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lunedì 13 aprile 2015

YAOI QUINDICI ANNI DOPO...

Ciao a tutti, come va?

Neanche tanto tempo fa, quando internet non era ancora molto diffuso, gli smartphone non erano commercializzati e i Gay Pride erano una novità, le parole "gay" e "fumetto" non andavano esattamente a braccetto. Non che adesso siano poi così integrate, ma allora era molto peggio, anche perchè in Italia si dava per scontato che non esistesse nessuno a cui potessero interessare davvero dei fumetti che mettevano in primo piano personaggi e tematiche gay, men che meno dal punto di vista erotico. Poi, alla fine degli anni '90, capitò che la Yamato Video iniziasse timidamente a ad adattare in Italiano alcuni OAV (Original Animated Video) tratti da yaoi, boys love e/o relative produzioni letterarie, e per qualche motivo la cosa ebbe l'effetto di una piccola detonazione....

Nel senso che, grossomodo a partire dal 2000, nel mare magno degli appassionati italiani di manga, iniziò a distinguersi una nicchia di appassionati al genere yaoi, che finì per polarizzare anche l'attenzione di tutti coloro che avrebbero sempre voluto leggere fumetti a tematica gay (e che non avevano mai potuto farlo per l'assenza di questi prodotti nel nostro paese). E così, in quel periodo molto particolare, in cui sembrava che in Italia sarebbe partita una vera e propria rivoluzione gay (a dirlo adesso sembra fantascienza, ma c'erano persino un canale tematico sul satellite e trasmissioni dedicate su canali più generalisti), attorno agli yaoi si crearono molte aspettative e si sviluppò una comunità molto attiva, che in breve tempo iniziò a produrre anche dei fumetti yaoi e boys love Made in Italy... Che all'inizio, con un po' di faciloneria, vennero accolti dal mondo gay come parte integrante della rivoluzione in atto...

Poi, col tempo, ci si accorse che la "rivoluzione gay" di cui sopra non era poi così rivoluzionaria, e che non ha senso costruire dei bellissimi castelli su un terreno fondamentalmente cedevole... E così, dopo una serie di batoste e di cantonate notevoli, il mondo gay iniziò anche a rendersi conto che gli yaoi erano fumetti gay, nel senso che trattavano di personaggi e situazioni omosessuali maschili, ma non fumetti "per gay"... Nella misura in cui erano pensati da donne per donne e con un occhio di riguardo per il senso estetico e la sensibilità femminile.

Fu un risveglio un po' doloroso, ma necessario, anche perchè da quel momento in poi è stato possibile ripartire a piccoli passi per provare a rimettere in piedi qualcosa di più concreto. Infatti adesso il mondo dello yaoi in Italia non è più considerato un sottoprodotto della cultura gay... Perlomeno da parte della comunità gay. In realtà fra chi edita e produce yaoi in Italia c'è ancora qualcuno che ha le idee un po' confuse al riguardo, ma probabilmente è solo questione di tempo prima che si renda conto di come stanno davvero le cose.

Tuttavia, a distanza di una quindicina d'anni dall'arrivo degli yaoi e dei boys love in Italia, qual è la situazione? E come si può inquadrare il fenomeno?

Si può partire analizzando il calendario delle uscite del 2014:

GENNAIO 2014
Nessuna Uscita

FEBBRAIO 2014
Il tiranno innamorato 6 (Magic Press)
Sex Pistols 6 (Magic Press)
Adekan 3 (Magic Press)

MARZO 2014
Vassalord 6 (GP Publishing)

APRILE 2014
Il segreto del diavolo (Magic Press)
Ze 5 (Goen)

MAGGIO 2014
Challengers 1 (Magic Press)
Adekan 4 (Magic Press)

GIUGNO 2014
L'amore ti travolgerà 2 (Magic Press)

LUGLIO 2014
Adekan 5 (Magic Press)
Ze 6 (Goen)

AGOSTO 2014
Tra le braccia della primavera 1 (Magic Press)

SETTEMBRE 2014
Challengers 2 (Magic Press)
L'amante dei sogni 1 (Magic Press)
You're my temporary paradise in viewfinder (Kappalab)

OTTOBRE 2014
Tra le braccia della primavera 2 (Magic Press)
Ze 7 (Goen)

NOVEMBRE 2014
Non mi farò coinvolgere (Flashbook)

