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mercoledì 2 giugno 2010

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Prima di tutto qualche aggiornamento: il primo riguarda questo blog, che nel mese di maggio ha superato gli 11.000 visitatori mensili. Non so se è stato il record assoluto, ma di certo è stato il record degli ultimi dodici mesi, quindi mi sento in dovere di ringraziarvi per l'apprezzamento che gli state dimostrando. L'altro aggiornamento riguarda il sondaggio che si è appena concluso e che serviva a capire un po' meglio i gusti in fatto di fumetti dei visitatori di questo blog. Al primo posto ci sono i fruitori dei miei fumetti (com'era prevedibile), al secondo i fruitori di fumetti gay su internet, al terzo quelli che leggono fumetti omoerotici, al quarto quelli che leggono bara manga. Seguono, a una certa distanza, i lettori di fumetti gay non erotici e - a parimerito - quelli che leggono fumetti italiani e comics di supereroi. Le restanti categorie hanno guadagnato poche decine di voti e ci sono anche dodici persone che leggono solo questo blog e non leggono fumetti. Quello che emerge da questo sondaggio (al quale hanno partecipato oltre 300 persone) è che, effettivamente, i fumetti gay erotici tengono bene e i miei fumetti piacciono ancora. Per fortuna. Ora inizierò a pensare ad un nuovo sondaggio per cercare di conoscervi un po' meglio.
Nel frattempo volevo rispondere ad un commento al mio ultimo post.
Un anonimo scrive:

"Valeriano, i tuoi pregiudizi - artistici e non - non sono certo cosa nuova per chi legge questo blog ma mi infastidiscono ugualmente, soprattutto perché col tuo modo pacato fai passare delle banalità come fossero giudizi critici, e non mi pare sia giusto.
Il primo difetto del fumetto di cui hai parlato oggi per insultarlo sarebbe che i disegni non sono all'altezza. Opinione assolutamente legittima, se non fosse che per te tutti i fumetti a meno che non riducano il corpo umano a uno sgorbietto come fa Koning devono essere fatti in un certo modo. Come se ci fosse una regola su come deve essere fatto un fumetto! Non è la prima volta che lo suggerisci: quando qualche tempo fa sei arrivato a dire che i fumetti underground non sono tenuti a rispettare le proprozioni anatomiche giuro che ti avrei strozzato. Come un fumetto underground? Perché gli altri no? La storia dell'arte dal cubismo in poi non ha proprio alcun peso per te?
Un fumetto vale per ciò che comunica, quali che siano le scelte artistiche di chi lo produce. Che tali scelte siano spesso dettate più dai limiti dell'artista oltre che dal suo talento è un dato di fatto e credo valga anche per te, o forse sei un esperto di realismo, profondità e prospettiva e ce l'hai sempre tenuto nascosto?
Discorso che peraltro divenata quasi ozioso se uno guarda agli altri pregiudizi che trasudano dalle tue parole. Intendiamoci, non sto dicendo tu abbia qualcosa contro i gay più effemminati, ma perché per dire che non tutti i gay lo sono devi attaccare un fumetto che li rende protagonisti di una storia? Magari sarebbe anche plausibile se il mondo traboccasse di fumetti pieni di gay effemminati e sculettanti ma non mi pare che sia così.
Quindi la reale ragione del tuo post è semplicemente piagnucolare per il fatto che gli altri sono valorizzati e tu no. Cosa senz'altro vera, però non dire "forse sbaglio qualcosa io" come se non fosse certo quello il problema ma solo la grettezza dell'ambiente in cui vivi. Perché non è così.
Di scelte poco logiche se non si errori non solo ne hai fatti, ma continui a farne. Il fatto che tu non abbia un vero sito, o che non sia presente alla fiere del fumetto con la tua roba (possibile tu non riesca a trovare uno stand che ti ospiti!), o che preferisca lamentarti qui che i siti dei quotidiani italiani parlano di qualcun altro anziché annunciare di aver scritto ai responsabili di questi sit chiedendogli di parlare anche di te, secondo me sono tutte occasioni mancate perché le vuoi mancare."

