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mercoledì 4 dicembre 2013

DI MELA IN MELA

Ciao a tutti, come va?
Il 2013 sta entrando nella fase finale ed è tempo di bilanci. Bilanci, ad esempio, che riguardano le censure operate dalla Apple sui prodotti a fumetti venduti tramite i suoi canali. Come forse saprete, infatti, il mondo dei fumetti digitali è in continua espansione, e ovviamente gli editori ci si stanno fiondando in massa cercando di sfruttare al meglio questo mercato sono sempre di più. Tuttavia si stanno moltiplicando anche i casi in cui la Apple pone il veto, per via di contenuti non in linea con la sua politica "per tutti". Il sito di vendita di fumetti digitali Comixology, ad esempio, nel 2013 si è visto bloccare la vedita di ben 59 fumetti a causa dei suddetti contenuti, tra cui l'antologia di fumetti LGBT No Straight Lines (che io possiedo in versione cartacea e posso garantirvi non ha niente di pornografico).
Tra le altre vittime illustri una gran quantità di fumetti che in qualche modo parlano esplicitamente di sesso, anche se in definitiva ne fanno vedere molto poco. E la cosa interessante è che quando ci sono di mezzo delle serie di fumetti può anche capitare che alcuni volumi possano essere venduto e altri no, come nel caso di SEX CRIMINALS, opera di Matt Fraction e Chip Zdarsky, per la quale la Apple ha acconsentito alla vendita del numero 1, ma non del numero 2...
La cosa più ironica, però, è che gli stessi fumetti censurati dalle aplicazioni Apple possono essere acquistati dalla app di Comixology per Android, ed eventualmente convertite per essere visibili su iPhone.
Questa situazione surreale ha spinto l'editore di SEX CRIMINALS, la Image Comics, a prendere una posizione e a dire che:

“La Apple è libera di prendere qualsiasi decisione ritenga migliore per il proprio business, ma c’è un livello di inconsistenza in questa scelta che risulta difficile da comprendere per la comunità creativa. In particolare, c’è poca differenza tra i contenuti di Sex Criminals #1 (che è disponibile sull’AppStore iOS) e Sex Criminals #2 (che è stato respinto). Allo stesso modo, quando si confrontano gli standard di vendita per l’iBookstore con quelli dell’iOS Appstore, non ci sono molti punti in comune, e ciò fa si che decisione come questa possano risultare arbitrarie. Nessuna vera spiegazione è stata fornita in un modo o in un altro e siamo portati a scommettere su cosa abbia portato all’esclusione. È quasi come se la loro mancanza di una politica definita sia la loro politica”.

Vai a capire... Quel che è certo è che, di tanti fumetti censurati dalla Apple, buona parte hanno parole come SEX, XXX e simili nel titolo. L'elenco comprende tra gli altri Black Kiss II di Howard Chaykin, Sex di Joe Casey e Piotr Kowalski, XXXombies di Rick Remender e Keiron Dwyer, i numeri  1-13 di Angry Youth Comix di Johnny Ryan e libri 1-4 della sua Prison Pit, Folly: The Consequences of Indiscretion di Hans Rickheit, tutta la proposta di Fantagraphics Books; cinque yaoi manga (storie d'amore tra due maschi) da Digital Manga Publishing; Chester 5000 di Jess Fink, pubblicato dalla Top Shelf, The Boys: Herogasm di Garth Ennis, Omaha the Cat Dancer e The Story of O, pubblicati da NBM e via discorrendo
Titoli con richiami al sesso, quindi, ma anche titoli che hanno la reputazione di essere erotici, fumetti con copertine ammiccanti e via discorrendo.
In definitiva la sensazione è che  le censure della Apple siano più che altro finalizzate ad un discorso di immagine, presumibilmente per continuare a mantenere la parvenza di una ditta che prende le distanze da certe cose.
Il che potrebbe avere tanti significati, anche se personalmente sono portato a credere che sia tutta un'operazione di marketing finalizzata a tenersi buoni i mercati delle economie emergenti, che guardacaso sono costituiti da nazioni con mentalità abbastanza bigotte e retrograde in fatto di sesso e derivati, e che in fatto di censura se ne intendono.
Ovviamente tutto questo non rappresenta certo un passo avanti per la libertà di espressione, e men che meno un'opportunità per i fumetti LGBT, che magari potrebbero diffondersi più facilmente in contesti in cui abitualmente sono ignorati dagli editori tradizionali...
Tuttavia non si vive di solo iPhone e nel lungo andare non è detto che la Apple abbia da pentirsi di queste scelte.
Staremo a vedere.
Alla prossima.

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