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lunedì 6 giugno 2016

...CHI É IL MORTO?

Ciao a tutti, come va?

Il tempo passa, ma le perle che continua a sfornare il fumetto italiano quando prova a rapportarsi con tematiche LGBT non cessano di fornire materiale per questo blog... E sono talmente tante che, per fortuna, ci siete anche voi che me le segnalate (e continuate a farlo, mi raccomando!). Oggi, per esempio, posso scrivere questo post grazie al contributo di un gentile lettore, che mi ha fatto scoprire come un altro fumetto italiano - proprio a cavallo fra maggio e giugno (e cioè fra la Giornata contro l'Omofobia e il Gay Pride) - ci propone una storia che tocca alcune tematiche LGBT... E mi riferisco a quella comparsa sul numero 23 della serie IL MORTO.

IL MORTO è nato per una fanzine di nome Ink nel 2004, ed è approdato ad una serie tutta sua nel 2010. Pian piano ha consolidato la sua distribuzione nelle edicole e la sua periodicità, che ora è bimestrale. Come forse avete intuito si tratta di un omaggio esplicito al periodo d'oro dei cosiddetti "fumetti neri", inaugurati da Diabolik nei primi anni Sessanta, anche se i toni de IL MORTO sono molto più soft rispetto alla media di quel periodo. Non entrerò nel merito del personaggio, anche perchè non seguo la serie, tuttavia la prima impressione è che si tratti di una serie molto "rustica" e ambientata nell'Italia di oggi. In particolare le vicende del numero 23 si svolgono nella provincia dell'Italia centro settentrionale, dove il protagonista - che ha perso la memoria - ha trovato una sistemazione come segretario (e l'occasione per indossare la sua calzamaglia e raddrizzare i torti) presso un ricco possidente locale... Che però è arrivato in punto di morte e pare aver confidato un segreto incredibile al suo parroco...

Quando si apre la successione ereditaria salta fuori che tutti i suoi beni potrebbero andare ai suoi collaboratori più vicini, visto che non ha altri eredi legittimi e che il suo unico figlio è morto quando aveva sedici anni... Si trattava di un ragazzo che, a quanto pare, si è suicidato perchè è stato vittima di uno scherzo omofobo orchestrato dai suoi giovani compaesani... E così uno dei villici locali inizia a raccontare al protagonista la storia per come è conosciuta in paese...
 C'era una volta un ragazzino molto sensibile, che non giocava coi maschietti, e li guardava mentre giocavano a calcio, in compagnia delle femminucce...

E crescendo scopriva di non avere interesse per le contadinotte sue coetanee, come tutti i maschietti della sua età, visto che aveva già capito che gli piaceva il buzzurro più sexy del paese...

Poi, da vero genio, si era confidato con la sua migliore amica... Che tanto migliore amica non era, visto che la notizia si è diffusa alla velocità della luce... Dando modo al buzzurro di organizzargli un bello scherzone...
La povera vittima ci casca come una pera cotta... E il buzzurro lo attira fra le frasche lungo l'argine di un fiume...

E laggiù, in preda a uno slancio di passione, il nostro gay in boccio parte in quarta per dimostrargli il suo affetto senza preliminari... Perché si sa: giusto a quello pensano gli adolescenti gay appena scoprono di essere ricambiati, non certo a scambiarsi un bacio e ad aprire il loro cuore (sigh!)... E a quel punto sbucano fuori i compaesani burloni, che gli fanno un servizio fotografico mentre è intento a fare il suo primo servizietto... Che a quanto pare iniziava pure ad essere apprezzato dal buzzurrone...
La povera vittima è sconvolta e fugge fra le risate generali...
E per porre fine all'umiliazione decide di correre nel fiume come una pazza, mentre i suoi compaesani - totalmente inebetiti - restano fermi e immobili fino a quando la corrente non lo trascina via...
Il suo corpo è ritrovato a valle da un imperturbabile pescatore (che per essere così impassibile deve essere almeno un reduce della Guerra del Golfo), e - siccome siamo in campagna e qui non valgono le leggi della città - vengono a prenderlo direttamente i becchini del paese...