Mhhh.... Vediamo un po'... La prima cosa che mi viene da dire è che noto un lieve livore e che evidentemente ci sono persone che di me non hanno capito granchè. La seconda cosa è che, sinceramente parlando, buona parte delle accuse che mi vengono fatte mi sembrano talmente campate in aria da non suscitarmi alcuna reazione, la terza è che - per correttezza - mi sento in dovere di spiegare meglio alcune mie posizioni. Personalmente mi rendo conto di avere dei limiti, ma penso che questo non mi impedisca di esprimere dei giudizi da "lettore informato dei fatti". Nel senso che, seguendo fumetti di supereroi da sempre e leggendo regolarmente saggi sulla tecnica del fumetto, penso di poter affermare con una certa cognizione di causa che in SPANDEX si vede il tentativo di raccontare una storia di supereroi da parte di un aspirante autore che non ha le basi tecniche per farlo...E forse neanche la volontà per imparare, visto che ci sono dozzine di manuali che insegnano a disegnare i fumetti di supereroi, ma evidentemente lui non ne ha consultato nemmeno uno. Detto questo la libertà stilistica è una cosa sacrosanta, però non dovrebbe essere una scusa per giustificare qualsiasi cosa. Anche il paragone con l'arte regge fino a un certo punto, visto che il fumetto - a differenza della pittura, ma anche dell'illustrazione - è una forma di arte sequenziale con delle dinamiche e delle regole a parte, che richiedono delle capacità specifiche. Piccolo esempio: a un pittore non si richiede di disegnare lo stesso personaggio più volte e di renderlo sempre riconoscibile in una sequenza coerente di vignette, mentre per un fumettista è essenziale. Ultimamente c'è un vero e proprio exploit di fumettisti (o sedicenti tali) che utilizzano uno stile elementare e si giustificano dicendo che ciò che conta è quello che vogliono comunicare: peccato che in un fumetto quello che si vuole comunicare sia importante quanto il modo in cui lo si fa. Il problema con i fumetti e i fumettisti gay, nello specifico, è che con la scusa della tematica gay e del "messaggio" che vogliono lanciare riescono ad attirare l'attenzione anche quando i loro fumetti - a mio modesto parere - non lo meriterebbero, salvo rari casi. Eric Owner, ad esempio, è autodidatta e porta avanti la sua comic strip The Mostly Unfabulous Social Life of Ethan Green dal 1989. Il suo stile è povero e incerto, però è funzionale alla storia e, siccome la sua storia ha qualcosa da dire, nel 2005 ne è stato tratto anche un divertente film dal vivo.
Per par condicio segnalo anche che un esempio positivo di fumetto a tematica etero realizzato con uno stile elementare potrebbe essere rappresentato dal personaggio di Scott Pilgrim, portato avanti dal canadese Bryan Lee O'Malley, che a sua volta si è appena guadagnato un film dal vivo.
Volendo estendere il discorso anche al Giappone dovrei doverosamente citare il grande successo rappresentato da Crayon Shin-chan di Yoshito Usui (autore recentemente scomparso, con un tratto elementare quanto espressivo).