DICEMBRE 2014
Full Bloom Darling (Flashbook)
L'amore ti travolgerà 3 (Magic Press)

Nel 2014, quindi, ci sono state una ventina di uscite in tutto: praticamente niente se paragonate al mercato giapponese, ma considerando che siamo arrivati ad avere cinque editori che si interessano con regolarità a questo tipo di prodotti se ne può dedurre che il genere è riuscito a costruirsi una base di pubblico abbastanza solida anche da noi. Spicca comunque il fatto che il primo editore ad interessarsi a questo tipo di manga, e cioè Kappalab (ex Kappa Edizioni), ora sia diventato quello che lo segue di meno.

In ogni caso sembra evidente che il genere non è riuscito a diffondersi più di tanto (parliamo comunque di sole 20 uscite in un anno per un intero genere...), e sarebbe interessante analizzarne le ragioni. Sicuramente da una parte la crisi generalizzata dei manga nel nostro paese (dovuta anche al fatto che le emittenti televisive hanno smesso di di proporre seriamente l'animazione giapponese, e i suoi sex symbol maschili, da almeno un decennio) ha fatto la sua parte, così come i prezzi non proprio popolari dei volumetti yaoi e boys love, tuttavia non è da escludere che - più semplicemente - in Italia il pubblico femminile non sia coinvolto dalle tematiche omoerotiche e omosentimentali come il suo corrispettivo giapponese... Anche per via del fatto che restiamo una nazione fondamentalmente sessuofoba...

D'altra parte bisogna riconoscere che nella cultura giapponese l'omosessualità maschile è anche sinonimo di fascino, eleganza, bellezza, sensualità e raffinatezza DA SECOLI, mentre in Italia si risente ancora di un passato recente in cui l'omosessualità maschile (e l'androginia in generale) era regolarmente denigrata e associata a tutt'altro genere di concetti, perlopiù sgradevoli.

Senza contare che, altro piccolo e non irrilevante dettaglio, negli ultimi anni la possibilità di leggere con internet yaoi piratati e/o tradotti in italiano (peraltro con molta cura e dedizione) è cresciuta esponenzialmente... E comunque i fumetti che in generale parlano di omosessualità, soprattutto se raffigurano espliciti atti sessuali, hanno una visibilità molto limitata su siti e riviste specializzate (per non parlare dei media generalisti)...

Pertanto un editore che ha anche delle proposte yaoi e boys love dovrebbe studiare strategie di promozione particolari apposta per loro. Cosa, questa, che però in Italia non viene fatta praticamente mai... Lasciando fondamentalmente che sia il (limitato) circuito delle appassionate a fare tutto il lavoro... Quando in Giappone gli yaoi hanno successo anche perchè vengono pubblicizzati in tutta una serie di modi che in Italia - al momento - non sarebbero nemmeno concepibili...





In ogni caso il fatto che gli editori italiani siano un po' carenti nell'ambito della promozione di yaoi e boys love ha avuto delle ripercussioni anche su chi, nel corso degli anni, ha provato a realizzare fumetti in stile yaoi in Italia. Infatti, in condizioni ottimali, questi quindici anni avrebbero potuto contribuire alla creazione di una nicchia di mercato - per quanto piccola - parallela a quella dei manga yaoi originali, cosa che però non è avvenuta... E forse varrebbe la pena di chiedersi il perchè.

Sicuramente, oltre a dover considerare le difficoltà si cui sopra, le aspiranti autrici italiane di yaoi hanno dovuto vedersela con delle problematiche più specifiche.

Partiamo da un dato di fatto: per qualche motivo che al momento mi sfugge, quasi tutte le ragazze che inizialmente hanno voluto cimentarsi col genere yaoi in Italia provenivano dal centro sud. Di conseguenza anche le fiere, le iniziative e le manifestazioni a cui sono potute essere presenti con più assiduità con le loro autoproduzioni coprivano un'area geografica circoscritta (limitando notevolmente la possibilità di fare rete e creare un circuito nazionale per promuovere questi prodotti). Un'area che si è circoscritta ulteriormente man mano che queste ragazze hanno dovuto fare fronte ad una serie di impegni personali che sono aumentati col passare degli anni, e che non avevano niente a che fare col mondo dello yaoi.
Senza contare che, tradizionalmente, in un'Italia in cui per lungo tempo la politica dei generi ha dettato legge anche nel mondo del fumetto, la professione di fumettista e la passione per il fumetto sono state per lungo tempo due prerogative del sesso maschile... E di conseguenza era prevedibile che nella minoranza (italiana) delle appassionate di fumetti, quelle che aspiravano a diventare autrici di fumetti - per giunta yaoi - fossero davvero troppo poche per porre le basi di un solido mercato yaoi italiano (peraltro in diretta concorrenza con quello originale giapponese)... E in ogni caso avrebbero potuto contare su di un pubblico molto più limitato rispetto a quello che sarebbe stato necessario per portare avanti progetti yaoi con continuità...

