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lunedì 27 giugno 2016

INTERVISTA DIROTTATA...

Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete da qualche mese ho iniziato a collaborare con il magazine di critica fumettistica Fumo di China. Fra le varie proposte che avevo fatto c'era anche una serie di di interviste, che a quanto avevo capito erano state accettate, tuttavia mi è appena stato comunicato che - per qualche misterioso motivo a me ignoto - non verranno pubblicate. Siccome ho ricevuto la comunicazione proprio in questi giorni, e siccome una di queste interviste era a Nino Giordano (foto sotto), che proprio questo mese festeggiava i cinque anni di Renbooks (nonchè il suo compleanno), ho pensato di proporvela direttamente su questo blog (dove sicuramente inserirò anche le altre interviste che non verranno messe in scaletta).

A proposito: vi piacerebbe che su questo blog comparissero anche delle interviste esclusive??? In realtà non ci ho mai pensato, ma magari potrebbe essere una buona occasione per fare quel genere di domande che nessun altro magazine di fumetti e/o sito web oserebbe mai porre, per poi riportare le risposte per quello che sono... Cosa che, a quanto pare, è un rischio che non tutti sono disposti ad accollarsi.

Fatemi sapere cosa ne pensate! E magari fatemi sapere che cosa pensate dell'intervista seguente...

Nino Giordano ha iniziato a lavorare nel mondo dell'editoria stando dietro le quinte, nel 2001, poi - nel 2010 - ha fondato la sua agenzia di servizi editoriali (lo Studio Ren) e nel 2011 la casa editrice Renbooks, la prima casa editrice italiana specializzata in fumetti LGBT. In occasione del quinto anniversario di questa realtà lo abbiamo invitato a fare un primo bilancio della sua attività.

Perchè hai deciso di mettere in piedi una casa editrice di questo tipo?

Ho due motivi. Il primo è che mi sembrava che il mercato cominciasse a richiedere questo. Non c'era di certo un vuoto, ma di sicuro i fumetti LGBT non avevano visibilità e forse creare un'etichetta apposita avrebbe cambiato le cose. A distanza di cinque anni (che compiremo il 10 giugno) posso dire che la sfida è stata vinta. Il secondo motivo è che quando ero ragazzino e leggevo fumetti avrei voluto dei personaggi con i quali identificarmi: spero che i ragazzini di oggi leggano i volumi Renbooks immedesimandosi nei personaggi che abbiamo pubblicato.

Quando hai debuttato quali sono state le reazioni del pubblico? E quelle dei colleghi?

Il pubblico ci ha accolto benissimo, ci siamo stupiti persino io e Fabio Freddi (il mio socio) che nel progetto ci credevamo profondamente. I colleghi mi hanno detto semplicemente: "Sei pazzo! Nel giro di tre volumi chiudi baracca e burattini. Quei fumetti non vendono." Sul fatto che sono pazzo continuo a dar loro ragione.


Quali sono gli ostacoli maggiori che hai riscontrato in questa avventura? E le maggiori soddisfazioni?

L'ostacolo maggiore è stata la distribuzione. Inizialmente molte librerie non volevano tenere i nostri fumetti. Nel giro di tre anni non è più stato così. Le maggiori soddisfazioni? Avvicinare il pubblico eterosessuale ai fumetti LGBT. Anche se di sicuro non è merito mio, ma degli autori che sono parte di Renbooks che sono stati capaci di creare storie che hanno saputo parlare anche a chi è al di fuori della comunità LGBT. 


Arrivati a questo punto si potrebbe sviluppare una "scuola italiana" per i fumetti a tema LGBT?  

Sicuramente la strada da fare è lunghissima, ma la scuola italiana di autori LGBT c'è ed è in crescita. Siamo sempre un passo avanti alla politica, diciamo, ma è ancora presto per parlare di "scuola LGBT" tout court. In fondo gli autori devono dedicarsi a raccontare quello che più gli piace, che siano storie a tematica o meno. Inoltre prima ci ancora tante barriere da superare, solo allora si potrà parlare di scuola del fumetto LGBT. 


Visto che pubblichi titoli da tutto il mondo, hai notato se il pubblico italiano ha maturato delle preferenze? 

Italiani, assolutamente italiani. Sono le cose che i lettori amano di più e che sono più richieste anche all'estero. I manga vanno bene, ma subiscono il contraccolpo del mercato manga degli ultimi anni. Si attestano benissimo gli americani e spagnoli. 


Come vedi la situazione del fumetto italiano oggi? 