Poi, sul versante opposto, ci sono fumettisti come Abby Denson, che ha scritto una storia a base di liceali gay vittima di omofobia e crisi depressive, per poi concludere le loro traversie facendoli partecipare al classico ballo di fine anno... E tanto le è bastato a farle ottenere pubblicità, qualche premio e la partecipazione a conferenze di un certo prestigio... Anche se poi il suddetto fumetto è tutto disegnato nello stile della tavola seguente...
E lo stesso discorso si potrebbe applicare a Brian Andersen e al suo supereroe Psyche, protagonista della serie SoSuperDuper... Brian Andersen, abitando dalle parti di San Francisco e proponendo un fumetto a base di supereroi gay, sfonda una porta aperta (al punto da essere invitato regolarmente alle iniziative del Museo del Fumetto di San Francisco) anche se il suo stile è quello della tavola seguente...
SPANDEX, in un certo senso, segue proprio il solco tracciato da questi fumetti ed è la prova che la comunità gay (laddove esiste davvero) può fare da cassa di risonanza, mentre il politically correct nei confronti dei gay impone anche ai media tradizionali di dare spazio a certi fumetti quando parlano di problematiche o rivendicazioni omosessuali... A prescindere da COME lo fanno. Tant'è che, prima di SPANDEX, lo stesso autore aveva portato avanti un altro fumetto a base di supereroi (e molto meno gay) intitolato O-Men, di cui nessuno ha mai parlato granchè...
Non sta certo a me dire se è giusto o sbagliato che in certi contesti i fumetti gay possano affermarsi solo perchè mettono i gay in primo piano, ma credo che sia scorretto nei confronti di tutti quei fumettisti che cercano di farsi largo provando a migliorare le loro capacità, e - soprattutto - penso che sia scorretto nei confronti di chi propone fumetti gay partendo da contesti più svantaggiati. Oltretutto il risultato è quello di "indebolire" la credibilità del fumetto a tematica gay in generale, tantopiù che i giornalisti con competenze in fatto di fumetto sono ben pochi. A questo proposito volevo raccontarvi un piccolo aneddoto: nel 2002 ero stato invitato ad una conferenza sul fumetto gay, alla quale partecipava anche la giornalista Delia Vaccarello (foto sotto)...
Per chi non lo sapesse è una giornalista lesbica militante e tiene da anni una bella pagina GLBT sul quotidiano L'UNITÁ. Ha anche curato varie antologie di racconti e ha persino sceneggiato alcuni fumetti ispirati ad altrettante storie vere di adolescenti (omosessuali e non) nell'antologia SCIO' (con i disegni di Giulia Argnani). In ogni caso, in occasione di quella conferenza, mostrò con orgoglio alcune tavole del "primo superoe gay italiano"... FROCIK! Tutti i presenti strabuzzarono gli occhi: non tanto per il fatto di non averlo mai sentito nominare, quanto per il fatto che si presentava così...
Questo "fumetto" era stato sceneggiato nel 1979 dallo storico militante gay Massimo Consoli e disegnato (si fa per dire) da un certo Enrico Verde per la rivista Ompo (Massimo Consoli prima
della sua morte diede gli originali a Delia Vaccarello per la rivista Fuorispazio, che raccoglie ampio materiale donato da Massimo Consoli e raccolto su richiesta diretta della Fondazione a lui titolata). Si trattava di un "vendicatore degli oppressi" che puniva gli omofobi col suo gatto a nove code e... E punto. Non c'era altro da aggiungere. Però ricordo che Delia Vaccarello era particolarmente entusiasta mentre lo presentava, anche se di fatto - al di là del valore simbolico - si trattava davvero di un nulla fumettistico. Niente da dire su Delia Vaccarello e la sua esposizione, ma credo che questo episodio possa darvi un'idea di come nell'ambiente gay può diventare molto difficile essere obbiettivi, soprattutto quando c'è di mezzo il "messaggio" e un certo processo di identificazione. Però oltre al messaggio deve esserci anche dell'altro, altrimenti si dà ragione a tutti quelli che pensano che per i gay l'omosessualità è un valore in quanto tale, e che per questo tendono a mettersi su un piedistallo "in quanto omosessuali", a fare sempre la parte dei geni incompresi, ad avere atteggiamenti arroganti e pretenziosi, ecc... Il che, in parte, spiega perchè talvolta tendo a criticare i fumetti in cui compaiono gay fortemente stereotipati o tratteggiati in modo troppo trendy/fashion... Premesso che i pochi fumetti a tema gay realizzati in Italia tendono a puntare esclusivamente su questi modelli (e gli altri modelli dove stanno?), la mia sensazione è che in quei fumetti certe caratteristiche vengono proposte come un "valore" in sè, magari per compensare caratterizzazioni un po' insipide e trame un po' inconcludenti... Un po' come accade nella vita reale, in cui tanti omosessuali - invece di lavorare su sè stessi e puntare ad obbiettivi concreti - compensano i loro vuoti dividendosi fra moda e frivolezze... Finendo esattamente per confermare certi stereotipi non proprio gradevoli. Riguardo poi al fatto che io non mi so promuovere... Ammetto di avere dei grossi limiti (sono un fumettista, non un addetto marketing!), ma il discorso è molto più complesso di quello che sembra e magari lo riaffronterò in un post a parte. Per il resto non provo invidia per l'autore di SPANDEX e, siccome la qualità media dei quotidiani italiani è quella che è, penso che il fatto di non essere mai stato nominato da loro sia un punto di merito. A questo punto spero almeno di aver chiarito che non mi esprimo a pregiudizi e che questo blog non serve ad affermare il mio punto di vista, ma ad ampliare quelli altrui.
Alla prossima.
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10 commenti:

Velvet ha detto...

