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mercoledì 5 agosto 2009

Conoscere insieme...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come state???
Oggi volevo condividere con voi una scoperta che ho fatto di recente (non si finisce mai di imparare!) e che in effetti dà la misura di tante cose. Il discorso è un po' complicato e quindi cercherò di partire dall'inizio: più o meno fino agli anni 60 vivevamo in una società esclusivamente maschilista ed eterosessista, in cui il sesso e la sessualità erano vissute in funzione del solo maschio eterosessuale dominante. Siccome questo non è un blog che si occupa di sociologia non starò qui a spiegarvene le ragioni, che si perdono nei meandri della storia e dei ruoli di genere (a loro volta determinati dalle dinamiche riproduttive e di allevamento della prole nella nostra specie). Comunque, nel 1960, arrivò la pillola anticoncezionale e le cose cambiarono radicalmente. Certo non fu solo merito della pillola, ma diciamo che fece la sua parte, visto che contribuì ad emancipare le donne, il loro ruolo nella società e il loro rapporto con la sessualità. Senza la pillola non ci sarebbe stata la rivoluzione sessuale, non ci sarebbero state la partecipazione femminile nei movimenti studenteschi e la nascita di quelli femministi, e probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno terreno fertile per il movimento di liberazione omosessuale. In ogni caso, di pari passo con l'emancipazione femminile, iniziò a farsi largo l'idea che era legittimo considerare i maschi come oggetti di desiderio, e non più come qualcosa di sacro e inviolabile. In parole povere il corpo maschile diventava per la prima volta un elemento passivo nella cultura occidentale. Questo mutamento nella percezione del maschile aiutò molto la comunità gay ad uscire allo scoperto, anche se ovviamente nei paesi più sessisti ed eterosessisti (come il nostro) è stato un processo molto più lento e che incontra tutt'ora molte più resistenze. Non è un caso se la pillola anticoncezionale in tutta Europa arrivò nel 1961 e in Italia solo nel 1972 (e nei primi anni 70 da noi fiorì il movimento femminista e si costituì quello gay... Sarà proprio un caso?).
Comunque da noi le cose andavano (e vanno ancora) a rilento, anche perchè nonostante i movimenti e le proposte di rinnovamento il nostro sistema è estremamente resistente e le correnti conservatrici possono contare sul supporto delle gerarchie cattoliche e delle loro infinite ramificazioni. Probabilmente è anche per questo che nel 1973, mentre da noi le donne lottavano ancora per il diritto al divorzio (confermato solo dopo il referendum del 1974), in america usciva il primo numero di PLAYGIRL (qui sotto vedete la copertina).
In quel momento gli uomini diventavano ufficialmente oggetti di desiderio anche per la cultura eterosessuale, ma PLAYGIRL divenne importante anche per la comunità gay, che finalmentente poteva avere a disposizione una rivista patinata incentrata sul corpo maschile... Tant'è che, fino all'arrivo di internet, si stima che almeno il 30-40% del pubblico della rivista fosse composto proprio da maschi gay. PLAYGIRL divenne un po' il simbolo dei tempi che cambiavano (soprattutto dopo che introdusse il nudo integrale alla fine degli anni 70), e può essere indicativo il fatto che quando venne proposta la sua edizione italiana (solo a metà degli anni 90), dovette cessare le pubblicazioni dopo meno di un anno per mancanza di pubblico. Può anche essere indicativo il fatto che alla fine degli anni 70, mentre nei nostri fumetti - anche hard - la celebrazione del corpo maschile era una specie di spauracchio, proprio sulle pagine di PLAYGIRL debuttava un personaggio decisamente interessante: la frizzante Kelly Kodick, ideata dall'allora trentenne Dærick Gröss, che reintepretava la formula dei fumetti porcellini che comparivano già su riviste per soli uomini come PLAYBOY e PLAYMEN.
Con una deliziosa grafica anni 70 l'illustratore Dærick Gröss, che in seguito avrebbe lavorato anche per Marvel e DC, descriveva le avventure di questa specie di Barbie emancipata, che in un modo o nell'altro finiva sempre per mostrare al suo pubblico una buona dose di maschi desnudi e provocanti (ovviamente se cliccate sulle tavole potete vederle più grandi)...Ho scoperto l'esitenza di Kelly Kodick pochissimo tempo fa, e non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto che un fumetto del genere sarebbe ancora un'audace novità per il nostro paese, e soprattutto sarebbe una novità se fosse ospitato su una rivista che non si occupa di fumetti. Poi mi è venuto in mente che effettivamente un personaggio del genere in Italia lo avevo proposto proprio io sulla rivista Babilonia anni fa... E ogni mese - oltre ad avere a disposizione solo due pagine invece di quattro - dovevo sempre stare attento a non fare vedere troppo e a non essere troppo malizioso... Come dire che le riviste patinate per donne etero americane negli anni 70 erano già più avanti delle riviste gay italiane che circolavano in Italia nel 2000... Ma d'altra parte se adesso nelle edicole italiane non ci sono più riviste gay un motivo dovrà pur esserci, e di certo NON è la sola diffusione di internet, visto che all'estero internet e stampa gay sanno convivere in maniera felice e reciprocamente gratificante. D'altra parte dalle nostre parti se si fa un passo avanti si rischia sempre di farne due indietro, quindi capisco se tanta gente preferisce rimanere dove sta senza correre rischi, anche se secondo me non è la strada giusta da seguire... Voi che ne pensate?
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2 commenti:

loran ha detto...

In italia ha sempre avuto un peso rilevante quello che dice il vicinato quindi l'esporsi comprando una rivista che dichiara esplicitamente il proprio modo di essere è una cosa che non attira.

Questo dipende forse dal fatto che anni e anni di batute sorrisini e altro, hanno minato l'autostima di generazioni di omosessuali italiani, proprio perchè è difficile combattere contro degli attacchi non diretti.
In America al contrario anni di persecuzioni molto forti hanno rafforzato lo spirto gruppo e la voglia di cambiare le cose.

Nrich ha detto...

Grazie per la comprensione e le parole molto gentile.
Daerick Gross, Sr.