Così, anno dopo anno, la maggior parte di queste produzioni non è riuscita a farsi largo al di fuori del solito giro di appassionate e fedelissimi, col risultato di non riuscire a porre le basi necessarie per un vero sviluppo del settore, che in quindici anni fondamentalmente è rimasto circoscritto nell'ambito amatoriale e/o delle autoproduzioni.
Oggi le autrici italiane di yaoi di prima generazione, quelle che hanno iniziato a farsi conoscere nel 2000 e che sono sopravvissute alla scrematura che si è verificata nel corso degli anni, realizzano più che altro illustrazioni e hanno momentaneamente accantonato il discorso fumetto. Anche perchè realizzare un fumetto richiede un impegno ben maggiore, a fronte di prospettive di guadagno che - in Italia - sono praticamente inesistenti o comunque del tutto sproporzionate allo sforzo richiesto. Un po' diverso è il discorso delle illustrazioni, in particolare quelle su commissione, visto che peraltro ci si può proporre più facilmente su un circuito internazionale, dove effettivamente esiste un mercato per questo genere di cose. In ogni caso, al momento, l'unico manga dai risvolti yaoi che viene portato avanti in Italia sul web è  Purpurea Noxa (che trovate CLICCANDO QUI), mentre è ancora operativo nell'ambito dei fumetti cartacei il duo Dany & Dany (CLICCATE QUI).

In tutti i casi si tratta di autoproduzioni, e praticamente è dal 2001 (quando a Echo Communication tentò di proporre una collana di fumetti incentrata principalmente su boys love e yaoi italiani) che non ci sono più state case editrici italiane che hanno investito sulle produzioni e le autrici italiane yaoi e boys love.

Dico case editrici perchè la TEKE EDITORE di Roma (CLICCATE QUI), attiva dal 2008, nasce come associazione culturale... E a quanto pare è ancora un'associazione culturale, visto che in Italia tutte le imprese commerciali (individuali e non) regolarmente registrate hanno l'obbligo di indicare la loro partita IVA nella home dei loro siti, mentre nella home della TEKE non ce n'è traccia, così come nella pagina del loro web shop...

Il caso della TEKE, in effetti, è abbastanza particolare anche per altri motivi. Quando la segnalai anni fa come "agenzia di servizi" (perchè era così che si presentava, e ancora si presenta, sul suo sito) fui invitato a precisare che alla TEKE nessuno chiede compensi per i servizi di editing e pubblicazione offerti (anche se poi, in una risposta che hanno fornito è che è stata resa pubblica, hanno precisato che non chiedono contributi solo se gli autori sono promettenti e sono under 25, e se non ci credete potete CLICCARE QUI). Tuttavia devo ammettere che, a distanza di quasi otto anni dal suo debutto, faccio ancora fatica ad inquadrarla e a comprendere la sua strategia.

Mi spiego meglio: stando a quello che scrive sul suo sito, ad oggi preferisce assistere "personalmente ogni libreria che ci ospita con uno stretto rapporto di collaborazione fondato sul rispetto e la fiducia reciproca" (che è un po' come dire che non si appoggia ad un distributore nazionale per le fumetterie e le librerie di varia). E questo, ovviamente, oltre a tagliare fuori tutte le librerie online come amazon.com rappresenta un grosso ostacolo per la valorizzazione del genere narrativo per la cui promozione questa associazione culturale è stata messa in piedi. E a dire che lo scopo della TEKE era questo non sono io, ma la presidente Lucia Piera De Paola, anche nella recente intervista che vedete qui sotto.