"peccato che in un fumetto quello che si vuole comunicare sia importante quanto il modo in cui lo si fa"

In qualsiasi cosa possono essere importanti queste due cose, non solo nel fumetto. Non si possono circoscrivere a questo campo.
Ognuno decide di dare l'importanza che vuole alle due cose, e il fatto che vengano premiate anche persone che hanno dato più peso ad una parte che a un'altra conferma che non c'è un modo migliore o peggiore di concepire un lavoro. O anche che queste persone sanno valorizzare il meglio del proprio lavoro.

Personalmente non capisco quale sia il pregio di ricercare un'evoluzione stilistica nel manierismo o nel realismo, che trovo veramente insopportabili al giorno d'oggi (difatti trovo la gran parte dei fumetti con protagonisti i personaggi Marvel del tutto noiosi e ripetitivi).

Poi mi sembra che studiarsi un manuale per imparare a disegnare fumetti specificamente incentrati sui supereroi sia una cosa che un può fare come può non farla, nel senso che non è necessaria, non mi sembra qualcosa che dev'essere fatto per non realizzare fumetti di merda.
Insomma, è assolutamente ovvio che la qualità delle proprie creazioni deriva anche dalla qualità di ciò che si vede, allo stesso modo però NON è ovvio che la qualità delle proprie creazioni dipende dalla fedeltà con cui si seguono certe linee già esistenti.

Anonimo ha detto...

Anch'io penso che questa mania del realismo sia solo deleteria, la forza del fumetto è proprio che ogni cosa può essere fatta come si vuole! L'ultima cosa che ci serve è ulteriore omologazione! Per questo il discorso che fai nel tuo post, dicendo che chi vuole essere un vero artista deve adeguarsi a una serie di regole, a me sembra molto subdolo e pericoloso.

spandex ha detto...

Caro Valeriano credoproprio tu abbia una visione troppo elitaria dell'artista, e troppo centrata sull'opera come oggetto. Così per esempio citi l'autore di So Super Duper facendo riferimento solo alla grafica del fumetto in relazione a qualche modello che tu ritieni valido, come se il linguaggio con cui è stato creato non fosse tutt'uno con la personalità spumeggiante del suo autore uno che il suo amore per il fumetto e i suoi personaggi glielo senti respirare, come So Super Duper non fosse servito a mettere in evidenza tutta una serie di luoghi comuni sul comics di supereroi, come se non fosse stato il punto di partenza per creare un sacco di collaborazioni artistiche che hanno arricchito il panorama di comics con protagonisti gay. Secondo me per fare un artista questo basta e avanza.

Wally Rainbow ha detto...

Allora chiamiamole pure opere d'arte ben riuscite, a me sta bene, ma non fumetti riusciti, perchè i fumetti riusciti sono un'altra cosa e - per fortuna - non vengono premiati da pubblico e critica solo in base alle loro buone intenzioni. Il mio parere non cambia :-)

Velvet ha detto...

Quali sarebbero allora i fumetti riusciti che non vengono premiati da pubblico e critica per le buone intenzioni?
Anzi, quali sarebbero i fumetti riusciti che non vengono premiati? Perché sono restio a considerare i fumetti vincitori di premi come meritevoli solo di una pacca sulle spalle per la buona intenzione.

Cos'è quest'altra cosa che contraddistingue un buon fumetto?
Un BUON fumetto, sia chiaro, non un fumetto GIUSTO.
Non esiste un fumetto giusto né uno sbagliato.

Mauro Padovani ha detto...

I fumetti gay sono una cosa a parte...nel senso che, si è pochi( autori), e molti sono e rimangono nell'ambito underground.
Un artista con uno stile mainstream ha più convenienza, forse a collaborare con Marvel, Dc o Bonelli (dove girano i soldi) che a fare prodotti per un limitato pubblico omosessuale.
Dunque spesso autori che hanno qualcosa da dire ma magari hanno limiti tecnici, si danno da fare a creare le loro storie senza patemi.
Per un disegnatore avere un stile realistico e tecnicamente valido può aiutare a trovare lavoro, ma con uno stile personale e lontano dai canoni comuni si può avere lo stesso successo.
Il problema è forse che in Italia non viene dato molto spazio agli autori gay.
Noi autori italiani di genere dobbiamo dare il massimo e sforzarci di fare fumetti professionali, se non vogliamo rimanere fermi nell'underground, che si é bello e ci lascia controllo creativo e libertà, ma di soldi ce ne fa vedere veramente pochi.
All'estero le cose sono differenti, ma che ci possiamo fare...forse provare a farci pubblicare all'estero( come sto facendo).

