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mercoledì 9 settembre 2015

DAL BANGLADESH CON AMORE

Ciao a tutti, come va?

Ci sono nazioni che tutti conoscono per via del loro peso culturale o economico, e ce ne sono altre che tutti imparano a conoscere per via dei loro conflitti e per via dell'influenza che possono avere negli equilibri geopolitici mondiali...

E poi ci sono nazioni talmente piccole e modeste da essere rimosse in maniera quasi automatica dalla coscienza collettiva, un po' come accade nel caso del Bangladesh. Eppure anche il Bangladesh ha la sua comunità LGBT, che peraltro non se la passa particolarmente bene.

Infatti in un paese per il 90% musulmano, in cui NON esistono leggi che puniscono i crimini d'odio e in cui gli atti contronatura possono essere puniti con il carcere a vita, è evidente che non è il caso di fare i salti di gioia...

In realtà la massima pena per gli atti contro natura viene applicata raramente (anche perchè, in teoria, andrebbe applicata anche agli atti contro natura compiuti fra eterosessuali), ma questo non cambia granchè la situazione... O la tipica mentalità bengalese sulle questioni legate all'omosessualità.

Tuttavia può essere interessante notare che in Bangladesh esistono comunque delle associazioni che si danno da fare per sensibilizzare la popolazione nei confronti della questione LGBT, e che scelgono di farlo attraverso dei fumetti...

Infatti l'associazione Boys of Bangladesh, proprio in questi giorni, ha presentato un fumetto dagli intenti educativi che vuole spiegare l'omosessualità attraverso le esperienze di una ragazzina che si scopre lesbica.

La protagonista del fumetto (che da il nome alla storia) si chiama Dehh (in bengalese “intelligenza”, “saggezza”), e siccome su internet circolavano poche informazioni riguardo a questo bel progetto ho chiesto a Boys of Bangladesh di mandarmi qualche foto e qualche info per la stampa, e - prodigi di internet - in poche ore mi hanno risposto...

E così ho scoperto che non si tratta di un fumetto nel classico formato occidentale, ma di una confezione che raffigura il viso della protagonista... E che si apre mostrando una storia sotto forma di strisce "sfuse", dando al tutto anche un certo valore simbolico...




Nel materiale che mi hanno inviato si legge che questo fumetto sarà proprio al centro di un progetto di sensibilizzazione che, partendo da Dakha (la capitale), dovrebbe toccare molte altre località, e attraverso le sue striscie cercherà di spiegare concetti non facili come l'angoscia di contrarre matrimoni per venire incontro alle aspettative sociali, la tentazione di suicidarsi, il rapporto con la famiglia e via dicendo...

Il progetto (che QUI ha una pagina su facebook) è stato presentato ufficialmente sabato scorso, presso la sede del British Council, con l'introduzione della direttrice dell'American Center, Ann McConnell, e con alcune performance artistiche di contorno...

E, nel frattempo, le forze di polizia controllavano che l'evento non fosse preso di mira da fanatici religiosi o altro.

Al di là del valore intrinseco dell'iniziativa, che ha avuto una certa eco in tutto il mondo, penso sia interessante il fatto che per spiegare certi concetti in un paese difficile come il Bangladesh si sia scelto proprio il linguaggio del fumetto...

Una scelta di campo che le associazioni LGBT italiane non hanno mai fatto, e devo ammettere che la cosa mi ha dato leggermente da pensare. Nel senso che, anche quando in queste associazioni di soldi ne circolavano una discreta quantità, mai a nessuno è venuto in mente di finanziare un progetto a fumetti degno di questo nome... Nemmeno in quei periodi storici in cui, di fatto, nel nostro paese non c'era traccia di fumetti esplicitamente gay o gay friendly.

E questo mi porta a pensare che, forse, le associazioni LGBT del Bangladesh - pur fra mille difficoltà - hanno una sintonia col mondo reale e con i suoi linguaggi che, a tutt'ora, nelle associazioni LGBT italiane scarseggia.

Forse perchè in Bangladesh hanno capito da subito che le battaglie di sensibilizzazione si combattono investendo risorse ed energie prima di tutto sul piano culturale, cercando di parlare la lingua delle persone che si vogliono raggiungere?

O forse perchè le associazioni gay italiane - storicamente - hanno sempre dato la priorità ai confronti politici, attirando una discreta quantità di persone che aspiravano ad usarle soprattutto come trampolino per avere una carriera politica (o contigua alla politica), impedendo che le loro energie potessero essere sfruttate per valorizzare altri tipi di competenze e sensibilità?

Chissà... Chissà... Chissà...

Durante la presentazione di Dehh l'attivista Khushi Kabirha (foto sotto) ha detto che la sua speranza è che la prossima volta eventi come questo possano tenersi all'aperto, perchè nessuno vuole vivere una vita segreta e al chiuso...

Eppure, per oltre vent'anni, il punto di forza delle associazioni gay italiane sono stati proprio locali chiusi in cui i loro iscritti potevano vivere in segreto la propria omosessualità...

Meditate, gente, meditate...

Alla prossima.

2 commenti:

ilGrandeColibrì ha detto...

Grazie per l'approfondimento molto interessante, lo segnaliamo subito :)

Wally Rainbow ha detto...

Ma pensa un po'! Questo blog lo leggono anche quelli de Ilgrandecolibrì! Non me l'aspettavo! :-) Grazie a voi :-)