Inoltre, altro piccolo dettaglio che mi lascia un po' perplesso, nel suo web shop e nelle fiere di fumetto in cui è presente, la TEKE ha iniziato a dare ampio spazio al merchandising di Harry Potter e a diverse pubblicazioni che esulano dal contesto LGBT... Non che ci sia nulla di male a diversificare l'offerta, ma certe scelte finiscono per confondere ulterioremente le idee, soprattutto presso il pubblico occasionale.

E in tutto questo, curiosamente, se si cercano notizie della TEKE su Google, oltre alle (molto poche) segnalazioni (anche nei siti e nei forum specializzati in yaoi) compaiono anche una serie di polemiche da parte di chi sostiene di essersi affidata all'associazione culturale per poi ricevere un trattamento poco corretto, spiegando nei dettagli tutto quello che le è successo (come ad esempio potete leggere CLICCANDO QUI). Lungi da me l'idea di entrare in simili polemiche, ma è un dato di fatto che molti dei titoli pubblicati dalla TEKE negli anni scorsi non sono più disponibili nel suo catalogo e men che meno nel suo web shop, nemmeno sotto forma di ristampa o semplice pdf.
E questo è un fatto curioso, considerando che per sua stessa ammissione il suo primo obbiettivo dovrebbe essere quello di promuovere il genere yaoi e gli autori che si sono rivolti alla TEKE.
In compenso è aumentata la quota di yaoi tratti dai romanzi scritti dalla stessa Lucia Piera De Paola.

Inoltre, cercando maggiori informazioni sulla TEKE, si scopre che Lucia Piera De Paola - più che per i suoi romanzi e per il suo ruolo di presidente della TEKE - su youtube è presente per via delle sue ospitate su TV2000 (il canale digitale di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana), dove ha raccontato in più occasioni la sua storia personale (che sicuramente è molto intensa e particolare)...



Ora: non c'è niente di male nel raccontare una bella esperienza di vita su un canale di proprietà della CEI (anche se in pratica è la stessa CEI che è presieduta da quello stesso Cardinal Bagnasco che non perde mai occasione per delegittimare la condizione omosessuale)... Tuttavia il fatto di essere al tempo stesso la presidente di un'associazione culturale che promuove il genere yaoi, nonchè autrice - tra le altre cose - di un romanzo  dal titolo FUCK DIEM!, che (proprio sul sito TEKE) viene descritto come una "denuncia all'omofobia"... Beh... Insomma... Lascia un pochino perplessi, diciamo. Anche perchè è abbastanza noto che per trovare spazio su TV2000 bisogna essere vicini ad ambienti che notoriamente non sono per nulla gay friendly... E tutto questo, se mi è concesso dirlo, dal punto di vista del marketing di una casa editrice che vuole promuovere yaoi e romanzi a tematica gay, mi sembra perlomeno rischioso...

Quello che si sa per certo, comunque, è che TEKE EDITORI non sembra pianificare le sue uscite nel lungo periodo, e che in sette anni di attività non è riuscita a smuovere le acque più di tanto, o a lanciare la carriera degli artisti (e aspiranti tali) a cui ha dato spazio.
Cosa questo possa significare lo lascio decidere a voi.

Sicuramente se questa è la situazione d'insieme a distanza di quindici anni da quando termini come "yaoi" e "boys love" hanno iniziato a diffondersi nel nostro paese, allora vuol dire che qualcosa non è andato esattamente per il verso giusto.

Una mia insegnante del liceo diceva che non ha senso costruire una stazione ferroviaria partendo dai bottoni del capostazione, e forse questa massima è applicabile anche all'argomento di oggi. Nel senso che, prendendo come riferimento le dinamiche relative al mondo che ruotava attorno al genere yaoi e boys love giapponese, più di qualcuno si è dimenticato che in Italia si partiva da presupposti molto diversi... E che le stesse formule non si possono applicare a contesti sociali e culturali così diversi, pensando che producano in automatico gli stessi effetti.

Magari dando per scontato che in Italia si sarebbero riprodotte magicamente, da un giorno all'altro, le condizioni che, in Giappone, hanno fatto degli yaoi un fenomeno di costume dopo venti o trent'anni di produzione incessante, in una realtà editoriale che comunque non aveva quasi niente in comune con quella italiana... Una realtà in cui, tanto per dirne una, esistevano da tempo fumetterie "per ragazze" con relativi circuiti distributivi, merchandising dedicato, ecc...