E gli viene fatto subito un bel funerale... Anche se sicuramente, mentre il parroco pregava per la sua anima innocente, tutti in paese si erano fatti una ben precisa opinione di lui...
La cosa interessante è che questo flashback tragicomico è solo l'antipasto. Infatti i collaboratori del defunto possidente, a cui spetterebbe l'eredita in mancanza del figlio deceduto, altri non sono che i compaesani burloni che ora sono cresciuti (compreso il sexy buzzurro, che tra l'altro ora si scopre essere diventato l'amante preferito dalle sue compaesane sposate)... Come e perchè questo padre snaturato abbia fatto fare carriera, nella sua azienda, ai responsabili della morte del figlio  resta un mistero...

Ad ogni modo tutto sembra andare in maniera molto lineare fino a quando non si presenta una bionda procace, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, che si scopre essere l'erede universale del ricco vecchiardo (che, tra l'altro, le inviava una cospiqua somma periodicamente)... Un'amante? Una figlia illegittima? Gli ex ragazzi burloni (ed ora possibili eredi) non ci pensano due volte e si organizzano per toglierla di mezzo, onde incassare l'eredità e spartirsi l'azienda agricola, ma lei non si fa trovare impreparata, e dopo averli messi in fuga rivela al protagonista de IL MORTO la sconvolgente verità sui fatti del fiume...

Infatti lei e il figlio del possidente, che pareva essersi suicidato, sono la stessa persona!
La truce verità è che i compaesani non lo avevano fotografato per fargli uno scherzo, ma per ricattarlo... Anche se lui, a quanto pare, non era disposto a scendere a patti con loro...
Così si scopre che per farlo stare zitto sono proprio loro a gettarlo nel fiume, dopo avergli tolto scarpe e calzini (o forse non li aveva mai portati, essendo un rustico campagnolo? Chissà!)...
Lui perde i sensi, ma miracolosamente resta a galla e non beve acqua... Fino a quando non viene notato da un prode pescatore (impassibile come da tradizione)... Che invece di chiamare l'ambulanza chiama subito i soliti becchini del paese... Che manco si prendono la briga di fare degli accertamenti o un tentativo di rianimazione (avranno pochi clienti e non vogliono lasciarselo sfuggire?), e lo mettono direttamente nel carro funebre lungo e disteso, senza nemmeno utilizzare i sacchi di ordinanza... E il bello è che sullo sfondo si intravede un carabiniere che, evidentemente, non ha idea di quale sia la prassi da adottare in questi casi...
Ad ogni modo il fatto che il ragazzo non sia stato insaccato è la sua fortuna, perchè i due becchini si accorgono che aveva solo perso i sensi prima di arrivare in negozio e sigillarlo in una bara...
E a questo punto secondo voi che succede? Ovviamente col cavolo che chiamano un'ambulanza... Il giovane li prega di portarlo comunque all'obitorio e di avvisare suo padre, e loro così fanno...
E a quel punto il mistero finalmente si svela... Onde evitare l'umiliazione della famiglia e la perenne nomea di finocchio pompinaro del paese, il nostro eroe - in accordo col padre - decide di rifarsi una vita cambiando sesso e facendosi chiamare Nikita... Corrompendo le autorità per far risultare che quel giorno era stato ritrovato già cadavere... TA-DAAAAAN!

Ora: faccio molta fatica a capire se l'intento degli autori era quello di raccontare qualcosa che fosse ispirato ad un tema di attualità, se questo era il loro modo di supportare la causa LGBT o se volevano solo trattare un tema un po' scottante in maniera "trasgressiva"... Quel che è certo è che hanno fatto un pastrocchio su più livelli, anche se l'idea alla base era buona... E comunque il messaggio che passa non è esattamente positivo, dato che - oltre a fare parecchia confusione fra omosessualità e transessualità - sembrano ancora pensare che cambiare sesso sia l'ultima spiaggia per gli omosessuali che vogliono vivere serenamente...

Sul fatto che poi nei paesi di campagna si scatenino dinamiche di un certo tipo non si discute, ma il modo in cui vengono esposte in questa storia è alquanto rozzo e ingenuo, e rende il tutto odiosamente naif. Senza contare alcuni dettagli decisamente inverosimili, a partire dal fatto che nessun dottore interviene per assicurarsi che il giovane sia morto... Niente respirazione bocca a bocca, massaggi cardiaci o altro...