Wally Rainbow ha detto...

In un film di Star Trek il Dr. Mc Coy chiedeva al Sr. Spock appena risorto cosa significava la morte, e il Sr. Spock gli rispondeva che non aveva senso discutere di un argomento per il quale non avevano una base di partenza comune. Siccome questa discussione sta prendendo una piega sterile rimando gli interessati alla lettura di tre SAGGI essenziali per capire che cosa è un fumetto e che cosa non lo è:
CAPIRE IL FUMETTO, REINVENTARE IL FUMETTO e FARE IL FUMETTO, tutti e tre scritti da Scott McLoud ed editi in Italia da Pavesio. Raccomando anche L'ARTE DEL FUMETTO di Will Eisner, edito in Italia da Rizzoli, nonchè l'illuminante saggio I LINGUAGGI DEL FUMETTO di Daniele Barbieri edito da Bompiani. Tutte letture bellissime e che ogni volta che si rileggono riservano qualche sorpresa. Io me li tengo ancora sul comodino anche se li ho letti e riletti più volte (^__^).

Luca ha detto...

Mi sembra che si mescolino diverse cose in questo post e nelle risposte (e non sono neppure sicuro di averle capite tutte ^^).

Da un lato c'è la questione del realismo nel fumetti. Penso sia una questione molto personale di gusto: io ad esempio preferisco i fumetti dal tratto curato, ossia che abbiano una "forma" oltre ad una "sostanza", ma chiaramente ci sono le eccezioni, ed esistono fumetti esteticamente brutti che mi comunicano molto (che so, i Simpsons -sì, lo so che è una serie animata e non un fumetto, ma l'esempio regge) ed altri esteticamente perfetti che mi danno solo la sensazione di freddezza (pure di successo, ad esempio a me Joe Phillips di solito mi dice pochino).
È vero però che esistono diversi autori che, con la scusa di essere espressivi e che vogliono "comunicare", tracciano delle schifezze immonde. Un po' come quei cantanti in erba che non hanno tecnica vocale -e non vogliono studiarla- e che si giustificano dicendo che "cantano col cuore".

La seconda questione è quella del fumetto gay. Come per i film a tematica gay, il fumetto gay è una categoria di nicchia. Il problema è che, proprio come per i film, a volte si propongono delle robe imbarazzanti sperando nella loro diffusione e nell'ottenere un barlume di popolarità solo come "specie protetta".
Per me il fumetto gay dovrebbe affrancarsi da questa posizione e cercare di costruire delle opere dalla validità artistica che prescinda dalla sua destinazione: uno scarabocchio (sia come trama che come tratto) per me resta uno scarabocchio anche se ci attacchi l'etichetta "a tematica gay".

Wally Rainbow ha detto...

Evidentemente mi sono lasciato prendere la mano e ho scritto troppo, col risultato di fare confusione... Comunque hai sintetizzato molto bene quello che volevo dire io. Grazie.

gaialolita ha detto...

gentile elfodiluce
i fumetti di Frocik che lei utilizza sono stati dati da Massimo Consoli prima
della sua morte a Delia Vaccarello per la rivista Fuorispazio
che contiene ampio materiale donato da Consoli e raccolto poi dietro richiesta
specifica dalla Fondazione Massimo Consoli
cortesemente li tolga o ne citi correttamente la provenienza

lei è libero di scrivere ciò che desidera
ma ciò che addolora è lo spirito che anima la sua mano "critica"

si rende conto degli anni in cui sono stati disegnati e le condizioni storiche
in cui quei PRIMI vagiti han preso le mosse?
certo Verde e Consoli non avevano a disposiziono gli strumenti che la
tecnica oggi le permette
gaialolita per la redazione di fuorispazio