E dove si possono pubblicizzare i boys love (o comunque i prodotti con sottotesti boys love e yaoi) tramite la cartellonistica stradale, gli spazi di affissione o le fermate della metro...


Forse a monte sarebbe stato necessario considerare che la situazione italiana era molto più arretrata, e che sarebbe stato necessario operare ad un livello diverso, magari concentrandosi sulla sensibilizzazione del pubblico femminile in senso lato... Ma tant'è... Sicuramente è un dato di fatto che cercare di piazzare queste produzioni presso il pubblico gay fin dall'inizio si è rivelato un boomerang, nella misura in cui molti potenziali lettori gay non si sono ritrovati pienamente (o per niente) in questo tipo di contenuti.

Quindi, in conclusione, come si può definire l'attuale situazione degli yaoi in Italia? Di certo si può dire che il mondo gay di è fatto una ragione del fatto che non è il target principale di questo tipo di produzioni, e questo è positivo (anche perchè in questo modo non si danno più a boys love e yaoi delle responsabilità che in realtà non hanno). Tuttavia la sensazione è che negli ultimi anni gli yaoi e i boys love si siano ritagliati una nicchia di pubblico che si è stabilizzata, ma che resta molto circoscritta, non riuscendo ad espandersi oltre un certo limite e offrendo pochissimi spazi a chi vuole creare yaoi italiani. Sessuofobia generalizzata? Boicottaggio da parte del mondo del fumetto ufficiale? Gestione approssimativa da parte di alcuni editori? Diverso approccio del pubblico femminile italiano rispetto a quello giapponese? Contesto generale sfavorevole? Incapacità delle autrici di adattarsi alle peculiaritàdella situazione italiana? Tutte queste cose assieme?

Difficile dirlo. Ed è anche difficile prevedere come si evolverà la situazione... Anche se obbiettivamente in Italia presenta delle criticità che altrove non sono presenti, e che negli ultimi anni anni si sono persino accentuate.
Tuttavia bisogna prendere atto di una cosa: a quindici anni di distanza dal loro esordio i boys love e gli yaoi, in Italia, hanno perso quasi del tutto la loro carica eversiva e trasgressiva, e fondamentalmente sono considerati un genere come un'altro.

Segno evidente che i tempi sono cambiati e che anche la percezione dell'omosessualità nel fumetto e nel mondo che gli gira attorno, entro certi limiti, è entrata in una nuova fase (sicuramente più integrata). Così come la percezione stessa di yaoi e boys love... Anche se è stato un fenomeno talmente graduale e sfumato da passare quasi inosservato.

Questo vuol dire che qualcosa del genere potrebbe accadere anche nel caso dei fumetti gay propriamente detti? In effetti le dinamiche e il pubblico sono diversi, quindi potrebbe accadere di tutto e il contrario di tutto...

Sarà interessante stare a vedere cosa succederà.

Alla prossima.

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati: trovate tutti i dettagli cliccando sull'apposito banner) 2015. Partecipate e spargete la voce!

4 commenti:

Riccardo Leone ha detto...

Diciamo che il megasuccesso di un prodotto retrogrado come 50 Sfumature di Grigio la dice lunga su come le donne italiane siano indietro anni luce rispetto a mentalità più elastiche sulla sessualità maschile.
E l'embargo posto dalle reti generaliste sull'animazione orientale in favore di prodotti freschi e pieni di idee come la diciannovesima stagione di Spongebob assottiglia sempre di più il potenziale pubblico. Perché è vero, l'ho visto con le mie amiche appassionate di manga: vanno assimilati dai giapponesi certi canoni di estetica tali da far apprezzare ragazzini femminei che si fanno le moine e arrossiscono come peperoni per un bacio a stampo. Adesso, povere le mie amiche, si sono credute le pioniere di un movimento nascente di fine anni '90, ora sono solo chiuse in una nicchia.

Personalmente non apprezzo lo yaoi perché le disegnatrici hanno un'idea molto approssimativa di come sia fatto un uomo, sia nell'anatomia (no ragazze, lo squirming dall'ano non lo facciamo, e che schifo!) che nel carattere. Quindi posso solo capire che la fanbase sia molto fragile.

Anonimo ha detto...