E queste non sono le uniche sviste... Ad esempio: quando Nikita torna nella casa paterna scorge la sua vecchia stanza, che è rimasta tale e quale... E sul letto si intravede un bel poster di Lady Gaga (sigh!)...

Se non che, più avanti, si legge chiaramente sulla lapide del presunto suicida che l'anno della sua "morte" è il 2002... Quando NESSUNO sapeva chi fosse Lady Gaga...

E questo ci porta anche ad un altra riflessione interessante: anche se parliamo di ragazzi di campagna è assolutamente inverosimile che nel 2002 degli adolescenti si vestissero come - forse - si sarebbero vestiti a fine anni Ottanta, e che invece di inviare un sms si dessero un appuntamento scrivendo un biglietto... Per non parlare del loro taglio di capelli in stile anni Sessanta/Settanta...

Non ho idea di quale sia l'età degli autori di questa storia, ma qualcosa mi dice che - al pari di quelli che lavorano presso gli editori maggiori - siano perlomeno sulla cinquantina e abbiano molta difficoltà a raccontare una realtà diversa da quella che hanno vissuto loro... Rendendo anacronistici perfino i flashback che si riferiscono a poco più di un decennio fa...

Ad ogni modo, alla fine, succede anche che gli ex bulli, e ora potenziali eredi del padre di Nikita, scoprano la verità aprendo la bara del presunto defunto, e tornino alla carica per eliminare definitivamente l'insospettabile trans... Venendo fermati da IL MORTO in persona, che finalmente indossa la sua tutina e li sistema per le feste... Legandoli in attesa dell'arrivo della polizia...

Ignorando, evidentemente, che per la legge italiana in questo modo si profila il reato di sequestro...
E quando Nikita gli chiede cosa deve dire alle forze dell'ordine lui se ne esce con una frase abbastanza infelice e dal retrogusto vagamente transfobico...

Insomma: diciamo pure che in questo fumetto, anche senza dare valutazioni tecniche, ci sono talmente tante perle da mettere insieme una collana di quelle importanti...  Anche se, ripeto, per quel che ne sappiamo le intenzioni alla base potevano essere ottime.

Tuttavia la cosa davvero preoccupante è che, pur con tutti i suoi limiti, questo albo è la cosa più gay friendly che ha mostrato il fumetto italiano in edicola da molto tempo a questa parte... Si parla di bullismo e omofobia, e persino - per la prima volta - del problema dei suicidi fra i giovani omosessuali... E, alla fine, credo che in questa storia sia stato introdotto anche il primo personaggio transessuale mai comparso in un fumetto "popolare" italiano dal taglio realistico...

Inoltre è molto probabile che questo albo sarà il massimo del gay friendly che il fumetto italiano farà arrivare in edicola fra maggio e giugno... Con buona pace del fatto che in Italia è stata appena approvata una Legge che riconosce le coppie omosessuali.

La domanda è: come è possibile che in un fumetto del 2016 certi argomenti vengano affrontati ancora in questo modo? E come è possibile che, nonostante tutto, questo sia stato il modo migliore - e più esplicito - con cui sono stati affrontati negli ultimi anni?

Se questa è la situazione il fumetto italiano dovrebbe correre ai ripari quanto prima, altrimenti - nel giro di poco tempo - IL MORTO non sarà più solo il titolo di una testata...

Alla prossima.

1 commento:

Christian Stocco ha detto...

Sarei estremamente felice se si trattasse dell'intenzione di esporre un personaggio transessuale, argomento ancora più temuto di quello omosessuale, ma sì, pare decisamente frutto più di confusione che di intenzione. Perché tutto il resto della storia è molto confuso. Un unico gigantesco plot hole.
E inoltre quella scena del pompino ributta subito questo personaggio nel terribile cliché sui trans che li vorrebbe solo buoni a battere sulle strade e non a vivere una vita vera.
Il fatto che Il Morto sia nato da una fanzine, che quindi sia nato dal basso attraverso il genuino gradimento di una platea "popolare" supporta una tesi che in questo periodo sto facendo mia: la democrazia è sbagliata.