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sabato 10 maggio 2008

LA SEGNALAZIONE DI OGGI

Il tempo passa e a quanto mi risulta in Italia non ci sono ancora editori interessati a pubblicare manga gay nel senso pieno del termine (mentre peraltro le vendite degli shonen-ai sembrano in calo...). A questo, però, varrebbe la pena di spiegare la situazione ai neofiti. In Giappone i fumetti si chiamano manga, e vengono prodotti per tutte le fascie di pubblico, dalle casalinghe agli amanti dello sport, dagli impiegati ai bambini. Dagli anni 70 si sono affermati i manga del genere shonen-ai, a base di relazioni omosessuali maschili (la parola significa infatti "amore fra ragazzi"), ma realizzati da autrici donne per lettrici donne, quindi usando codici e stili che poco o niente hanno a che fare con i gusti e le aspettative del pubblico gay maschile. C'è un sottogenere dello shonen-ai, lo yaoi, che dà molto spazio ai rapporti sessuali fra i protagonisti, ma fondamentalmente il discorso non cambia. Dagli anni 80, però, sono comparsi nelle riviste gay nipponiche manga a misura di gay, i baramanga o, nella loro versione più esplicita, barayaoi. Il nome si spiega col fatto che "bara" in giapponese vuole dire rosa, e i gay sono definiti anche barazoku (cioè "la tribù della rosa", mentre - per la cronaca - le lesbiche sono dette yurizoku, cioè "la tribù del giglio"). Gli shonen-ai in Italia sono arrivati (spacciati per "manga gay" per anni, con tutta una serie di ripercussioni negative...), i baramanga no. Comunque la cosa interessante dei baramanga, e in particolare dei barayaoi, è che nonostante la quantità sovrabbondante di sesso maschio e selvaggio consumato fra i protagonisti, non mancano mai i risvolti affettivi e/o sentimentali. A differenza di buona parte dei fumetti gay erotici occidentali, il sesso consumato in un barayaoi non è mai troppo gratuito o fine a sè stesso, ed è sempre il coronamento di un'attrazione o di una complicità emotiva. Gli autori di barayaoi sono particolarmente bravi a tratteggiare personaggi verosimili, accattivanti, espressivi e a tutto tondo, con le loro insicurezze e i loro desideri omoerotici, spesso frustrati dalla loro timidezza...Dei veri e propri "amici" in cui i lettori omosessuali possono identificarsi. Quando poi finalmente riescono ad esprimersi sessualmente con la persona che desiderano, o che magari hanno amato in segreto per molto tempo, questi fumetti assumono un valore quasi terapeutico per il lettore omosessuale medio. Gli autori di barayaoi non sono pochi, ma ce ne sono alcuni più prolifici e rappresentativi di altri, come ad esempio Takeshi Matsu. Questo autore, perfettamente sconosciuto in Italia, è uno di quelli che ultimamente si stanno dando più da fare, snocciolando una gran quantità di storie molto coinvolgenti. Qui di seguito posto alcune copertine dei suoi volumetti.






Il suo stile grafico, spigoloso e istintivo, può piacere oppure no (personalmente non mi piace molto come disegna i membri maschili...), ma si sposa perfettamente con i contenuti delle sue storie e con la caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi. Se cliccate sul titolo di questo post potete accedere al suo sito ufficiale, però vi avviso che è tutto in giapponese, quindi se non conoscete questa lingua dovrete navigare un po' a caso. Qui di seguito posto qualche esempio che può darvi un'idea del suo stile: prego notare la caratterizzazione maschile dei suoi personaggi, tutt'altra cosa rispetto ai personaggi degli shonen-ai.












Lo vedremo mai in Italia? Se io fossi un editore cercherei un buon interprete e lo contatterei oggi stesso (assieme a un buon numero di suoi colleghi)...Ma non sono un editore, purtroppo. In compenso sono quasi certo che Takeshi Matsu sia solo una delle tante vittime del clima imperante nel nostro paese, che poi si riflette anche nel mondo dell'editoria. Gli shonen-ai sono pubblicabili perchè non parlano dei gay veri, e soprattutto perchè non si rivolgono al mercato omosessuale...I baramanga e i barayaoi sono tutt'altra cosa, e pubblicarli rappresenterebbe una presa di posizione vera e propria. La cosa buffa è che di solito gli editori dicono che ciò che li frena nei confronti di questi prodotti è la paura di non riuscire a venderli...Quando nel nostro paese vengono pubblicate tantissime cose pur sapendo dall'inizio che venderanno al massimo poche centinaia di copie...Eppure, chissà perchè, in quel caso nessun editore si fa problemi ad investirci tempo e denaro. Poi, in effetti, una buona dose di responsabilità è della stessa editoria gay italiana, che non investe per principio in prodotti come i fumetti...Alla faccia dei pregiudizi! Ma questa è un'altra storia.

5 commenti:

V. ha detto...

C'è anche da dire, però, che prima dell'arrivo degli yaoi in Italia c'è stata una costante e insistente richiesta da parte delle/degli interessati al genere. Che poi si sia cercato di prender 2 piccioni con una fava spacciandoli per *manga gay* è una mossa di mercato comprensibile per quanto non condivisibile.
Ma poi, siamo sicuri che a parte a me e te questi famigerati barazoku interessino veramente?

Wally Rainbow ha detto...

Il punto è un altro: non ci si può interessare a qualcosa se non la si conosce...La gente cominciò a richiedere shonen-ai e yaoi dopo aver visto le VHS di KIZUNA e del CUNEO DELL'AMORE...Poco dopo alcune ragazze iniziarono a cimentarsi con degli shonen-ai fatti in casa e successivamente si costituì l'associazione YSAL attorno alla quale si costitui uno zoccolo duro di appassionate/i che con le sue richieste spinse qualche editore a fare dei tentativi...Il problema dei baramanga e dei barayaoi è che in Italia praticamente NESSUNO a parte il sottoscritto ne ha mai parlato al pubblico potenziale...Chissà...Magari partendo da questo blog le acque potrebbero cominciare a smuoversi
:-) Tra l'altro in una settimana questo sito è salito di oltre 200000 posizioni nella classifica di ALEXA...Ora sono più o meno al 584000esimo posto :-)

kuan ha detto...

Cmq se si gira un pò per forum che trattano di yaoi in tutte le lingue ci si accorge che ormai i barayaoi hanno raggiunto la stessa difusione degli yaoi e sorpassato (secondo me ) come gradimento gli shonen ai questo tra il pubblico maschile ovviamente.
complimenti per il numero di visite!!

Wally Rainbow ha detto...

Infatti i barayaoi sono a misura di maschietto :-) Lo capissero anche gli editori!

andrea madalena ha detto...

bel post. se posso dire la mia, però, bisogna ricordare che gli shonen-ai (e anche gli yaoi) in giappone hanno una tradizione molto più lunga dei bara, che stanno cominciando a uscire dal guscio adesso anche nella loro patria...