Buona idea fare il punto sullo yaoi 15 anni dopo il loro sbarco in Italia, però credo che l'analisi del fenomeno non possa essere accurata senza tener conto della particolarità dei fruitori che questo genere ha avuto nel nostro paese. Nella prima fase per esempio, lo yaoi aveva attirato oltre al pubblico femminile di riferimento, anche una fetta degli appassionati gay di manga, persone che spesso si erano avvicinate a questo tipo di fumetti anche per il differente approccio a sessualità, sensualità o anche alla semplice gestione del nudo (da Ranma a Sanctuary a Crying Freeman...) Parliamo evidentemente di un pubblico che si rendeva perfettamente conto del tipo di prodotto che aveva di fronte, e che quindi ha continuato a sostenerlo per un certo periodo, ma che nello stesso tempo ovviamente lo consumava come l'ennesimo sostituto di ciò che avrebbe voluto, e che probabilmente si è spostato su altri generi non appena questi sono diventati più appetibili riguardo a questi aspetti (per esempio i comics americani, a quel tempo omofobi e censuratissimi).
Per quel che riguarda invece le ragazze, io ricordo che già all'inizio erano molto proiettate sull'estero, già alla fine degli anni 90 c'erano siti creati da autrici italiane fatti solo in inglese e attenzione ad autrici come Abby Denson. Un pubblico quindi considerevolmente più istruito e sofisticato della media che ha avuto notevole facilità a rivolgersi al mercato USA e francese (ma anche a communiy di discussione in quelle lingue) non appena le pubblicazioni disponibili in quelle lingue hanno cominciato a diventare centinaia e l'acquisto on-line facile ed economico.
Tutto questo potrebbe farci riflettere sul fumetto gay vero e proprio, sia su quanto i gay italiani lo stiano acquistando/discutendo/vivendo all'estero, sia su cosa vorrebbero davvero i gay italiani da un fumetto gay...

Wally Rainbow ha detto...

Eggià... Non avevo calcolato la fascia di pubblico che adesso acquista direttamente gli yaoi in altre lingue...

teke editori ha detto...

Gentilissimo Wally,
ho letto con interesse tutto l'articolo e trovo la sua ricerca interessante.
Mi scuso per il ritardo della mia risposta ma sono "caduta" nel suo blog per un puro caso.
Rimango piacevolmente colpita dal fatto che Lei abbia sprecato tante parole su di me e di ciò la ringrazio!
Ma vorrei precisare che ci sono alcune piccole inesattezze:
l'associazione culturale TEKE adesso divenuta TEKE ARCOBALENO ha sempre avuto la partita IVA 13326871004.
Non chiediamo contributo agli autori da 0 a 100 anni.
I motivi per cui non ho più pubblicato Yaoi sono da attribuire al fatto che i miei autori non hanno rispettato gli accordi dei loro contratti editoriali (scaricabili da internet) in quanto non sono riusciti a portare a termine il numero di capitoli dichiarati sul contratto debitamente firmato: ritengo che la loro giovane età non gli abbia fatto considerare che creare comporta tanta fatica e tensione mentale, insomma dopo il primo manga da me pubblicato con sincero entusiasmo mi hanno lasciato con i personaggi inconclusi e con migliaia di pezzi stampati con cui adesso potrei accendere un bel fuoco!
I monotematici sono ancora in commercio, su Amazon e presso Mondadori e Feltrinelli, il distributore è Libri & Co Italia.
Confesso di essere estremamente delusa dall'esperienza dello Yaoi, genere che personalmente adoro!
Riguardo la polemica sollevata in un altro blog, posso solo dire che non ci vuole nulla a distruggere la reputazione di una persona anche se ha ragione... non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!
La casa editrice TEKE non è discontinua anzi, si avvale di ottimi autori che sono visibili su www.tekeditori.com, e ultimamente ha "centrato" diversi titoli che probabilmente a lei sono sfuggito quali SCARPEDIEM di Pino Ammendola e la monografia fotografica di MASSIMO GIROTTI di Roberto Liberatori.
Riguardo poi la mia vita privata che io ho "messo in piazza" per un motivo ben preciso (non sono solo i gay che non possono adottare in Italia ma anche i single) dov'è il problema?
Non ho parlato solo a Tele 2000 ma anche su Rai1 Rai2 e Rai3, Canale5 e altre emittenti private.
Vendo e produco gadget di Harry Potter (vanno molto di moda) con i quali finanzio la produzione dei miei libri.
Salutandola con simpatia spero di essere stata sufficientemente esaustiva.
Lucia P de Paola