Farei distinzione tra "mainstream" e indipendenti. Dirò una banalità, ma il fumetto mainstream italiano è poco coraggioso, mentre gli indipendenti stanno facendo cose non indifferenti. Riguardo al fumetto LGBT propriamente detto, di sicuro siamo una nicchia. ma una nicchia forte, non una nicchia debole o microscopica. E, credo di poterlo affermare senza essere smentito, ormai alla gente non interessa più se una cosa è LGBT o meno. I lettori si godono le storie. Il pubblico è più avanti di quanto sembra. Essere un editore LGBT è un punto di forza: sicuramente Renbooks avrebbe avuto una buona vita anche come casa editrice "regolare", ma come casa editrice LGBT ha più personalità. É un po' la mia storia: da eterosessuale sarei stato favoloso, ma come gay sono sicuro di fare molto meglio quello che avrei potuto fare se non lo fossi stato. Ho avuto la fortuna di vedere il mondo con occhi diversi e ne sono felice. 


Renbooks si impegna anche nell'organizzazione di iniziative culturali di un certo spessore (come la prima, e per ora unica, mostra italiana dedicata al mangaka Gengoroh Tagame), e sta anche cercando di affermarsi nel mercato dei fumetti digitali... Si tratta di voglia di fare, devozione alla causa o strategia di marketing? 

Voglia di fare, ma anche stategie di marketing. Non sono un attivista politico in senso stretto, ma cerco di far bene alla causa LGBT con i fumetti. E con questi fumetti, che sono anche il mio lavoro, devo portarci il pane in tavola e pagarci l'affitto, quindi il marketing fa sicuramente parte del tutto. Senza le strategie di marketing avrei veramente chiuso subito. Però tutto quello che faccio/facciamo è fatto col cuore. Su quello non si scappa. 


Cosa diresti ad un autore (più o meno giovane) che vorrebbe cimentarsi con un fumetto LGBT in Italia, ma che ha paura di compromettersi la carriera esponendosi troppo? 

Non avere paura. Agli editori non interessa di cosa hai parlato. Si tratta del tuo lavoro. Se è fatto bene, se sei bravo, se hai la stoffa, vai tranquillo. Tira fuori quello che devi. 

Ammetto che se avessi saputo che questa intervista sarebbe finita sul mio blog avrei fatto anche delle altre domande, magari un po' più mirate, ma si può sempre recuperare.

Alla prossima.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bella intervista e, sì, mi sembra davvero un'ottima idea quella di farne altre in futuro, te l'appoggio. Come mai non ci hai pensato prima? :-)

Wally Rainbow ha detto...

In realtà ho sempre pensato che disturbare qualcuno per un'intervista su un piccolo blog come questo potesse risultare irritante, inoltre temevo di scadere nella banalità... Dopo questa esperienza, però, inizio a pensare che forse qualche intervista senza peli sulla lingua potrei anche inserirla, di tanto in tanto... :-)

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Ma dài!
Davvero un rivista collegata mani e piedi al mondo kattoliko non ti pubblica le interviste???
Che straaano!...
Comunque benone, io ho già detto al mio edicolante che non prendo più il "Bollettino di Casa Bonell..." pardòn, volevo dire "Fumo di Kina".
Per quanto riguarda le interviste da leggere sul tuo blog: avercene!!!
Aggiungi una tacca :)
Un abbraccio.

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Riguardo all'intervista con Nino: sì, hai ragione, sarebbe stato bello approfondirla ulteriormente, ma già così com'è si legge molto volentieri ed è chiara nelle cose fondamentali. Personalmente ho una stima immensa per Renbooks, di cui acquisto oramai a scatola chiusa tutto ciò che pubblica e quel che dice Nino è vero: la qualità è sempre molto alta!
Nella fumetteria che frequento a Torino non ci sono mai problemi a reperire fumetti Renbooks e in generale fumetti a tematica LGBT, e anche in questo ha ragione Nino: il pubblico è mooolto più avanti dalla maggior parte delle nostrane case editrici e per fortuna: preferisco che siano più "avanti" le lettrici e i lettori che non quattro editor vecchi e bigotti.
Aspetto, e sono convinto che saremo in molti/e, altre interviste!!! :)
Complimenti e a presto.
Orlando

Wally Rainbow ha detto...

Di interviste ne avevo preparate altre due... Magari da questo episodio nascerà qualcosa di bello :-) Comunque sono proprio uno sciocchino... In tanti anni non avevo mai notato che nella prima pagina di Fumo di China c'è scritto chiaro e tondo che l'associazione riminese che la pubblica (Cartoon Club) è affiliata all'L’UnASp/ACLI (che sta per Unione arti e spettacolo/Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani) Emilia-Romagna :-P Questo, se non altro, spiega perchè il direttore editoriale mi aveva detto che i temi delle interviste andavano bene, per poi comunicarmi che l'editore non aveva dato l'ok... Beh... A questo punto sono curioso di vedere cosa succederà... :-P