenzialmente più "rischioso".

E sarebbe ipocrita continuare a parlare di cali di vendite legati SOLO alla crisi del settore, quando magari la suddetta crisi è stata ANCHE una conseguenza dell'appiattimento dei contenuti dei fumetti italiani, che EVIDENTEMENTE preferiscono mantenere un basso profilo sotto tanti aspetti, e adottare mille accorgimenti, proprio per non "indisporre" chi potrebbe denunciarli per qualche motivo...

E forse questo è uno dei motivi per cui le fumetterie (e, in misura minore, le librerie), che rappresentano un circuito (un ghetto?) riparato da sguardi indiscreti e frequentato da un pubblico più selezionato, sono rimaste l'unico spazio - salvo rarissime eccezioni - in cui il fumetto italiano può ancora permettersi di sperimentare e fare proposte di un certo tipo... E infatti la nuova versione della rivista SPLATTER si può recuperare in fumetteria, e non certo in edicola...

Cosa accadrebbe se, per assurdo, un fumetto italiano che arriva in edicola e magari si rivolge ad un pubblico giovane parlasse liberamente e positivamente di relazioni gay (magari fra adolescenti consenzienti), matrimoni gay, adozioni gay o magari di una coppia di genitori omosessuali che hanno avuto un figlio tramite gravidanza surrogata? Ci sarebbe una denuncia per istigazione a delinquere e/o corruzione di minorenni? Un sequestro? Un invito al boicottaggio? Magari ad opera della stessa Silvia Costa?

Inquietante interrogativo.

Certo è che, come spesso accade in questi casi, la tendenza generale è sempre stata quella di accettare le cose a testa bassa.

Con qualche rara eccezione.

A seguito di quello che avvenne alla fine degli anni Novanta, Jeorge Vacca fondò il Fo.I.L.E. - FOndo Italiano per la Libertà di Espressione - ovvero il primo fondo bancario per sostenere le spese legali di autori o editori che subiscano casi di censura... E nello specifico le spese legali di Jeorge Vacca (CLICCATE QUI per un'intervista in cui spiega di cosa si tratta). Qualcosa che - suppongo - nelle intenzioni doveva essere la versione italiana dell'efficentissimo Comic Book Legal Defense Fund (CLICCATE QUI), che è  attivo negli USA dal 1986... E infatti vennero organizzate mostre ed eventi, e alla fine i soldi raccolti contribuirono effettivamente alla risoluzione dei problemi di Jeorge Vacca.

Dopodichè pare che questo Fo.I.L.E. sia sparito nel nulla, e nessuno ne ha più parlato... O lo ha ripreso in mano.

Ed è un vero peccato, perchè i benefici di una simile iniziativa sicuramente si sarebbero visti nel lungo periodo, e forse adesso la situazione generale sarebbe leggermente migliore.

D'altra parte le cose non sono andate così e la situazione attuale è un'altra.

La domanda è: qual è il rapporto costi/benefici in questo caso? Certo da una parte mantenere un basso profilo su certi argomenti garantisce una certa immunità, ma dall'altro non attira e non fidelizza un ampio pubblico potenziale di più ampie vedute. Di conseguenza, col tempo, non solo il pubblico dei fumetti italiani sarà sempre più circoscritto, ma finirà inevitabilmente per essere composto in misura sempre maggiore da persone con vedute limitate... Innescando un circolo vizioso che potrebbe portare ad un calo progressivo delle vendite, trasformando i fumetti "popolari" in fumetti di nicchia loro malgrado, e cioè rivolti principalmente alla nicchia rappresentata dalle persone con vedute abbastanza ristrette...

Cosa che, peraltro, sta già accadendo in maniera sempre più evidente.

D'altra parte chi non risica (e non combatte per il  suo diritto alla libertà di espressione) non rosica, e questo è il risultato.

Alla prossima.

2 commenti:

Francesco Osmetti ha detto...

Penso che alla fine tutto questo tentativo di rinchiuderci in una campana di vetro non abbia e non farà altro che far esplodere una bomba. Stessa cosa era avvenuta col cinema (La dolce vita, per intenderci) in cui la Chiesa aveva avuto un ruolo predominante nella censura; il risultato, successivo alla liberalizzazione dei film e cinema a luci rossi, è stato che, a causa dei freni precedenti, i film di questo tipo divennero seguiti ancora di più (cosa non avvenuta nei paesi nordici perché fin da subito liberalizzati). Questo per me indica che c'è una certa necessità da parte dell'uomo di non sentirsi bloccato perché prima si attiva un senso di trasgressione (che lo fa agire in incognito), poi, quando non c'è più nulla da trasgredire, resta nella mente sempre l'idea dell'illecito (che spesso attira di più dell'argomento stesso) in qualcosa che illecito non dovrebbe essere. Soprattutto di questi tempi, in cui l'informazione è fluida e libera, non dovremmo proprio preoccuparci di certi temi che fanno parte della vita. La censura è solo la scusa per non darci abbastanza elementi per conoscere una situazione...

Wally Rainbow ha detto...

In effetti mi pare di cogliere un certo clima di insofferenza montante verso certi atteggiamenti... E forse servirebbe solo qualcuno che desse il calcio d'inizio :-)Chissà...